IED UE 2023 tra calo globale, nuovi rischi geopolitici e ruolo sensibile di Russia e Cina nei settori strategici.
Introduzione
La quarta relazione annuale sul controllo degli investimenti esteri diretti (IED) nell’Unione europea, pubblicata di recente dalla Commissione europea, si basa su dati del 2023 e fornisce un’analisi dettagliata delle tendenze degli investimenti esteri diretti (IED) all’interno dell’Unione, insieme agli sviluppi normativi negli Stati membri e al funzionamento del meccanismo di cooperazione in materia di controllo degli IED.
Nel 2023, l’Unione europea ha continuato a rivestire un ruolo cruciale nell’attrarre IED, sebbene i flussi globali abbiano subito un rallentamento significativo. Gli IED rappresentano un motore fondamentale per la crescita economica, contribuendo alla creazione di posti di lavoro, all’innovazione tecnologica e al rafforzamento della competitività europea su scala globale. Tuttavia, il panorama degli investimenti esteri nell’Unione si sta evolvendo, guidato da fattori geopolitici, sfide economiche e nuove priorità strategiche.
I trend globali degli IED nel 2023
Secondo i dati più recenti della Commissione europea, i flussi globali di IED hanno registrato una contrazione del 15% nel 2023 rispetto all’anno precedente, con un totale di circa 1.000 miliardi di euro. Questo calo riflette una tendenza al ribasso osservata a livello mondiale, dovuta a una combinazione di fattori, tra cui incertezze geopolitiche, politiche monetarie più restrittive e rallentamento della crescita economica.
Nonostante il contesto globale sfavorevole, l’Unione europea ha visto un miglioramento dei flussi netti di IED in entrata rispetto al 2022. I flussi sono rimasti negativi, con un saldo di -50 miliardi di euro nel 2023, un miglioramento rispetto ai -135 miliardi del 2022. Questo miglioramento, seppur limitato, riflette un’inversione di tendenza, dopo il calo significativo causato dai disinvestimenti in Paesi come i Paesi Bassi e il Lussemburgo, dove le multinazionali hanno ristrutturato le loro operazioni globali.
Principali Paesi investitori nell’UE
Gli Stati Uniti e il Regno Unito continuano a essere i principali paesi investitori nell’Unione europea. Gli Stati Uniti rappresentano il 30% delle acquisizioni e il 36% degli investimenti greenfield (creazione di una nuova impresa da zero), mentre il Regno Unito segue con il 25% delle acquisizioni e il 21% dei progetti greenfield. Tuttavia, entrambi i paesi hanno registrato un calo degli investimenti rispetto al 2022, con una contrazione del 20% per gli Stati Uniti e del 17% per il Regno Unito.
È interessante notare che le acquisizioni provenienti dai centri finanziari offshore (CFO), come Bermuda e Isole Cayman, sono aumentate del 26%, confermando un crescente ruolo di queste giurisdizioni nelle operazioni di fusione e acquisizione. Anche gli investimenti provenienti da paesi come India e Giappone hanno mostrato un leggero aumento, rispettivamente del 6,1% e del 5,1%.
Settori di maggior interesse per gli investitori esteri
I settori chiave che attraggono maggiormente gli investitori esteri nell’Unione europea sono quelli del manifatturiero, delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e del commercio al dettaglio. Nel 2023, il settore manifatturiero ha rappresentato il 26% delle acquisizioni, mentre l’ICT ha contribuito con il 23%. Tuttavia, entrambi i settori hanno subito un calo rispetto all’anno precedente: -6,8% per le acquisizioni nel manifatturiero e -25% per l’ICT.
Gli investimenti greenfield, ossia quelli destinati alla creazione di nuove imprese o infrastrutture, hanno visto un calo del 33% nel 2023 rispetto al 2022, con una diminuzione particolarmente marcata nell’ICT (-59%) e nel manifatturiero (-10%). Nonostante queste flessioni, il settore del commercio al dettaglio rimane un importante motore per i progetti greenfield, rappresentando il 33% del totale degli investimenti nel 2023.
Principali destinatari degli investimenti esteri
A livello geografico, Germania e Spagna si confermano i principali destinatari degli investimenti esteri nell’Unione. Nel 2023, la Germania ha ricevuto il 19% delle acquisizioni, mentre la Spagna ha attirato il 24% dei progetti greenfield. Tuttavia, entrambi i paesi hanno registrato un calo rispetto al 2022, con una diminuzione del 9% per le acquisizioni in Germania e del 9,9% per i progetti greenfield in Spagna.
L’Italia, nonostante rappresenti solo il 7,9% delle acquisizioni, ha subito uno dei cali più marcati (-29%), seguita dai Paesi Bassi (-40%). D’altra parte, paesi come Polonia (+70%) e Finlandia (+33%) hanno visto un aumento delle acquisizioni, segno di un crescente interesse per le economie emergenti e i mercati meno saturi in cui c’è ancora spazio per la crescita e lo sviluppo di nuove attività economiche.
Gli Investimenti Esteri Diretti di Russia e Cina nell’UE
Gli investimenti esteri diretti (IED) provenienti da Russia e Cina nell’Unione europea rappresentano da anni un tema delicato, spesso al centro del dibattito politico ed economico. Mentre l’Unione europea cerca di garantire un equilibrio tra l’apertura agli investimenti esteri e la protezione delle sue infrastrutture strategiche, la presenza crescente di capitali provenienti da questi due paesi solleva questioni di sicurezza economica e geopolitica.
Gli investimenti della Russia nell’UE
Gli investimenti russi nell’Unione europea sono drasticamente diminuiti dal 2022, principalmente a causa delle sanzioni imposte dall’Unione in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Queste sanzioni hanno colpito settori chiave come l’energia, il trasporto, la tecnologia e i servizi finanziari, limitando significativamente la capacità degli investitori russi di operare in Europa.
Secondo i dati aggiornati al 2022, circa 17.000 aziende nell’Unione sono controllate da investitori russi, con una forte concentrazione in Paesi come Cechia, Lettonia, Bulgaria, Germania e Cipro. Questi paesi ospitano il maggior numero di aziende con partecipazioni russe, con la Cechia in testa con il 23% del totale.
I settori più coinvolti dagli investimenti russi includono:
- commercio al dettaglio, con oltre 4.000 aziende controllate o influenzate da capitale russo.
- immobiliare e servizi professionali, che rappresentano rispettivamente 3.000 e 1.600 aziende sotto controllo russo.
Nonostante il calo recente degli investimenti, la presenza russa nell’energia rimane significativa, con il governo russo che controlla direttamente diverse aziende europee nei settori del petrolio e del gas, nonostante una riduzione da 38 a 23 società dal 2021 al 2022. Tuttavia, la situazione geopolitica attuale rende incerto il futuro di questi investimenti, in quanto molti paesi europei stanno cercando di ridurre la dipendenza dal gas e dal petrolio russi.
Gli Investimenti della Cina nell’UE
La Cina ha incrementato costantemente i suoi investimenti nell’Unione europea negli ultimi anni, con un forte focus su settori strategici come la tecnologia, l’energia e le infrastrutture critiche. Al 2022, la Cina controllava circa 31.900 aziende nell’Unione, principalmente in paesi come Italia (23% delle aziende cinesi nell’Unione), Germania (21%) e Francia (17%).
I settori principali per gli investitori cinesi sono:
- commercio al dettaglio: con oltre 12.000 aziende sotto controllo cinese.
- manifatturiero e turismo, in cui la Cina sta espandendo la sua presenza, soprattutto attraverso investimenti greenfield (creazione di nuove strutture) e acquisizioni di aziende già consolidate;
- tecnologie avanzate: la Cina detiene una posizione rilevante nel settore dei semiconduttori, con 336 aziende sotto controllo cinese, di cui una parte significativa si trova in Italia, Spagna e Germania.
Un altro settore in cui la Cina sta consolidando la sua presenza è l’energia elettrica, con il controllo di 125 società in Italia, 72 in Spagna e 47 in Germania. Questi investimenti riflettono l’interesse strategico della Cina per il controllo di risorse energetiche e tecnologie verdi, in linea con le sue ambizioni globali.
Tuttavia, come per la Russia, anche gli investimenti cinesi sollevano preoccupazioni di sicurezza in Europa. Il controllo di infrastrutture critiche, come le reti elettriche e le aziende tecnologiche, potrebbe esporre l’UE a vulnerabilità strategiche. Per questo motivo, la Commissione europea e molti Stati membri hanno rafforzato i meccanismi di controllo degli investimenti esteri, con particolare attenzione a quelli provenienti da Paesi terzi come la Cina.
Le sfide geopolitiche e le misure dell’UE
La crescente presenza di investimenti russi e cinesi in Europa è accompagnata da preoccupazioni geopolitiche. Per la Russia, l’invasione dell’Ucraina ha portato a un isolamento economico crescente, limitando significativamente le sue capacità di investimento all’estero. La Cina, invece, sta perseguendo una strategia di espansione globale, con l’obiettivo di acquisire competenze tecnologiche e controllo sulle infrastrutture critiche.
Per affrontare queste sfide, l’Unione europea ha implementato un quadro normativo più rigoroso per il controllo degli investimenti esteri, noto come Regolamento (UE) 2019/452. Questo regolamento mira a proteggere gli interessi strategici dell’UE, consentendo agli Stati membri di bloccare o modificare gli investimenti che potrebbero minacciare la sicurezza nazionale o l’ordine pubblico.
Gli Stati membri sono inoltre incoraggiati a coordinarsi tra loro e con la Commissione europea per monitorare e valutare i potenziali rischi associati agli investimenti esteri, garantendo così che l’apertura ai capitali internazionali non comprometta la sicurezza e la sovranità economica dell’Unione.
Conclusioni: sfide e opportunità per il futuro degli IED nell’Unione europea
Il contesto geopolitico attuale, segnato dalla guerra in Ucraina e dalle tensioni economiche globali, ha un impatto significativo sui flussi di investimenti. Le incertezze legate alla sicurezza energetica e alle catene di approvvigionamento hanno aumentato il rischio percepito dagli investitori, limitando le operazioni transfrontaliere. Allo stesso tempo, le politiche monetarie più restrittive della Banca Centrale Europea, finalizzate a contenere l’inflazione, hanno aumentato il costo del capitale, scoraggiando ulteriormente gli investimenti.
Tuttavia, l’Unione europea rimane un’area attraente per gli investimenti, grazie alle sue economie diversificate e al suo impegno verso la sostenibilità e l’innovazione tecnologica. Settori come le energie rinnovabili, la tecnologia verde e l’innovazione digitale offrono enormi potenzialità per i futuri investimenti esteri, in particolare alla luce delle nuove politiche dell’UE come il Green Deal e la legge sui semiconduttori (European Chips Act), che mira a rafforzare la sovranità tecnologica europea.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Commissione europea, Quarta relazione annuale sul controllo degli investimenti esteri diretti nell’Unione, doc. COM(2024) 464 del 17.10.2024
- Commissione europea, Screening of FDI into the Union and its Member States, doc. SWD(2024) 234 del 17.10.2024
- Ultimo aggiornamento: RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Quinta relazione annuale sul controllo degli investimenti esteri diretti nell’Unione, doc. COM(2025) 632 del 14.10.2025
Aggiornamenti successivi e articoli collegati
Per approfondire o seguire l’evoluzione della politica commerciale UE, si possono consultare i seguenti articoli collegati pubblicati su Fare l’Europa:
23 gennaio 2026. Sovvenzioni estere UE: orientamenti 2026 che cambiano la concorrenza
2 febbraio 2024. Rafforzare la sicurezza economica in Europa: cinque nuove iniziative dell’UE nel 2024
26 gennaio 2024 – La politica commerciale UE e i nuovi strumenti 2024 di difesa delle imprese europee
29 luglio 2022 – Partenariati commerciali UE: sostenibilità e benefici globali
15 aprile 2022. Gli investimenti russi nell’UE nel 2020 e i meccanismi di controllo per la sicurezza
18 dicembre 2020. Conseguenze pratiche dal 1° gennaio 2021 di un mancato accordo di partenariato tra Unione europea e Regno Unito
14 febbraio 2020 – La lotta alla contraffazione e alla pirateria nei Paesi extra-UE
6 luglio 2018. 50 anni di unione doganale in Europa: quale futuro?
1° maggio 2014 – Che cosa è il partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP 2013)?
21 ottobre 2016. Stop alle pratiche commerciali internazionali sleali: le proposte della Commissione del 2016
