Gli indirizzi economici a lungo termine del Consiglio europeo di primavera

29 marzo 2019 di Mauro Varotto

Nell’equilibro di poteri (check and balance) su cui si fonda la collaborazione tra gli Stati membri dell’Unione europea, al Consiglio europeo, una delle sette istituzioni previste dai Trattati, spetta il compito di dare all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e di definirne gli orientamenti e le priorità politiche generali.

Il Consiglio europeo è, quindi, l’organo supremo di indirizzo politico dell’intero processo di cooperazione e integrazione tra gli Stati membri e, a differenza del Consiglio dell’Unione europea, non esercita funzioni legislative.

Composto dai capi di Stato o di governo degli Stati membri, dal presidente della Commissione europea (ma vi partecipa anche l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza), esso è guidato da un presidente eletto a maggioranza qualificata per un mandato di due anni e mezzo e si riunisce due volte a semestre.

Ho premesso queste rapide informazioni per consentire di cogliere appieno il significato degli importanti orientamenti di politica economica che il Consiglio europeo di primavera, che si è riunito a Bruxelles il 21 e 22 marzo scorsi, ha dettato all’Unione europea e ai singoli Stati membri.

 

Irreversibilità della Brexit e orientamenti economici

Oltre aver ribadito l’irreversibilità della Brexit, rispetto alla quale ha concesso al Regno Unito qualche settimana in più per ratificare l’accordo di recesso che ha approvato il 25 novembre 2018, il Consiglio europeo ha fornito alcuni importanti orientamenti di politica economica, rivolti sia ai singoli Stati membri, sia all’Unione europea, con l’obiettivo di stimolare la crescita e l’occupazione tramite investimenti e riforme.

Questi orientamenti di politica economica dovranno, quindi, essere adottati dai singoli Stati dell’Unione nella preparazione dei prossimi programmi nazionali di riforma (PNR) e programmi di stabilità e convergenza (PSC), che dovranno essere presentati alla Commissione europea entro il 15 aprile: in Italia, come è noto, i due programmi confluiscono nella III Sezione del Documento di Economia e Finanza (DEF).

Inoltre, la Commissione europea, nei prossimi mesi, dovrà presentare una serie di strategie e di piani di azione per dare concreta attuazione a tali indirizzi di politica economica.

In attesa del programma nazionale di riforma dell’Italia, in questo articolo mi concentrerò sugli indirizzi forniti dal Consiglio europeo alla Commissione, perché forniscono una risposta ad alcune questioni rimaste aperte sino ad oggi e che incideranno sulla futura programmazione dell’Unione europea per il periodo 2021-2027.

Piano di azione per il mercato unico

Entro il mese di marzo 2020, la Commissione europea è invitata a elaborare, in stretto coordinamento con gli Stati membri, un piano d’azione a lungo termine per una migliore attuazione ed applicazione delle norme del mercato unico, con particolare enfasi sullo sviluppo di un’economia dei servizi e sull’integrazione dei servizi digitali; devono essere rimossi gli ostacoli ingiustificati rimanenti, muovendo dalla comunicazione della Commissione del novembre 2018, e non ne devono essere creati di nuovi. Inoltre, dovrebbero essere adottate ulteriori misure per approfondire l’Unione dei mercati dei capitali – sul cui stato dei lavori la Commissione europea ha elaborato una apposita relazione che riporto in appendice, assieme ad altri materiali – e l’Unione dell’energia, e per garantire una fiscalità equa ed efficace.

Visione a lungo termine per la politica industriale

La Commissione europea è invitata a presentare, entro la fine del 2019, una visione a lungo termine del futuro industriale dell’Unione, assieme a un pacchetto di misure concrete per metterla in atto. Tale visione dovrebbe trattare le sfide che l’industria europea si trova a fronteggiare. E’ da ricordare, in proposito, il Manifesto franco-tedesco per un politica industriale europea adatta al 21° secolo del 19 febbraio scorso, che ho presentato in un precedente articolo.

Economia digitale: piano europeo per le reti 5G

La Commissione sta per presentare una specifica raccomandazione per favorire l’adozione di un approccio condiviso e coordinato a livello europeo in materia di sicurezza delle reti 5G, con l’obiettivo di sviluppare un’economia digitale competitiva, sicura, inclusiva ed etica, dotata di una connettività di livello mondiale. La raccomandazione si concentrerà soprattutto sulle questioni dell’accesso ai dati, alla loro condivisione e al loro utilizzo, sulla sicurezza dei dati e sull’intelligenza artificiale.

Ricerca e innovazione: progetti di comune interesse europeo

Per rimanere competitiva a livello mondiale nelle tecnologie fondamentali e nelle catene del valore strategiche, occorre che l’Unione europea compia un ulteriore sforzo negli investimenti nella ricerca e nell’innovazione: nuove misure dovranno essere intensificate nei prossimi mesi, dal potenziamento degli strumenti finanziari del Consiglio europeo per l’innovazione al lancio di importanti progetti di comune interesse europeo, su cui mi sono soffermato in un precedente articolo, alla modifica delle regole europee sugli aiuti di stato all’innovazione.

Sviluppare gli scambi commerciali internazionali

Il Consiglio europeo ribadisce il suo impegno a favore di un sistema commerciale multilaterale aperto disciplinato da regole con al centro una Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) modernizzata, e la sua opposizione a qualsiasi forma di protezionismo e alle distorsioni.

Tuttavia, l’Unione europea deve salvaguardare i propri interessi alla luce delle pratiche sleali di paesi terzi, utilizzando tutti gli strumenti di difesa commerciale e definendo nuove norme in materia di appalti pubblici internazionali per garantire l’effettiva reciprocità con i paesi terzi.

Inoltre, il nuovo quadro europeo per il controllo degli investimenti esteri permetterà agli Stati membri di contrastare gli investimenti che minacciano la sicurezza o l’ordine pubblico: l’allusione è al recente regolamento (UE) 2019/452 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 marzo 2019, che istituisce un quadro per il controllo degli investimenti esteri diretti nell’Unione.

Entro la fine del 2019, infine, dovranno essere colmate tutte le lacune giuridiche necessarie ad affrontare gli effetti di distorsione nel mercato unico indotti dalla proprietà di paesi stranieri e dai finanziamenti stranieri mediante aiuti di Stato.

Cambiamenti climatici: strategia UE per la sostenibilità

Il Consiglio europeo ribadisce l’impegno dell’Unione europea per attuare l’accordo di Parigi sul clima, che ho presentato in un precedente articolo, e, anzi, intende intensificare gli sforzi globali tesi a far fronte ai cambiamenti climatici alla luce dei dati scientifici più recenti.

Entro il 2020 l’Unione europea presenterà una strategia ambiziosa a lungo termine che miri alla neutralità climatica in linea con l’accordo di Parigi, tenendo conto nel contempo delle specificità degli Stati membri e della competitività dell’industria europea.

In vista di tale strategia, sulla quale il Consiglio europeo tornerà nella riunione del prossimo mese di giugno, ogni Stato membro è invitato a mettere a punto delle strategie nazionali a lungo termine.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

 Consiglio europeo del 21 e 22 marzo 2019:

Comunicazione della Commissione europea, Unione dei mercati dei capitali: progressi nella creazione del mercato unico dei capitali per un’Unione economica e monetaria forte, doc. COM(2019) 136 del 15 marzo 2019

Comunicazione della Commissione europea, XVIII Relazione sui progressi verso un’Unione della sicurezza efficace e genuina, doc. COM(2019) 145 del 20 marzo 2019

 

 

 

 

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