Orientamenti dell’Unione europea per gli insegnanti per contrastare la disinformazione on line

18 novembre 2022 di Mauro Varotto

I dati dell’ultima indagine Ocse-Piaac del 2019 rivelano che il 27,7% della popolazione italiana tra i 16 e i 65 anni (cioè, circa 10,5 milioni di italiani) è analfabeta funzionale, quasi al livello della Spagna (27,5%) e Israele (27%). Gli unici che si posizionano in una situazione peggiore sono Turchia (45,8%) e Cile (53,1%).

Tra le altre percentuali, c’è un 5,5% di popolazione italiana che comprende solo informazioni elementari in testi molto corti, mentre un 22,2% comprende testi digitali e cartacei solo se sono abbastanza brevi.

Quindi, i risultati del Programme for the international assessment of adult competencies (Piaac) – che valutano le specifiche competenze in tre aree: literacy, numeracy e problem solving (leggere e scrivere, matematica e risoluzione dei problemi) – parlano chiaro: l’Italia è il paese europeo peggiore per quanto riguarda il livello di analfabetismo funzionale.

Sempre in Italia, un’altra forma di analfabetismo, quello strumentale, cioè chi non sa leggere né scrivere, riguarda ancora lo 0,6% della popolazione, circa 350.000 italiani (Istat, 2020).

Infine, vi è anche il cosiddetto analfabetismo di ritorno, che riguarda gli alfabetizzati che regrediscono nelle proprie capacità di scrittura, lettura e capacità matematiche, oltre che nella comprensione della società, e che, secondo una indagine condotta nel 2019 dall’Istituto Carlo Cattaneo per la Fondazione Gian Giacomo Feltrinelli, in Italia sfiora la percentuale del 30% (quindi, circa 11 milioni di italiani).

In conclusione, in Italia, nella fascia tra i 16 e i 65 anni di età, che rappresenta il 63,8% della popolazione complessiva, cioè circa 38 milioni di italiani, vi sono circa 22 milioni di persone analfabete funzionali o di ritorno.

In appendice all’articolo riporto le definizioni ufficiali, utilizzate a fini statistici, di tali forme di analfabetismo.

 

Queste persone diversamente analfabete – in Italia, lo riscrivo, pari a circa il 60% della popolazione adulta – si informano e assumono le conseguenti decisioni – anche quando, ad esempio, vanno a votare – quasi esclusivamente mediante ciò che vedono e ascoltano in TV o ciò che vedono, ascoltano e leggono in Internet e, pertanto, sono le più esposte alle sempre più diffuse campagne di disinformazione, non avendo gli strumenti per capire se una notizia sia vera oppure falsa.

Il fenomeno, tuttavia, è diffuso in tutta Europa tanto che l’Unione europea – una delle Istituzioni che risulta essere tra i bersagli preferiti delle campagne di disinformazione sia interne, cioè create negli Stati membri, che esterne –  da diversi anni si sta occupando del fenomeno, come ho avuto modo di scrivere in un precedente articolo, uno dei cui esiti è il Codice di buone pratiche sulla disinformazione del 2022.

Il tema è anche al centro della cosiddetta legge europea sui servizi digitali, entrata in vigore il 16 novembre 2022 e ci cui la Commissione europea ha appena pubblcato un vademecum on line.

Nell’ambito di questa campagna di contrasto alla crescente disinformazione on line e sui mezzi di comunicazione, la Commissione europea il 13 ottobre scorso ha pubblicato degli specifici orientamenti rivolti agli insegnanti e agli educatori delle scuole primarie e secondarie finalizzati a contrastare la disinformazione e promuovere l’alfabetizzazione digitale nelle loro classi.

L’attenzione ai più giovani si spiega perché, dai risultati di prove dirette, emerge che attualmente in Europa uno studente di 13 anni su tre non dispone delle competenze digitali di base e, secondo l’OCSE, solo poco più della metà dei quindicenni dell’Unione europea ha riferito di aver appreso a scuola come riconoscere se le informazioni sono soggettive o distorte.

Emerge, quindi, la chiara necessità – per le fasce di età più giovani – di rafforzare il ruolo dell’istruzione e della formazione nella lotta alla disinformazione e nella promozione dell’alfabetizzazione digitale e di quella mediatica.

Tali orientamenti forniscono un sostegno pratico agli insegnanti e agli educatori e includono definizioni di concetti tecnici, esercizi da svolgere in classe e consigli su come incoraggiare buone abitudini online.

Questo pacchetto di strumenti affronta, infatti, tre temi principali: rafforzare l’alfabetizzazione digitale, contrastare la disinformazione, esaminare e valutare l’alfabetizzazione digitale.

Gli orientamenti presentati oggi sono stati elaborati con il sostegno del gruppo di esperti della Commissione sulla lotta alla disinformazione e per la promozione dell’alfabetizzazione digitale attraverso l’istruzione e la formazione, cui partecipano anche due rappresentanti italiani, e riuniscono un’ampia gamma di pratiche provenienti dal mondo dell’istruzione e della formazione, dalla radiodiffusione, dal mondo accademico, dai social media e dal giornalismo. Il gruppo di esperti ha pubblicato contestualmente anche una relazione, che analizza il ruolo dell’istruzione e della formazione nella lotta alla disinformazione e presenta possibili soluzioni attraverso politiche a livello nazionale e di Unione europea.

Resta da ricordare che tali orientamenti rientrano nel piano d’azione per l’istruzione digitale (2021-2027) e nel piano d’azione per la democrazia europea e contribuiranno alla realizzazione dello spazio europeo dell’istruzione entro il 2025. Vengono inoltre ad integrare il lavoro che la Commissione europea sta già svolgendo per contrastare la disinformazione attraverso il programma Erasmus+, il Corpo europeo di solidarietà ed eTwinning.

Inoltre, il ruolo dell’alfabetizzazione mediatica nella lotta alla disinformazione è sostenuto nell’ambito del programma Europa creativa e attraverso l’Osservatorio europeo dei media digitali e i suoi hub regionali, sostenuti sempre dalla Commissione europea.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

European Commission, Directorate-General for Education, Youth, Sport and Culture, Guidelines for teachers and educators on tackling disinformation and promoting digital literacy through education and training (Orientamenti per gli insegnanti e gli educatori volti a contrastare la disinformazione e a promuovere l’alfabetizzazione digitale attraverso l’istruzione e la formazione), Publications Office of the European Union, 2022,

Saranno rese disponibili le traduzioni in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea.

European Commission, Directorate-General for Education, Youth, Sport and Culture, Final report of the Commission expert group on tackling disinformation and promoting digital literacy through education and training: final report, Publications Office of the European Union, 2022.

 

Il termine analfabetismo funzionale viene definito dall’UNESCO nel 1984:

“La condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”.

La definizione dell’UNESCO rimane ancora oggi autorevole, tuttavia la digitalizzazione ha introdotto nuove competenze riguardanti l’uso degli strumenti informatici (sistemi operativi, uso del web ecc.). Di conseguenza è opportuno considerare anch’esse e, quindi, più nel dettaglio, l’analfabetismo funzionale oggi riguarda la scarsa:

  • comprensione di testi indirizzati a persone comuni (es. articoli di giornale, dizionari, regolamenti, bollette);
  • capacità di eseguire anche semplici calcoli matematici (es. calcolo di sconti in percentuale);
  • conoscenza dei fenomeni storici;
  • capacità di senso critico;
  • abilità nell’utilizzare gli strumenti informatici.

Tutto ciò nonostante la persona abbia ricevuto un’istruzione scolastica e possegga una padronanza base dell’alfabetizzazione.

L’analfabetismo funzionale si distingue da altri tipi di analfabetismo rilevati a livello statistico:

  • analfabetismo strumentale, che riguarda chi non sa leggere né scrivere;
  • analfabetismo di ritorno, che riguarda gli alfabetizzati che regrediscono nelle proprie capacità di scrittura, lettura e capacità matematiche, oltre che nella comprensione della società.

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