La disinformazione sul coronavirus: responsabili e iniziative europee

12 giugno 2020 di Mauro Varotto

La Commissione europea, assieme all’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, hanno presentato una relazione che valuta i risultati delle iniziative adottate negli ultimi mesi dall’Unione europea per lottare contro la disinformazione sulla pandemia di coronavirus.

 

 

La disinformazione on line: minaccia ibrida alla pace e alla sicurezza

Non è la prima iniziativa del genere, perché già dal 2015 l’Unione europea si è trovata nella necessità di combattere la disinformazione, diffusa principalmente on line, da Governi dei Paesi extra-europei: ho avuto già modo di scriverne in questo blog un anno fa, in un articolo al quale rinvio.

Infatti, nel marzo 2015 il Consiglio europeo ha incaricato il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) di istituire una speciale task force incaricata di contrastare le campagne di disinformazione da parte della Russia. Ancora oggi la task force “East StratCom” sviluppa prodotti e campagne di comunicazione incentrati su una migliore spiegazione delle politiche dell’Unione europea nei paesi del partenariato orientale (Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina). Essa, inoltre, analizza e riferisce alle Istituzioni dell’Unione le tendenze nel campo della disinformazione, spiega ed espone le narrazioni alla base della disinformazione e aumenta la consapevolezza della disinformazione proveniente dallo stato russo, da fonti russe e diffusa nello spazio mediatico del vicinato orientale.

Sino ad oggi la task force “East StratCom” del SEAE ha individuato e denunciato sul sito WEB EUvsDisinfo più di 550 episodi di disinformazione provenienti da fonti pro-Cremlino.

Nel 2016 Commissione europea ed Alta rappresentante hanno adottato il quadro congiunto per contrastare le cosiddette “minacce ibride”, cioè le minacce alla pace e alla stabilità che mirano a sfruttare le vulnerabilità di un paese e spesso cercano di minare i valori e le libertà democratiche fondamentali.

A tale iniziativa è seguita, nel dicembre 2018, un vero e proprio piano d’azione contro la disinformazione che delinea i quattro pilastri per la lotta dell’Unione europea contro la disinformazione:

1) migliorare le capacità di individuare, analizzare e denunciare la disinformazione;

2) potenziare risposte coordinate e comuni, anche attraverso il sistema di allarme rapido;

3) mobilizzare il settore privato per contrastare la disinformazione;

4) sostenere azioni di sensibilizzazione e rafforzare la resilienza sociale.

Nel frattempo, nell’ottobre 2018 Facebook, Twitter, Mozilla e le associazioni di categoria che rappresentano le piattaforme online, l’industria della pubblicità e gli inserzionisti hanno firmato il codice di buone pratiche contro la disinformazione, che costituisce uno strumento di autoregolamentazione per contrastare la disinformazione. Microsoft ha aderito al codice nel 2019.

La disinformazione sul coronavirus

La comunicazione sulla disinformazione relativa alla epidemia da coronavirus risponde ad uno specifico mandato del Consiglio europeo del marzo 2020 per contrastare con decisione la disinformazione e di rafforzare la resilienza delle società europee.

Infatti, la pandemia di coronavirus è stata accompagnata da un’ondata massiccia di informazioni false o fuorvianti, compresi tentativi da parte di soggetti stranieri di influenzare i cittadini e i dibattiti pubblici nell’intesa Unione europea.

In particolare, come ha documentato la task force “East StratCom” negli ultimi mesi vi sono state operazioni di influenza e campagne di disinformazione mirate, intraprese nell’UE, nei paesi vicini e a livello globale da soggetti stranieri e da alcuni paesi terzi, in particolare Russia e Cina.

Durante la crisi l’Unione ha dovuto, quindi, intensificare le proprie attività volte ad informare i cittadini sui rischi e a rafforzare la cooperazione con altri soggetti internazionali per contrastare la disinformazione.

La pagina WEB creata dalla Commissione per sfatare i miti sul coronavirus ha totalizzato, in poche settimane, più di 7 milioni di visualizzazioni.

Le principali tipologie di disinformazione sulla Codid-19

Innanzitutto è importante distinguere tra contenuti illegali e contenuti dannosi ma non illegali delle disinformazioni che circolano sul WEB.

In secondo luogo, occorre considerare la labilità dei confini tra le varie forme di contenuti falsi o ingannevoli: dalla disinformazione, che è per definizione intenzionale, alla cattiva informazione, che può essere involontaria.

La motivazione alla base della disinformazione può variare: da operazioni di influenza mirate condotte da soggetti stranieri a ragioni puramente economiche.

Quali sono state e quali sono ancora oggi le principali disinformazioni che circolano sul coronavirus e con quali finalità?

La Comunicazione ne individua sei tipologie:

  • informazioni che includono truffe pericolose e informazioni sanitarie fuorvianti, con false dichiarazioni: ad esempio, lavarsi le mani non serve; il Coronavirus è solo un pericolo per gli anziani. Tali contenuti non sono necessariamente illegali ma possono mettere direttamente in pericolo la vita e compromettere gravemente gli sforzi per contenere la pandemia;
  • teorie della cospirazione che possono mettere in pericolo la salute umana, danneggiare la coesione delle nostre società e possono portare alla violenza pubblica e creare disordini sociali: ad esempio teorie delle cospirazioni e miti su installazioni 5G che diffonderebbero la COVID-19 e conducono ad attacchi contro le installazioni di antenne; diffusione di pregiudizi contro un particolare gruppo etnico o religioso che sarebbe all’origine della diffusione della COVID-19, la quale ha portato ad un preoccupante aumento dell’antisemitismo;
  • diffusione di discorsi di odio a carattere illegale: ad esempio, a causa della disinformazione su un particolare gruppo etnico o religioso accusato della diffusione di COVID-19, in questo periodo si è osservato un preoccupante di contenuti on line contrassegnati da razzismo e xenofobia;
  • frode ai danni dei consumatori, ad esempio, tramite la vendita di “prodotti miracolosi” con indicazioni sulla salute non supportate da dati scientifici. Anche in questo caso si tratta di contenuti illegali che devono essere contrastati dalle autorità di protezione dei consumatori e dalle piattaforme online;
  • crimini informatici (come l’hacking/phishing che utilizza collegamenti correlati a informazioni sulla COVID-19 per diffondere malware) i quali richiedono un’azione diretta da parte delle autorità di contrasto e campagne di sensibilizzazione dei cittadini;
  • infine, attori stranieri e alcuni paesi terzi, in particolare la Russia e la Cina, hanno intrapreso operazioni di influenza mirata e campagne di disinformazione intorno alla pandemia da COVID-19 nell’Unione europea, nel suo vicinato e nel mondo, cercando di indebolire il dibattito democratico e aggravare la polarizzazione sociale e migliorare la loro propria immagine internazionale.

 

Ciascuna di tali sfide richiede una risposta calibrata da parte, innanzitutto, delle istituzioni: la comunicazione descrive le principali risposte a livello europeo e raccomanda agli Stati membri di adottare iniziative analoghe.

Tuttavia, un ruolo fondamentale nel contrasto alla disinformazione on line lo hanno tutti i cittadini: serviranno nei prossimi anni importanti investimenti per promuovere l’alfabetizzazione mediatica e le competenze digitali dei cittadini, inclusi lo sviluppo del pensiero critico e la capacità di identificare la disinformazione.

Nella società, infatti, vi sono gruppi più vulnerabili di altri, che affrontano un rischio maggiore di essere fuorviati e di conseguenza di esporsi a situazioni più pericolose.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

 

Comunicazione congiunta dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio, Contrastare la disinformazione sulla Covid-19: far valere i fatti, doc. JOIN(2020) del 10.6.2020

Comunicazione congiunta dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio, Rafforzamento della resilienza e potenziamento delle capacità di affrontare minacce ibride, doc. JOIN(2018) 16 del 13.6.2018

Riunione del Consiglio europeo (19 e 20 marzo 2015) – Conclusioni

Comunicazione congiunta dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio, Quadro congiunto per contrastare le minacce ibride. La risposta dell’Unione europea, doc. JOIN(2016) 18 del 6.4.2016

 

 

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