L’agenda europea sulla migrazione quattro anni dopo: risultati e iniziative in corso

25 ottobre 2019 di Mauro Varotto

Quattro anni fa l’Unione europea ha dovuto affrontare una sfida eccezionale: circa due milioni di persone sono approdate sulle sue coste nel giro di due anni, in cerca di rifugio o di una nuova vita, spesso mettendo a rischio la propria incolumità per sfuggire alla guerra, all’oppressione politica o alla povertà.

Di fronte a tale evento, si è subito capito che gli Stati membri dell’Unione non potevano far fronte da soli alle sfide della migrazione, e che la questione poteva essere affrontata in modo efficace solo attraverso soluzioni comuni a livello europeo. Quindi, nel maggio 2015 la Commissione europea ha presentato l’agenda europea sulla migrazione, che ho illustrato in un apposito articolo del blog.

Ciò ha portato allo sviluppo di un nuovo assetto dell’Unione europea nella gestione della migrazione, con nuove leggi, nuovi sistemi di coordinamento e cooperazione e un sostegno operativo e finanziario diretto da parte dell’Unione stessa.

Quali sono stati i risultati raggiunti sino ad oggi dall’agenda europea sulla migrazione?

La Commissione ha appena presentato un secondo dettagliato rapporto – il primo, del 2018, è stato analizzato in questo blog in un precedente articolo – che oltre ad evidenziare i risultati raggiunti e le iniziative in atto, offre una serie di indicazioni per far fronte alle lacune ancora esistenti nella gestione del fenomeno migratorio.

In questo articolo mi soffermerò sulle iniziative in atto, rinviando al rapporto integrale della Commissione europea, il cui link è riportato in appendice, per avere informazioni sulle iniziative europee di contrasto al traffico di migranti, sulla gestione delle frontiere esterne, sui reinsediamenti e i percorsi di immigrazione legale.

La situazione lungo le principali rotte migratorie

La Commissione europea monitora costantemente la situazione dei flussi migratori sulle quattro rotte che interessano l’Unione europea: la rotta del Mediterraneo orientale, quella dei Balcani e quelle del Mediterraneo centrale e del Mediterraneo occidentale.

Oggi la situazione è tornata ai livelli precedenti la crisi, con arrivi, nel settembre 2019, inferiori del 90% circa a quelli del settembre 2015. La situazione resta tuttavia instabile. Infatti, nei primi otto mesi del 2019 alle frontiere esterne dell’Unione sono stati rilevati circa 70.800 attraversamenti irregolari. Inoltre, al 7 ottobre 2019 il numero di migranti dichiarati morti o dispersi nel tentativo di attraversare il Mediterraneo era di quasi 1.100 persone.

Il seguente grafico sintetizza l’evoluzione dei flussi migratori irregolari verso l’Europa negli ultimi sei anni lungo tre principali rotte.

Fonte: Commissione europea, ottobre 2019

 

 

Nel 2019 nell’UE+ [cioè, i 28 Stati membri più Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein] la pressione sui sistemi nazionali di asilo si è stabilizzata su una media di circa 54.000 domande di asilo al mese: una cifra nettamente inferiore a quella degli anni di punta massima (nel 2015-2016 venivano presentate ogni mese più di 100.000 domande), ma pur sempre superiore ai livelli di prima della crisi.

Circa la situazione dei rimpatri, in base ai dati di Eurostat, 478.155 persone in soggiorno irregolare nell’Unione europea hanno ricevuto nel 2018 l’ingiunzione a lasciare il territorio e 170.380 sono state effettivamente rinviate in un paese terzo. Per il 2018 il tasso di rimpatrio si attesta quindi al 36%, in lieve flessione rispetto al 2017 (quand’era al 37%). Alcuni paesi i cui cittadini sono destinatari di un numero considerevole di decisioni di rimpatrio ma registrano di fatto tassi di rimpatrio molto bassi: 1,7 % per il Mali e 2,8 % per la Guinea, ad esempio.

 

Il sostegno dell’Unione europea agli Stati membri: rotta del Mediterraneo orientale

  • La dichiarazione UE-Turchia del marzo 2016 e lo strumento per i rifugiati in Turchia

La Turchia ospita la più ampia popolazione di rifugiati nel mondo, circa 4 milioni, e l’assistenza dell’Unione europea fornisce un sostegno vitale alle persone in stato di necessità attraverso lo strumento per i rifugiati in Turchia, che ha una dotazione di 6 miliardi di euro. I fondi dell’Unione sostengono attualmente 90 progetti in corso, e 30 progetti supplementari sono programmati nel 2020, guerra permettendo.

Le azioni fondamentali in corso finanziate dallo strumento sono, in sintesi, le seguenti:

– sostegno per le necessità di base della vita quotidiana a quasi 1,7 milioni di siriani;

-·sostegno per la frequenza scolastica a più di mezzo milione di minori rifugiati;

-·assunzione di 4.500 insegnanti di lingua turca per impartire lezioni di lingua a più di 250 000 bambini;

-·un programma di vaccinazione continuativo, che ha permesso di vaccinare finora 650.000 neonati rifugiati;

-·servizio di trasporto scolastico per quasi 40.000 bambini;

-·circa 1,5 milioni di visite prenatali già effettuate;

-·circa 8,1 milioni di visite sanitarie di base già effettuate;

-·costruzione di 180 scuole e allestimento di 179 centri sanitari per migranti in corso.

Ad oggi è stato stanziato il 97% dei fondi dello strumento (lo stanziamento dell’intero importo di 6 miliardi di euro è previsto per la fine del 2019), per un totale di erogazioni vicino finora ai 3 miliardi di euro.

La Turchia si trova oggi a dover far fronte a una crescente pressione migratoria, data la permanente instabilità nell’intera regione.

Fino all’inizio della invasione turca della Siria, il numero di migranti irregolari fermati dalle autorità turche nel 2019 si aggira intorno alle 270.000 persone. In particolare, si è registrato un aumento del numero di cittadini afghani che arrivano irregolarmente e vengono fermati in Turchia.

  • Fondo fiduciario regionale dell’UE in risposta alla crisi siriana

Nel Fondo fiduciario regionale dell’Unione europea istituito in risposta alla crisi siriana confluiscono i contributi versati da 22 Stati membri, dalla Turchia e dal bilancio dell’Unione per sostenere le comunità di accoglienza, i rifugiati e gli sfollati interni in Giordania, Libano, Turchia e Iraq.

Dalla sua costituzione, avvenuta nel 2014, il Fondo fiduciario si è evoluto, passando dall’assistenza per una ripresa rapida, con il soddisfacimento dei bisogni di base, al sostegno dei paesi di accoglienza tramite il potenziamento dei sistemi e delle infrastrutture nazionali, per arrivare all’aiuto per l’autonomia e la resilienza dei rifugiati.

L’importo interessato dai programmi (oltre 1,6 miliardi di euro per più di 75 progetti) è speso soprattutto per istruzione, mezzi di sussistenza, salute e sostegno socioeconomico.

A giugno 2019 è stato concordato un ulteriore pacchetto di 100 milioni di euro da destinare all’istruzione superiore, alla resilienza e alla protezione in Libano, Giordania e Iraq.

Dall’inizio della crisi siriana nel 2011, un importo di quasi 4 miliardi di euro è stato impegnato in una serie di programmi di sostegno per i rifugiati e le comunità di accoglienza in Giordania e in Libano, sfociati, tra l’altro, nel 2018, nell’accesso di quasi 290.000 minori rifugiati all’istruzione di base, nell’accesso di 375 000 persone a servizi sanitari in Libano e in trasferimenti mensili di denaro per coprire i bisogni di base di quasi 143.000 beneficiari rifugiati in Giordania.

Infine, per completare la panoramica, nel marzo 2019 l’Unione europea ha ospitato la terza conferenza dedicata al tema: “Sostenere il futuro della Siria e della regione”, durante la quale la comunità internazionale e i paesi di accoglienza dei rifugiati hanno ribadito l’impegno a sostenere i milioni di persone vittime del conflitto e i paesi e le comunità che le ospitano, tra cui il Libano, la Giordania e la Turchia. La comunità internazionale si è impegnata a mettere a disposizione oltre 6,2 miliardi di euro per il 2019 (il 92% è già stato versato) e altri 2,1 miliardi di euro per il 2020 e oltre. Più dell’80% di questi impegni sono stati assunti dall’UE e dai suoi Stati membri. Le istituzioni finanziarie e i donatori internazionali hanno annunciato prestiti per 18,5 miliardi di euro per il 2019 e negli anni successivi.

  • Sostegno alla Grecia e a Cipro

I finanziamenti dell’Unione europea hanno continuato ad aiutare la Grecia, che dal 2015 ha ricevuto oltre 2,2 miliardi di euro di aiuti per gestire le migrazioni.

Di questi, 8 milioni di euro sono stati erogati nel settembre 2019 a due progetti dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni volti a migliorare la protezione e le condizioni di accoglienza dei minori non accompagnati e a rafforzare la sicurezza delle strutture nella parte continentale del paese.

Nel corso del 2019 il programma di sostegno d’emergenza per l’alloggio e l’integrazione (ESTIA), attuato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ha continuato a fornire alloggi in affitto a oltre 25.000 richiedenti asilo e rifugiati, e indennità mensili in denaro a oltre 72.000 persone. L’Unione ha inoltre finanziato i lavori dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni e del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia diretti a fornire sostegno in loco nelle strutture di accoglienza sul continente.

Dal 2014 i finanziamenti dell’Unione europea a Cipro hanno raggiunto quasi 100 milioni di euro, di cui oltre 4 milioni di euro in assistenza emergenziale.

 

Il sostegno dell’Unione europea agli Stati membri: rotta dei Balcani occidentali

Dall’inizio della crisi nel 2015, l’Unione europea ha fornito oltre 141 milioni di euro in assistenza  per aiutare i Balcani occidentali a far fronte direttamente alla crisi migratoria e dei rifugiati.

La Bosnia-Erzegovina ha dovuto far fronte a un aumento significativo degli arrivi. Secondo le stime, dal gennaio 2018 oltre 45.000 rifugiati e migranti sono entrati nel paese, creando una grave sfida: attualmente le persone ospitate nei centri ufficiali sono circa 3.300.

Dal 2018 la Commissione europea collabora con i partner umanitari e le autorità per rispondere alle esigenze di base dei rifugiati e dei migranti e aiutare il paese a rafforzare la sua capacità di gestione della migrazione, e ha stanziato 34 milioni di euro in finanziamenti supplementari destinati a sostenere i centri di accoglienza temporanea e l’accesso al cibo, ai servizi di base e alla protezione dei più vulnerabili, a beneficio di oltre 3.500 persone.

Con l’arrivo dell’inverno, le autorità della Bosnia-Erzegovina devono individuare rapidamente delle strutture ricettive adeguate per i rifugiati e i migranti bloccati nel paese.

 

Il sostegno dell’Unione europea agli Stati membri: rotta del Mediterraneo centrale

  • Libia e meccanismi di transito di emergenza

Scrive la Commissione europea che la situazione in Libia continua a destare grande preoccupazione: in particolare, il violento conflitto scoppiato a Tripoli e nei suoi dintorni nell’aprile 2019 ha causato centinaia di morti e feriti tra i civili e oltre 150.000 persone sono state costrette a lasciare le loro case. Da allora non è stato ancora raggiunto un cessate il fuoco duraturo e, nonostante i progressi verso una soluzione politica, la situazione rimane instabile.

L’azione dell’UE volta a proteggere i libici sfollati all’interno del paese, i rifugiati e i migranti è stata inquadrata dai lavori della task force Unione africana-Unione europea-Nazioni Unite.

Nonostante la situazione della sicurezza, i programmi dell’UE per un’ampia cooperazione in Libia proseguono (per un totale di 467 milioni di euro) e in luglio il Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa ha adottato nuovi programmi.

L’evacuazione dalla Libia è stata di vitale importanza. Dal settembre 2017 oltre 4.000 persone sono state evacuate, di cui circa 3.000 in Niger nel quadro del meccanismo di transito d’emergenza dell’UNHCR finanziato dall’Unione europea. Tali evacuazioni sono state inoltre integrate da evacuazioni dirette in Italia (808) e nel centro di transito di emergenza in Romania (303).

Lo strumento per il Niger è ora integrato da un nuovo meccanismo di transito di emergenza in Ruanda, e il Ruanda finora ha concordato di ospitare un massimo di 500 persone in qualsiasi momento. In queste ultime settimane quasi 200 persone sono state evacuate in Ruanda e altre evacuazioni sono previste nei prossimi mesi. È in fase di completamento un nuovo pacchetto di sostegno dell’Unione europea per il meccanismo di transito di emergenza in Ruanda.

Un’altra misura essenziale è la cooperazione dell’Unione europea in materia di rimpatrio volontario. Da novembre 2015 l’azione congiunta con l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha contribuito notevolmente al rimpatrio di oltre 49 000 migranti dalla Libia 21 e ha fornito assistenza post-arrivo e assistenza per la reintegrazione nel loro paese d’origine a oltre 76 000 rimpatriati. Ha inoltre sostenuto il soccorso di oltre 23 000 migranti nel deserto del Niger.

  • Sostegno all’Italia e a Malta

Dal 2014 l’Italia ha ricevuto un sostegno dell’Unione europea pari a oltre 1 miliardo di euro in finanziamenti per l’asilo, la migrazione, la sicurezza e la gestione delle frontiere.

Nel luglio 2019 l’Unione ha stanziato 0,7 milioni di euro in assistenza emergenziale al ministero dell’Interno italiano e all’UNHCR per sostenere l’evacuazione umanitaria di circa 450 persone dalla Libia e dal Niger verso l’Italia.

Un altro esempio recente di sostegno è un progetto di 30 milioni di euro in cinque regioni italiane per affrontare lo sfruttamento del lavoro dei migranti in agricoltura e contribuire all’integrazione dei migranti nel mercato del lavoro regolare.

Il sostegno è stato fornito anche sotto forma di competenze delle agenzie dell’UEnionee degli Stati membri: in totale nel 2019 sono stati inviati 144 esperti dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera e 180 dall’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo. Tali competenze restano una parte essenziale del contributo dell’UE alla gestione della migrazione e alla preparazione nel Mediterraneo centrale, e gli Stati membri devono mantenere il livello richiesto di esperti.

Invece, dal 2014 il sostegno finanziario a Malta ha raggiunto 105 milioni di euro. L’aiuto più significativo dell’Unione europea a Malta è consistito nell’agevolare la ricollocazione dei migranti e rifugiati sbarcati sull’isola: quasi 0,5 milioni di euro in assistenza emergenziale sono stati forniti all’Organizzazione internazionale per le migrazioni per aiutare Malta a ricollocare fino a 500 persone.

Il sostegno dell’Unione europea agli Stati membri: rotta del Mediterraneo orientale

  • Sostegno al Marocco

Negli ultimi anni il Marocco ha subito forti pressioni migratorie sia come paese di transito che di destinazione.

Per aiutarlo a risolvere la situazione, l’Unione europea ha destinato al Marocco circa 238 milioni di euro, compreso il sostegno proveniente dal Fondo fiduciario dell’Unione europea per l’Africa. Tale sostegno, in stretta cooperazione con la Spagna, ha contribuito notevolmente alla riduzione degli arrivi attraverso il Mediterraneo occidentale, affrontando la migrazione irregolare, smantellando le reti criminali e sostenendo le persone vulnerabili.

  • Sostegno alla Spagna

La Spagna è uno dei beneficiari principali dei programmi nazionali del “Fondo Asilo, migrazione e integrazione” e del “Fondo Sicurezza interna” dell’Unione europea, con una dotazione totale di 737 milioni di euro per il periodo 2014-2020.

Tra le priorità di finanziamento figurano il rafforzamento dell’Ufficio per l’asilo e del sistema di accoglienza, l’integrazione degli stranieri, l’uso di attrezzature e forze rafforzate alle frontiere e il rimpatrio.

Inoltre, dal 2018 è stato erogato un sostegno di emergenza di oltre 42 milioni di euro per aiutare le autorità nazionali a gestire il flusso migratorio sulla costa meridionale, anche con nuovi centri locali di registrazione e il rafforzamento della Guardia civile e della polizia, e a fornire sostegno ai migranti all’arrivo. A ciò si aggiunge l’invio nel 2019 di 240 esperti dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Commissione europea, Relazione sullo stato di attuazione dell’agenda europea sulla migrazione, doc. COM(2019) 481 del 16.10.2019

La pagina web della Commissione europea dedicata alla Agenda europea sulla migrazione è raggiungibile dal seguente link.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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