Le sfide poste dalla triplice crisi planetaria originata dai cambiamenti climatici, dalla perdita di biodiversità e dall’inquinamento hanno un impatto molto ampio sulle nostre società e sull’economia, e in particolare sulla salute, la sussistenza e il benessere delle persone di tutto il mondo.

Solo per fare qualche esempio, le temperature molto elevate e i lunghi periodi di siccità riducono la quantità di acqua dolce disponibile, il che rischia di perturbare le attività di irrigazione dei seminativi, finendo per minacciare gli approvvigionamenti alimentari. A sua volta, tutto ciò può esacerbare le tensioni socioeconomiche e creare instabilità, o persino scontri, all’interno degli Stati e fra di essi.

Nel 2021 l’ONU, nel report annuale relativo al “Climate Security Mechanism (CSM)”, ha, infatti, rilevato che 12 dei 20 paesi più soggetti ai cambiamenti climatici e meno equipaggiati per affrontarli si trovano in una situazione di conflitto.

L’Unione europea ha definito i cambiamenti climatici come “moltiplicatori di minacce” per la prima volta nel 2008, nella sua relazione sui Cambiamenti climatici e sicurezza internazionale.

La Tabella di marcia sui cambiamenti climatici e la difesa, adottata nel 2020, e il Concetto del 2021 per un approccio integrato al clima e alla sicurezza, hanno evidenziato i legami fra i cambiamenti climatici, la gestione delle crisi dell’UE e la difesa europea. 

Le minacce alla sicurezza create dai cambiamenti climatici

L’unione europea ha identificato le seguenti minacce indotte dagli attuali cambiamenti e degrado ambientale:

  • i cambiamenti climatici e il degrado ambientale sono intrinsecamente connessi e si aggravano a vicenda. Incidono già sulla sicurezza alimentare, riducendo la resa di grandi colture come il granturco, il riso e il frumento e aumentando il rischio di una concomitanza di raccolti scarsi nei grandi paesi produttori. Allo stesso tempo l’insostenibilità della produzione alimentare causa a sua volta degrado ambientale e carenza idrica. Si stima che, entro il 2050, oltre un miliardo di persone non avrà un accesso sufficiente all’acqua e che il degrado del suolo potrebbe salire al 90 % mentre la domanda di alimenti potrebbe aumentare del 60 %. Eloquenti, in proposito, i dati riferiti dal SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute) nel rapporto del 2022, intitolato “Environment of Risk: Security in a New Era of Risk”, e dal Rapporto Groundswell della Banca mondiale del 2021;
  • l’instabilità e la penuria di risorse indotte dal clima e dall’ambiente possono essere strumentalizzate attivamente da gruppi armati, reti della criminalità organizzata, regimi corrotti o autoritari e altri soggetti, anche attraverso la criminalità ambientale. Quest’ultima è ormai il quarto settore della criminalità mondiale per dimensioni ed è in continua espansione, accelerando ulteriormente la crisi ambientale, anche a causa dello sfruttamento non sostenibile delle risorse naturali, come evidenzia il Rapporto 2021 di Eurojust sui casi di criminalità ambientale;
  • l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati stima che, dal 2008, una media annuale di 21,5 milioni di persone è stata costretta a sfollare a causa di fenomeni meteorologici, quali inondazioni o ondate di calore. Tali numeri sono destinati a salire nei prossimi decenni (l’Istituto per l’economia e la pace stima che, entro il 2050, 1,2 miliardi di persone nel mondo potrebbero ritrovarsi sfollate a causa dei cambiamenti climatici e delle catastrofi naturali), aggravando i cambiamenti demografici e mettendo a dura prova le città e le aree urbane in cui il possibile aumento della domanda di alloggi, cibo, energia e posti di lavoro concorrerebbe a intensificare gli effetti dei cambiamenti climatici sulla società. Le catastrofi naturali e gli eventi meteorologici estremi possono causare anche danni materiali alle infrastrutture critiche, ostacolando l’accesso a servizi essenziali e di emergenza e la relativa erogazione. Le popolazioni più vulnerabili in difficoltà rischiano di diventare il bersaglio di trafficanti e di altre organizzazioni della criminalità organizzata, mentre i gruppi armati possono sfruttare, e in effetti sfruttano, le situazioni di maggiore vulnerabilità per reclutare bambini soldato e combattenti;
  • i cambiamenti climatici e il degrado ambientale incidono negativamente sulla salute in diversi modi e stanno compromettendo molti determinanti sociali della salute, ad esempio i mezzi di sostentamento, l’accesso all’assistenza sanitaria e le misure di accompagnamento sociale. Questi effetti possono provocare instabilità e minacciare la sicurezza.
  • i cambiamenti climatici rappresentano la maggiore minaccia globale cui le regioni artiche si trovano confrontate, con l’aumento delle temperature a un ritmo triplo o quadruplo rispetto alla media mondiale. L’interesse esterno per le risorse dell’Artide è in aumento, con molteplici conseguenze sociali, ambientali ed economiche. Lo scioglimento dei ghiacci nel Mare Artico apre anche potenziali rotte di navigazione e l’accesso a risorse naturali, il che può comportare un aumento delle tensioni in materia di sicurezza nella regione, come ha evidenziato la Commissione europea in una comunicazione del 2021. I cambiamenti climatici producono un impatto geopolitico sempre più rilevante nel settore marittimo globale, in Europa (ad esempio, nel Mar Baltico e nel Mar Nero) e nella regione indopacifica;
  • tra gli effetti negativi dei cambiamenti climatici sugli oceani si annovera un cambiamento nella composizione e nella distribuzione degli stock ittici che può destabilizzare gli accordi di pesca e aumentare il rischio di controversie internazionali. Anche l’innalzamento del livello dei mari rappresenta un rischio per la sicurezza a causa dell’entità dei possibili sfollamenti e della migrazione di persone e influenzerà, nel contempo, la delimitazione delle zone marittime che determinano i diversi diritti economici, questione che a sua volta può generare instabilità e conflitti. La Relazione speciale dell’IPCC del 2019 in materia di oceani e criosfera nell’era dei cambiamenti climatici stima che il livello dei mari continuerà a salire di circa 0,3 metri entro il 2050 e di 2 metri entro il 2100 nello scenario ad altissime emissioni di gas a effetto serra, con un rischio di sfollamenti forzati che coinvolgerebbero fino a 340 milioni di persone entro il 2050 e 630 milioni di persone entro il 2100;
  • le risorse e le tecnologie essenziali per la transizione energetica e l’eliminazione graduale dei combustibili fossili sono diventate oggetto di una competizione strategica sempre più forte, che si è accelerata ulteriormente a seguito dell’aggressione militare non provocata e ingiustificata della Russia contro l’Ucraina;
  • le forze di sicurezza e di difesa degli Stati membri si trovano confrontate a un ambiente di sicurezza mutevole e sempre più complesso in Europa e nel resto del mondo, anche a causa di condizioni operative più gravose dovute ai cambiamenti climatici. Allo stesso tempo devono ridurre le emissioni di gas a effetto serra e la dipendenza dai combustibili fossili senza compromettere l’efficacia operativa.

 

La nuova prospettiva dell’Unione europea sul nesso tra clima e sicurezza

Pertanto, la Commissione europea e l’Alto rappresentante Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno adottato una comunicazione congiunta che illustra in che modo l’Unione europea affronterà il crescente impatto dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale nei settori della pace, della sicurezza e della difesa.

Con la comunicazione comune l’Unione europea intende integrare meglio il nesso tra clima, pace e sicurezza nelle politiche esterne dell’Unione, con una serie di azioni concrete a tutto campo sul fronte dei dati, delle politiche, delle missioni, della difesa e della cooperazione con i partner terzi per garantire che gli impatti vengano presi in considerazione a tutti i livelli del processo di elaborazione delle politiche, della programmazione e delle operazioni nel campo delle relazioni esterne.

La comunicazione comune definisce quattro priorità principali:

  • rafforzare la pianificazione, il processo decisionale e la messa in atto, attraverso analisi affidabili e accessibili basate su dati concreti sul nesso tra clima e sicurezza;
  • rendere operativa la risposta alle sfide climatiche e alla sicurezza nell’azione esterna dell’Unione, tra l’altro integrando il nesso tra clima e sicurezza nelle analisi dei conflitti regionali e nazionali;
  • perfezionare le misure di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici nelle operazioni e infrastrutture civili e militari degli Stati membri per ridurre i costi e l’impronta ecologica, garantendo nel contempo il mantenimento dell’efficacia operativa;
  • rafforzare le alleanze internazionali nelle sedi multilaterali e con partner come la NATO, in linea con l’agenda dell’UE in materia di cambiamenti climatici e ambiente.

Per realizzare queste priorità, l’Unione attuerà circa 30 azioni, tra cui: la creazione di un polo di dati e analisi sulla sicurezza climatica e ambientale all’interno del Centro satellitare dell’Unione europea; l’invio di consulenti ambientali nelle missioni e operazioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) dell’Unione; l’istituzione, a livello nazionale ed europeo, di piattaforme per la formazione, come la piattaforma dell’Unione per la formazione in materia di clima, sicurezza e difesa; la realizzazione di analisi e studi approfonditi delle politiche e azioni correlate, specie in aree geografiche vulnerabili come il Sahel o l’Artico.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

COMUNICAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO, Una prospettiva nuova sul nesso tra clima e sicurezza: parare l’impatto dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale sulla pace, la sicurezza e la difesa, doc. JOIN (2023) 19 del 28.06.2023


Aggiornamenti successivi e articoli collegati

Per approfondire o seguire l’evoluzione del tema dell’adattamento ai cambiamenti climatici, si possono consultare i seguenti articoli collegati pubblicati su Fare l’Europa:

7 novembre 2025 – Dieci anni dopo Parigi: l’Europa guida la transizione verde
4 aprile 2025Catastrofi e cambiamento climatico: proposte 2025 EIOPA-BCE per una resilienza assicurativa europea
5 aprile 2024Gestire i rischi climatici in Europa: la strategia di intervento dell’UE del 2024
22 settembre 2023. Adattamento climatico: linee guida UE 2023 per le Strategie nazionali
16 novembre 2018La strategia 2013 dell’UE di adattamento ai cambiamenti climatici tra presente e futuro