In un momento storico in cui, a distanza di un secolo, tornano a riaffacciarsi in Europa mali antichi e mai del tutto sconfitti – il nazionalismo, il populismo, la chiusura identitaria – il pensiero di Simone Weil torna a interrogare con forza il nostro presente.
Negli ultimi due anni della sua breve vita, tra il 1942 e il 1943, Simone Weil scrive a Londra una serie di testi destinati a restare a lungo marginali, ma di straordinaria attualità. Tornata in Europa per partecipare, anche solo simbolicamente, alla guerra di liberazione dal nazismo, Weil affida a quelle pagine una riflessione radicale sul destino dell’Europa.
Non una riflessione politica in senso stretto, ma qualcosa di più profondo.
Oltre la memoria corta dell’Europa
Simone Weil ci ricorda anzitutto che «l’uomo è una bestia dalla memoria corta».
Una constatazione che oggi riguarda in modo particolare gli europei, capaci di dimenticare rapidamente che cosa fosse l’Europa prima del lungo e faticoso processo di integrazione avviato nel secondo dopoguerra.
Ma il cuore del suo messaggio non è la denuncia. È la proposta.
Come esseri umani e come europei – scrive Weil – «La sola cosa che possiamo costruire è una civiltà. Nuova, rispetto al caos spaventoso finito in un incubo. Antica di spirito. Viva».
Non istituzioni, non apparati, non meccanismi di potere.
Una civiltà.
Una “temperie costituente”
Grazie al lavoro di traduzione e cura editoriale di Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito, oggi possiamo leggere in modo completo e organico gli Scritti londinesi di Simone Weil, raccolti nel volume Una costituente per l’Europa.
Come sottolineano i curatori nell’ampia introduzione, questi testi:
«muovono attorno a un tema comune: il ripensamento indispensabile di tutta la cultura occidentale. (…) Sono tutti animati dall’urgenza di contribuire alla nascita di una nuova civiltà. (…) Nel loro insieme questi scritti nascono dentro una vera e propria temperie costituente».
È una costituente atipica: non giuridica, non istituzionale, ma culturale ed etica.
I fondamenti dell’essere europei
Nel pieno della Seconda guerra mondiale, Simone Weil compie una scelta controcorrente.
A differenza di coloro che sarebbero poi diventati i Padri fondatori dell’Europa, non si dedica alla progettazione concreta di un’Europa unita e pacificata.
Va più a fondo.
Si interroga sui fondamenti dell’essere europei, convinta che senza una rifondazione culturale ed etica nessuna costruzione politica possa durare.
Nel suo ultimo testo, significativamente intitolato La persona è sacra?, scrive parole che restano di sconcertante attualità:
«Al di sopra delle istituzioni, destinate a tutelare il diritto, le persone, le libertà democratiche, bisogna inventarne altre destinate a discernere e a eliminare tutto ciò che nella vita contemporanea schiaccia le anime sotto il peso dell’ingiustizia, della menzogna e della bassezza».
È una sfida radicale:
non difendere solo le istituzioni, ma proteggere le anime.
Un pensiero che attraversa il tempo
Rileggere oggi Simone Weil non significa cercare risposte facili, né modelli pronti all’uso.
Significa accettare una domanda scomoda: che cosa rende davvero “europea” una civiltà?
In un’epoca di smarrimento, il suo pensiero ci ricorda che l’Europa non è solo un progetto politico o un mercato, ma una responsabilità morale e culturale. E che senza questa dimensione, nessuna integrazione può dirsi compiuta.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Simone Weil, Una costituente per l’Europa. Scritti londinesi, a cura di Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito, Castelvecchi, 2013, pp. 380
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