La Carta dei diritti UE torna centrale nel 2025, riferimento per tutelare valori democratici e contrastare nuove minacce.

Introduzione

Venticinque anni dopo la sua proclamazione a Nizza, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea torna al centro del dibattito politico. Non solo perché la Commissione europea ha pubblicato il rapporto 2025 sulla sua applicazione, ma soprattutto perché il contesto geopolitico e democratico attuale rende evidente una verità che spesso diamo per scontata: i diritti non sono un’eredità acquisita una volta per tutte, ma una responsabilità collettiva che richiede cura, vigilanza e capacità di adattamento.

Il 2025 è un anno in cui l’Europa appare attraversata da pressioni esterne, da sfide interne e da un crescente scetticismo verso le sue istituzioni. Per questo la Carta non è solo una ricorrenza giuridica: è l’occasione per chiedersi cosa significhi oggi difendere i valori fondativi dell’Unione e come questi possano essere tradotti in politiche concrete, efficaci e condivise.

Un quadro globale che mette alla prova la democrazia europea

La crisi dell’ordine internazionale, il conflitto nel continente e la competizione per il controllo dell’informazione stanno rimodellando l’ambiente in cui l’UE esercita la propria sovranità democratica. Negli ultimi mesi, tre dinamiche hanno assunto un rilievo particolare.

La prima riguarda gli Stati Uniti. Nel nuovo documento di strategia per la sicurezza interna pubblicato il 5 dicembre 2025, l’Europa viene descritta al tempo stesso come partner indispensabile e come continente vulnerabile, sottoposto a rischi di destabilizzazione culturale, sociale e tecnologica. È un’analisi che fotografa una realtà complessa: le società europee sono meno immuni rispetto a campagne di influenza esterne e a forme sofisticate di frammentazione politica. Questo sguardo americano sull’Europa – non privo di toni allarmistici – ci ricorda che la difesa della democrazia europea non è un esercizio meramente interno.

La seconda dinamica riguarda il crescente ruolo degli attori privati globali. Le recenti affermazioni di Elon Musk, che ha invocato la “fine dell’Unione europea” in seguito a sanzioni UE contro la sua piattaforma, rivelano la fragilità dell’equilibrio tra sovranità democratica e potere economico-tecnologico. Che un singolo attore privato possa influenzare l’agenda pubblica di un intero continente dimostra quanto l’ecosistema informativo sia diventato un campo di battaglia politico. La Carta, con le sue disposizioni su libertà di espressione, protezione dei dati e pluralismo dei media, è uno dei principali strumenti per ancorare il digitale a principi democratici condivisi.

La terza dinamica riguarda la Russia. I recenti documenti strategici sull’identità nazionale russa descrivono l’Europa come un modello culturale “ostile” e come una minaccia ai valori tradizionali. È una narrativa che precede la guerra e la trascende, perché punta a delegittimare l’idea stessa di Europa come spazio politico fondato sui diritti individuali. Le interferenze, le campagne di disinformazione, la polarizzazione indotta non sono fenomeni marginali: sono elementi strutturali che l’UE non può più considerare semplici “incidenti”. Anche in questo caso, la Carta torna centrale come base normativa per definire ciò che rende l’Europa un soggetto politico distinto.

La Carta come architettura costituzionale dell’Unione

Troppo spesso la Carta viene considerata alla stregua di un catalogo di principi, se non addirittura come un semplice riferimento simbolico. Proclamata per la prima volta il 7 dicembre 2000 a Nizza e successivamente adattata il 12 dicembre 2007 a Strasburgo, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (1° dicembre 2009), la Carta ha acquisito lo stesso valore giuridico dei trattati europei, diventando vincolante per le istituzioni europee e gli Stati membri: è, quindi, diritto primario vincolante. Ciò significa che tutte le istituzioni europee e gli Stati membri sono obbligati a rispettarla ogni volta che attuano il diritto dell’Unione.

Il Preambolo e i sette Titoli della Carta disegnano un modello di civiltà in cui la dignità umana, la libertà e l’uguaglianza non sono principi astratti, ma criteri concreti per giudicare le politiche europee: dalla protezione dei dati alla non discriminazione, dal diritto al lavoro alla libertà di informazione, dalle condizioni di lavoro giuste al diritto a un ricorso effettivo.

L’applicazione della Carta negli ultimi anni è diventata più sistematica. La Corte di giustizia ne ha ampliato l’utilizzo in molte sentenze, le autorità nazionali hanno cominciato a integrarla nelle valutazioni d’impatto e la Commissione la richiama sempre più spesso nei processi legislativi. Eppure, come ricorda la Comunicazione 2025, troppo spesso questo avviene solo “a valle” dei problemi, quando i diritti sono già stati compromessi.

Il bilancio 2020-2025: progressi reali, ma consapevolezza ancora limitata

Nel 2020 la Commissione aveva adottato una strategia per rafforzare l’applicazione della Carta. Cinque anni dopo, il rapporto 2025 offre un quadro complessivamente positivo: maggiore dialogo con gli Stati membri, migliori strumenti di formazione per magistrati e funzionari pubblici, più sostegno alla società civile che si occupa di diritti fondamentali, un uso più rigoroso della Carta nelle proposte legislative.

Tuttavia, il rapporto mette in evidenza anche limiti importanti.

Il primo è la scarsa consapevolezza da parte dei cittadini: molti europei non sanno che hanno diritti esigibili davanti a un giudice quando si applica il diritto UE. La recente indagine dell’Eurobarometro evidenzia che quasi la metà (49%) degli intervistati europei afferma di essere a conoscenza della Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE (tale percentuale in Italia scende al 47%), mentre il 51% degli intervistati afferma di non aver mai sentito parlare della Carta (il 53% in Italia).

A livello europeo, il 19% afferma di sentirsi ben informato sulla Carta dei Diritti Fondamentali contro l’80% che afferma di non sentirsi ben informato.

Il secondo riguarda la capacità delle amministrazioni: in diversi Paesi la Carta non è ancora un riferimento quotidiano nelle decisioni amministrative e giudiziarie.

Il terzo è la protezione incompleta dello spazio civico, un tema che oggi preoccupa quanto lo stato di diritto.

È per colmare queste lacune che la Commissione propone nuove priorità per il periodo 2026-2030, con un’attenzione particolare al digitale, all’intelligenza artificiale, alle autorità indipendenti e al ruolo dei fondi europei come leva per promuovere i diritti.

Lo Scudo Democratico e le nuove minacce alla democrazia europea

La dimensione esterna e interna della democrazia europea si intreccia sempre più. È in questo contesto che nasce lo Scudo Democratico (Democracy Defence Package), un insieme di misure volto a prevenire interferenze straniere, proteggere l’integrità delle elezioni, garantire trasparenza nei finanziamenti politici e rafforzare il pluralismo dei media.

Lo Scudo Democratico non è un’iniziativa isolata, ma una componente dell’ecosistema europeo che tutela i valori sanciti dalla Carta. Proteggere le elezioni significa proteggere la libertà e la partecipazione; contrastare le campagne di influenza significa difendere la libertà di opinione; garantire media indipendenti significa proteggere la democrazia come processo continuo e non come evento.

Anche per questo il 2025 segna un punto di svolta: l’UE non considera più la difesa della democrazia come una questione interna agli Stati membri, ma come un interesse strategico dell’Unione.

Dai principi alla pratica: la Carta come requisito per i fondi europei

Una delle innovazioni più rilevanti, ma meno note, riguarda l’uso dei fondi europei. Con la “condizione abilitante orizzontale” introdotta per il periodo 2021-2027, la Carta diventa un prerequisito per ottenere finanziamenti europei: progetti, bandi e programmi devono rispettarne i principi. Questo significa che i diritti fondamentali diventano un criterio operativo nelle politiche di coesione, nella gestione dei fondi e nelle attività amministrative nazionali e locali.

È un passaggio cruciale perché trasforma la Carta da testo giuridico in strumento di governo multilivello.

Rimettere la Carta al centro della vita democratica europea

Non è un caso se la Commissione insiste sulla necessità di rafforzare la formazione dei magistrati, dei funzionari e dei decisori pubblici: senza capacità di applicazione, la Carta resta un riferimento teorico. Allo stesso modo, è essenziale sostenere le organizzazioni della società civile e le autorità indipendenti che vigilano sul rispetto dei diritti.

Il rapporto 2025 ci ricorda che, senza un’infrastruttura democratica solida, i diritti rischiano di diventare “decorativi”. Il digitale, la geopolitica, la fragilità dello spazio pubblico e la crescente polarizzazione rendono evidente che la protezione dei diritti fondamentali non è un tema del passato, ma la condizione stessa della tenuta democratica dell’Europa.

Conclusione: un anniversario che è anche un avviso

Il venticinquesimo anniversario della Carta arriva nel momento più delicato per il progetto europeo dalla sua nascita. La Carta non è un monumento, e non può essere trattata come tale. È uno strumento vivo, che serve a orientare le scelte politiche e a ricordare che l’Unione non è fondata sulla paura, sull’autorità o sulla forza, ma sulla libertà, sulla dignità e sulla giustizia.

Difendere la Carta oggi significa difendere l’Europa come spazio politico. Significa riconoscere che i diritti non sono un lusso da tempi di pace, ma la struttura portante di una democrazia che vuole rimanere tale.

E, soprattutto, significa accettare che, se l’Europa è sotto pressione, la risposta non può essere il ripiegamento: deve essere un nuovo patto democratico fondato sulla consapevolezza, sulla responsabilità e sulla capacità di difendere ciò che ci unisce.

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Aggiornamenti successivi e articoli collegati

Per approfondire o seguire l’evoluzione del tema dell’applicazione del diritto UE e dello Stato di diritto, si possono consultare i seguenti articoli collegati pubblicati su Fare l’Europa:

26 dicembre 2025 – L’Unione europea come amministrazione condivisa
21 febbraio 2025. Finanziamenti UE per i diritti fondamentali 2021-2027
22 novembre 2024 – UE e Parlamenti nazionali: relazione 2023
19 gennaio 2024. Democrazia partecipativa: linee guida 2024 della Commissione europea
11 novembre 2022. Applicazione del diritto UE: vantaggi per cittadini e imprese
11 dicembre 2020. Strategia 2020 per rafforzare l’applicazione della Carta dei diritti fondamentali dell’UE
7 agosto 2020. L’applicazione del diritto dell’Unione europea in Europa e in Italia nel 2020
19 luglio 2019. Piano d’azione 2019 dell’Unione europea per rafforzare lo Stato di diritto
7 giugno 2019. I dieci anni (2009-2019) della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
31 agosto 2018. Programmazione UE 2021-2027: prima i valori europei
29 ottobre 2015. Il contributo dell’Unione europea alla democrazia e ai diritti umani nel mondo
27 marzo 2015. “Ignorantia juris non excusat”: l’accesso al diritto dell’Unione europea