Europa verde: il piano di investimenti del Green Deal europeo

17 gennaio 2020 di Mauro Varotto

L’Unione europea non è stata costruita in un solo giorno: lo stesso vale per la costruzione di un’Europa verde alla quale mira il Green Deal, la prima delle sei priorità del programma politico della nuova Commissione europea insediatasi il 1° dicembre scorso e presieduta da Ursula von der Leyen.

L’obiettivo dichiarato è quello di combattere i cambiamenti climatici, facendo dell’Europa il primo continente al mondo a impatto climatico zero entro il 2050, attraverso la rinuncia totale all’utilizzo dei combustibili fossili.

A tal fine la Commissione ha elaborato una precisa tabella di marcia, adottata l’11 dicembre scorso e ampiamente presentata in un recente articolo al quale rinvio.

Ora alle dichiarazione e ai programmi politici fa seguito la proposta di un articolato piano di investimenti del Green Deal europeo, (EGDIP – European Green Deal Investment Plan) altresì denominato, in alternativa, piano di investimenti per un’Europa sostenibile (SEIP, Sustainable Europe Investment Plan).

Il piano è decennale ed è articolato in tre linee di intervento:

  1. mobilitazione di finanziamenti pubblici e privati: il piano ha l’obiettivo di mobilitare almeno 1.000 miliardi di euro nei prossimi 10 anni, in parte pubblici – a partire dal bilancio dell’Unione europea e della Banca europea per gli investimenti (della sua trasformazione in “Banca climatica europea” ho avuto modo di scrivere in precedenza) – e in parte privati. Tali risorse saranno destinate a favore di progetti verdi in tutta Europa (sia progetti di piccole dimensioni, quali, ad esempio, il rinnovo energetico delle singole abitazioni; sia progetti di più ampia portata, quali, ad esempio, l’installazione di una rete di stazioni di ricarica dei veicoli elettrici) e al sostegno delle regioni e delle popolazioni maggiormente colpite dalla transizione verso il nuovo modello economico: si tratta delle aree europee la cui economia ancora oggi dipende in buona misura dai combustibili fossili;
  1. creazione di un contesto favorevole agli investimenti verdi: il piano di investimenti prevede incentivi normativi per consentire la diffusione degli investimenti verdi, sbloccando e riorientando gli investimenti pubblici e privati. A tal fine l’Unione europea fornirà strumenti utili agli investitori, facendo della finanza sostenibile – su cui mi sono soffermato in un precedente articolo – un pilastro del sistema finanziario; inoltre, attiverà strumenti per agevolare gli investimenti sostenibili da parte delle autorità pubbliche, incoraggiando pratiche di bilancio e appalti verdi e mettendo a punto soluzioni volte a semplificare le procedure di approvazione degli aiuti di Stato nelle regioni interessate dalla transizione verso il nuovo modello economico;
  1. assistenza tecnica: la Commissione fornirà sostegno alle autorità pubbliche e agli attori di mercato a individuare e sviluppare questi progetti verdi.

 

Le risorse finanziarie per il Green Deal europeo

Il prossimo bilancio a lungo termine dell’Unione europea, per il periodo 2021-2027, prevede investimenti importanti per obiettivi climatici e ambientali: le proposte presentate dalla Commissione europea nella primavera 2018 – per le quali rinvio ai numerosi precedenti articoli del blog – prevedono che il 25% del bilancio totale sia destinato a contribuire all’azione per il clima e alla spesa ambientale, attraverso molteplici programmi quali il Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), il Fondo europeo agricolo di garanzia (FEAGA), il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), il Fondo di coesione (FC), Orizzonte Europa e il programma LIFE.

Nel complesso, calcolando su un periodo di 10 anni e partendo dal presupposto che gli obiettivi climatici post-2027 saranno quanto meno mantenuti, il bilancio dell’Unione europea metterà a disposizione del piano di investimenti del Green Deal europeo 503 miliardi di euro, stimolando cofinanziamenti nazionali aggiuntivi per circa 114 miliardi di euro da destinare, nello stesso decennio, a progetti in materia di clima e ambiente.

Oltre a tali risorse, lo strumento InvestEU mobiliterà circa 279 miliardi di euro di investimenti privati e pubblici nei settori del clima e dell’ambiente nel periodo 2021-2030 e fornirà una garanzia di bilancio dell’Unione per consentire al Gruppo BEI e ad altri partner esecutivi (banche e piattaforme nazionali di investimento, quali, in Italia, la Cassa depositi e prestiti) di investire in un numero maggiore di progetti e in progetti a rischio più elevato, attirando investitori privati.

Infine, il Fondo per l’innovazione (ne ho scritto in un recente articoloe il futuro Fondo per la modernizzazione, che non fanno parte del bilancio dell’Unione europea ma sono finanziati da una parte degli introiti provenienti da uno strumento strategico essenziale (la vendita all’asta delle quote nell’ambito del sistema di scambio di quote di emissione dell’Unione), metteranno a disposizione circa 25 miliardi di euro per la transizione verso la neutralità climatica, con un’attenzione particolare, nel caso del Fondo per la modernizzazione, agli Stati membri con livelli di reddito più bassi.

Il meccanismo per una transizione giusta

La transizione verso un’economia verde avrà dei costi non solo economici, ma soprattutto sociali e colpirà soprattutto i territori, i lavoratori e le comunità che oggi dipendono dalla catena del valore dei combustibili fossili.

Al fine di favorire la conversione economica e produttiva di tali realtà, la Commissione europea ha presentato la proposta di istituire il meccanismo per una transizione giusta (JTMJust Transition Mechanism), con una dotazione finanziaria di almeno 100 miliardi di euro di investimenti nel periodo 2021-2027, grazie a finanziamenti provenienti dal bilancio dell’Unione, a cofinanziamenti da parte degli Stati membri e a contributi di InvestEU e della Banca europea per gli investimenti (BEI).

Ipotizzando un calcolo su dieci anni, il meccanismo per una transizione giusta mobiliterà circa 143 miliardi di euro.

Fermo restando che il piano di investimenti del Green Deal europeo interesserà tutte le regioni europee, il meccanismo fornirà un sostegno mirato a quelle più colpite, attenuando così l’impatto sociale ed economico della transizione.

Il meccanismo per una transizione giusta si baserà su tre fonti principali di finanziamento:

  1. il Fondo per una transizione giusta (JTFJust Transition Fund), per il quale saranno stanziati 7,5 miliardi di euro di nuovi fondi unionali, che si sommano alla proposta della Commissione per il prossimo bilancio a lungo termine 2021-2027. Per poterne beneficiare gli Stati membri dovranno individuare i territori ammissibili mediante appositi piani territoriali per una transizione giusta, di concerto con la Commissione. Dovranno inoltre impegnarsi a integrare ogni euro versato dal Fondo con contributi dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Fondo sociale europeo Plus, nonché con risorse nazionali supplementari. Ciò dovrebbe tradursi in finanziamenti totali dell’ordine di 30-50 miliardi di euro, che mobiliteranno a loro volta ulteriori investimenti. Il Fondo per una transizione giusta concederà principalmente sovvenzioni alle regioni: sosterrà i lavoratori, aiutandoli ad esempio ad acquisire abilità e competenze spendibili sul mercato del lavoro del futuro, e appoggerà le PMI, le start-up e gli incubatori impegnati a creare nuove opportunità economiche in queste regioni. Sosterrà anche gli investimenti a favore della transizione all’energia pulita, tra cui quelli nell’efficienza energetica;
  2. un sistema specifico per una transizione giusta nell’ambito di InvestEU (just transition scheme), che punta a mobilitare fino a 45 miliardi di euro di investimenti. Lo scopo è attrarre investimenti privati a beneficio delle regioni interessate, ad esempio nei settori dell’energia sostenibile e dei trasporti, e aiutare le economie locali a individuare nuove fonti di crescita;
  3. uno strumento di prestito per il settore pubblico (public sector loan facility) in collaborazione con la Banca europea per gli investimenti (BEI), sostenuto dal bilancio dell’Unione europea, che dovrebbe mobilitare investimenti compresi tra 25 e 30 miliardi di euro. Servirà ad accordare prestiti al settore pubblico, destinati ad esempio agli investimenti nelle reti di teleriscaldamento e alla ristrutturazione edilizia. La Commissione ha annunciato la presentazione della relativa proposta legislativa a marzo 2020.

Il seguente grafico illustra la struttura finanziaria complessiva del piano di investimenti del Green Deal europeo.

 

I criteri di selezione delle Regioni beneficiarie del Fondo per una transizione giusta

Poiché il JTF dovrebbe contribuire a mitigare l’impatto socioeconomico nelle regioni e nei settori più colpiti dalla transizione a causa della loro dipendenza dai combustibili fossili o dalle industrie ad alta intensità energetica, i criteri di selezione delle Regioni che beneficeranno del Fondo, secondo la Commissione europea dovrebbero riflettere i seguenti indicatori economici e sociali pertinenti degli Stati membri e delle regioni interessate:

  1. emissioni di gas a effetto serra degli impianti industriali nelle regioni in cui l’intensità di carbonio di tali emissioni supera la media UE;
  2. il livello di occupazione nell’estrazione di carbone e lignite.
  3. il livello di occupazione nell’industria nelle regioni di cui al punto 1;
  4. la produzione di torba;
  5. la produzione di olio di scisto (oil shale).

In base a questi indicatori, la ripartizione indicativa delle risorse del JTF per ciascuno Stato membro è quella risultante dalla seguente tabella, elaborata dalla Commissione europea, assieme ad una proiezione degli investimenti attesi.

 

 

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