Perché le competenze diventano una priorità europea
Nel 2016 la Commissione europea porta al centro dell’agenda politica dell’Unione un tema destinato a segnare profondamente le politiche sociali, del lavoro e dell’istruzione dei decenni successivi: le competenze.
La scelta non è casuale. Essa nasce dalla consapevolezza che il modello economico e sociale europeo è entrato in una fase di profonda trasformazione, nella quale la qualità del capitale umano diventa una variabile decisiva non solo per la competitività, ma anche per la coesione sociale, l’inclusione e la tenuta democratica delle società europee.
Già a metà degli anni 2010 emergono con chiarezza tre elementi strutturali:
- decine di milioni di cittadini europei non possiedono competenze di base sufficienti, in particolare in lettura, scrittura, calcolo e ambito digitale;
- una quota crescente di imprese non riesce a reperire lavoratori con le competenze adeguate per crescere e innovare;
- il mercato del lavoro europeo è segnato da un forte disallineamento tra titoli di studio, competenze effettive e mansioni svolte, soprattutto tra i giovani.
In questo contesto, la formazione non può più essere considerata una fase iniziale e conclusa della vita, ma diventa un processo continuo, che accompagna le persone lungo l’intero arco dell’esistenza.
Il paradosso europeo: disoccupazione e carenza di competenze
Uno dei punti di partenza dell’Agenda europea per le competenze è un paradosso solo apparentemente contraddittorio.
Da un lato, l’Unione europea registra livelli elevati di disoccupazione, in particolare giovanile, e crescenti fenomeni di precarietà e sotto-occupazione.
Dall’altro, una parte significativa dei datori di lavoro dichiara di non riuscire a trovare profili adeguati alle proprie esigenze.
La Commissione europea sintetizza il problema in modo netto: il mercato del lavoro europeo soffre meno di una mancanza di posti di lavoro che di una cattiva corrispondenza tra competenze disponibili e competenze richieste.
Questo disallineamento produce effetti negativi a catena:
- riduce la produttività;
- rallenta l’innovazione;
- accentua le disuguaglianze;
- espone milioni di persone al rischio di esclusione sociale.
L’Agenda per le competenze nasce, dunque, come risposta strutturale a una crisi che non è solo occupazionale, ma sociale e sistemica.
L’Agenda europea per le competenze del 2016: una svolta di impostazione
Con la Nuova agenda per le competenze per l’Europa, presentata nel 2016, la Commissione propone un cambio di paradigma.
L’obiettivo non è semplicemente aumentare il numero di persone occupate, ma rafforzare la capacità delle persone di adattarsi ai cambiamenti, di cambiare lavoro, settore o status professionale nel corso della vita, senza cadere nell’esclusione.
L’Agenda si fonda su alcuni principi chiave:
- investire nelle competenze come investimento sociale, non come costo;
- promuovere l’apprendimento permanente come diritto e come responsabilità condivisa;
- migliorare la trasparenza e la comparabilità delle qualifiche;
- ridurre il divario tra istruzione, formazione e mercato del lavoro;
- non lasciare indietro gli adulti scarsamente qualificati.
Si tratta di una visione coerente con l’evoluzione del modello sociale europeo e con l’idea di una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva.
I pilastri dell’azione europea sulle competenze
L’Agenda del 2016 si articola attorno a una serie di assi strategici, che definiscono il perimetro dell’intervento europeo.
Apprendimento permanente e formazione degli adulti
Uno degli elementi più innovativi è l’attenzione rivolta agli adulti con basse qualifiche, spesso esclusi dalle politiche tradizionali dell’istruzione.
La Commissione propone l’istituzione di una “garanzia per le competenze”, rivolta a coloro che non possiedono un titolo di istruzione secondaria superiore o competenze di base adeguate.
La garanzia si fonda su tre passaggi:
- valutazione delle competenze possedute;
- offerta di percorsi formativi personalizzati;
- riconoscimento e certificazione delle competenze acquisite.
Competenze digitali e verdi
Le competenze digitali vengono riconosciute come competenze trasversali, necessarie in quasi tutti i settori economici e professionali.
Accanto a esse, emergono le competenze legate alla transizione ecologica, destinate a diventare sempre più centrali con l’evoluzione delle politiche ambientali e industriali dell’Unione.
Mobilità, trasparenza e riconoscimento delle qualifiche
Per rendere effettiva la libera circolazione delle persone e dei lavoratori, l’Agenda rafforza gli strumenti volti a:
- rendere comprensibili e confrontabili le qualifiche;
- valorizzare competenze acquisite anche in contesti non formali e informali;
- facilitare le transizioni professionali, anche transnazionali.
Gli strumenti chiave dell’Agenda (in sintesi)
L’Agenda del 2016 non introduce un unico strumento, ma rafforza e riorienta un ecosistema di strumenti europei, tra cui:
- Europass, ripensato come piattaforma digitale integrata per l’orientamento, la costruzione del CV e la comprensione delle opportunità formative e professionali;
- Quadro europeo delle qualifiche (EQF), per facilitare il confronto tra titoli e livelli di competenza nei diversi Paesi;
- strumenti di monitoraggio dei percorsi di carriera dei laureati, per migliorare la qualità dell’offerta formativa;
- iniziative settoriali per anticipare i fabbisogni di competenze nei comparti strategici;
- strumenti specifici per la valutazione delle competenze dei migranti, in una logica di inclusione attiva.
Questi strumenti non sostituiscono le politiche nazionali, ma ne rafforzano la coerenza e l’efficacia, nel rispetto delle competenze degli Stati membri.
Il ruolo dei fondi dell’Unione europea
Un elemento centrale dell’Agenda per le competenze è il collegamento stretto con le risorse finanziarie dell’Unione.
Nel periodo 2014-2020, decine di miliardi di euro sono destinati allo sviluppo delle competenze attraverso:
- il Fondo sociale europeo (FSE);
- il Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR);
- il programma Erasmus+;
- altri strumenti, inclusi quelli legati alla BEI e agli investimenti strategici.
L’Agenda invita gli Stati membri a utilizzare questi fondi in modo più strategico, superando una logica frammentata e orientando la spesa verso risultati misurabili e duraturi.
Perché questo articolo è l’inizio di un percorso
Questo testo nasce nel 2016 come punto di partenza di una riflessione destinata a svilupparsi nel tempo.
L’Agenda europea per le competenze rappresenta infatti l’architrave su cui si innesteranno, negli anni successivi:
- le riforme della formazione degli adulti;
- il rafforzamento delle competenze digitali;
- il collegamento con il Pilastro europeo dei diritti sociali;
- le strategie più recenti per affrontare la carenza di manodopera e di competenze.
Comprendere le scelte compiute nel 2016 è essenziale per leggere con consapevolezza gli sviluppi successivi e valutare la capacità dell’Unione europea di accompagnare le trasformazioni del lavoro e della società senza lasciare indietro nessuno.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
Nel sito web della Commissione europea sono disponibili tutti i dati e i documenti relativi alla “Agenda per nuove competenze e per l’occupazione”.
Aggiornamenti successivi e articoli collegati
Per approfondire o seguire l’evoluzione delle politiche sulla formazione continua dell’UE, si possono consultare i seguenti articoli collegati pubblicati su Fare l’Europa:
26 aprile 2024. Carenza di manodopera e di competenze in Europa: il piano d’azione UE 2024
15 settembre 2023. Formazione adulti: sfuggire ai lavori mal pagati. Valutazione della Raccomandazione 2016
3 luglio 2020. Sviluppare e riqualificare le proprie competenze: l’agenda europea 2021-2025
16 dicembre 2016. Cambia il modello economico e sociale, cambiano le competenze
17 giugno 2016. Nuovi lavori, nuove competenze: l’agenda europea 2016
28 marzo 2014. Tirocini di qualità in tutta Europa per i giovani
