Rumore ambientale: obiettivi, politiche, interventi dell’Unione europea. Il ruolo delle città

14 aprile 2023 di Mauro Varotto

Il “rumore ambientale” viene definito dalla legislazione dell’Unione europea in questi termini: “I suoni indesiderati o nocivi in ambiente esterno prodotti dalle attività umane, compreso il rumore emesso da mezzi di trasporto, dovuto al traffico veicolare, al traffico ferroviario, al traffico aereo e proveniente da siti di attività industriali”.

L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA), in un recente rapporto intitolato: Ambiente sano, vita sana: come l’ambiente influenza la salute e il benessere in Europa (Relazione n. 21/2019), ha indicato che il rumore è il secondo più importante fattore causale ambientale di malattie nell’Unione europea (dopo l’inquinamento atmosferico). L’esposizione prolungata a livelli elevati di inquinamento acustico può avere gravi ripercussioni sulla salute (tra cui pressione sanguigna elevata, malattie cardiovascolari e mortalità precoce) e influire in modo significativo sulla salute e sul benessere psicofisici (a esempio, con disturbi cronici, come un livello elevato di disturbi del sonno, stress e/o fastidio). Il 20% della popolazione dell’Unione (una persona su cinque, di tutte le fasce di età) vive in zone in cui i livelli di rumore sono nocivi per la salute.

La seguente tabella riporta il numero di persone che avvertono un forte fastidio, che soffrono di gravi disturbi del sonno e che sono soggette a cardiopatie ischemiche, nonché il numero di decessi prematuri a causa del rumore, calcolate dall’AEA secondo i metodi messi a punto dall’OMS e avvalendosi dei dati del 2017.

 

Anche un recente studio condotto dalla Commissione europea ha valutato quanti dei 447 milioni di abitanti dell’Unione europea sono potenzialmente esposti a livelli di rumore ambientale nocivi per la salute, cioè superiori a quelli massimi raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nelle linee guida del 2018, le quali riguardano tre degli otto effetti sulla salute connessi al rumore (malattie cardiovascolari, disturbi del sonno e fastidio) e forniscono precise indicazioni circa i livelli massimi di rumore tollerabili dalle persone, specifici a seconda della sorgente.

E’ emerso che tale esposizione potenziale riguarda 167 milioni di cittadini europei in relazione al rumore del traffico veicolare, 36 milioni di cittadini in relazione al rumore del traffico ferroviario e 15 milioni di cittadini in relazione al rumore del traffico aereo.

Sempre l’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha utilizzato i dati comunicati dagli Stati membri dell’Unione per valutare l’esposizione al rumore dei rispettivi residenti, prendendo in considerazione 443 agglomerati (tenendo conto degli assi stradali e ferroviari, degli aeroporti e degli impianti industriali), nonché 61 aeroporti principali, 422.000 km di assi stradali principali e 39.000 km di assi ferroviari principali al di fuori degli agglomerati e ha condotto una comparazione quinquennale, per il 2007, il 2012 e il 2017.

Nella seguente tabella sono indicati i dati ufficiali relativi al numero di persone esposte e a livelli di rumore superiori alle soglie previste dalla direttiva europea 2002/49/CE (superiori a superiori a 55 dB Lden), relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale, che è lo strumento legislativo principale di tutela della salute e del benessere delle persone dall’eccesso di inquinamento acustico causato dal traffico veicolare, ferroviario e aeroportuale e dai grandi impianti industriali.

 

 

Come richiesto dalla citata direttiva dell’Unione europea, negli ultimi vent’anni gli Stati membri hanno tracciato mappe acustiche per quasi tutte le ubicazioni richieste. Tali mappe sono state aggiornate quattro volte (una volta ogni cinque anni).

I rispettivi dati sul rumore possono essere oggi consultati sul sito web dell’AEA, la quale offre anche un “sistema di informazione e osservazione relativo al rumore in Europa” (N.O.I.S.E. – Noise Observation and Information Service for Europe), che utilizza una rappresentazione geospaziale e che viene ora reso coerente ed esteso a livello dell’intera Unione, in base a una serie di nuove disposizioni obbligatorie in materia di comunicazione dei livelli di rumore, entrate in vigore il 1º gennaio 2022: queste nuove disposizioni consentiranno presto di determinare l’esposizione e gli effetti sulla salute per ogni singola abitazione dell’Unione europea e sarà, inoltre, possibile consultare le misure contenute nei piani d’azione adottati a livello nazionale, regionale e locale per ridurre i livelli di rumore.

Tuttavia, nell’Unione europea l’esposizione al rumore è rimasta piuttosto stabile e non è diminuita nonostante i vent’anni di attuazione della direttiva e di altre politiche nazionali in materia di rumore e dei limiti nazionali di emissione acustica.

E lo studio della Commissione europea del 2021, sopra citato, rivela anche che mentre le autorità nazionali e locali competenti hanno una visione molto chiara della portata del problema legato al rumore e delle soluzioni a loro disposizione, il grande pubblico, invece, non sempre ha contezza della situazione dell’inquinamento acustico, né dell’entità delle ripercussioni che esso ha sulla salute.

 

Gli obiettivi 2030 dell’Unione europea per ridurre il rumore ambientale

Nell’ambito del Green Deal europeo, l’Unione europea si è impegnata a conseguire l’obiettivo “inquinamento zero” per un ambiente privo di sostanze tossiche.

Il Piano d’azione per l’inquinamento zero del 2021 fissa l’obiettivo specifico di ridurre del 30%, entro il 2030, il numero di persone che soffrono di disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti, rispetto al 2017.

A tal fine, nel piano d’azione per l’inquinamento zero la Commissione si è impegnata a contrastare meglio l’emissione acustica alla fonte, in particolare garantendo la corretta attuazione e, se del caso, il miglioramento del quadro normativo dell’Unione in materia di rumore per quanto concerne veicoli stradali e relativi pneumatici, ferrovie e aeromobili, il tutto accompagnato da un’azione parallela a livello mondiale; affrontare la questione dell’emissione acustica ambientale delle macchine ed attrezzature destinate a funzionare all’aperto; infine, valutare l’opportunità di fissare obiettivi di riduzione del rumore a livello di Unione, nel contesto della direttiva sul rumore ambientale.

Il Piano d’azione per l’inquinamento zero sottolineava, inoltre, la necessità di integrare meglio i piani d’azione in materia di rumore degli Stati membri nei piani di mobilità urbana sostenibile, incrementando contestualmente la rete di trasporti pubblici puliti e promuovendo mezzi di trasporto più attivi.

Sia la strategia europea per una mobilità sostenibile e intelligente del 2020 sia l’ottavo programma di azione per l’ambiente, adottato nel 2022, confermano ulteriormente la necessità di ridurre il rumore prodotto principalmente dai trasporti.

In tal senso, la strategia europea contiene già un elenco di misure da adottare in materia di pneumatici, diritti aeroportuali e promozione del trasporto ferroviario.

 

Nuove misure aggiuntive per ridurre il rumore ambientale

Tuttavia, la prima relazione integrata sul monitoraggio e le prospettive sull’inquinamento zero della Commissione europea pubblicata nel dicembre 2022 [doc. COM(2022) 674 dell’8 dicembre 2022], e che contiene anche una analisi specifica sul rumore, evidenzia che l’obiettivo fissato nel Piano d’azione per l’inquinamento zero di ridurre del 30% entro il 2030, rispetto al 2017, il numero di persone che soffrono di disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti non sarà raggiunto a meno che non si adottino misure aggiuntive.

La relazione anticipa, inoltre, che, nonostante siano in atto le misure previste, il numero complessivo di persone che soffrono di disturbi cronici dovuti al rumore dei trasporti aumenterà del 3% entro il 2030, ma spiega anche che entro il medesimo termine tale cifra potrebbe diminuire del 19% con l’adozione a livello locale di una cospicua serie di misure aggiuntive.

Tale relazione ha concluso che sono necessari sforzi molto più intensi per far fronte al problema del rumore prodotto dal trasporto su strada, che costituisce ancora la principale fonte di inquinamento acustico.

Per conseguire l’obiettivo del Piano d’azione per l’inquinamento zero occorreranno, quindi, misure destinate non solo alle zone con gravi problemi acustici, ma anche a quelle con livelli di rumore moderati. A tal fine sarà necessaria una combinazione di misure, tra cui norme più rigorose in materia di inquinamento acustico per il trasporto su strada, una migliore pianificazione urbana e dei trasporti e riduzioni sostanziali del traffico veicolare e della relativa velocità nelle città.
Pertanto, la Commissione europea nei prossimi mesi darà priorità ad azioni volte a:

  • rivedere i limiti per gli pneumatici, intervenendo sulla base del Regolamento n. 117 della Commissione economica per l’Europa delle Nazioni Unite (UNECE);
  • accelerare l’introduzione dei soli carri merci a bassa rumorosità, migliorando l’attuazione delle “tratte meno rumorose” a norma del regolamento (UE) n. 1304/201441;
  • promuovere procedure rafforzate volte a ridurre il rumore prodotto dall’atterraggio e dal decollo degli aeromobili;
  • infine, introdurre tasse ambientali per aumentare l’impiego di aeromobili a bassa rumorosità in sede di revisione della direttiva sui diritti aeroportuali.

A livello nazionale, invece, l’attuazione della direttiva europea sul rumore ambientale e della pertinente legislazione sulle sorgenti di rumore continuerà ad essere fondamentale.

La Commissione chiede, pertanto, agli Stati membri di accelerare i loro sforzi di conformità alla legislazione unionale e garantire che i rispettivi piani d’azione in materia di rumore prevedano sistematicamente:

  • introduzione di rivestimenti a bassa rumorosità ogni volta che una strada trafficata è riasfaltata, avvalendosi degli orientamenti europei in materia di appalti pubblici verdi;
  • limiti inferiori di velocità stradale, laddove siano presenti altri benefici collaterali, come la sicurezza;
  • manutenzione dei binari ferroviari in modo da mantenere lisce le rotaie e l’installazione di binari a basse emissioni in prossimità delle abitazioni;
  • fissazione di obiettivi adeguati di attenuazione del rumore in linea con il regolamento (CE) n. 598/2014 relativo al rumore prodotto dagli aeroporti, unitamente a misure efficaci per conseguirli.

 

Il ruolo delle città europee e del Green City Accord

E’ chiaro che, comunque, sarà necessaria una cooperazione ottimale tra le autorità nazionali, regionali e locali e che, soprattutto, occorrerà responsabilizzare ulteriormente gli attori locali e incoraggiarli a replicare le iniziative di punta condotte da alcune città in tutta l’Unione europea, volte a contrastare l’esposizione all’inquinamento acustico ambientale nelle aree urbane e a promuovere la salute e la qualità della vita.

Il riferimento è alle azioni pionieristiche delle 100 città europee che hanno sottoscritto il Green City Accord.

Il Green City Accord è un movimento di sindaci dell’Unione impegnato a rendere le città più pulite e più sane. Esso mira a migliorare la qualità della vita dei propri cittadini e ad accelerare l’attuazione della legislazione ambientale dell’Unione europea.

Firmando il Green City Accord, le città si impegnano ad occuparsi di cinque settori della gestione ambientale: aria, acqua, natura e biodiversità, economia circolare e rifiuti, rumore.

Con particolare riferimento a quest’ultimo aspetto, tali 100 città europee (per l’Italia, al momento, vi hanno aderito: Bolzano, Firenze, Arezzo, Cesena, Taranto e Acquaviva delle Fonti) si sono impegnate a dare attuazione ai piani d’azione previsti dalla direttiva europea 2002/49/CE sul rumore ambientale e a conseguire una riduzione significativa dell’inquinamento acustico entro il 2030 nonché di avvicinarsi ai livelli raccomandati dall’Organizzazione mondiale della sanità.

Una corretta definizione di piani d’azione in materia di rumore efficienti ed efficaci, sotto il profilo dei costi, richiede competenze qualificate e tutte le autorità locali potranno utilizzare tale rete di città come una preziosa fonte di conoscenze, di scambio di informazioni e di buone prassi.

Risulta, altresì, opportuno incoraggiare ulteriormente i rappresentanti della società civile a garantire la corretta attuazione dei piani d’azione per la gestione del rumore e a migliorare la riduzione del rumore a livello locale.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Commissione europea, Relazione sull’attuazione della direttiva sul rumore ambientale, ai sensi dell’articolo 11 della direttiva 2002/49/CE, doc. COM(2023) 139 del 20.03.2023

Commissione europea, direzione generale dell’Ambiente, Kantor, E., Klebba, M., Richer, C. et al., Valutazione dei potenziali benefici per la salute delle misure di attenuazione del rumore nell’UE: progetto sui fenomeni, Ufficio delle pubblicazioni, 2021,

Organizzazione Mondiale della Sanità, Environmental noise guidelines for the European Region, 2018

 

 

 

 

 

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