Una transizione verde socialmente sostenibile: il Fondo sociale per il clima 2025-2032

24 settembre 2021 di Mauro Varotto

Ho già presentato la proposta della Commissione europea, contenuta nel pacchetto legislativo “Fit for 55” (Pronti per il 55%) che attua le riforme necessarie al Green Deal europeo e che riguarda tutti gli aspetti della transizione verde: dalle energie rinnovabili all’efficienza energetica, dall’edilizia all’utilizzo del suolo, dalla tassazione energetica alla condivisione degli sforzi e al nuovo sistema per lo scambio di quote di emissione che interesserà l’edilizia e il sistema dei traporti su strada.

Come ha ben chiarito anche la Commissione europea, la transizione verde – analogamente a quelle digitale – oltre agli innegabili benefici, avrà anche un costo: le nuove politiche climatiche rischiano, infatti, di esercitare nel breve periodo un’ulteriore pressione sulle famiglie, sugli utenti dei trasporti e sulle microimprese più vulnerabili, aggravando la cosiddetta povertà energetica.

In particolare, il nuovo sistema EU ETS (Emissions Trading System), sullo scambio di emissioni di carbonio affiancherà il sistema attuale e fisserà il prezzo del carbonio per i due nuovi settori dell’edilizia e dei trasporti stradali: è, quindi, previsto, nel breve termine, un aumento del prezzo dei combustibili fossili il quale avrà impatti sociali e distributivi significativi, i quali potrebbero colpire in modo sproporzionato le famiglie vulnerabili, le microimprese vulnerabili e gli utenti dei trasporti che spendono una parte maggiore del loro reddito per l’energia e i trasporti e che, in alcune regioni , non hanno accesso a soluzioni di mobilità e trasporto alternative e convenienti.

Per questo motivo, nel pacchetto legislativo “Fit for 55” la Commissione europea si è preoccupata di ripartire in maniera equa i costi della lotta e dell’adattamento ai cambiamenti climatici: la transizione verde deve essere, innanzitutto, una transizione equa dal punto di vista sociale.

La sfida centrale della transizione verde in Europa, infatti, è di fare in modo che i vantaggi e le opportunità che ne derivano siano accessibili a tutti nel modo più rapido ed equo possibile.

In questo contesto, la Commissione ha proposto agli Stati membri di destinare parte delle entrate generate dal nuovo sistema ETS per la fissazione del prezzo del carbonio nell’edilizia e nei traposti su strada per incentivare l’innovazione, la crescita economica e gli investimenti nelle tecnologie pulite.

A tal fine, ha presentato la proposta di istituire un nuovo Fondo sociale per il clima (SCF – Social Climate Fund), per il periodo 2025-2032, il cui obiettivo è assegnare finanziamenti specifici agli Stati membri per aiutare i cittadini a investire nell’efficienza energetica, in nuovi sistemi di riscaldamento e raffrescamento e in una mobilità più pulita.

Il Fondo sociale per il clima sarebbe finanziato direttamente dal bilancio dell’Unione europea, utilizzando un importo equivalente al 25% delle entrate previste provenienti dal nuovo sistema di scambio di quote di emissione dell’edilizia e dei carburanti per il trasporto stradale: secondo le stime, si tratta di assegnare almeno 72,2 miliardi di euro, a prezzi correnti, destinati agli Stati membri per il periodo 2025-2032.

La proposta legislativa prevede anche un meccanismo di cofinanziamento nazionale pari al 50% del contributo unionale, che, se approvato, permetterebbe al Fondo sociale per il clima di mobilitare 144,4 miliardi di euro per una transizione socialmente equa.

Le risorse del Fondo, quindi, saranno destinate agli Stati membri perché forniscano un sostegno temporaneo al reddito delle persone per ridurre la povertà energetica e perché finanzino misure e investimenti nazionali volti a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, attraverso una maggiore efficienza energetica degli edifici, la decarbonizzazione del riscaldamento e del raffreddamento degli edifici, compresa l’integrazione dell’energia da fonti rinnovabili e garantire un migliore accesso alla mobilità e ai trasporti a zero e basse emissioni a vantaggio delle famiglie vulnerabili, delle microimprese vulnerabili e degli utenti dei trasporti vulnerabili.

Ciascuno Stato membro stabilirà un proprio piano sociale per il clima (Social Climate Plan), che dovrà essere presentato alla Commissione europea assieme all’aggiornamento del piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC), il quale, come prevede il regolamento (UE) 2018/1999 sulla governance europea del mercato dell’energia, dovrà avvenire entro il mese di giugno 2024.

Pertanto, il Fondo e i relativi “piani sociali per il clima”, adottati a livello nazionale e nei quali ogni Stato deciderà le misure e gli investimenti da finanziare, si collegheranno e saranno inquadrati dalle riforme previste e dagli impegni assunti dai PNIEC.

La ripartizione delle risorse del Fondo tra gli Stati membri e tra le diverse misure finanziabili, avverrà in base ai criteri fissati da specifici allegati tecnici alla proposta di regolamento della Commissione europea.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Commissione europea, Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che istituisce un Fondo sociale per il clima, doc. COM(2021) 568 del 14/07/2021

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