Analisi del Rapporto Draghi 2024 sulla competitività europea, tra strategie industriali, innovazione, decarbonizzazione e governance economica.

Introduzione

Il rapporto sulla competitività dell’Unione europea, presentato da Mario Draghi il 9 settembre scorso, è articolato in due documenti che esplorano, con diversi livelli di approfondimento (il primo documento si compone di 69 pagine; il secondo di 328), le principali sfide che l’Unione europea dovrà affrontare nei prossimi anni per mantenere e rafforzare la sua posizione competitiva a livello globale.

In un contesto caratterizzato da rapide trasformazioni tecnologiche, dalla transizione verso l’energia pulita e dalla crescente competizione economica con altre potenze, come Stati Uniti e Cina, il rapporto fornisce una visione strategica e proposte concrete per promuovere l’innovazione, sostenere l’industria europea e garantire la sicurezza economica e industriale del continente.

Tra i temi centrali, emergono la necessità di rafforzare le infrastrutture tecnologiche, incentivare la decarbonizzazione, migliorare l’accesso alle materie prime critiche e accelerare la digitalizzazione.

Inoltre, viene proposto un “Competitiveness Pillar” nel prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea (post 2027), che miri a concentrare le risorse su progetti strategici di grande impatto per il futuro economico e industriale dell’Europa.

Infine, il rapporto riflette l’urgenza di una maggiore cooperazione tra gli Stati membri e di un uso efficiente delle risorse europee per affrontare le sfide globali in maniera coordinata e innovativa.

I primi due paragrafi dell’articolo sono dedicati a una rapida analisi dei contenuti dei due documenti di cui si compone il rapporto; il terzo paragrafo è dedicato a una descrizione delle proposte chiave; infine, un ultimo paragrafo sarà dedicato a una analisi critica del rapporto.

 

I. Il futuro della competitività europea: parte A

Il documento intitolato “The Future of European Competitiveness – Part A Competitiveness Strategy for Europe” si concentra sulle sfide e le opportunità che l’Unione europea deve affrontare per mantenere e migliorare la propria competitività economica in un contesto globale in rapida evoluzione.

Esso enfatizza il fatto che, senza un’azione decisa, l’Europa potrebbe dover rinunciare a molte delle sue ambizioni, mettendo a rischio il modello sociale europeo. La crescita economica e la produttività sono essenziali per mantenere la leadership europea in settori chiave e per garantire il benessere dei cittadini.

La Parte A del rapporto è strutturata in sei sezioni, che sintetizzo per punti:

  1. Introduzione. L’Europa ha subito un rallentamento della crescita economica negli ultimi decenni, con un crescente divario di produttività rispetto agli Stati Uniti. La necessità di una crescita maggiore è diventata sempre più evidente a causa delle nuove sfide globali, come la transizione energetica e l’innovazione tecnologica, e della diminuzione della popolazione attiva.
  2. Tre aree di intervento chiave. Il rapporto identifica tre aree principali su cui agire per stimolare una crescita sostenibile in Europa:
  • innovazione e tecnologie avanzate: l’Unione europea deve colmare il divario di innovazione rispetto agli Stati Uniti e alla Cina. La struttura industriale europea è statica, con poche nuove aziende che riescono a crescere rapidamente e a innovare. Il settore tecnologico, in particolare, necessita di maggiori investimenti e di un ambiente più favorevole alla crescita;
  • decarbonizzazione e competitività: la transizione energetica può rappresentare un’opportunità per l’Europa, ma è necessaria una strategia coordinata che consenta di ridurre i costi energetici e sfruttare il potenziale delle tecnologie pulite;
  • sicurezza e riduzione delle dipendenze: l’Europa deve affrontare le proprie vulnerabilità, riducendo le dipendenze da paesi esterni per materie prime e tecnologie critiche e rafforzando le capacità industriali nel settore della difesa.
  1. Barriere da superare:

Il documento identifica tre principali ostacoli alla crescita dell’Europa:

  • mancanza di concentrazione: le politiche europee mancano di priorità chiare e spesso impongono oneri regolatori che frenano l’innovazione;
  • uso inefficace delle risorse comuni: l’Unione europea non coordina adeguatamente le sue spese, specialmente nel settore della difesa e dell’innovazione;
  • mancanza di coordinamento: le strategie industriali nazionali non sono sufficientemente coordinate a livello europeo, ostacolando la creazione di un mercato unico efficace.
  1. Raccomandazioni strategiche. Il rapporto propone un piano industriale che punti a:
  • accelerare l’innovazione: l’Europa deve migliorare la pipeline che trasforma l’innovazione in commercializzazione, rimuovendo le barriere che impediscono alle aziende innovative di crescere e attrarre finanziamenti;
  • piano congiunto per la decarbonizzazione: un piano coerente che allinei le politiche industriali con gli obiettivi di decarbonizzazione è essenziale per mantenere la competitività europea;
  • migliorare la sicurezza: l’Unione deve sviluppare una vera politica economica estera per coordinare accordi commerciali preferenziali, investimenti diretti e la creazione di partnership
  1. Governance e finanziamento: il rapporto sottolinea la necessità di riformare la governance dell’Unione per migliorare il coordinamento e ridurre il carico normativo. Suggerisce anche la creazione di nuovi strumenti di finanziamento comuni – sul modello del Next Generation EU – per sostenere gli investimenti necessari.

 

II. Il futuro della competitività Europea: parte B

Il secondo documento, intitolato “The Future of European Competitiveness – Part B In-Depth Analysis and Recommendations“, esplora approfonditamente le sfide e le opportunità della prima parte del rapporto.

Esso è articolato in due sezioni, rispettivamente dedicate alle politiche settoriali e alle politiche orizzontali, che descriverò sempre per punti.

Politiche settoriali

  • Energia: il gap competitivo dell’Unione europea è strettamente legato ai costi elevati e alla volatilità dei prezzi energetici. Le proposte includono la decarbonizzazione e l’uso di tecnologie energetiche più economiche e sostenibili;
  • Materie prime critiche: l’accesso limitato e la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche minacciano la competitività europea. L’Unione deve migliorare la diversificazione e la sicurezza dell’approvvigionamento;
  • Digitalizzazione e tecnologie avanzate: l’infrastruttura digitale dell’Europa deve essere potenziata per favorire la competitività. Sono essenziali investimenti in AI, semiconduttori e reti ad alta velocità;
  • Industrie ad alta intensità energetica: il costo dell’energia influisce negativamente sulla competitività di queste industrie. Le proposte includono soluzioni per ridurre i costi energetici e migliorare l’efficienza;
  • Tecnologie pulite: la transizione verso energie pulite può trasformarsi in un vantaggio competitivo. È necessario potenziare gli investimenti nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio;
  • Settore automobilistico: l’industria automobilistica deve adattarsi rapidamente alle tecnologie di mobilità elettrica e alle regolamentazioni ambientali;
  • Difesa e spazio: rafforzare le capacità europee nel settore della difesa e dell’esplorazione spaziale è cruciale per mantenere la competitività e la sicurezza del continente;
  • Settore farmaceutico: la pandemia ha evidenziato la necessità di rafforzare la produzione farmaceutica;
  • Trasporti: il settore dei trasporti necessita di maggiore innovazione per ridurre le emissioni.

Politiche orizzontali

  • Accelerare l’innovazione: l’Unione europea deve migliorare il proprio ecosistema di innovazione, colmando il gap con Stati Uniti e Cina, e creare un ambiente più favorevole alla crescita delle start-up tecnologiche;
  • Colmare il gap di competenze: la mancanza di competenze adeguate è una delle principali barriere alla competitività. L’Unione deve investire in programmi di formazione e aggiornamento delle competenze;
  • Sostenere gli investimenti: per competere a livello globale, l’Europa deve attrarre più investimenti, soprattutto in infrastrutture e tecnologie green;
  • Riformare la concorrenza: la regolamentazione deve essere aggiornata per tenere conto delle nuove dinamiche del mercato globale e digitale;
  • Rafforzare la governance: un migliore coordinamento tra gli Stati membri e un uso più efficiente delle risorse comuni sono essenziali per il successo delle politiche economiche europee.

 

III. Proposte chiave per il futuro

In sintesi, le proposte chiave per il futuro delineate nei due documenti ruotano attorno a quattro grandi aree strategiche che mirano a rafforzare la competitività dell’Unione europea in un contesto economico globale in rapido cambiamento:

  1. Creazione del “Competitiveness Pillar” nel prossimo Quadro finanziario pluriennale (MFF)
  • Obiettivo: creare un pilastro dedicato alla competitività industriale e tecnologica, finanziato dal bilancio dell’Unione europea. Questo pilastro dovrebbe concentrare le risorse su progetti di grande impatto che abbiano un valore aggiunto europeo e promuovano la crescita economica;
  • Progetti multi-paese: incentivare e sostenere progetti industriali che coinvolgono più Stati membri, coordinando gli investimenti su scala europea, con particolare attenzione all’innovazione e alle infrastrutture tecnologiche;
  • Sinergie pubblico-private: il pilastro permetterebbe la creazione di partenariati pubblico-privati, coinvolgendo anche banche di sviluppo nazionali, al fine di facilitare l’accesso ai finanziamenti per i settori industriali e tecnologici più strategici.
  1. Innovazione e tecnologie avanzate
  • Digitalizzazione: accelerare la digitalizzazione delle infrastrutture e delle industrie europee, con investimenti in settori chiave come l’intelligenza artificiale (AI), i semiconduttori e le reti ad alta capacità;
  • Promuovere la leadership tecnologica: rafforzare l’ecosistema di innovazione europeo, facilitando la crescita delle startup tecnologiche e migliorando l’accesso ai capitali per le imprese innovative.
  1. Transizione energetica e decarbonizzazione
  • Decarbonizzazione come opportunità competitiva: l’Unione dovrebbe utilizzare la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio come leva per migliorare la propria competitività globale. Ciò include l’adozione di energie rinnovabili, l’efficienza energetica e l’uso di tecnologie pulite;
  • Riduzione delle dipendenze esterne: sviluppare l’autonomia energetica dell’Unione riducendo la dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili e investendo in tecnologie energetiche pulite.
  1. Mobilitazione di investimenti e risorse finanziarie
  • Strumenti finanziari innovativi: ampliare l’uso di strumenti finanziari europei, come l’emissione di safe assets (strumenti finanziari a basso rischio, quali titoli di Stato in Paesi con elevata affidabilità creditizia), per finanziare progetti strategici su larga scala e creare un mercato finanziario più integrato e stabile;
  • Partenariati pubblico-privati: coinvolgere il settore privato in modo più attivo attraverso partenariati, aumentando gli investimenti in settori strategici come la ricerca, le tecnologie verdi e l’infrastruttura digitale.
  1. Riforma della governance e della cooperazione tra Stati membri
  • Migliorare la governance europea: rafforzare la governance e il coordinamento tra gli Stati membri per garantire l’efficienza degli investimenti e delle politiche europee. La proposta include una maggiore armonizzazione fiscale e regolatoria, riducendo la frammentazione normativa tra gli Stati membri;
  • Snellire i processi burocratici: ridurre i tempi e i costi della burocrazia per i progetti infrastrutturali e industriali, velocizzando i permessi per le energie rinnovabili e le nuove infrastrutture digitali.
  1. Formazione e chiusura del gap di competenze
  • Investire nelle competenze: l’Unione europea deve aumentare gli investimenti in programmi di formazione per colmare il gap di competenze tecnologiche. Questo include programmi di aggiornamento professionale per preparare la forza lavoro alle esigenze delle nuove tecnologie.
  • Supporto alle transizioni industriali: Aiutare le industrie europee a modernizzarsi e a passare verso modelli produttivi più sostenibili e digitali, mantenendo alta la competitività a livello globale.

 

IV. I punti di forza e i limiti del rapporto

Il rapporto fornisce un quadro ampio e ben strutturato sulle sfide e opportunità che l’Unione europea deve affrontare in un contesto di cambiamenti globali rapidi e sfide economiche complesse.

Tuttavia, alcune aree rimangono critiche e non completamente risolte.

  1. Risposte strategiche alle sfide globali e implementazione

Il rapporto riconosce chiaramente che l’Unione si trova a fronteggiare sfide senza precedenti a livello globale, come la crescente competizione economica con Stati Uniti e Cina, la transizione energetica verso un’economia a basse emissioni di carbonio, la rivoluzione tecnologica (in particolare nel campo della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale), e la crescente frammentazione geopolitica.

Attraverso proposte concrete, quali il “Competitiveness Pillar”, il rapporto offre una visione di come l’Unione europea potrebbe assumere un ruolo di leadership in settori strategici.

Tuttavia, mancano dettagli precisi su come queste proposte saranno implementate a livello pratico. A esempio, non viene specificato in che modo gli Stati membri concilieranno i loro interessi nazionali con l’idea di progetti industriali multi-paese o come saranno gestiti i conflitti di interesse tra i diversi Stati. Inoltre, iI successo di strumenti come il “Competitiveness Pillar” e l’emissione di “Safe assets” europei richiederà un ampio consenso politico tra i paesi dell’Unione europea, che potrebbero avere priorità divergenti. In particolare, la mancanza di un accordo unanime tra Stati e con il Parlamento europeo potrebbe ritardare o indebolire l’efficacia di tali strumenti.

  1. Ruolo dell’UE come attore globale

I documenti presentano una visione in cui l’Unione europea ambisce a essere non solo un attore economico forte all’interno dei propri confini, ma anche una potenza globale capace di competere su scala internazionale. Ciò si riflette in proposte concrete quali:

  • progetti di cooperazione industriale e tecnologica a livello globale per ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche e tecnologie strategiche.
  • emissione di “safe assets” (cioè, eurobond) europei per rafforzare la stabilità finanziaria e creare strumenti di finanziamento sicuri per sostenere grandi progetti industriali.

Tuttavia, non è ancora chiaro come l’Unione europea possa competere efficacemente con altre superpotenze economiche, dato il suo bilancio limitato e la mancanza di un’unione fiscale pienamente sviluppata.

In altri termini, il ruolo di “attore globale” dell’Unione è ambizioso, ma richiede una capacità decisionale e finanziaria che potrebbe non essere sufficiente senza ulteriori riforme strutturali e politiche più coese: si tratta di temi, tuttavia, che esulano dalle finalità del rapporto sulla politica industriale di Mario Draghi. Su questi temi politici si è espressa la Presidente della Commissione europea nel programma politico per il quinquennio 2024-2029, presentato al Parlamento europeo il 18 luglio scorso, rinviando le scelte alla volontà degli Stati membri.

  1. Sfide interne: coesione politica e governance

Un tema che emerge implicitamente dai documenti è la necessità di maggiore coesione politica all’interno dell’Unione europea. Le proposte avanzate, in particolare quelle relative alla competitività e all’innovazione, dipendono fortemente dalla volontà politica degli Stati membri di collaborare in maniera coordinata, di armonizzare le proprie politiche e di accettare un livello maggiore di integrazione economica.

La realizzazione di progetti multi-paese e la gestione del “Competitiveness Pillar” richiedono un livello di governance che l’Unione europea ha storicamente faticato a raggiungere.

Il rapporto riflette tale consapevolezza delle difficoltà di implementazione, ma non fornisce una soluzione chiara ai problemi di frammentazione politica e alle tensioni tra gli interessi nazionali e quelli europei. La governance dell’Unione rimane un punto debole, e le sfide interne potrebbero rallentare o impedire il raggiungimento degli obiettivi proposti: anche questo è un tema che esula dalle finalità del rapporto e che richiede un forte impulso politico che, peraltro, almeno sulla carta, i Capi di Stato e di governo dell’Unione europea hanno espresso nell’Agenda strategica 2024-2029 approvata il 27 giugno scorso.

  1. La transizione energetica e il rischio di ritardi

Sebbene i documenti offrano una visione molto positiva della transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, questa rimane una sfida enorme. I costi elevati della decarbonizzazione e i lunghi tempi necessari per ottenere benefici concreti rappresentano rischi significativi per l’Unione europea, specialmente considerando la dipendenza di alcuni Stati membri da energie fossili e le difficoltà infrastrutturali. Il documento evidenzia questi rischi, ma la sua visione rimane ottimistica, sottovalutando forse le difficoltà sociali, politiche ed economiche della transizione. Questo potrebbe tradursi in una pressione aggiuntiva sui bilanci nazionali e un aumento delle disuguaglianze sociali, a meno che non vengano implementati efficaci strumenti di redistribuzione e sostegno.

  1. Mobilitazione di risorse: limiti finanziari

Un altro punto critico riguarda la capacità finanziaria dell’Unione europea. Anche se il documento propone nuovi strumenti, come il già citato “Competitiveness Pillar” e l’emissione di debito comune, l’Unione europea è ancora vincolata da un bilancio limitato: il suo limite strutturale – poco più dell’1% del PIL dell’Unione – continua a rappresentare un ostacolo e non è chiaro come l’Unione possa realisticamente espandere la propria capacità di bilancio in modo significativo senza un cambiamento sostanziale nella struttura delle risorse proprie dell’Unione. In questo senso, dipendere fortemente da fondi privati potrebbe non essere sostenibile o equamente distribuito tra gli Stati membri: l’idea di attrarre investimenti privati è valida, ma richiede un livello di fiducia e di stabilità che non è garantito, soprattutto in contesti di crisi economiche globali.

La necessità di potenziare la mobilitazione delle risorse è chiara, ma i documenti non rispondono pienamente alla questione di come superare i vincoli fiscali e i limiti del bilancio dell’Unione. Questo è particolarmente importante in vista della crescente competizione con attori economici globali che hanno una maggiore capacità di investire in progetti strategici.

  1. Ritardi burocratici e complessità amministrativa

Un altro potenziale punto debole è la burocrazia europea, nazionale e unionale. Sebbene ci sia l’intenzione di snellire le procedure di approvazione per i progetti industriali e tecnologici, l’implementazione di grandi iniziative europee è spesso rallentata da complessi processi amministrativi a livello nazionale ed europeo. A esempio, le lunghe tempistiche per il rilascio di permessi per progetti infrastrutturali potrebbero ostacolare gli obiettivi ambiziosi legati alla decarbonizzazione e all’innovazione.

  1. Incertezza sugli effetti a lungo termine del “safe asset”

L’emissione di debito comune, i cosiddetti safe assets, rappresenta una proposta innovativa e utile, ma anche un elemento potenzialmente problematico. Se da una parte può offrire stabilità finanziaria e maggiore integrazione economica, dall’altra richiede una rigorosa gestione fiscale a livello europeo. Ci sono dubbi su come tali debiti saranno ripagati e come saranno gestiti in periodi di crisi economica, considerando che alcuni Stati membri sono già restii a cedere sovranità fiscale o a impegnarsi in politiche di debito comune, che, in ogni caso, richiederebbero un consenso unanime.

  1. Gap di competenze e disparità regionali

I documenti sottolineano l’importanza di colmare il gap di competenze, ma non offrono soluzioni concrete per affrontare le disparità regionali all’interno dell’Unione. Alcuni Stati membri sono più avanti in termini di innovazione tecnologica e capacità industriale rispetto ad altri, e questo potrebbe portare a una distribuzione ineguale dei benefici derivanti dalle nuove politiche. La mancanza di un meccanismo chiaro per ridurre tali disparità potrebbe aumentare le tensioni interne all’Unione.

  1. Rischio di dispersione delle risorse

Nonostante il tentativo di concentrare gli investimenti su settori strategici, la vasta gamma di obiettivi, dai semiconduttori alla decarbonizzazione, rischia di disperdere le risorse. Un eccessivo numero di priorità potrebbe diluire l’efficacia degli investimenti e ritardare il raggiungimento dei risultati previsti. Senza una chiara gerarchia degli obiettivi e una selezione delle priorità, il rischio è che i fondi non vengano utilizzati in modo ottimale.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

The future of European competitiveness. Report by Mario Draghi, 9 settembre 2024:

  • The future of European competitiveness – Part A – A competitiveness strategy for Europe13
  • The future of European competitiveness – Part B – In-depth analysis and recommendations

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