Analisi del Protocollo 2024 tra Commissione europea e Comitato delle Regioni su cooperazione, sussidiarietà attiva e governance multilivello.
Introduzione
Il rinnovo dell’accordo politico tra la Commissione europea e il Comitato europeo delle Regioni, formalizzato attraverso un Protocollo sulle modalità di cooperazione del 4 aprile 2024, che sostituisce il precedente del 2012, mi consente di scrivere sul più recente organo dell’Unione europea: il Comitato europeo delle Regioni (CdR), che il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE), nei tre articoli ad esso dedicati (articoli da 305 a 307), è denominato semplicemente Comitato delle Regioni.
Il Comitato europeo delle Regioni
Creato nel 1992 dal Trattato sull’Unione Europea di Maastricht, riunitosi per la prima volta nel 1994, è, alla pari del Comitato economico e sociale europeo (CESE), un organo consultivo della Commissione europea, del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea, che esprime pareri sugli atti legislativi: in alcuni casi, espressamente previsti dal TFUE, si tratta di pareri obbligatori ma non vincolanti, senza i quali l’atto potrebbe essere annullato dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea; in altri casi, di propria iniziativa.
Entrambi i Comitati sono composti da un massimo di 350 membri (e altrettanti supplenti), designati dai 27 Stati membri ma nominati dal Consiglio dell’Unione europea per un periodo rinnovabile di cinque anni, ma mentre il CESE rappresenta “le organizzazioni di datori di lavoro, di lavoratori dipendenti e di altri attori rappresentativi della società civile, in particolare nei settori socioeconomico, civico, professionale e culturale”, il CdR, invece,rappresenta “le collettività regionali e locali che sono titolari di un mandato elettorale nell’ambito di una collettività regionale o locale, o politicamente responsabili dinanzi ad un’assemblea eletta”. Per questo, i suoi membri sono rappresentanti eletti negli enti decentrati degli Stati membri, scelti tra oltre un milione di politici locali e regionali.
L’articolo 300 del TFUE stabilisce che: “I membri del Comitato economico e sociale e del Comitato delle regioni non sono vincolati da alcun mandato imperativo. Essi esercitano le loro funzioni in piena indipendenza, nell’interesse generale dell’Unione”. Tuttavia, i membri del CdR sono riuniti in delegazioni nazionali – che riflettono gli equilibri politici, geografici, regionali e locali del proprio paese di provenienza – e/o in gruppi politici, che riflettono i partiti presenti nel Parlamento europeo.
L’aspetto interessante del CdR è che questo organo rappresenta sempre più, nell’ambito della definizione e dell’attuazione delle politiche dell’Unione europea, la voce degli enti decentrati – regioni, enti locali e altri enti intermedi – dei 27 Stati membri.
Innanzitutto, tra le materie in cui deve essere obbligatoriamente consultato dalle tre Istituzioni legislative dell’Unione, vi sono materie che riguardano l’amministrazione locale e regionale, quali, a esempio, la sanità, l’istruzione, l’occupazione, la politica sociale, la coesione economica e sociale, i trasporti, l’energia e i cambiamenti climatici.
In proposito, il Protocollo n. 2 dei Trattati sull’applicazione del principio di sussidiarietà e proporzionalità, stabilisce che “Prima di proporre un atto legislativo, la Commissione effettua ampie consultazioni” e che “Tali consultazioni devono tener conto, se del caso, della dimensione regionale e locale delle azioni previste”: in questo contesto, si legge nel Protocollo di cooperazione, “La Commissione riconosce il ruolo privilegiato del Comitato in quanto assemblea di rappresentanti politici degli enti regionali e locali dell’Unione europea”.
In secondo luogo, questo ruolo politico del CdR è stato rafforzato negli ultimi anni, tanto che il Protocollo di cooperazione con la Commissione europea del 2024 ribadisce espressamente che: “La Commissione riconosce il ruolo privilegiato del Comitato nei rapporti tra istituzioni, altri organi, organismi e agenzie dell’Unione europea e gli enti regionali e locali degli Stati membri”, e assegna al CdR il compito di consultare tempestivamente gli enti locali e regionali come fase a monte del processo politico-legislativo e di fungere da forum istituzionale per esprimere il punto di vista degli enti locali e regionali e assicurare il dialogo dell’Unione con questi enti.
A tal fine, il CdR ha creato una serie di reti per consentire a tutte le regioni e le città dell’Unione europea di scambiare le migliori pratiche, lavorare assieme e contribuire al dibattito europeo su argomenti quali la crescita e l’occupazione, la lotta contro i cambiamenti climatici, la cooperazione transfrontaliera, lo sviluppo e la sussidiarietà.
In terzo luogo, sempre nel Protocollo di cooperazione, la Commissione si impegna anche, a determinate condizioni, a indire consultazioni facoltative del CdR: a esempio, nel caso in cui la materia trattata rientri nelle competenze legislative o esecutive attribuite ad enti decentrati oppure la normativa unionale prevista o le misure nazionali da adottare per la sua attuazione possono incidere direttamente sui bilanci locali o regionali e/o sul funzionamento dell’amministrazione regionale o locale e così via.
E’ alla luce di questa evoluzione, che si è sviluppata nei suoi primi trent’anni di funzionamento, che si può parlare, a proposito del modello istituzionale con cui l’Unione europea definisce e attua le proprie politiche, di “approccio basato sulla governance multilivello e sulla sussidiarietà attiva”.
Si tratta di un modello di “sperimentalismo democratico” oggetto di numerosi studi a livello europeo e internazionale, a partire dal fondamentale testo di Charles F. Sabel e Riccardo Prandini, Esperimenti di Nuova Democrazia: Tra Globalizzazione e Localizzazione, pubblicato in Italia nel 2013 dalla Armando editore, che dedica un saggio all’analisi degli originali processi decisionali dell’Unione europea, ancora oggi di forte attualità.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Protocollo sulle modalità di cooperazione tra la Commissione europea e il Comitato europeo delle regioni, GU C, C/2024/2478, 4.4.2024
Aggiornamenti successivi e articoli collegati
Per approfondire o seguire l’evoluzione del tema della partecipazione degli enti locali alle politiche UE, si possono consultare i seguenti articoli collegati pubblicati su Fare l’Europa:
21 novembre 2025. QFP 2028–2034 | Sviluppo locale nei PNR: strumenti e regole UE
3 ottobre 2025. QFP 2028-2034 | Piani di partenariato e Fondo PNR: governance e bilancio
7 novembre 2025. QFP 2028-2034 | L’Europa vista dai territori
