I diritti delle vittime di reato nell’Unione europea

10 luglio 2020 di Mauro Varotto

Secondo i dati forniti da Eurostat, nel 2017, ultimo anno disponibile, nell’Unione europea sono stati registrati circa 15 milioni di reati gravi: omicidio, sfruttamento sessuale di minori, aggressione, rapimento, violenza sessuale, stupro, aggressione sessuale e rapina.

Il confinamento delle persone durante la pandemia di Covid-19 ha fatto registrare un aumento della violenza domestica (si vedano i dati dell’OMS a questo link), degli abusi sessuali su minori, dei reati informatici (si veda le relazione dell’Europol a questo link) e dei reati basati sull’odio xenofobo e legati al razzismo (si veda la relazione dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali a questo link).

 

In questo contesto, la Commissione europea ha presentato una strategia quinquennale sui diritti delle vittime dei reati perché, come scrive nell’introduzione:

“un’Unione dell’uguaglianza deve garantire l’accesso alla giustizia a tutte le vittime di reato, indipendentemente dal luogo dell’Unione europea e dalle circostanze in cui è stato commesso il reato”.

Le vittime di reato devono avere accesso non solo alla giustizia ma anche ad assistenza e protezione in ogni momento.

La legislazione europea in materia è ampia.

La direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato definisce una serie di diritti per le vittime di reato e i relativi obblighi a carico degli Stati membri.

L’obiettivo della direttiva è garantire che tutte le vittime di reato ricevano informazione, assistenza e protezione adeguate e possano partecipare ai procedimenti penali. Ai sensi della direttiva, le vittime devono essere riconosciute e trattate in maniera rispettosa, sensibile, personalizzata, professionale e non discriminatoria da tutti gli attori con cui entrano in contatto. Occorre dedicare speciale attenzione alle vittime con esigenze particolari al fine di proteggerle dalla vittimizzazione secondaria, dall’intimidazione e dalle ritorsioni. Tali vittime devono avere accesso a servizi di assistenza specialistica. Inoltre, la direttiva prevede che, se la vittima è un minore, deve essere innanzitutto considerato l’interesse superiore del minore.

La direttiva sui diritti delle vittime non prevede solo il recepimento nell’ordinamento nazionale, bensì impone agli Stati membri anche l’adozione di misure non legislative, quali l’istituzione di servizi di assistenza generale e specialistica e la garanzia che gli operatori che entrano in contatto con le vittime ricevano un’efficace formazione relativa ai diritti e alle esigenze delle vittime.

Gli Stati membri dovevano recepire le disposizioni della direttiva nel loro ordinamento giuridico nazionale entro il 16 novembre 2015.

Ancora oggi, la maggior parte degli Stati membri dell’Unione non ha ancora recepito completamente la direttiva sui diritti delle vittime: sono in corso ben 21 procedure di infrazione contro altrettanti Stati membri, tra i quali l’Italia, la quale, peraltro, è oggetto dell’unico caso in cui la Corte di giustizia dell’Unione europea ha interpretato la direttiva (causa Gambino e Hyka).

Accanto a questo, che è il principale strumento a livello europeo applicabile a tutte le vittime di reato, l’Unione ha altresì adottato svariati strumenti per affrontare le esigenze specifiche delle vittime di particolari tipologie di reato, strumenti che integrano e sviluppano la direttiva sui diritti delle vittime:

  • circa i diritti di indennizzo delle vittime di reato, la direttiva 2004/80/CE del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa all’indennizzo delle vittime di reato;
  • per le vittime di terrorismo, la direttiva (UE) 2017/541 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 15 marzo 2017, sulla lotta contro il terrorismo
  • per le vittime della tratta di esseri umani la direttiva 2011/36/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2011 , concernente la prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle vittime
  • per i minori vittime di sfruttamento sessuale, la direttiva 2011/93/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 13 dicembre 2011, relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.

Emerge, tuttavia, dalle più recenti indagini condotte dalla Commissione a livello europeo  (si veda l’ultima relazione riportata in appendice all’articolo) che le vittime di reato non sono ancora in grado di esercitare pienamente i loro diritti.

Le difficoltà incontrate dalle vittime per accedere alla giustizia sono principalmente dovute alla mancanza di informazioni e a un livello insufficiente di assistenza e protezione. Spesso durante il procedimento penale e nel contesto della domanda di risarcimento le vittime sono esposte alla cosiddetta “vittimizzazione secondaria”, cioè alle conseguenze negative per le vittime derivanti dalla loro partecipazione ai procedimenti penali, compresa loro esposizione al contatto con gli autori dei reati subiti, le autorità giudiziarie e/o il pubblico in generale.

In Unione europea, coloro che diventano vittime mentre sono in viaggio all’estero ritengono sia ancora più difficile accedere alla giustizia e ottenere un risarcimento.

Infine, per le vittime più vulnerabili – quali quelle di violenza di genere, le vittime minorenni, le vittime con disabilità, le vittime anziane, le vittime di reati basati sull’odio, le vittime del terrorismo o le vittime della tratta di esseri umani -, è particolarmente difficile affrontare i procedimenti penali e gestire le conseguenze del reato subito.

Tutto questo dipende anche da una errata attuazione delle norme dell’Unione europea negli ordinamenti giuridici nazionali: la piena attuazione delle norme unionali impone che esistano strutture appropriate che forniscano servizi di assistenza generali e specialistici, nonché una protezione in linea con le esigenze individuali delle vittime. Tutti i soggetti che entrano in contatto con le vittime devono inoltre essere formati e pienamente consapevoli dei diritti delle vittime.

Ma ciò ancora non avviene.

La nuova strategia della Commissione europea si basa su un approccio che prevede due linee di intervento: il rafforzamento dei diritti delle vittime di reato e la collaborazione a sostegno dei diritti delle vittime.

La strategia ritiene fondamentale rafforzare i diritti delle vittime di reato affinché queste possano denunciare i reati, partecipare ai procedimenti penali, chiedere un risarcimento e, in definitiva, riprendersi, per quanto possibile, dalle conseguenze di un reato. A quest’ultimo proposito è importante il concetto di “giustizia riparativa”, la quale comprende una serie di servizi, ad esempio la mediazione vittima-autore del reato, il dialogo esteso ai gruppi parentali, ecc.

La strategia si pone cinque priorità chiave:

  1. comunicazione efficace con le vittime e garanzia di un ambiente sicuro affinché le vittime possano denunciare i reati;
  2.  miglioramento dell’assistenza e della protezione delle vittime più vulnerabili;
  3. agevolazione dell’accesso delle vittime al risarcimento;
  4. rafforzamento della cooperazione e del coordinamento tra tutti i soggetti pertinenti; e
  5. rafforzamento della dimensione internazionale dei diritti delle vittime.

La strategia sui diritti delle vittime elenca una serie ambiziosa di azioni chiave da realizzare entro il 2025.

Naturalmente, il suo successo – cioè riuscire a rendere pienamente effettivi i diritti di tutte le vittime ovunque nell’Unione europea e in ogni circostanza – deriva dal necessario il coinvolgimento di tutti gli attori coinvolti, a livello europeo, nazionale e locale, delle istituzioni ma anche della società civile.

Nell’ordinamento dell’Unione europea i diritti delle vittime all’accesso alla giustizia e alla protezione, infatti, sono diritti fondamentali e tutti siamo chiamati a contribuire al loro effettivo esercizio.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Strategia dell’UE sui diritti delle vittime (2020-2025), doc. COM (2020) 258 del 24 giugno 2020

Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’attuazione della direttiva 2012/29/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012, che istituisce norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato e che sostituisce la decisione quadro 2001/220/GAI, doc. COM(2020) 188 del 11.5. 2020

 

 

 

 

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