La fame nel mondo: dati, cause e nuovi approcci

5 aprile 2019 di Mauro Varotto

Il terzo Rapporto annuale sulle crisi alimentari – presentato congiuntamente il 2 aprile scorso dall’Unione europea (UE), dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) e dal Programma alimentare mondiale (PAM) – inizia con la significativa testimonianza di un profugo siriano, che trascrivo:

“Posso descrivere gli orrori di come è stato vivere sotto assedio … ma per descrivere come ci si sente ad essere affamati? Il primo giorno è brutto, e il secondo giorno inizi a pensare: ‘Cosa posso fare per questo?’ Dopo di che, non aggiungerò altro. [I can describe the horrors of what it was like to live under siege… but to describe how it feels to be hungry? On day one it is bad, and on day two you start to think, ‘what can I do about this?‘ Beyond that I will not say.]”

 

Come non ci sono parole per descrivere la fame, così è altrettanto indicibile che cosa può fare una persona affamata: è sufficiente richiamare alla memoria il famigerato conte Ugolino, che molti hanno incontrato nella Divina Commedia di Dante Alighieri.

 

La fame acuta nel mondo

Secondo le stime del Rapporto, nel 2018, più di 113 milioni di persone di 53 Stati del mondo hanno sperimentato una fame acuta, che ha richiesto un aiuto alimentare urgente.

La fame acuta (o insicurezza alimentare acuta) rappresenta l’incapacità di una persona di consumare cibo adeguato alle proprie esigenze, con un pericolo di vita immediato, e la sua misura si basa su standard internazionalmente accettati, quali la Classificazione della fase di sicurezza alimentare integrata (IPC – Integrated Phase Classification Classification) e il Cadre Harmonisé del The Food Crisis Prevention Network (RPCA).

Le peggiori crisi alimentari del 2018, in ordine di gravità, si sono verificate nei seguenti paesi: Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Etiopia, Repubblica araba siriana, Sudan, Sud Sudan e Nigeria settentrionale. In questi 8 Stati si trovano quasi due terzi di coloro che soffrono di fame acuta, circa 72 milioni di persone.

Sono tre le cause principali dell’insicurezza alimentare, le quali erodono i mezzi di sostentamento e distruggono vite umane: i conflitti, gli shock climatici e le turbolenze economiche.

Nel 2018, i conflitti sono stati il fattore preponderante. Infatti, circa 74 milioni di persone – due terzi di coloro che soffrono di fame acuta – si trovavano in 21 paesi e territori colpiti da conflitti militari o sociali: circa 33 milioni di queste persone vivevano in 10 paesi dell’Africa; oltre 27 milioni in sette paesi e territori dell’Asia occidentale/Medio Oriente; 13 milioni erano in tre paesi nel sud/sud-est asiatico; infine, 1,1 milioni nell’Europa orientale.

Il secondo fattore di insicurezza è rappresentato da clima e calamità naturali: 29 milioni di persone nel mondo si sono ritrovate in situazioni di insicurezza alimentare acuta. Come negli anni precedenti, la maggior parte di queste persone si trovava in Africa, dove quasi 23 milioni di persone, in 20 paesi, sono state colpite dalla fame a causa principalmente di shock climatici.

Infine, gli shock economici sono stati il principale fattore di fame acuta per 10,2 milioni di persone, principalmente in Burundi, Sudan e Zimbabwe.

Da notare che ben 13 Stati, tra cui la Corea del Nord e il Venezuela, non sono stati analizzati dal Rapporto, a causa di lacune nei dati.

La fame nel mondo è in leggero calo

Il terzo Rapporto annuale sulle crisi alimentari evidenzia anche che la cifra di 113 milioni del 2018 rappresenta un leggero miglioramento rispetto ai 124 milioni del 2017.

Il modesto calo è in gran parte da attribuire alla riduzione degli shock climatici. Infatti, nel 2018 un certo numero di paesi altamente esposti a eventi climatici estremi non ha sperimentato l’intensità degli shock e dei fattori di stress legati al clima che avevano sperimentato nel 2017, quando hanno affrontato vari periodi di siccità, inondazioni, piogge irregolari e aumenti di temperatura provocati da El Niño nel 2015-2016.

Tuttavia, nonostante la leggera diminuzione, il Rapporto dimostra come il numero di persone nel mondo che si trova di fronte alle crisi alimentari è rimasto ben al di sopra dei 100 milioni negli ultimi tre anni (2016, 2017 e 2018), e, nel contempo, il numero di Paesi colpiti è aumentato.

Tali esigenze si sono riflesse nel crescente livello di assistenza umanitaria internazionale, che ha raggiunto i 27,3 miliardi di dollari nel 2017, rispetto ai 18,4 miliardi di dollari nel 2013.

Negli ultimi tre anni, l’Unione europea ha stanziato il più grande bilancio umanitario per l’assistenza alimentare e nutrizionale: quasi 2 miliardi di euro in totale (2,3 miliardi di dollari). Dal 2014 al 2020, l’Unione europea fornirà quasi 9 miliardi di euro (10,2 miliardi di dollari) per iniziative in materia di sicurezza alimentare e nutrizionale e agricoltura sostenibile in oltre 60 Paesi.

Insicurezza alimentare: prospettive a breve termine per il 2019

Secondo il Rapporto, Yemen, Repubblica democratica del Congo, Afghanistan, Etiopia, Repubblica araba siriana, Sudan, Sud Sudan e Nigeria settentrionale, con grandi probabilità, rimarranno tra le più gravi crisi alimentari del mondo anche nel 2019.

Gli shock climatici continueranno a guidare l’insicurezza alimentare e si prevede che ancora una volta incideranno pesantemente su diverse regioni: in particolare, il clima secco in alcune parti dell’Africa meridionale e la siccità nel corridoio asciutto dell’America centrale hanno indebolito le prospettive di produzione agricola. Le condizioni di El Niño potranno avere un impatto sulla produzione agricola e sui prezzi alimentari in America Latina e nei Caraibi.

Anche i conflitti militari e sociali avranno un ruolo importante: il Rapporto prevede che i bisogni dei rifugiati e dei migranti nei paesi ospitanti rimarranno significativi in Bangladesh e nella crisi regionale siriana. Il numero di sfollati, rifugiati e migranti dovrebbe aumentare, se la crisi politica ed economica persisterà in Venezuela.

Che cosa fare? Un’Agenda per l’umanità

Le crisi alimentari sono state affrontate tradizionalmente attraverso aiuti d’urgenza. Tale forma di assistenza, tuttavia, si limita agli interventi volti a salvare vite umane e ad alleviare le sofferenze, ma non affronta le cause delle crisi alimentari.

I risultati del Rapporto annuale sulle crisi alimentari rappresentano, invece, un forte richiamo a una cooperazione rafforzata che colleghi insieme prevenzione, preparazione e risposta per affrontare urgenti bisogni umanitari e cause profonde di tali bisogni, dal cambiamento climatico agli shock economici, dai conflitti agli sfollamenti: in altri termini, vi è la necessità di un approccio olistico e di un’azione unitaria al problema delle crisi alimentari, che comprendano tutte le dimensioni sia umanitarie che di sviluppo economico e sociale.

Infatti, da alcuni anni, a livello internazionale, è emerso un nuovo metodo di lavoro che si fonda sulla collaborazione tra coloro che coordinano l’assistenza umanitaria di emergenza e coloro operano nell’ambito della cooperazione allo sviluppo e della prevenzione dei conflitti.

Questo “nuovo modo di lavorare” si basa sui risultati del Vertice umanitario mondiale nel 2016, svoltosi a Istanbul il 23-24 maggio (il vertice ha riunito 9.000 partecipanti in rappresentanza di 180 Stati membri, tra cui 55 capi di stato e di governo) e, soprattutto, sugli indirizzi contenuti nella Agenda per l’umanità, un piano in cinque punti che delinea i cambiamenti necessari per alleviare la sofferenza, ridurre i rischi e ridurre la vulnerabilità su scala globale.

Questo approccio innovativo per affrontare le crisi alimentari in modo più sostenibile mira al conseguimento dell’obiettivo di sviluppo sostenibile 2.1 dell’Agenda 2030 dell’ONU:

“Entro il 2030, porre fine alla fame e garantire a tutte le persone, in particolare ai poveri e le persone più vulnerabili, tra cui neonati, un accesso sicuro a cibo nutriente e sufficiente per tutto l’anno”.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

FSIN – Food Security Information Network, Global Report on Food Crises, 2018

I partner coinvolti nella produzione del Global Report on Food Crises 2019 sono: l’Autorité Intergouvernementale pour le Développement (IGAD); Le Comité Inter-Etats Permanent de Lutte contre la Sécheresse dans le Sahel (CILSS); Unione Europea; FAO; Integrato Alimentare Unità di supporto globale Security Phase Classification (IPC); Istituto internazionale di ricerca sulle politiche alimentari (IFPRI); Rete di allerta precoce (FEWS NET); Cluster Global Food Security; Global Nutrition Cluster; OCHA; Southern Africa Development Community (SADC); Sistema di Integrazione Centroamericana (SICA); UNICEF; USAID; WFP.

 

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