A partire dalla seconda metà del XIX secolo, gli Stati europei hanno progressivamente costruito sistemi di protezione sociale volti a tutelare i cittadini di fronte ai principali rischi della vita.
Questi sistemi – comunemente indicati come Welfare State – si fondano sul riconoscimento di una serie articolata di diritti sociali, tra cui l’accesso all’istruzione, alla sanità, alle pensioni, alla previdenza sociale e ai servizi socio-assistenziali.
Si tratta di diritti che accompagnano l’individuo lungo l’intero arco della vita e che rappresentano una delle caratteristiche distintive delle società europee contemporanee.
Il paradosso dell’integrazione europea: economia comune, welfare nazionale
Nel processo di integrazione europea, tuttavia, le politiche sociali e del lavoro sono rimaste, sin dall’origine, prevalentemente di competenza degli Stati membri.
Durante i negoziati che portarono alla firma dei Trattati di Roma del 1957, si scelse consapevolmente di separare la costruzione del mercato comune dalla realizzazione di politiche di welfare a livello sovranazionale.
Il risultato è una asimmetria strutturale che caratterizza ancora oggi l’Unione europea:
- integrazione economica e monetaria a livello europeo;
- politiche sociali e del lavoro gestite a livello nazionale.
Le competenze dell’Unione in questo ambito si sono sviluppate in modo indiretto, soprattutto per garantire il funzionamento del mercato unico (ad esempio attraverso la libera circolazione dei lavoratori), senza mai giungere a una vera armonizzazione dei sistemi di welfare.
Un modello sotto pressione
Questo modello è oggi messo in discussione da trasformazioni profonde:
- cambiamenti nel mondo del lavoro;
- invecchiamento demografico;
- aumento delle disuguaglianze;
- effetti sociali della crisi economica e finanziaria;
- crescente mobilità intra-europea e migrazioni da Paesi terzi.
Di fronte a queste sfide, emergono interrogativi centrali:
- il modello sociale europeo è ancora sostenibile?
- è in grado di garantire diritti sociali minimi comuni?
- a chi devono essere riconosciuti tali diritti: solo ai cittadini dell’Unione o anche ai cittadini di Paesi terzi legalmente residenti?
È in questo contesto che si colloca l’iniziativa della Commissione europea di avviare una consultazione pubblica sul futuro dei diritti sociali nell’Unione.
Perché un Pilastro europeo dei diritti sociali
Secondo la Commissione europea, una politica sociale moderna deve basarsi su alcuni elementi chiave:
- investimento nel capitale umano;
- pari opportunità;
- prevenzione e protezione dai rischi sociali;
- reti di sicurezza efficaci;
- incentivi all’accesso e alla permanenza nel mercato del lavoro.
L’obiettivo è consentire alle persone di vivere dignitosamente, di affrontare le transizioni professionali nel corso della vita e di sviluppare pienamente le proprie capacità.
Per questo la Commissione propone la creazione di un Pilastro europeo dei diritti sociali, inteso come insieme di principi essenziali per mercati del lavoro e sistemi di protezione sociale equi ed efficienti.
Il Pilastro è concepito inizialmente per i Paesi della zona euro, con la possibilità per gli altri Stati membri di aderirvi volontariamente.
Le finalità dell’iniziativa
La Commissione individua tre obiettivi principali del Pilastro:
- Valutare le performance sociali e occupazionali degli Stati membri partecipanti;
- Stimolare le riforme nazionali, fornendo un quadro di riferimento comune;
- Favorire una nuova convergenza economica e sociale all’interno dell’area dell’euro, dopo le divergenze prodotte dalla crisi.
Il Pilastro non nasce come strumento giuridicamente vincolante, ma come bussola politica per orientare le politiche europee e nazionali.
La proposta di Pilastro: struttura e contenuti
La Commissione presenta una prima bozza del Pilastro e la sottopone a una consultazione pubblica, rivolta a cittadini, istituzioni, parti sociali, imprese, associazioni e mondo accademico.
Il progetto è articolato in tre grandi aree:
I. Pari opportunità e accesso al mercato del lavoro
- Competenze, istruzione e apprendimento permanente
- Contratti di lavoro flessibili e sicuri
- Transizioni professionali sicure
- Sostegno attivo all’occupazione
- Parità di genere ed equilibrio vita-lavoro
- Pari opportunità
II. Condizioni di lavoro eque
- Condizioni di impiego
- Retribuzioni
- Salute e sicurezza sul lavoro
- Dialogo sociale e coinvolgimento dei lavoratori
III. Protezione sociale adeguata e sostenibile
- Prestazioni e servizi sociali integrati
- Assistenza sanitaria e prestazioni di malattia
- Pensioni
- Prestazioni di disoccupazione
- Reddito minimo
- Prestazioni di invalidità
- Assistenza di lunga durata
- Assistenza all’infanzia
- Alloggi
- Accesso ai servizi essenziali
Questi principi traggono origine da diritti già riconosciuti nel diritto dell’Unione, nella Carta dei diritti fondamentali e in altri strumenti internazionali, e sono selezionati per la loro rilevanza economica e sociale.
Una consultazione che riguarda tutti
La Commissione sottolinea l’importanza di una partecipazione ampia e consapevole alla consultazione pubblica.
Il futuro dei diritti sociali nell’Unione europea non riguarda solo gli addetti ai lavori, ma cittadini, studenti, lavoratori, imprese, amministrazioni pubbliche e organizzazioni della società civile.
Le osservazioni possono essere presentate in qualsiasi lingua dell’Unione entro il 31 dicembre 2016.
Conclusione
L’avvio della consultazione sul Pilastro europeo dei diritti sociali rappresenta un passaggio di grande rilievo nel dibattito sul futuro dell’Unione europea.
Per la prima volta, la Commissione riconosce esplicitamente che l’integrazione economica non può proseguire senza una riflessione strutturata sulla dimensione sociale.
Il Pilastro non risolve automaticamente le tensioni tra livello europeo e nazionale, ma apre uno spazio politico nuovo, destinato a incidere profondamente sull’evoluzione del modello sociale europeo.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Comunicazione della Commissione europea, Avvio di una consultazione su un pilastro europeo dei diritti sociali, doc. COM(2016) 127 dell’8 marzo 2016
Aggiornamenti successivi e articoli collegati
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23 settembre 2022. Strategia europea 2022 per l’assistenza: educazione e cura prima infanzia
16 settembre 2022. Strategia europea 2022 per l’assistenza: i servizi sociali
1° luglio 2022. Diritti sociali UE: impegni degli Stati membri assunti nel 2022 per il 2030
30 aprile 2021. La strategia dell’Unione europea per i diritti dei disabili 2021-2030
23 aprile 2021. Il piano d’azione 2021 sul pilastro europeo dei diritti sociali: obiettivi 2030
24 gennaio 2020. Europa sociale: verso un welfare europeo e il piano d’azione 2021
19 aprile 2016. Le politiche dell’Unione europea per la lotta contro la povertà 2014-2020
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12 maggio 2017. L’Europa sociale: una risposta alle opportunità e ai rischi che ci riserva il futuro?
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