La prima priorità del Piano d’azione per l’economia sociale, presentato dalla Commissione europea alla fine del 2021 [doc. COM(2021) 778 del 9 dicembre 2021], è la creazione di un contesto favorevole allo sviluppo dell’economia sociale, attraverso l’adozione di quadri politici e giuridici coerenti, a livello europeo e nazionale, con le specificità del settore, in particolare la sua natura intersettoriale e i diversi tipi di soggetti che vi operano (cooperative, società di mutuo soccorso, fondazioni e associazioni).
Sono numerose le politiche e le disposizioni, sia di natura orizzontale, che settoriale, che presentano un impatto sull’economia sociale: dall’ambito fiscale all’accesso agli appalti pubblici; dalla concorrenza al mercato del lavoro; dall’istruzione e formazione ai servizi di assistenza, anche sanitaria, fino al sostegno alle piccole e medie imprese (PMI), all’economia circolare, alla transizione verso la sostenibilità e diverse altre.
Negli ultimi anni in alcuni Paesi dell’Unione europea sono stati sviluppati marchi o sistemi di certificazione che possono favorire i soggetti dell’economia sociale, facilitarne l’accesso a determinate politiche e la possibilità di beneficiare di trattamenti specifici: a esempio, lo status di impresa solidale di utilità sociale (ESUS) in Francia e lo status di “impresa sociale”, introdotto da Bulgaria, Romania, Slovacchia e, non da ultimo, in Italia con il decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 112.
In questo contesto, la Commissione europea si era impegnata a presentare una proposta di raccomandazione al Consiglio dell’Unione europea volta a far sì che gli Stati membri elaborino e attuino strategie di economia sociale.
La proposta di raccomandazione è stata presentata dalla Commissione il 13 giugno 2023 [doc. COM(2023) 316], con la finalità di:
- invitare i decisori politici ad adattare meglio i quadri giuridici e le politiche alle esigenze dei soggetti dell’economia sociale;
- formulare raccomandazioni in relazione a politiche specifiche in materia di occupazione, aiuti di Stato, appalti pubblici, fiscalità, ricerca, istruzione, competenze e formazione, assistenza e servizi sociali, fornendo sostegno finanziario, e di altro genere, in modo mirato per ciascuna delle fasi del ciclo di vita aziendale;
- evidenziare in che modo gli assetti istituzionali e l’impegno dei portatori di interessi possono facilitare il lavoro dei soggetti dell’economia sociale
Il Consiglio dell’Unione europea – nella formazione “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” (EPSCO, Employment, Social Policy, Health and Consumer Affairs) – l’ha approvata il 27 novembre 2023, dopo un elaborato accordo politico che ha accolto una serie di modifiche richieste dai singoli Stati membri.
La Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea sullo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale ha, quindi, ad oggetto misure volte a promuovere il ruolo dell’economia sociale nell’integrazione delle persone nel mercato del lavoro e nell’inclusione sociale, nonché misure intese a garantire un contesto favorevole per favorirne l’accesso ai finanziamenti, ai mercati degli appalti pubblici, agli aiuti di Stato e alla fiscalità. Contempla, infine, misure volte a migliorare la visibilità e il riconoscimento del settore.
La Raccomandazione è un atto giuridico ricco e complesso, la cui struttura di base è riassunta nella seguente tavola.
Tutti gli Stati membri sono invitati nei prossimi 24 mesi, tenendo conto delle situazioni nazionali di partenza e collaborando con gli stakehorders del settore, ad adottare e/o aggiornare le proprie strategie nazionali sull’economia sociale, in linea con le indicazioni della Raccomandazione.
Mentre nei paragrafi seguenti saranno sintetizzati alcuni aspetti generali, specifici approfondimenti saranno dedicati, nei prossimi articoli settimanali del blog, a tre temi, complessi ma cruciali, per la crescita del Terzo settore e delle imprese dell’economia sociale: le regole dell’Unione europea sugli aiuti di Stato alle imprese, l’accesso al mercato degli appalti pubblici di lavori, servizi e forniture e, infine, la disciplina dei servizi di interesse economico generale (SIEG) e, in particolare, dei servizi sociali di interesse generale (SSIG).
Definizioni chiave comuni a livello europeo
Innanzitutto, la Raccomandazione, dopo aver richiamato i tre obiettivi per il 2030 del piano di azione del pilastro europeo dei diritti sociali (occupazione, competenze e povertà), formalizza alcune definizioni chiave, che sintetizzano alcuni elementi comuni emergenti dalle legislazioni nazionali e considerano la definizione globale dell’economia sociale e solidale per lo sviluppo sostenibile, adottata il 18 aprile 2023 dalle Nazioni Unite [Promoting the Social and Solidarity Economy for Sustainable Development (A/RES/77/281)].
Da ora in poi queste definizioni diventeranno il punto di riferimento per definire e/o aggiornare le politiche e le legislazioni del settore:
- economia sociale: un insieme di soggetti di diritto privato che forniscono beni e servizi ai propri membri o alla società, tra cui rientrano forme organizzative quali cooperative, società mutualistiche, associazioni (anche di beneficenza), fondazioni o imprese sociali e altre forme giuridiche, che operano in conformità ai principi e alle caratteristiche seguenti:
- il primato delle persone, nonché del fine sociale e/o ambientale, rispetto al profitto;
- il reinvestimento della totalità o della maggior parte degli utili e delle eccedenze per perseguire le proprie finalità sociali e/o ambientali e svolgere attività nell’interesse dei loro membri/utenti (“interesse collettivo”) o della società in generale (“interesse generale”); e
- la governance democratica o partecipativa;
- impresa sociale: soggetto di diritto privato che fornisce beni e servizi per il mercato in modo imprenditoriale e in conformità dei principi e delle caratteristiche dell’economia sociale, motivando la propria attività commerciale con obiettivi sociali o ambientali. Le imprese sociali possono essere configurate in varie forme giuridiche;
- innovazione sociale: un’attività con finalità e mezzi sociali, in particolare un’attività relativa allo sviluppo e all’attuazione di nuove idee riguardanti prodotti, servizi, pratiche e modelli, che risponde a esigenze sociali e, contemporaneamente, crea nuovi rapporti o collaborazioni sociali tra pubblico, società civile o organizzazioni private, fornendo un beneficio alla società e promuovendo la capacità di agire della stessa. La definizione è desunta dal Regolamento (UE) 2021/1057 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 24 giugno 2021, che istituisce il Fondo sociale europeo Plus (FSE+).
Il ruolo dell’economia sociale nell’accesso al mercato del lavoro e nell’inclusione sociale
Sul piano delle politiche e delle legislazioni, la Raccomandazione invita gli Stati membri:
- a riconoscere e sostenere il valore aggiunto specifico dell’economia sociale nell’agevolazione dell’accesso al mercato del lavoro e nella promozione di posti di lavoro di qualità per tutti, migliorando al contempo l’equità delle condizioni di lavoro, la sicurezza e la salute sul luogo di lavoro, l’uguaglianza e la non discriminazione;
- a riconoscere e sostenere il ruolo dell’economia sociale nella fornitura di servizi sociali, servizi di assistenza e abitazioni accessibili e di alta qualità, tenendo conto anche dei gruppi svantaggiati, in stretta cooperazione con i servizi sociali a disposizione del pubblico;
- a sostenere lo sviluppo di formazione e competenze per l’economia sociale, anche, tra l’altro, per comprendere come l’economia sociale possa contribuire all’offerta di forza lavoro qualificata e ridurre le carenze di manodopera nel mercato del lavoro tradizionale;
- a rafforzare il ruolo di sostegno svolto dai soggetti dell’economia sociale nella promozione dell’innovazione sociale, di settori chiave dello sviluppo locale e dell’occupazione, anche, tra l’altro, agevolando le iniziative di cooperazione e partenariato tra soggetti dell’economia sociale e circolare, imprese tradizionali, soggetti erogatori di finanziamenti, amministrazioni pubbliche locali e altri portatori di interessi.
Sviluppare quadri strategici e normativi che favoriscano e sostengano l’economia sociale
La Raccomandazione invita gli Stati membri a elaborare e attuare strategie complete, che riconoscano e stimolino l’economia sociale, dando attuazione a meccanismi di consultazione e dialogo tra autorità pubbliche e organizzazioni che rappresentano l’economia sociale.
Tali quadri strategici e normativi nazionali dovrebbero riguardare diversi ambiti:
- l’accesso a finanziamenti pubblici e privati, creando un contesto favorevole per la finanza sociale a livello nazionale, regionale e locale. Le azioni proposte in questo ambito sono numerose: dalla mappatura delle strutture di finanziamento dei soggetti dell’economia sociale, degli intermediari finanziari e delle organizzazioni di sostegno, all’accesso dei soggetti dell’economia sociale, nella fase opportuna del loro sviluppo, a finanziamenti commisurati ai loro bisogni, compresi sovvenzioni e altri sussidi, finanziamenti equity o quasi equity nelle fasi di costituzione e di avviamento, oppure credito, finanziamenti equity o quasi equity o finanziamento mezzanino nella fase di espansione; dalla promozione di prodotti finanziari al dettaglio relativi a modelli imprenditoriali, settori, prodotti e servizi sostenibili, rientranti nell’economia sociale o da essa supportati, alla mobilitazione del finanziamento privato rendendo disponibili sistemi di garanzia pubblici, per incoraggiare i finanziatori specializzati e tradizionali a finanziare soggetti dell’economia sociale, ai piani pensionistici o di risparmio che investano una parte dei risparmi dei risparmiatori e dei lavoratori dipendenti in un’impresa sociale;
- l’accesso ai mercati e agli appalti pubblici di lavori e forniture di beni e servizi, anche incentivando la cooperazione tra i soggetti dell’economia sociale e le imprese tradizionali e sfruttando gli strumenti messi a disposizione dalla normativa europea in materia di appalti pubblici, compresi quelli per l’organizzazione dei servizi alla persona e dei servizi di interesse generale attraverso un regime specifico ispirato al principio di solidarietà (al tema saranno dedicati due dei due prossimi articoli settimanali del blog);
- l’accesso ai finanziamenti pubblici, sfruttando al meglio l’ambito di applicazione delle norme europee sugli aiuti di Stato e la disciplina dei servizi di interesse economico generale per sostenere l’economia sociale (anche questo tema sarà approfondito in un prossimo articolo del blog);
- la fiscalità, elaborando incentivi fiscali per l’economia sociale e riducendo gli oneri collegati agli adempimenti fiscali;
- la gestione e misurazione dell’impatto sociale, sostenendo da parte dei soggetti dell’economia sociale l’adozione di pratiche per la gestione e la misurazione dell’impatto, che ne migliorino i risultati, ne dimostrino l’impatto sociale e ne agevolino l’accesso a finanziamenti basati sull’impatto sociale;
- la visibilità e il riconoscimento, istituendo o adattando forme giuridiche, statuti giuridici, etichettature e/o regimi di certificazione specifici per l’economia sociale; sostenendo campagne di comunicazione ed eventi di sensibilizzazione sull’economia sociale, anche per le giovani generazioni; monitorando lo sviluppo e le prestazioni dell’economia sociale, anche stimolando la ricerca e la raccolta di statistiche e di dati quantitativi e qualitativi in modo efficiente sotto il profilo dei costi.
Attuazione e monitoraggio della Raccomandazione a livello nazionale ed europeo
Oltre a dotarsi di strategie nazionali a favore dell’economia sociale, la Raccomandazione invita gli Stati membri ad adottare alcune azioni concrete, quali:
- uno sportello unico per offrire sostegno in modo semplice e appropriato ai soggetti dell’economia sociale per questioni come l’accesso ai finanziamenti ed altro;
- punti di contatto per l’economia sociale nazionali, locali e/o regionali che svolgano la funzione di ambasciatori dell’economia sociale e promuovano il settore, offrano sostegno tra pari, agevolino l’accesso ai finanziamenti nazionali e dell’Unione europea e agiscano come intermediari con le autorità nazionali e regionali che gestiscono i fondi dell’Unione;
- nomina di coordinatori per l’economia sociale nelle istituzioni pubbliche nazionali.
Gli Stati dovranno, infine, monitorare e valutare a livello nazionale le misure adottate per conseguire gli obiettivi stabiliti nella Raccomandazione, e riferire alla Commissione europea sullo stato di attuazione della Raccomandazione stessa entro quattro anni dalla sua adozione e, successivamente, ogni cinque anni.
Ulteriori sviluppi a livello europeo
La Raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea prevede anche una serie di impegni a livello europeo, collegati, innanzitutto, alla concreta attuazione delle iniziative previste dal Piano di azione per l’economia sociale; in secondo luogo, al monitoraggio e alla valutazione della sua attuazione a livello nazionale, predisponendo una relazione di valutazione delle azioni intraprese da sottoporre all’esame dei Comitati europei per l’occupazione e per la protezione sociale.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Raccomandazione del Consiglio, del 27 novembre 2023, sullo sviluppo delle condizioni quadro dell’economia sociale, in GU UE C, C/2023/1344, 29.11.2023
Aggiornamenti successivi e articoli collegati
Per approfondire o seguire l’evoluzione della politica dell’Unione europea per l’economia sociale, si possono consultare i seguenti articoli collegati pubblicati su Fare l’Europa:
29 dicembre 2023 – Economia sociale e norme UE sui servizi di interesse economico generale
22 dicembre 2023 – Economia sociale e regole UE sugli aiuti di Stato alle imprese
15 dicembre 2023 – Economia sociale e accesso al mercato degli appalti pubblici
13 ottobre 2023 – ECBA: la proposta 2023 di una struttura giuridica per le associazioni Non Profit in Europa

