Il Piano ricerca 2026-2028 del MUR unifica i fondi nel Fondo per la programmazione della ricerca (FPR) e rafforza l’integrazione nello Spazio europeo della ricerca.

1. Il Decreto Ministeriale n. 150 del 30 gennaio 2026: architettura, funzione e implicazioni sistemiche

Il Decreto Ministeriale n. 150 del 30 gennaio 2026 costituisce il primo dei tre atti che compongono il nuovo Piano triennale della ricerca 2026-2028. Non è un atto meramente formale di approvazione: è il provvedimento che definisce la cornice giuridica e ordinamentale entro la quale opereranno il Piano e il relativo cronoprogramma.

Con questo decreto il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR) dà attuazione all’articolo 1, commi 529-533, della legge 30 dicembre 2025, n. 199 (Legge di bilancio 2026), che ha istituito il Piano triennale della ricerca, imposto l’adozione di un cronoprogramma finanziario e determinato la dotazione del Fondo per la programmazione della ricerca (FPR), stabilizzando inoltre l’incremento delle risorse destinate ai PRIN.

Il DM 150/2026 è, dunque, un atto amministrativo generale di programmazione: obbligatorio nella sua adozione, ma ampiamente discrezionale nella definizione degli obiettivi, delle modalità attuative, dei criteri procedurali e del sistema di monitoraggio. È qui che prende forma un metodo di governo della ricerca pubblica italiana più strutturato, prevedibile e misurabile.

1.1. Una riforma strutturale del PNRR Italia Domani

Il Piano triennale nasce come riforma prevista nel PNRR (Missione 4, Componente 2). Questo elemento è essenziale per comprenderne la portata.

Non siamo di fronte a un semplice strumento amministrativo, ma a una riforma strutturale che l’Italia si è impegnata ad adottare nell’ambito del Dispositivo europeo per la ripresa e la resilienza (RRF). La Riforma 1.2 – “Piano triennale per il finanziamento delle attività di ricerca” – non interviene su una singola misura finanziaria, bensì sul metodo di allocazione delle risorse pubbliche per la ricerca di base e applicata.

La novità non riguarda solo l’ammontare delle risorse, ma la loro organizzazione: programmazione triennale obbligatoria, cronoprogramma finanziario definito, scadenze annuali certe per i bandi, sistemi strutturati di monitoraggio. Si istituzionalizza così una governance della ricerca più prevedibile, più misurabile e più trasparente, coerente con la logica europea di milestone e accountability.

Questa riforma va letta in modo complementare alle altre riforme della Missione 4 adottate dal MUR – classi di laurea, lauree abilitanti, riforma dei dottorati, diritto allo studio – che incidono sull’organizzazione dell’offerta formativa e sul rapporto tra università e società.

Va però letta anche in parallelo alle riforme attuate dal MIMIT nel quadro del PNRR: la riforma del sistema della proprietà industriale e la riforma degli incentivi alle imprese. Se il MUR ha riorganizzato il lato “produzione della conoscenza” (formazione avanzata, finanziamento della ricerca, governance scientifica), il MIMIT ha riorganizzato il lato “valorizzazione e mercato” (protezione dei risultati e strumenti di sostegno all’innovazione).

Ne emerge un disegno che attraversa l’intera filiera della conoscenza: formazione, ricerca, finanziamento, protezione, trasferimento, innovazione. Il Piano triennale si colloca all’inizio di questa catena, nel momento decisivo della programmazione delle risorse pubbliche per la produzione scientifica.

La sua origine nel PNRR non ne limita la portata nel tempo. Al contrario, ne consolida la natura strutturale: una riforma concepita nel contesto del Recovery che entra stabilmente nell’ordinamento e ridisegna il rapporto tra politica scientifica nazionale e Spazio europeo della ricerca.

1.2. Struttura e contenuti dell’articolo 1: una funzione quasi normativa

L’articolo unico del decreto svolge una funzione che va oltre la mera approvazione degli allegati. Il comma 1 approva formalmente il Piano e il cronoprogramma; i commi successivi ne disciplinano in modo dettagliato i contenuti essenziali.

Il decreto definisce anzitutto gli obiettivi strategici: promozione della ricerca di eccellenza, valorizzazione del Principal Investigator (PI), sostegno a progetti innovativi e metodologicamente solidi, rafforzamento delle interazioni tra università, enti di ricerca e imprese, miglioramento del posizionamento competitivo del sistema italiano a livello europeo.

Il lessico non è neutro. Segna il passaggio da una logica prevalentemente distributiva a una logica competitiva orientata all’eccellenza internazionale. La centralità del PI, l’enfasi sull’impatto e sull’ibridazione disciplinare richiamano chiaramente il modello del Consiglio europeo della ricerca (European Research Council – ERC).

1.3. Il rinvio ai macrosettori ERC: europeizzazione della classificazione scientifica

Uno dei passaggi più significativi del decreto è il rinvio ai “macrosettori e settori di ricerca determinati dall’European Research Council (ERC)”.

Non si tratta di un dettaglio tecnico. Il DM non richiama i settori scientifico-disciplinari nazionali né utilizza classificazioni ministeriali interne, ma assume come riferimento la tassonomia ERC articolata nei tre grandi domini: Physical Sciences & Engineering, Life Sciences, Social Sciences & Humanities.

Questa scelta produce almeno tre effetti sistemici.
In primo luogo, europeizza la classificazione scientifica di riferimento, rendendo il sistema italiano più comparabile e allineato agli standard internazionali. In secondo luogo, orienta implicitamente la valutazione verso criteri compatibili con la logica ERC, fondata sull’eccellenza e sulla competizione aperta. In terzo luogo, attenua simbolicamente la frammentazione disciplinare interna, proiettando la ricerca nazionale in uno spazio di valutazione europeo.

Va però precisato che l’ERC finanzia ricerca di frontiera secondo una logica bottom-up, priva di priorità tematiche predeterminate, mentre il Piano nazionale può definire priorità strategiche. Siamo dunque di fronte a un’ibridazione: classificazione europea, ma indirizzo politico nazionale.

1.4. Tempistica, valutazione e monitoraggio: la normalizzazione del metodo PNRR

Il decreto introduce un elemento di prevedibilità amministrativa che segna una discontinuità rispetto al passato. I bandi competitivi devono essere adottati entro il 30 aprile di ogni anno; le procedure di valutazione devono concludersi entro sei mesi, salvo complessità.

Si afferma così un principio di certezza temporale nella gestione dei programmi PRIN, PRIN Hybrid, FIS e Synergy. La programmazione non è più episodica, ma scandita da un calendario stabile.

Ancora più rilevante è il sistema di monitoraggio: l’attuazione del Piano è accompagnata da indicatori mutuati dal modello dei Key Performance Indicator (KPI) già utilizzato per i Centri Nazionali e i Partenariati Estesi PNRR. Il metodo PNRR – fondato su misurabilità, trasparenza e verifica dei risultati – viene trasferito nella programmazione ordinaria.

Non è un dettaglio tecnico: è l’istituzionalizzazione della logica di accountability europea nella politica nazionale della ricerca.

1.5. Un’assenza significativa: il Codice degli incentivi

Colpisce, nel decreto, l’assenza di qualsiasi richiamo al Codice degli incentivi (D.lgs. 184/2025), entrato in vigore il 1° gennaio 2026.

La scelta non appare casuale. Il Codice disciplina gli incentivi alle imprese; il Piano triennale disciplina il finanziamento della ricerca pubblica e dei partenariati scientifici. Nonostante l’intersezione tra ricerca e innovazione, il DM 150/2026 non colloca il Fondo per la programmazione della ricerca nel perimetro della politica industriale.

Questo silenzio normativo segnala una precisa opzione ordinamentale, che trova riscontro anche a livello europeo e che sembra destinata a consolidarsi nella programmazione 2028-2034. L’architettura di Orizzonte Europa distingue infatti tra attività di produzione della conoscenza – concentrate nel Pilastro I (Eccellenza scientifica, con l’ERC al centro) – e attività di valorizzazione e trasferimento dell’innovazione, collocate nel Pilastro II e negli strumenti dedicati al sostegno all’innovazione, destinati a evolvere nel nuovo quadro finanziario pluriennale.

La separazione non è solo organizzativa, ma funzionale: la ricerca di frontiera risponde a logiche di eccellenza scientifica e autonomia epistemica, mentre l’innovazione orientata al mercato opera secondo criteri di competitività industriale e sostegno alla crescita.

Il DM 150/2026 si colloca chiaramente nel primo ambito. L’assenza di un richiamo al Codice degli incentivi non è quindi una lacuna, ma l’indizio di una scelta: mantenere l’autonomia della politica della ricerca rispetto alla disciplina generale degli incentivi economici. La ricerca non viene configurata come mera leva di politica industriale, bensì come politica pubblica autonoma, con proprie logiche di programmazione, selezione e valutazione.

Nel contesto delle riforme parallele del MIMIT, la distinzione acquista ulteriore rilievo: integrazione lungo la filiera della conoscenza, ma differenziazione delle competenze e degli strumenti. In questo senso, il Piano triennale non “industrializza” la ricerca: la colloca in un’architettura europea che distingue – pur coordinandole – politiche della conoscenza e politiche dell’innovazione.

1.6. Un atto di transizione verso una governance europea della ricerca

Il DM 150/2026 svolge dunque una funzione che va oltre l’approvazione del Piano. Consolida la programmazione triennale come metodo stabile, integra il sistema italiano nello Spazio europeo della ricerca, trasferisce strumenti di accountability PNRR nella gestione ordinaria e rafforza un modello competitivo centrato sull’eccellenza del Principal Investigator.

Non è solo un atto amministrativo: è un passaggio di fase.
Attraverso questo decreto, la ricerca italiana si allinea più chiaramente agli standard ERC, alla governance di Horizon Europe e alle logiche europee di valutazione e responsabilità. È qui che il Piano triennale comincia concretamente a “portare la ricerca italiana in Europa”.

2. Piano triennale della ricerca 2026-2028 e Fondo per la programmazione della ricerca

Il Piano triennale 2026-2028 esplicita la portata politica e sistemica del decreto ministeriale. Si autodefinisce come “strumento strategico di politica pubblica”, finalizzato a rafforzare in modo strutturale la capacità del Paese di generare, attrarre e valorizzare conoscenza, competenze e giovani talenti, contribuendo allo sviluppo economico, sociale e culturale e all’attrattività internazionale dell’Italia.

La formulazione non è neutra. Il Piano non viene presentato come una semplice cornice finanziaria, ma come architrave della politica nazionale della ricerca. Il lessico impiegato – capacità strutturale, attrattività, capitale umano, continuità – segnala una volontà di stabilizzazione del sistema, dopo una lunga fase caratterizzata da interventi frammentati e da discontinuità nei bandi.

2.1 Il capitale umano come asse strategico

Nell’Introduzione emerge con forza la centralità delle giovani generazioni di ricercatrici e ricercatori. Il Piano si configura esplicitamente come leva per il rafforzamento del capitale umano, ponendo al centro percorsi scientifici “solidi e continuativi”, sostenuti da una programmazione stabile e prevedibile delle risorse.

Qui si coglie una duplice ambizione: contrastare la precarizzazione e la discontinuità delle carriere scientifiche; rendere il sistema italiano più attrattivo nel contesto europeo e internazionale.

Il capitale umano non è trattato come conseguenza indiretta del finanziamento, ma come obiettivo esplicito di policy. In questo senso, il Piano si colloca nella logica dello Spazio europeo della ricerca, che individua nella circolazione e nella valorizzazione dei talenti un pilastro centrale.

2.2 Il Fondo per la programmazione della ricerca: unificazione e razionalizzazione

Il Piano chiarisce che le risorse sono attinte dal Fondo per la programmazione della ricerca (FPR), nel quale sono confluiti i principali strumenti finanziari destinati alla ricerca di base e applicata del Ministero: FIRST (Fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica), FISR (Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca), FIS (Fondo italiano per la scienza), FISA (Fondo italiano per le scienze applicate) e FRES (Fondo per la ricerca in campo economico e sociale).

Questa confluenza non rappresenta solo un’operazione contabile, ma una scelta di governance. L’unificazione dei fondi sotto un’unica cornice programmatoria consente maggiore coerenza strategica, riduzione della frammentazione, modulazione coordinata delle linee di finanziamento e maggiore trasparenza nella distribuzione delle risorse.

Il FPR diventa così il perno finanziario del sistema: lo strumento attraverso cui si concretizza la programmazione triennale.

2.3 La dinamica delle risorse: dal triennio alla proiezione pluriennale

La tabella di sintesi riportata nel Piano – ai sensi dell’art. 1, commi 532 e 533, della legge di bilancio 2026 – offre un elemento di lettura particolarmente significativo.

Nel triennio 2026-2028 la dotazione iniziale del Fondo passa da circa 259 milioni di euro nel 2026 a oltre 285 milioni nel 2028. A tali somme si aggiungono, a decorrere dal 2026, ulteriori 150 milioni annui destinati specificamente ai Progetti di rilevante interesse nazionale (PRIN), con l’obiettivo di garantire certezza e continuità a una delle principali linee di finanziamento della ricerca di base.

Il dato più rilevante emerge osservando la proiezione oltre il triennio: la dotazione del Fondo cresce significativamente nel 2029 e nel 2030 (oltre 665 milioni annui, cui si sommano i 150 milioni per PRIN), fino a superare gli 837 milioni complessivi nel 2031.

AnnoDotazione iniziale
del Fondo (€)
Dotazione minima
PRIN (€)
Dotazione annuale c
omplessiva (€)
2026259.029.354150.000.000409.029.354
2027257.633.003150.000.000407.633.003
2028285.703.366150.000.000435.703.366
2029665.901.239150.000.000815.901.239
2030665.901.239150.000.000815.901.239
2031687.830.876150.000.000837.830.876

Questa dinamica segnala due elementi di fondo: la stabilizzazione non si limita al triennio formale del Piano, ma si estende oltre il 2028; e il finanziamento dei PRIN viene sottratto all’incertezza ciclica, trasformandosi in componente strutturale del sistema.

La scelta di garantire una dotazione minima annua per i PRIN introduce un principio di continuità con impatto diretto sulla programmazione degli atenei e degli enti di ricerca, riducendo l’alea legata alla periodicità dei bandi.

Più oltre, in questo articolo, presenterò la ripartizione degli stanziamenti complessivi tra i diversi strumenti di finanziamento.

2.4 Il PRIN come “ancoraggio” del sistema

Il Piano attribuisce ai PRIN un ruolo di ancoraggio dell’intero sistema di finanziamento. I PRIN non sono solo uno strumento tra gli altri: sono il meccanismo di base attraverso cui si sostiene la ricerca diffusa, investigator-driven, in tutti i settori scientifici.

Il rafforzamento strutturale dei PRIN assume quindi una valenza sistemica: sostiene la base scientifica nazionale; favorisce la crescita di nuovi Principal Investigator; crea un bacino di progettualità che può alimentare la partecipazione ai bandi europei, in particolare ERC e Horizon Europe.

2.5 Un disegno coerente con la traiettoria europea

Letto nel suo insieme, il Piano presenta un disegno chiaro: rafforzare strutturalmente la capacità del Paese di produrre conoscenza, consolidare il capitale umano, garantire prevedibilità finanziaria e allineare il sistema italiano agli standard europei.

Il Fondo per la programmazione della ricerca diventa lo strumento attraverso cui questa strategia prende forma. La sua crescita progressiva, l’integrazione dei fondi preesistenti e la stabilizzazione del finanziamento PRIN indicano la volontà di superare la logica episodica e frammentata del passato.

Il Piano triennale non è soltanto una cornice temporale di spesa: è un dispositivo di stabilizzazione e di posizionamento europeo della ricerca italiana.

3. Il contesto italiano: stato dell’arte, riorganizzazione e ruolo degli attori del sistema

Il Capitolo 1 del Piano, dedicato al contesto, fornisce gli elementi fattuali che giustificano l’introduzione della programmazione triennale. L’analisi si concentra su tre profili: funzionamento delle procedure di finanziamento, configurazione degli attori del sistema e riorganizzazione amministrativa del MUR.

3.1 Le procedure di finanziamento: struttura, criticità, traiettorie di evoluzione

Il Piano ricostruisce l’assetto delle principali linee di finanziamento della ricerca fondamentale e applicata, evidenziando la coesistenza di strumenti differenti per finalità, platea e modalità di selezione (PRIN, FIS, strumenti tematici, partenariati nazionali ed europei).

Il tratto dominante del sistema è la prevalenza della selezione competitiva tramite peer review, con crescente formalizzazione dei criteri di valutazione e ricorso sistematico a piattaforme digitali per la gestione delle domande e delle graduatorie. Negli ultimi anni si è rafforzata la standardizzazione procedurale, anche in coerenza con le pratiche adottate nei programmi europei.

Accanto a questi elementi di consolidamento, il Piano evidenzia due criticità strutturali: discontinuità temporale dei bandi, che rende difficile una programmazione pluriennale da parte degli atenei e degli enti di ricerca; sovrapposizione parziale tra strumenti, con frammentazione delle risorse.

La programmazione triennale viene presentata come risposta a queste criticità: non introduce nuovi strumenti, ma ordina quelli esistenti in un quadro temporale e finanziario stabile, sincronizzando – nelle intenzioni – il calendario nazionale con le principali call europee.

3.2 Università, Enti pubblici di ricerca e AFAM: funzioni differenziate in un sistema integrato

Il Piano identifica tre categorie di soggetti centrali nel sistema della ricerca finanziata dal MUR: Università, Enti pubblici di ricerca vigilati e istituzioni AFAM.

Le Università sono descritte come nodo principale per la ricerca di base, per la formazione dottorale e per l’integrazione tra didattica e attività scientifica. Il loro ruolo è strettamente connesso alla capacità di generare progettualità competitiva e di partecipare ai programmi europei.

Gli Enti pubblici di ricerca sono valorizzati per specializzazione tematica, disponibilità di infrastrutture scientifiche e capacità di coordinare progetti complessi, anche in ambito internazionale. Il Piano li colloca come attori chiave nelle grandi iniziative collaborative e nelle reti europee.

Le istituzioni AFAM vengono incluse esplicitamente nel perimetro della ricerca, con riferimento alla produzione artistica e performativa e alla sua dimensione progettuale. L’inclusione delle AFAM nel FPR amplia il campo di applicazione della programmazione, riconoscendo la pluralità delle forme di produzione della conoscenza.

Il quadro che emerge è quello di un sistema differenziato per funzioni ma unificato sul piano finanziario e programmatorio.

3.3 La riorganizzazione del MUR e la capacità amministrativa

Il Piano si collega alla recente riorganizzazione del Ministero, che ha rafforzato la distinzione tra programmazione e gestione dei finanziamenti nazionali; coordinamento e internazionalizzazione della ricerca.

Questo assetto mira a migliorare la capacità di gestione dei bandi, ridurre i tempi di valutazione e rafforzare il raccordo con la governance europea. La riorganizzazione amministrativa è funzionale all’attuazione del Piano: la programmazione triennale presuppone una struttura ministeriale in grado di garantire continuità operativa, monitoraggio e coordinamento multilivello.

4. Il contesto europeo e internazionale: sfide sistemiche e integrazione multilivello

Il paragrafo 1.3 del Piano colloca la programmazione nazionale in un quadro più ampio, segnato da trasformazioni tecnologiche, competizione globale e rafforzamento della governance europea della ricerca.

4.1 Trasformazioni scientifiche e tecnologiche

Il Piano richiama le principali direttrici di cambiamento che orientano le politiche europee della ricerca e dell’innovazione: digitalizzazione avanzata, intelligenza artificiale e tecnologie emergenti; transizione climatica ed energetica; salute e resilienza dei sistemi sanitari; sicurezza e autonomia tecnologica; impatto sociale delle trasformazioni scientifiche.

Questi ambiti non sono elencati come priorità tematiche nazionali vincolanti, ma come quadro di riferimento entro cui si collocano le scelte di finanziamento. Il Piano si inserisce quindi in una traiettoria già definita a livello europeo, senza introdurre un’agenda tematica autonoma.

4.2 Spazio europeo della ricerca e coordinamento delle politiche

Il riferimento allo Spazio europeo della ricerca (ERA), fondato sull’articolo 179 TFUE, non è meramente evocativo. Il Piano riconosce che la libera circolazione dei ricercatori, delle conoscenze e delle tecnologie costituisce il presupposto per la competitività scientifica dell’Unione.

La programmazione nazionale è collegata a Horizon Europe, European Partnerships, ERA Policy Agenda 2025-2027 e prospettive di rafforzamento normativo dell’ERA, anche in vista dell’annunciato ERA Act. Il Piano mira a rendere gli strumenti nazionali coerenti con le priorità europee e a favorire la complementarità tra finanziamenti interni e partecipazione ai programmi dell’Unione.

4.3 Competizione globale e autonomia strategica

La dimensione geopolitica è richiamata in relazione alla competizione tra grandi aree scientifiche (Stati Uniti, Cina, altri attori emergenti) e alla necessità di rafforzare l’autonomia tecnologica europea.

In questo contesto, il finanziamento della ricerca non è solo politica settoriale, ma componente della capacità strategica del Paese. Il Piano interpreta la stabilizzazione delle risorse e il rafforzamento della qualità scientifica come strumenti per ridurre dipendenze tecnologiche critiche e consolidare il ruolo dell’Italia nelle reti europee.

4.4 Il posizionamento dell’Italia nei programmi europei

Il Piano individua come obiettivi operativi l’aumento del tasso di successo nei programmi europei, una maggiore partecipazione alle European Partnerships, il rafforzamento della capacità di coordinamento dei progetti, l’attrazione di ricercatori e investimenti dall’estero.

In questo quadro, il rinvio ai panel ERC e l’insistenza su criteri di eccellenza non sono scelte isolate, ma funzionali a rendere il sistema nazionale più competitivo nel contesto di Horizon Europe e della futura programmazione 2028-2034. Il contesto europeo non è un elemento accessorio del Piano: costituisce il parametro rispetto al quale vengono calibrate le scelte di programmazione nazionale.

5. La strategia nel triennio – 2.1 Ricerca di base: PRIN, PRIN Hybrid e FIS

Il Piano chiarisce che la ricerca di base nel triennio 2026-2028 non è organizzata per strumenti isolati, ma entro un’architettura integrata. Il Fondo per la programmazione della ricerca diventa il contenitore nel quale confluiscono le principali linee storiche (FIRST, PRIN, FIS), ma la novità non è solo contabile: è strategica.

5.1 PRIN e FIS: un’impostazione comune, due logiche distinte

Il Piano ribadisce che PRIN e FIS condividono tratti fondamentali: sostegno alla ricerca fondamentale; selezione competitiva; peer review secondo standard internazionali; apertura a tutte le aree ERC; gestione pluriennale dei progetti; possibilità di reclutamento di personale, con attenzione alle fasi iniziali della carriera.

La differenziazione interviene sul piano funzionale.
Il PRIN è descritto come strumento collaborativo e sistemico: progetti consortili; distribuzione ampia delle risorse; valutazione equilibrata tra qualità scientifica, fattibilità e coerenza dei gruppi; rafforzamento diffuso del tessuto nazionale. È lo strumento di consolidamento orizzontale del sistema.

Il FIS, invece, è esplicitamente modellato sull’ERC: centralità del Principal Investigator; leadership scientifica individuale; finanziamenti più consistenti; maggiore flessibilità gestionale; elevata selettività. È lo strumento di posizionamento verticale, orientato alla fascia alta della competizione internazionale.

Il Piano esplicita quindi una struttura a doppio binario: diffusione e massa critica (PRIN) da un lato, eccellenza individuale ad alta intensità (FIS) dall’altro.

5.2 PRIN Hybrid: la vera innovazione del triennio

La novità più rilevante è l’introduzione del PRIN Hybrid. Il Piano lo presenta come “cambio di paradigma” della ricerca di base: una nuova linea dedicata alla ricerca di frontiera in ambiti scientifici e tecnologici strategici.

Qui emerge una discontinuità rispetto alla logica completamente bottom-up: il PRIN Hybrid è orientato “in via prioritaria” verso settori considerati strategici per la competitività del Paese e coerenti con le priorità europee: tecnologie quantistiche; high performance computing (HPC); intelligenza artificiale; cybersicurezza; tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario.

L’elencazione introduce una prima forma di indirizzo tematico nella ricerca di base. Inoltre, il PRIN Hybrid enfatizza multidisciplinarità strutturata e integrazione tra scienze computazionali, tecnologie digitali, tecnologie verdi, scienze sociali e discipline artistiche, prevedendo anche una possibile interazione con imprese e soggetti non profit.

Operativamente, il PRIN Hybrid si colloca tra PRIN e FIS: mantiene una dimensione collaborativa, introduce priorità strategiche, punta a creare massa critica su tecnologie considerate abilitanti. È uno strumento di politica scientifica orientata, pur restando formalmente nel perimetro della ricerca fondamentale.

5.3 Il FIS nel triennio: segmentazione per stadio di carriera

Il Piano introduce una scelta programmatoria rilevante: nel triennio, le risorse FIS saranno distribuite secondo una logica analoga agli schemi ERC: 2027 Starting Grant; 2028 Consolidator Grant e Advanced Grant.

Questo significa che il FIS viene strutturato per fasi di carriera, rafforzando la coerenza con il modello europeo. L’implicazione operativa è duplice: maggiore prevedibilità per i candidati; allineamento strutturale con i meccanismi ERC, facilitando la costruzione di percorsi competitivi progressivi.

5.4 Funzione abilitante europea del Fondo

Un passaggio strategicamente decisivo riguarda la funzione “abilitante” del Fondo rispetto alla dimensione europea. Il Piano prevede che il FPR possa sostenere la maturazione di progettualità coerenti con i Work Programmes europei; il cofinanziamento nazionale nelle European Partnerships; le additional activities connesse ai partenariati; il rafforzamento delle competenze progettuali, gestionali e di rendicontazione secondo standard UE.

Qui il Fondo non è solo strumento di finanziamento interno: diventa leva di effetto moltiplicatore europeo. L’obiettivo non è soltanto finanziare progetti nazionali, ma aumentare la capacità di attrarre risorse UE.

6. La ricerca applicata nel Piano: il Synergy grant

Il paragrafo 2.2 introduce il Synergy grant come nuovo strumento dedicato alla ricerca applicata, integrato nella strategia unitaria del Piano e complementare al PRIN Hybrid.

6.1 Natura e finalità

Il Synergy grant è concepito per sostenere progetti di ricerca applicata, innovativa e di frontiera che, per ambizione scientifica e complessità progettuale, richiedono cooperazione avanzata e integrazione multidisciplinare.

L’obiettivo dichiarato è accrescere l’impatto scientifico, tecnologico e socio-economico degli investimenti pubblici, rafforzando la competitività del sistema Paese. Non si tratta quindi di finanziare ricerca orientata genericamente all’innovazione, ma di sostenere progettualità ad alto potenziale trasformativo.

6.2 Partenariato pubblico-privato strutturato

Elemento qualificante è la partecipazione diretta delle imprese alle attività progettuali. Il Piano prevede ecosistemi multistakeholder, integrazione sostanziale tra università, enti di ricerca e imprese, possibilità di attrazione di capitali privati, inclusi capitali di ventura.

Il partenariato non è accessorio, ma costitutivo della progettazione. Questo distingue il Synergy grant sia dal PRIN sia dal PRIN Hybrid, nei quali la collaborazione con imprese è eventuale e non strutturale.

6.3 Ambiti prioritari

Lo strumento è orientato in via prioritaria verso filoni tecnologici strategici: high performance computing (HPC); intelligenza artificiale; cybersicurezza; tecnologie quantistiche; tecnologie e percorsi innovativi in ambito sanitario.

Sono gli stessi ambiti già indicati per il PRIN Hybrid, ma qui con esplicita finalità applicativa e di trasferimento tecnologico.

6.4 Raccordo con la ricerca di base

Il Synergy grant è configurato come strumento di continuità lungo la catena del valore della conoscenza. Può sostenere l’evoluzione applicativa di progettualità già finanziate con il PRIN Hybrid, qualora presentino potenziale concreto di trasferimento tecnologico.

Il Piano richiama creazione e consolidamento di spin-off universitari, sviluppo di start-up innovative, valorizzazione dei risultati scientifici. Si configura quindi un percorso sequenziale: ricerca fondamentale → frontiera strategica → sviluppo applicativo.

6.5 Integrazione con la dimensione europea

Il Synergy grant è anche strumento di allineamento con le priorità europee in materia di ricerca collaborativa ad alto impatto. Le iniziative finanziate possono costituire base per l’accesso ai cluster di Horizon Europe, rafforzare la partecipazione alle European Partnerships, favorire l’inserimento in consorzi transnazionali.

Lo strumento non è quindi solo nazionale: è progettato per rafforzare il posizionamento competitivo dell’Italia nei programmi europei di ricerca applicata.

7. Cofinanziamento di call europee e internazionali (2026–2028)

Il paragrafo 2.3 definisce le linee di intervento per sostenere la partecipazione italiana a European Partnerships di Horizon Europe, iniziative europee strategiche (es. Chips Joint Undertaking) e bandi bilaterali attivati tramite Memorandum of Understanding.

Non è un capitolo accessorio: rappresenta la dimensione finanziaria della politica europea della ricerca.

7.1 European Partnerships: allineamento strutturale

Il Piano parte dalla considerazione che le European Partnerships sono strumenti chiave di Horizon Europe: iniziative congiunte tra Commissione europea e Stati membri; allineamento di priorità; messa in comune di risorse; call transnazionali co-finanziate.

Nel periodo 2022–2025 il FIRST è già stato utilizzato per sostenere la partecipazione italiana a tali partenariati. Il Piano 2026–2028 stabilizza e struttura questa funzione. È rilevante il riferimento al Chips Joint Undertaking, con stanziamento dedicato dal 2024 in attuazione del D.L. 104/2023: il cofinanziamento nazionale non è episodico, ma strutturale e collegato a una priorità industriale europea (microelettronica).

7.2 Modalità operative: cash, in-kind, impegni pluriennali

Il Piano specifica che il cofinanziamento nazionale può assumere forme diverse: contributi cash; contributi in-kind; impegni pluriennali coordinati dal MUR.

La pianificazione è annuale (2026, 2027, 2028), ma inserita in un quadro coerente con governance ERA (ERA Forum / ERAC) ed ERA Policy Agenda vigente. Le risorse saranno allocate sulla base di ricognizione sistematica delle Partnerships e fabbisogni di cofinanziamento, applicando criteri di priorità fondati su impatto atteso, posizionamento nazionale, complementarità con strumenti nazionali, capacità di coinvolgimento di università ed enti pubblici di ricerca.

Ne deriva un punto operativo: il cofinanziamento non è automatico, ma selettivo e strategico.

7.3 Coordinamento temporale con le call europee

Il Piano introduce un elemento procedurale preciso: entro il 30 aprile 2026 sarà pubblicato il decreto direttoriale con l’elenco delle call europee e internazionali finanziate; le graduatorie nazionali seguiranno le graduatorie europee, garantendo coerenza temporale.

Questo evita un problema tipico del passato: disallineamento tra esiti europei e copertura finanziaria nazionale. La tempistica coordinata è un elemento di maturità amministrativa.

7.4 Dimensione bilaterale e geopolitica

Oltre alle Partnerships europee, il Piano prevede finanziamento di bandi bilaterali in attuazione di Memorandum of Understanding già sottoscritti o in via di sottoscrizione. Sono citati Paesi come Marocco, Kenya, Svizzera, Serbia, Algeria, Tunisia, Uzbekistan.

Particolare attenzione è riservata ai Paesi africani, al coordinamento con il Piano Mattei e all’Agenda AU–UE per l’Innovazione. Qui la ricerca opera anche come strumento di diplomazia scientifica e cooperazione strategica: non solo partecipazione a Horizon Europe, ma costruzione di reti internazionali coerenti con priorità geopolitiche e di sviluppo.

7.5 Implicazioni operative

Questa linea di intervento produce tre effetti concreti: stabilizza il cofinanziamento nazionale alle Partnerships, riducendo l’incertezza per università ed enti; rafforza il coordinamento multilivello (nazionale–europeo); integra la ricerca in una dimensione geopolitica, in particolare nel rapporto con l’Africa.

Tabella – Architettura degli strumenti del Piano triennale 2026–2028

StrumentoTipo di
ricerca
Logica di
selezione
Presenza
imprese
Indirizzo
strategico
Funzione
europea
PRINRicerca fondamentaleCompetitiva, peer review, consortileNon strutturaleBasso (bottom-up su aree ERC)Rafforza base scientifica per partecipazione UE
PRIN HybridRicerca fondamentale di frontieraCompetitiva, multidisciplinareEventualeMedio-alto (AI, HPC, quantistica, salute)Prepara progettualità per Horizon Europe
FISRicerca fondamentale di eccellenzaAltamente selettiva, centrata sul PIAssenteBasso tematico, alto meritocraticoAllineamento al modello ERC (Starting/Consolidator/Advanced)
Synergy grantRicerca applicata e trasferimentoCompetitiva, cooperazione avanzataStrutturale (partecipazione diretta)Alto (tecnologie strategiche)Accesso a cluster Horizon Europe e Partnerships
Cofinanziamento Partnerships/call UERicerca transnazionale collaborativaSelezione europea + graduatoria nazionaleVariabileSelettivo (impatto/posizionamento)Rafforza presenza italiana in ERA e partenariati

8. Procedure, tempi e cronoprogramma: la dimensione attuativa

Il Piano prevede procedure e tempi di attuazione, esplicitati in un allegato dedicato al “Cronoprogramma triennale”.

L’articolo 1, commi 529-533 della legge di bilancio 2026 prevede che il Piano e il relativo cronoprogramma siano approvati con decreto ministeriale entro il 31 gennaio del primo anno del triennio. Il cronoprogramma allegato costituisce quindi il terzo atto della programmazione: dopo il decreto e il Piano, è lo strumento che rende operativa la distribuzione temporale delle risorse, con aggiornamento annuale.

Il Ministero si impegna a pubblicare entro aprile di ciascun anno le procedure selettive relative a PRIN, FIS e Synergy grant, nonché gli atti necessari per il cofinanziamento delle call europee. La previsione di una finestra temporale stabile introduce un elemento di prevedibilità che incide direttamente sulla capacità programmatoria di università ed enti di ricerca.

Elemento rilevante è il termine massimo di sei mesi per la conclusione delle valutazioni nazionali dalla scadenza delle domande. L’obiettivo dichiarato è allineare le tempistiche agli standard europei, riducendo i tempi di incertezza e migliorando l’efficienza.

Le procedure si svolgeranno su piattaforme informatiche dedicate per ciascuna linea di finanziamento (PRIN, PRIN Hybrid, FIS, Synergy), rafforzando trasparenza e tracciabilità. È inoltre prevista la possibilità di conservare dati e risultati in banche dati accessibili alla comunità scientifica.

9. Impatto, valutazione e trasferimento: la dimensione strategica del Piano

Il Piano chiarisce che la programmazione triennale non si limita a finanziare progetti, ma costruisce un sistema di valutazione e monitoraggio finalizzato a misurarne qualità e impatto. L’impatto non è inteso solo come risultato economico, ma come combinazione di valore scientifico, sociale e tecnologico nel medio-lungo periodo.

9.1 La valutazione come leva di governo

Il Piano attribuisce alla valutazione una funzione strategica e trasversale, articolata su tre livelli: ex ante (selezione delle proposte sulla base di qualità scientifica, originalità, fattibilità e adeguatezza delle risorse); in itinere (monitoraggio dell’avanzamento e gestione di eventuali criticità); ex post (analisi dei risultati rispetto agli obiettivi iniziali e rendicontazione dell’uso delle risorse pubbliche).

La novità istituzionale è l’istituzione della Direzione generale per la valutazione e la sicurezza della ricerca, che assume il presidio unitario del ciclo valutativo. Accanto ad essa opera il Comitato nazionale per la valutazione della ricerca (CNVR), con funzione di indirizzo metodologico e allineamento alle migliori pratiche internazionali.

9.2 Valutazione dell’impatto e sistema di KPI

In continuità con il PNRR, il Piano prevede l’introduzione di un possibile sistema di Key Performance Indicator (KPI), ispirato al DM 398/2025, che ha disciplinato i KPI per Centri Nazionali e i Partenariati Estesi del PNRR Italia Domani.

Gli indicatori ipotizzati riguardano: solidità del gruppo di ricerca (dimensione e impiego delle risorse); efficienza del team (milestone, deliverable, coerenza tra risorse assegnate e spese); impatto sulle infrastrutture (coinvolgimento di infrastrutture nazionali o internazionali, incluse quelle riconosciute dal PNIR); attività di terza missione e impatto sociale (public engagement, eventi, partecipazione a spin-off o altre iniziative).

Qui emerge un passaggio importante: l’impatto della ricerca di base non è misurato solo in pubblicazioni o citazioni, ma anche in termini di organizzazione, infrastrutture e diffusione sociale. L’impostazione è coerente con una logica di accountability pubblica e con l’esigenza di dimostrare la sostenibilità degli investimenti nel medio periodo.

9.3 Spin-off e trasferimento tecnologico

Il paragrafo 3.3 collega la ricerca applicata alla creazione di spin-off e al trasferimento tecnologico. Il Piano individua tre direttrici: sviluppo di nuove tecnologie con potenziale imprenditoriale; rafforzamento degli uffici di trasferimento tecnologico (TTO); valorizzazione della proprietà intellettuale generata da università ed enti pubblici di ricerca.

Gli spin-off sono qualificati come strumento privilegiato per rendere economicamente e socialmente fruibili i risultati brevettabili, favorire modelli imprenditoriali ad alta intensità di conoscenza, attrarre investimenti inclusi capitali di ventura.

Il trasferimento non è limitato alla creazione di nuove imprese. Il Piano prevede anche accordi di ricerca con imprese, partenariati pubblico-privati, condivisione di know-how, integrazione graduale nei processi produttivi.

In questo modo, la dimensione dell’impatto diventa l’anello di chiusura dell’architettura del Piano: ricerca fondamentale (PRIN, FIS); frontiera strategica (PRIN Hybrid); applicazione e cooperazione (Synergy grant); valorizzazione e trasferimento (spin-off, TTO, partnership).

10. Il cronoprogramma 2026–2028: la prova della coerenza operativa

Il terzo atto della programmazione – il cronoprogramma allegato al decreto ministeriale – traduce l’architettura strategica del Piano in una sequenza temporale e finanziaria puntuale.

Tre elementi meritano attenzione.

10.1 Una modulazione interna tra strumenti

Il cronoprogramma mostra che il triennio non è una semplice ripetizione annuale delle medesime misure.

Nel 2026 il peso maggiore è attribuito al PRIN (270 milioni), con una dotazione significativa per il PRIN Hybrid (59 milioni) e per il Synergy grant (50 milioni). Nel 2027 entra in modo strutturato il FIS Starting (100 milioni), mentre nel 2028 il FIS Consolidator–Advanced raggiunge 130 milioni, con una contestuale riduzione del PRIN Hybrid (35 milioni).

Ne deriva una progressione: primo anno rafforzamento della base diffusa; secondo anno investimento sulle nuove generazioni di PI; terzo anno consolidamento dell’eccellenza scientifica matura. La distribuzione finanziaria conferma quindi la segmentazione funzionale delineata nel Piano.

10.2 Il calendario come impegno politico

Per tutte le principali linee di finanziamento (PRIN, PRIN Hybrid, FIS, Synergy) è prevista pubblicazione dei bandi entro il 30 aprile e pubblicazione delle graduatorie entro il 30 settembre.

La stabilità del ciclo aprile–settembre introduce un principio di prevedibilità che incide direttamente sulla programmazione degli atenei e degli enti di ricerca. Se rispettato, questo calendario costituirà uno degli elementi più concreti di discontinuità rispetto al passato.

10.3 Rafforzamento progressivo della dimensione europea

Le risorse destinate alle European Partnerships crescono nel triennio (da 30 a 40 milioni), in coerenza con l’obiettivo di consolidare la partecipazione italiana ai programmi europei e di preparare il sistema alla nuova programmazione 2028–2034.

Il cronoprogramma non si limita a distribuire fondi: organizza nel tempo il posizionamento europeo del sistema nazionale.

Conclusioni: una nuova architettura della politica della ricerca

Il Piano triennale 2026–2028 non introduce semplicemente nuovi bandi: introduce un metodo. Per la prima volta, la programmazione della ricerca fondamentale e applicata è organizzata entro un quadro unitario che stabilizza le risorse, ordina gli strumenti lungo una filiera coerente, integra dimensione nazionale ed europea, collega produzione di conoscenza e trasferimento tecnologico.

La novità più rilevante non è l’esistenza del PRIN o del FIS – già noti al sistema – ma la loro collocazione in un’architettura esplicita: PRIN come infrastruttura diffusa della ricerca fondamentale; PRIN Hybrid come leva di concentrazione su ambiti strategici; FIS come strumento di eccellenza individuale allineato al modello ERC; Synergy grant come ponte verso l’applicazione e il partenariato pubblico-privato; cofinanziamento europeo come moltiplicatore di scala.

Il Fondo per la programmazione della ricerca diventa così non solo contenitore finanziario, ma dispositivo di coordinamento strategico.

Una programmazione ordinaria che nasce da una riforma PNRR

Il Piano conferma una dinamica già emersa negli ultimi anni: le riforme inserite nel quadro del PNRR non restano misure temporanee, ma si trasformano in elementi strutturali dell’ordinamento.

La programmazione triennale, il cronoprogramma aggiornabile, il sistema di monitoraggio, la centralità della valutazione e l’introduzione di KPI superano il perimetro del Recovery e diventano parte della governance ordinaria della ricerca. Non si tratta di un adattamento marginale, ma di una ridefinizione del metodo di governo.

Europeizzazione sostanziale, non formale

Il rinvio ai macrosettori ERC, la segmentazione del FIS sul modello Starting–Consolidator–Advanced, il rafforzamento delle European Partnerships e il coordinamento con l’ERA Policy Agenda mostrano un allineamento che non è solo dichiarativo.

Il Piano si inserisce nel ciclo di Horizon Europe e prepara il sistema nazionale alla futura programmazione 2028–2034. L’Italia non si limita a partecipare ai programmi europei: tenta di sincronizzare la propria architettura interna con quella dell’Unione.

Il punto di equilibrio

Resta un elemento che merita attenzione nel tempo: l’equilibrio tra logica bottom-up della ricerca fondamentale e indirizzo strategico su ambiti tecnologici prioritari.

Con il PRIN Hybrid e il Synergy grant si introduce una forma di orientamento selettivo che convive con l’apertura tematica tradizionale. Sarà l’attuazione concreta – bandi, criteri, valutazioni – a mostrare se questo equilibrio reggerà senza comprimere la libertà scientifica.

Una questione di credibilità

Il successo del Piano non dipenderà solo dall’architettura normativa, ma da tre fattori concreti: regolarità effettiva delle call entro i tempi previsti; conclusione delle valutazioni nei sei mesi dichiarati; reale capacità di attrarre e trattenere giovani ricercatori.

Se questi elementi si consolideranno, il Piano potrà diventare un riferimento stabile della politica pubblica della ricerca. In caso contrario, resterà un disegno ambizioso sulla carta.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

  • Decreto Ministeriale n. 150 del 30.01.2026 “Piano triennale della ricerca 2026 -2028
  • Documenti allegati:
    • Piano triennale della ricerca 2026-2028
    • Cronoprogramma Piano Triennale della Ricerca 2026-2028

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28 novembre 2025. QFP 2028–2034 | Fondo per la competitività e Orizzonte Europa
20 giugno 2025 – A che punto è la ricerca europea? 5 segnali strategici da non perdere
1° novembre 2024 –
Futuro della ricerca e innovazione UE: analisi strategica 2024
26 maggio 2023
. Competitività regionale 2022: Italia sotto la media UE
7 ottobre 2022. Il Quadro europeo di valutazione dell’innovazione (EIS) 2022
5 agosto 2022. L’agenda europea 2022 per l’innovazione
22 luglio 2022. Un ecosistema UE per cultura e creatività: la comunità della conoscenza e dell’innovazione dell’EIT
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12 luglio 2019. L’agenda strategica 2021-2027 dell’Istituto europeo di innovazione e tecnologia
8 marzo 2019. Il Fondo UE per l’innovazione nelle tecnologie e nei processi a basse emissioni di carbonio
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