Politica di coesione: le priorità di investimento per i programmi operativi 2021-2027 dell’Italia

6 settembre 2019 di Mauro Varotto

Nel precedente articolo del blog ho presentato lo stretto coordinamento che la programmazione dei Fondi strutturali e di investimento europeo (Fondi SIE) relativa al periodo 2021-2027 instaurerà tra il semestre europei e la governance economica europea, da un lato, e i programmi operativi, nazionali e regionali, dall’altro lato.

Come ho anticipato, sia all’inizio della programmazione, sia nel corso dei successivi aggiornamenti, assumeranno una rilevanza centrale le raccomandazioni specifiche per paese adottate a livello europeo nell’ambito del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche.

Le relazioni per paese e le raccomandazioni specifiche per paese del semestre europeo 2019 già forniscono orientamenti specifici per la programmazione dei Fondi della politica di coesione nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

A esse, quindi, occorre fare riferimento per capire verso quali tipologie di investimento si orienteranno i futuri programmi operativi del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) e del Fondo sociale europeo Plus (FSE+) che, proprio in questi mesi, le autorità nazionali e regionali stanno iniziando a predisporre, con l’obiettivo – dichiarato dal Governo italiano alla Commissione europea – di presentare la proposta di accordo di partenariato 2021-2027 e i relativi programmi operativi, nazionali e regionali, entro la primavera del 2020.

 

I settori d’investimento prioritari per l’Italia

Per l’Italia, in particolare, la Commissione europea ha espresso le sue opinioni preliminari sui settori d’investimento prioritari e sulle condizioni quadro per l’attuazione efficace della futura politica di coesione, in uno specifico allegato tecnico al documento di lavoro che accompagna le raccomandazioni specifiche per l’Italia 2019 intitolato: “Orientamenti in materia di investimenti finanziati dalla politica di coesione 2021-2027 per l’ITALIA” e di cui riporto il link in appendice al presente articolo.

I settori d’investimento prioritari per l’Italia sono determinati dalla Commissione europea in base al più ampio contesto dei rallentamenti degli investimenti, delle esigenze di investimento e delle disparità regionali valutati nella relazione sulla situazione economica del nostro Paese.

Il documento elaborato dalla Commissione costituisce, quindi, la base per un dialogo con l’Italia in vista della programmazione dei fondi della politica di coesione.

Le priorità di investimento raccomandate sono articolate attorno ai cinque obiettivi strategici della politica di coesione 2021-2027 (come ho avuto modo di spiegare in un precedente articolo, tali obiettivi sostituiscono gli 11 attuali obiettivi tematici).

 

Obiettivo 1: un’Europa più intelligente – trasformazione industriale intelligente e innovativa

  • La spesa per la ricerca e l’innovazione in Italia è significativamente al di sotto della media dell’UE e il paese è considerato un innovatore moderato. L’Italia dispone di un margine per promuovere la crescita della produttività rafforzando le capacità di ricerca e innovazione e la diffusione di tecnologie avanzate, in linea con le strategie nazionali e regionali di specializzazione intelligente.
  • Data la mancanza di integrazione delle tecnologie digitali nell’economia e del basso livello di competenze digitali, sono necessari investimenti intesi a promuovere la digitalizzazione di cittadini, imprese ed amministrazioni pubbliche.
  • Le piccole e medie imprese italiane ottengono risultati inferiori alla media dell’UE in termini di produttività e crescita. Sono pertanto necessari investimenti per migliorare la crescita e la competitività delle piccole e medie imprese.

 

Obiettivo 2: un’Europa più verde e a basse emissioni di carbonio – transizione verso un’energia pulita ed equa, investimenti verdi e blu, economia circolare, adattamento ai cambiamenti climatici e prevenzione dei rischi

  • L’Italia ha ottenuto buoni risultati rispetto agli obiettivi 2020 in materia di clima ed energia. Tuttavia, la dissociazione della crescita economica dal consumo di energia è ancora marginale e i recenti progressi nel campo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica sono modesti. Sono pertanto altamente prioritari investimenti per la promozione di interventi di efficienza energetica e investimenti prioritari a favore delle energie rinnovabili.
  • A causa della sua conformazione geografica l’Italia è particolarmente vulnerabile alle minacce derivanti dai cambiamenti climatici, dagli eventi idrogeologici e dalle attività sismiche. Sono pertanto altamente prioritari investimenti intesi a promuovere l’adattamento ai cambiamenti climatici, la prevenzione dei rischi e la resilienza alle catastrofi.
  • La qualità della gestione delle acque e dei rifiuti a livello locale è molto eterogenea tra le varie regioni. Il livello delle infrazioni della normativa dell’Unione europea sulle acque è relativamente elevato nelle regioni meno sviluppate. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, nonostante alcuni miglioramenti, sono necessari maggiori sforzi per rispettare gli obiettivi di riciclaggio per il periodo successivo al 2020, in particolare nelle regioni meno sviluppate. Sono pertanto necessari investimenti per promuovere una gestione sostenibile delle acque e dei rifiuti e l’economia circolare.

 

Obiettivo 3: un’Europa più connessa – Mobilità, informazione regionale e connettività delle tecnologie della comunicazione

  • Per quanto riguarda la connettività ultraveloce a Internet (almeno 100 Mbit/s) l’Italia è ancora in ritardo rispetto alla media dell’UE. Al fine di migliorare la connettività digitale sono pertanto altamente prioritari investimenti per realizzare reti a banda larga ad altissima capacità, a partire dalla realizzazione di reti infrastrutturali per l’accesso a Internet ultraveloce (almeno 100 Mbit/s) nelle aree bianche, anche con l’obiettivo di colmare il divario in tema di copertura della banda larga tra zone urbane e zone rurali.
  • Il sistema dei trasporti italiano dipende fortemente dal trasporto su strada. Il settore potrebbe contribuire maggiormente al conseguimento degli obiettivi in materia di cambiamenti climatici. Inoltre, la sezione italiana del corridoio scandinavo-mediterraneo, ammissibile ai finanziamenti del FESR nelle regioni meno sviluppate, è ancora incompleta. Al fine di sviluppare una rete transeuropea di trasporto sostenibile, resiliente al clima, intelligente, sicura e intermodale sono necessari investimenti nei seguenti settori: completamento della rete transeuropea di trasporto ferroviario; multimodalità.
  • Per quanto riguarda le ferrovie regionali, che collegano le aree interne con i centri urbani e i nodi della rete transeuropea di trasporto, esiste un persistente divario infrastrutturale tra le regioni più sviluppate e quelle meno sviluppate, in termini di elettrificazione, doppio binario, sistemi di gestione del traffico e stazioni intermodali. Al fine di sviluppare una mobilità regionale sostenibile, resiliente al clima, intelligente e intermodale sono necessari investimenti nei seguenti settori: elettrificazione delle ferrovie regionali; miglioramento dei sistemi di gestione del traffico, eliminazione dei passaggi a livello non automatizzati e non controllati e miglioramento dell’accesso al trasporto ferroviario per le persone a mobilità ridotta; migliore accessibilità e migliore accesso ai centri urbani e alla rete di reti transeuropee di trasporto attraverso piattaforme intermodali (biciclette, car sharing, ecc.) nelle vicinanze delle stazioni ferroviarie regionali.
  • L’efficienza e la qualità del trasporto pubblico locale sono generalmente inferiori nelle regioni meno sviluppate, mentre alcuni centri urbani dell’Italia centro-settentrionale sono esposti alla congestione del traffico. Al fine di promuovere le azioni incluse nei piani di mobilità urbana sostenibile e consentire il passaggio dall’automobile privata a forme di mobilità più pulite, sono altamente prioritari investimenti al fine di: sostenere le piattaforme intermodali e promuovere forme di mobilità attiva e innovativa (come le biciclette); sostenere infrastrutture di trasporto pulite (ad esempio metropolitana, tram, metropolitana leggera); promuovere l’ampliamento dell’infrastruttura per la mobilità elettrica; promuovere soluzioni di trasporto intelligenti per migliorare l’uso delle infrastrutture e la qualità dei servizi.

 

Obiettivo 4: un’Europa più sociale – attuazione del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali

  • L’Italia si trova ad affrontare importanti sfide del mercato del lavoro, in particolare la partecipazione al mercato del lavoro delle donne e dei giovani, con un ampio divario territoriale. Sono pertanto altamente prioritari investimenti per migliorare l’accesso all’occupazione, modernizzare le istituzioni del mercato del lavoro e promuovere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, tenendo conto delle disparità regionali.
  • Il sistema di istruzione e formazione è caratterizzato da ampie differenze regionali in termini di risultati dell’apprendimento e di infrastrutture e attrezzature scolastiche. Sono pertanto altamente prioritari investimenti al fine di migliorare la qualità, l’accessibilità, l’efficacia e la rilevanza per il mercato del lavoro dell’istruzione e della formazione e al fine di promuovere l’apprendimento permanente.
  • La percentuale di persone a rischio di povertà e di esclusione sociale e le disparità di reddito restano tra le più elevate dell’UE. Sono pertanto altamente prioritari investimenti al fine di potenziare l’inclusione attiva, promuovere l’integrazione socioeconomica delle persone a rischio di povertà o esclusione sociale, far fronte alla deprivazione materiale, migliorare l’accessibilità, l’efficacia e la resilienza dell’assistenza sanitaria e dell’assistenza a lungo termine per ridurre le disuguaglianze in materia di salute.

 

Obiettivo 5: un’Europa più vicina ai cittadini attraverso la promozione dello sviluppo sostenibile e integrato delle zone urbane, rurali e costiere e delle iniziative locali

L’Italia ha un’ampia diversità geografica di “territori” (urbani, metropolitani, rurali, ma anche costieri, insulari, di montagna) con un elevato grado di complessità, potenziale e sfide. Le strategie territoriali devono essere attuate in sinergia con gli altri obiettivi politici, con il fine primario di promuovere lo sviluppo economico e sociale delle zone più colpite dalla povertà. Sono pertanto necessari investimenti a livello territoriale, in termini di aree funzionali:

  • le aree funzionali metropolitane devono affrontare le sfide legate alla povertà, causate anche dall’effetto “agglomerazione” e dalle tendenze demografiche;
  • le aree urbane medie devono sviluppare modalità innovative di cooperazione per migliorare il loro potenziale economico, sociale e ambientale, tenendo conto dei gruppi più vulnerabili;
  • le zone interne che si trovano ad affrontare le sfide demografiche e la povertà devono migliorare la qualità dei servizi di interesse generale.

Nel contesto delle strategie territoriali sono anche necessari investimenti per promuovere il patrimonio culturale e dare sostegno alle imprese nel settore culturale e creativo, con particolare attenzione ai sistemi di produzione locali e ai posti di lavoro radicati nel territorio, anche attraverso la cooperazione territoriale.

Fattori per un’attuazione efficace della politica di coesione

Infine, osserva la Commissione europea, “L’Italia è dotata di scarsa capacità amministrativa nella gestione dei fondi strutturali e d’investimento europei, che si riflette in un tasso di assorbimento di tali fondi inferiore alla media in alcune regioni e per alcuni programmi nazionali.”

Per superare tali ostacoli, la Commissione europea, tra le altre cose, consiglia di:

  • rafforzare i partenariati e le politiche dal basso, con una maggiore partecipazione delle città, degli altri enti locali e dei partner economici e sociali al fine di garantire un’attuazione tempestiva ed efficace delle strategie territoriali e urbane integrate;
  • rafforzare la capacità delle parti sociali e la loro partecipazione al conseguimento degli obiettivi politici;
  • aumentare la capacità amministrativa dei beneficiari di preparare e attuare progetti, in particolare a livello locale;
  • migliorare l’elaborazione dei progetti infrastrutturali principali in termini sia di qualità che di tempistica.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Raccomandazione di RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sul programma nazionale di riforma 2019 dell’Italia e che formula un parere del Consiglio sul programma di stabilità 2019 dell’Italia, doc. COM (2019)512 del 5 giugno 2019

Documento di lavoro dei servizi della Commissione europea, Relazione per paese relativa all’Italia 2019, doc. SWD(2019) 1011 del 27 febbraio 2019

Allegato D – Orientamenti in materia di investimenti finanziati dalla politica di coesione 2021-2027 per l’ITALIA

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