L’approccio europeo alle sfide dell’Intelligenza Artificiale

11 maggio 2018 di Mauro Varotto

Ventiquattro Paesi dell’Unione europea, tra i quali l’Italia, e la Norvegia, il 10 aprile scorso, a Bruxelles, hanno sottoscritto una dichiarazione per iniziare a cooperare nel settore dell’intelligenza artificiale, cioè nell’ambito di quei sistemi che mostrano un comportamento intelligente analizzando il proprio ambiente e compiendo azioni, con un certo grado di autonomia, per raggiungere specifici obiettivi.

L’intelligenza artificiale non è più fantascienza: fa già parte, oggi, della nostra vita di tutti i giorni, sia che si tratti di utilizzare un assistente personale virtuale per organizzare la nostra giornata lavorativa, viaggiare in un veicolo a guida autonoma o avere un telefono che ci suggerisce le canzoni o i ristoranti.

Oltre a renderci più facile la vita, l’intelligenza artificiale offre anche grandissime opportunità. Come il motore a vapore o l’elettricità nel passato, essa sta trasformando il nostro mondo, la nostra società e la nostra industria.

L’aumento della potenza di calcolo e della disponibilità dei dati e il progresso negli algoritmi hanno reso l’intelligenza artificiale una delle tecnologie più strategiche del 21° secolo. Quindi, il modo in cui ci relazioniamo ad essa determinerà il mondo in cui vivremo nel prossimo futuro.

La maggior parte delle economie sviluppate riconosce la natura rivoluzionaria dell’intelligenza artificiale e vi sta investendo pesantemente.

Il governo degli Stati Uniti ha presentato una strategia e ha investito circa 970 milioni di euro in ricerche “non classificate” nel 2016.

Con il suo “Piano di sviluppo dell’intelligenza artificiale di prossima generazione”, la Cina mira alla leadership mondiale entro il 2030 e sta effettuando massicci investimenti.

Anche altri paesi come il Giappone e il Canada hanno adottato strategie sul tema.

E l’Europa?

Nel complesso l’Europa è in ritardo, soprattutto negli investimenti privati, che hanno raggiunto circa 2,4-3,2 miliardi di euro nel 2016, rispetto ai 6,5-9,7 miliardi di euro in Asia e 12,1-18,6 miliardi di euro in America del Nord: in Europa il settore privato investe, quindi, metà dell’Asia e un quarto degli USA.

Per questi motivi, la maggior parte dei Paesi dell’Europa ha deciso di lavorare assieme per costruire un solido quadro di riferimento europeo, chiedendo alla Commissione europea di presentare un piano di azione sul quale investire nuove risorse, sia pubbliche che private.

Quindi, la Commissione europea, nell’ambito della politica per creare il mercato unico digitale, ha presentato l’approccio europeo all’intelligenza artificiale, che si sviluppa lungo tre linee di intervento:

  1. creare un ambiente che stimoli l’aumento degli investimenti pubblici e privati, al fine di dare impulso alla capacità tecnologica e industriale dell’Unione europea e accelerare l’adozione delle tecnologie in tutti i settori economici, sia privati che pubblici. A tal fine, la Commissione propone un pacchetto di nuovi investimenti in ricerca e innovazione, stanziamento di fondi pubblici per incentivare gli investimenti privati. Gli investimenti in ricerca e sviluppo per l’intelligenza artificiale, sia pubblici sia privati nell’Unione lo scorso anno erano stimati in circa 4-5 miliardi di euro. L’obiettivo del piano presentato dalla Commissione europea è di aumentare tali investimenti fino ad almeno 20 miliardi di euro entro la fine del 2020. Nel decennio successivo, dovrebbe mirare a superare i 20 miliardi di euro all’anno. Nuove risorse per finanziare progetti di ricerca e innovazione, centri di competenza e, soprattutto, le piccole e medie imprese europee;
  2. aiutare i cittadini e le imprese europee a prepararsi ai grandi cambiamenti socio-economici in atto, incoraggiando la modernizzazione dell’istruzione e dei sistemi di formazione, sostenendo il talento, anticipando i cambiamenti nel mercato del lavoro e fornendo appoggio alle transizioni nel mercato del lavoro e all’adeguamento dei sistemi di protezione sociale. In questo ambito sono tre le sfide sociali poste da queste nuove tecnologie. La prima sfida è preparare la società nel suo complesso, cioè aiutare gli europei ad acquisire competenze digitali di base, come anche le capacità che sono complementari e non possono essere sostituite dalle macchine quali il pensiero critico, la creatività o la capacità di dirigere. In secondo luogo, l’Unione deve concentrare gli sforzi sull’aiuto ai lavoratori nelle occupazioni che probabilmente subiranno le maggiori trasformazioni o scompariranno per effetto dell’automazione, della robotica e dell’intelligenza artificiale: significa anche garantire l’accesso di tutti i cittadini, compresi i lavoratori subordinati e autonomi, ai sistemi di protezione sociale, in linea con il pilastro europeo dei diritti sociali. Infine, l’UE deve formare più specialisti nel settore, avvalendosi della propria tradizione di eccellenza accademica, creare il giusto ambiente affinché possano lavorare nell’Unione e attirare più talenti dall’estero.
  3. assicurare un quadro etico e giuridico adeguato, basato sui valori dell’Unione europea e coerente con la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione. Infatti, i valori definiti nell’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea (rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e dei diritti umani) costituiscono le basi dei diritti di cui godono tutti coloro che vivono nell’Unione. Inoltre, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione raccoglie in un unico testo tutti i diritti personali, civici, politici, economici e sociali delle persone che vivono nell’Unione.

Sulla base di questo triplice approccio, entro l’anno saranno stanziate risorse ed elaborati programmi e progetti con la finalità di “mettere la forza dell’intelligenza artificiale al servizio del progresso umano”.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, L’intelligenza artificiale per l’Europa, doc. COM(2018) 237 del 25 aprile 2018

Declaration of cooperation on Artificial Intelligence (AI) of 10 april 2018

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