Il pilastro europeo dei diritti sociali è stato ufficialmente proclamato dalle tre istituzioni che concorrono al processo legislativo dell’Unione europea – Parlamento europeo, Consiglio e Commissione europea – il 17 novembre 2017, in occasione del vertice sociale per l’occupazione equa e la crescita che si è tenuto nella città di Göteborg, in Svezia.

Tale iniziativa è stata presentata in precedenti articoli del blog, sin dalle consultazioni pubbliche avviate dalla Commissione europea all’inizio del 2016, e rientra nel processo di creazione della cosiddetta dimensione sociale dell’Unione europea, tema al centro del Libro bianco sul futuro dell’Europa, presentato dalla Commissione europea il 1° marzo dell’anno scorso, e, in particolare, di un importante documento di riflessione nel quale la stessa Commissione ha analizzato la situazione sociale del continente e ha proposto alcune soluzioni per assicurare, anche in futuro, la sostenibilità del modello sociale europeo.

Il pilastro europeo dei diritti sociali istituisce venti principi e diritti essenziali che tutti i cittadini europei hanno nel campo delle pari opportunità e dell’accesso al mercato del lavoro, delle condizioni di lavoro eque, della protezione e dell’inclusione sociali.

A pochi mesi dall’avvallo politico del Consiglio europeo del 14 dicembre 2017, nel quale i capi di Stato e di Governo dei paesi membri dell’Unione europea si sono impegnati ad attuare tali principi e diritti a livello nazionale, la Commissione europea presenta un pacchetto di proposte volte ad attuare in concreto la dimensione sociale dell’Europa a livello europeo.

Un sistema europeo di monitoraggio delle politiche sociali nazionali

Innanzitutto, la Commissione presenta alcune idee per istituire un sistema di monitoraggio dell’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali a livello nazionale, verificando periodicamente, in ciascun paese membro, le misure adottate e i progressi compiuti per assicurare ai cittadini l’accesso ai diritti sociali fondamentali riconosciuti dall’Unione europea. Tale sistema di monitoraggio sarà sincronizzato col sistema di monitoraggio dei conti pubblici dei paesi europei e, quindi, sarà integrato nel cosiddetto “semestre europeo” e riguarderà l’esame dei risultati conseguiti in ambito sociale e in materia di occupazione. Dai risultati di tali analisi, anche comparative, potranno scaturire, a seconda delle situazioni rilevate nei diversi Stati membri, la fornitura di assistenza tecnica e lo scambio di buone pratiche.

 

L’accesso alla protezione sociale per i lavoratori atipici

La Commissione europea ha anche presentato una proposta di raccomandazione per il Consiglio dell’Unione europea al fine di assicurare l’accesso effettivo ai sistemi di protezione sociale ai lavoratori subordinati e autonomi e, in particolare, ai cosiddetti lavoratori atipici.

Oggi, infatti, quasi il 40% delle persone occupate è in una situazione di lavoro atipico, ossia non hanno un contratto a tempo pieno e indeterminato, oppure sono lavoratori autonomi. Queste persone non sempre dispongono di una corretta copertura della sicurezza sociale e quindi non godono di un’assicurazione contro la disoccupazione o di accesso ai diritti pensionistici.

La proposta di raccomandazione, quindi, indica agli Stati membri la direzione per sostenere l’accesso alla protezione sociale per tutti i lavoratori subordinati e autonomi, in particolare per coloro che, a causa della loro situazione lavorativa, non sono sufficientemente coperti dai sistemi di sicurezza sociale.

 

L’Autorità europea per il lavoro

Infine, sempre la Commissione europea ha presentato la proposta di istituire un’autorità europea del lavoro, una agenzia decentrata dedicata a garantire e vigilare sull’accesso ai sistemi di protezione sociale per tutti i lavoratori subordinati e autonomi.

L’Autorità europea del lavoro fornirà un supporto ai singoli cittadini, alle imprese e alle amministrazioni nazionali per trarre il massimo beneficio dalla libertà di circolazione e garantire un’equa mobilità del lavoro.

Tre saranno gli obiettivi e gli ambiti di attività della nuova agenzia.

Innanzitutto, l’autorità fornirà ai cittadini e alle imprese informazioni su posti di lavoro, apprendistati, programmi di mobilità, assunzioni e corsi di formazione, e inoltre darà indicazioni sui diritti e gli obblighi connessi alla possibilità di vivere, lavorare e/o operare in un altro Stato membro dell’Unione.

In secondo luogo, essa sosterrà la cooperazione tra autorità nazionali in situazioni transfrontaliere e le aiuterà a garantire che le norme dell’Unione in materia di mobilità siano facilmente ed efficacemente seguite. L’autorità contribuirà per esempio a migliorare lo scambio di informazioni e a sostenere lo sviluppo delle capacità tra autorità nazionali e assisterà queste ultime nella gestione di ispezioni concertate e congiunte. In tal modo si rafforzerà la fiducia reciproca tra i vari attori, miglioreranno le routine di cooperazione quotidiana e si eviteranno frodi e abusi delle norme.

Infine, l’Autorità potrà fornire servizi di mediazione e agevolare la risoluzione di controversie transfrontaliere, per esempio nei casi di ristrutturazione aziendale che interessano diversi Stati membri.

L’autorità europea del lavoro, una volta completato il processo legislativo, sarà probabilmente operativa nel 2019.

 

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