La strategia dell’Unione europea di adattamento ai cambiamenti climatici tra presente e futuro

16 novembre 2018 di Mauro Varotto

L’Agenzia europea per l’ambiente ha calcolato i danni economici registrati in Europa nel periodo 1980-2016 provocati da fenomeni meteorologici e altri eventi estremi legati ai cambiamenti climatici: superano i 436 miliardi di euro.

Come evidenziano i grafici seguenti, l’impatto sui singoli Paesi europei è molto diversificato: si può notare, ad esempio, che proprio l’Italia è uno dei Paesi più penalizzati.

Fonte: Relazione AEA n. 15/2017

Se non si farà nulla per prevenire i cambiamenti climatici, il Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione europea, in un apposito studio, stima che i danni che subiranno ogni anno le infrastrutture critiche in Europa potrebbero decuplicarsi entro la fine del secolo, passando dagli attuali 3,4 miliardi di euro a 34 miliardi. Le maggiori perdite si concentrerebbero nei settori dell’industria, dei trasporti e dell’energia.

Il JRC ha elaborato delle mappe dei danni alle infrastrutture critiche, nelle quali si può osservare, in generale, che gli impatti di natura climatica non sono distribuiti in modo omogeneo nel territorio europeo, ma variano sia nei tempi che nei luoghi in cui si verificano.

Fonte: Forzieri et al., “Escalating impacts of climate extremes on critical infrastructures in Europe.” Global Environmental Change, 2018

 

A titolo di esempio:

  • la regione del Mediterraneo risentirà maggiormente delle conseguenze di fattori quali mortalità umana dovuta al caldo, restrizioni idriche, perdita di habitat, domanda di energia per condizionatori e incendi forestali;
  • le regioni costiere, in uno scenario di emissioni elevate (aumento della temperatura globale tra 3,2 ºC e 5,4 °C nel periodo 2081-2100), potrebbero subire perdite economiche di circa 39 miliardi di euro all’anno entro il 2050 e fino a 960 miliardi all’anno intorno alla fine del secolo;
  • evidenze preliminari indicano una consistente contrazione degli ecosistemi della tundra alpina in Europa, anche se il riscaldamento globale si mantiene entro il limite di 2ºC stabilito dall’Accordo di Parigi sul clima. Oltre a svolgere un ruolo fondamentale in termini di idro-regolazione e disponibilità di acqua dolce per il consumo umano, la tundra alpina promuove il turismo e sostiene le comunità rurali e ospita anche specie endemiche che si trovano solo in Europa.

È sempre più evidente che l’Europa è esposta anche agli impatti dei cambiamenti climatici al di là dei suoi confini, ad esempio in termini di scambi commerciali, flussi finanziari internazionali, migrazione e sicurezza.

La Commissione europea ha raccolto una serie di dati iniziali su come gli impatti di natura climatica in altre parti del mondo possano influire sull’Europa attraverso gli scambi internazionali (importazioni ed esportazioni). La mappa seguente fornisce una valutazione delle perdite annue di PIL dell’Unione europea, in miliardi di euro, dovute agli impatti di natura climatica nel resto del mondo, attraverso gli scambi internazionali.

Fonte: Commissione europea, 2018 – progetto PESETA del JRC

Pertanto, sin dal 2005 l’Unione europea ha iniziato a sviluppare una politica di adattamento ai cambiamenti del clima. Nel 2009 la Commissione europea ha adottato il libro bianco intitolato: “L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo” e, nel 2013, la strategia europea di adattamento ai cambiamenti climatici.

La strategia comprende otto azioni intese a conseguire tre obiettivi specifici:

  1. rendere più resilienti i paesi, le regioni e le città dell’UE;
  2. migliorare la conoscenza per permettere decisioni più consapevoli in materia di adattamento;
  3. aumentare la resilienza di settori fondamentali vulnerabili e politiche dell’UE.

La strategia prevede che nel 2017 la Commissione riferisca al Parlamento europeo e al Consiglio in merito allo stato di attuazione e, se necessario, ne proponga il riesame.

La Commissione europea ha appena presentato i risultati di tale valutazione che dimostrano che la strategia, nel suo complesso, ha conseguito diversi dei suoi obiettivi e sono stati registrati progressi in ciascuna delle otto azioni, che sono:

  1. incoraggiare tutti gli Stati membri ad adottare strategie di adattamento complete;
  2. sostenere il consolidamento delle capacità e rafforzare le azioni di adattamento in Europa con i fondi del programma LIFE;
  3. includere l’adattamento nel quadro del “Patto dei sindaci”;
  4. colmare le lacune nelle competenze;
  5. sviluppare ulteriormente la piattaforma Climate-ADAPT e farla diventare un punto di riferimento per le informazioni sull’adattamento in Europa;
  6. favorire una politica agricola comune (PAC), una politica di coesione e una politica comune della pesca (PCP) a prova di clima;
  7. garantire un’infrastruttura più resiliente;
  8. promuovere prodotti assicurativi e altri prodotti finanziari per decisioni d’investimento e commerciali resilienti.

 

Tra i risultati concreti della strategia europea sono da segnalare almeno i seguenti quattro.

Tra il 2013 e il 2018, il numero di Stati membri con una strategia di adattamento nazionale è passato da 15 a 25. In Italia, la Strategia Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici(SNAC) è stata approvata con il decreto direttoriale n.86 del 16 giugno 2015: essa individua i principali impatti dei cambiamenti climatici per una serie di settori socio-economici e naturali e propone azioni di adattamento. Inoltre, tra il 2016 e il 2017 sempre in Italia è stata avviata l’elaborazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC) per dare impulso all’attuazione della SNAC.

Dal 2014, il programma LIFE ha destinato 184 milioni di euro a 60 progetti in materia di adattamento che una volta completati dovrebbero esercitare un impatto, tramite iniziative di replica e trasferimento, su un’area di 1,8 milioni di km2, equivalente a un quarto del territorio dell’Unione europea.

Per quanto concerne il livello locale e regionale, la Commissione europea ha introdotto l’adattamento nel “Patto dei sindaci” e svolto un’azione di sensibilizzazione, mobilitando e sostenendo le città nell’adozione di strategie di adattamento locali.

Ad aprile 2018, 1.076 Comuni europei firmatari del Patto, appartenenti a 25 Stati membri dell’Unione e rappresentanti circa 60 milioni di cittadini, si sono impegnati a effettuare valutazioni della vulnerabilità e del rischio, a formulare e attuare piani di adattamento e a riferire su tali piani. In tutto il territorio dell’Unione europea, si stima che circa il 40% delle città con più di 150.000 abitanti abbia adottato piani di adattamento per tutelare i cittadini europei dagli impatti di natura climatica.

Infine, la seguente tabella evidenzia gli stanziamenti dell’Unione europea a favore dell’adattamento ai cambiamenti climatici nell’ambito dei vari programmi di finanziamento: nell’attuale ciclo di programmazione 2014-2020 ammontano a circa 115 miliardi di euro, il 25% delle risorse di cui dispone l’Unione.

Fonte: Commissione europea, 2018

 

In sostanza, la strategia dell’Unione europea oggi è diventata un quadro di riferimento per la cooperazione nel campo dei cambiamenti climatici tra i Paesi europei, in grado di aggiornare le conoscenze e segnalare la necessità di trasformare le nostre società in risposta agli impatti di natura climatica.

I principi della strategia del 2013 sono confermati anche nella futura programmazione dell’Unione europea per il periodo 2021-2027. Nelle sue proposte, la Commissione ha annunciato l’intenzione di utilizzare il 25% del prossimo quadro finanziario pluriennale (2021-2027) per obiettivi di mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento. In particolare, la proposta prevede di spendere il 35% del programma quadro di ricerca dell’Unione per temi connessi al clima. Gli stanziamenti per il clima del Fondo europeo di sviluppo regionale ammonterebbe al 30% mentre quelli del Fondo di coesione al 37%. Per questi due programmi di finanziamento, si tratta di un consistente aumento relativo, rispetto al periodo attuale.

Infine, la stessa Commissione ha ulteriormente consolidato l’adattamento all’interno della sua proposta legislativa riguardante la futura politica agricola comune, dove l’adattamento ai cambiamenti climatici sarà chiaramente individuato in uno dei nove obiettivi specifici e in indicatori di impatto e risultato specifici per verificare i progressi. Secondo le previsioni, il 40% del bilancio della futura PAC contribuirà all’azione per il clima.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Relazione dell’Agenzia europea per l’ambiente n. 15/2017, Adattamento ai cambiamenti climatici e riduzione del rischio di catastrofi in Europa, 2017

Commissione europea, LIBRO BIANCO: L’adattamento ai cambiamenti climatici: verso un quadro d’azione europeo, doc. COM(2009) 147 del 1 aprile 2009

Commissione europea, Strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici, doc. COM(2013) 216 del 16 aprile 2013

Relazione della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della strategia dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici, doc. COM(2018)738 del 12 novembre 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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