Dal 2010 i ventotto Paesi membri dell’Unione europea hanno deciso di coordinare le rispettive politiche economiche, attraverso una procedura – definita semestre europeo – che inizia nel mese di novembre di ciascun anno – quando la Commissione europea stabilisce le priorità per l’anno successivo – e si conclude a ottobre dell’anno successivo, quando i Governi nazionali presentano i documenti programmatici di bilancio tenendo conto delle raccomandazioni dell’Unione europea adottate dal Consiglio in estate.

Si tratta, quindi, di un ciclo annuale, che prevede diverse fasi lungo le quali i Paesi membri dell’Unione europea – sulla base di regole stabilite di comune accordo – cercano di assicurare in tutta Europa delle finanze pubbliche sane (evitando un eccessivo debito pubblico), prevenire squilibri macroeconomici eccessivi, sostenere le riforme strutturali necessarie per aumentare la crescita e l’occupazione e, infine, per rilanciare gli investimenti.

In questo contesto, ogni anno, nel mese di novembre, la Commissione effettua un’analisi dettagliata dei piani di ciascun Paese per quanto riguarda le riforme di bilancio, macroeconomiche e strutturali. Poi rivolge ai governi dell’UE raccomandazioni specifiche per paese per i successivi 12-18 mesi.

Inoltre, sempre la Commissione, monitora gli sforzi compiuti dai Paesi dell’Unione per raggiungere gli obiettivi della strategia “Europa 2020”.

Alcuni dei documenti adottati nel mese di novembre 2019, compreso il focus dedicato alla situazione italiana, sono riportati in appendice al presente articolo, il quale si limiterà, invece, a riferire i risultati della analisi condotta dalla Commissione europea sulle prospettive economiche dell’Europa nel 2019 e gli indirizzi di politica economica che ne scaturiscono.

 

L’Europa è uscita dalla crisi e cresce

Il documento della Commissione europea è già significativo dal titolo: “Per un’Europa più forte di fronte all’incertezza globale”.

In effetti, l’economia europea è ormai entrata nel sesto anno di crescita ininterrotta: l’Europa è uscita definitivamente dalla lunga crisi e anche nel 2019 l’economia europea continuerà a crescere, offrendo posti di lavoro a un numero record di persone e sottraendo milioni di persone alla povertà e all’esclusione sociale.

La Commissione europea scrive subito, in apertura che:

“Le riforme strutturali, gli investimenti e le politiche di bilancio responsabili realizzati dagli Stati membri, accompagnati da un’azione decisa a livello europeo, in particolare dal piano di investimenti per l’Europa, hanno contribuito al ripristino della stabilità e alla maggiore prosperità di cui gode oggi l’economia europea. L’occupazione ha raggiunto il livello record di 239 milioni di occupati e la disoccupazione è scesa al livello pre-crisi, sottraendo negli ultimi anni più di 10 milioni di persone alla povertà o all’esclusione sociale”.

I risultati economici raggiunti sono ben esemplificati nel seguente grafico che mette a confronto il periodo della crisi (2009-2013) e quello successivo (2014-2018).

Grafico risultati economici UE 2009-2013

 

La seguente tabella, invece, sintetizza alcuni dei più recenti esiti positivi delle politiche economiche condotte a livello europeo, dal 2014 a oggi.

tabella che sintetizza alcuni dei più recenti esiti positivi delle politiche economiche condotte a livello europeo, dal 2014

 

Tuttavia, osserva sempre la Commissione, non tutti i cittadini e non tutti i paesi stanno beneficiando allo stesso modo della crescita dell’economia, che rimane vulnerabile all’instabilità globale e alle sfide a medio e lungo termine:

“Le sfide emergenti e l’incertezza a livello mondiale ci ricordano che l’attuale slancio economico offre un’opportunità da non perdere. Rinnovati sforzi di riforma, investimenti mirati e la riduzione dei livelli di debito, in linea con le norme di bilancio europee comuni, sono fondamentali per rendere l’Unione e i suoi Stati membri più forti, più inclusivi e più resilienti. Le politiche economiche e di bilancio devono preservare la stabilità macroeconomica, ridurre gli elevati livelli di debito e creare riserve per far fronte agli shock esterni o interni al fine di attenuare le ripercussioni occupazionali e sociali. Gli investimenti e le riforme strutturali devono concentrarsi ancora di più sul rafforzamento della crescita potenziale.”

 

Le principali sfide future

Quali sono le principali sfide che si trova a dover affrontale l’Europa nel suo complesso? Quali sono le minacce alla crescita e al benessere del nostro continente e del nostro Paese?

Vi sono, innanzitutto, rischi e sfide esterni, che aumentano e che richiedono una risposta europea più forte e unitaria. Su due, in particolare, attira l’attenzione la Commissione europea: l’ascesa della Cina nella catena globale del valore e la perturbazione dell’ordine economico scaturito dalla seconda guerra mondiale, dovuta al crescente protezionismo commerciale praticato dagli Stati Uniti.

Vi sono, poi, rischi e sfide interni all’Unione europea.

La globalizzazione ha contribuito alla crescita economica, ma non ha portato gli stessi vantaggi a tutti: alcune regioni e alcuni settori hanno avuto difficoltà a sfruttare al meglio l’integrazione del mercato e l’innovazione tecnologica e, inoltre, persistono elevati livelli di disparità di reddito, nonostante condizioni economiche favorevoli.

In diversi Stati membri il debole impulso delle riforme, la bassa crescita della produttività e gli elevati livelli di debito gravano sul potenziale di crescita dell’economia.

A ciò si aggiunga che l’invecchiamento della popolazione, la digitalizzazione e i cambiamenti climatici hanno esercitato crescenti sollecitazioni sulla forza lavoro, sui sistemi di protezione sociale e sull’industria, spingendo a innovare e riformare per mantenere un tenore di vita elevato.

Si pensi, solo per fare un esempio, che le più recenti analisi statistiche prevedono che il rapporto tra il numero di persone di età pari o superiore a 65 anni (che escono, cioè, dal mercato del lavoro) e il numero di persone tra i 15 e i 64 anni (che sono, cioè, in età lavorativa) dovrebbe aumentare, passando dal 28,8% nel 2015 al 35,1% nel 2025, per superare il 50% nel 2050.

 

Tre priorità per un futuro di prosperità

Che cosa fare per continuare ad assicurare in tutta Europa un futuro di prosperità?

La Commissione europea ha delineato le nuove priorità, aprendo il dibattito e il confronto tra gli Stati membri impegnati, proprio in questi mesi, a definire le rispettive politiche economiche e ad approvare le leggi di bilancio.

Innanzitutto, servono politiche lungimiranti e non di breve periodo:

“L’Europa ha bisogno di una visione a lungo termine e di accrescere la sua resilienza socioeconomica per rafforzare la capacità di resistere agli shock e cogliere nuove opportunità”.

In secondo luogo, è necessario che ogni Paese europeo approfitti di questo periodo positivo per l’economia per attuare le riforme e ridurre i propri debiti:

“La crescita stabile che l’Europa sta vivendo oggi offre il contesto giusto per affrontare le riforme pendenti e urgenti, necessarie per dare una risposta alle sfide con cui ci confrontiamo. Operare oggi le scelte giuste sul piano delle politiche è fondamentale per conseguire una crescita più forte e più equa, creare posti di lavoro migliori e avere una maggiore capacità di attenuare gli effetti dei cicli economici globali.”

Infine, sul piano concreto, per assicurare un futuro di prosperità, la Commissione europea ribadisce le seguenti tre priorità per orientare i piani nazionali di riforma, che saranno adottati nella prossima primavera, e coordinare le politiche economiche nazionali:

1) realizzare investimenti di elevata qualità

La Commissione europea invita gli Stati membri a continuare a promuovere un ambiente favorevole a investimenti che stimolino la crescita: investimenti pubblici e privati ben mirati dovrebbero andare di pari passo con insiemi ben congegnati di riforme strutturali, con l’obiettivo di costruire o ammodernare le infrastrutture strategiche, rafforzare il capitale umano per la competitività di domani e migliorare le condizioni di vita e di lavoro.

Le priorità per gli investimenti sono: ricerca e innovazione; infrastrutture digitali e relativi servizi; istruzione, formazione e sviluppo delle competenze; un’attuazione anticipata degli investimenti nella modernizzazione e nella decarbonizzazione dei sistemi industriali, energetici e di trasporto europei.

2) concentrarsi su riforme che aumentino la crescita della produttività, l’inclusività e la qualità istituzionale

Secondo la Commissione europea, un approccio lungimirante alla crescita rende necessario riorientare gli sforzi nazionali di riforma concentrandoli su tre aree principali: la crescita della produttività, l’inclusività e la qualità istituzionale.

Crescita della produttività significa, in sintesi: una più ampia e rapida diffusione delle nuove  tecnologie; lo sviluppo di competenze e il rafforzamento dei collegamenti tra i sistemi di istruzione e formazione e le imprese; ulteriori riforme per trovare il giusto equilibrio tra flessibilità e sicurezza nel mercato del lavoro.

Anche l’inclusione sociale dovrebbe essere posta al centro degli sforzi di riforma, in modo che gli incrementi di produttività rechino benefici a tutti i cittadini: secondo il parere della Commissione europea, ciò implica una maggiore attenzione alla qualità dell’istruzione, della formazione e dell’istruzione degli adulti, in particolare per i lavoratori scarsamente qualificati, così come sistemi fiscali e previdenziali concepiti in modo appropriato e innovativo e il mantenimento o il miglioramento dell’accesso a servizi di qualità per l’assistenza sanitaria, all’infanzia e di lunga durata.

Sulla terza area di intervento, la qualità delle istituzioni, la Commissione osserva, preliminarmente, che istituzioni pubbliche efficienti contribuiscono a un livello più elevato di crescita e costituiscono un prerequisito per il buon esito di altre riforme.

Migliorare la qualità istituzionale significa aumentare l’efficacia della pubblica amministrazione, il grado di digitalizzazione dei servizi pubblici, la qualità e la stabilità del contesto normativo, la lotta contro la corruzione e il rispetto dello stato di diritto. Inoltre, non è da dimenticare che lo stato di diritto, sistemi giudiziari efficaci e solidi quadri anticorruzione sono fondamentali per attrarre le imprese e favorire la crescita economica.

Scrive la Commissione europea in proposito:

“Questo aspetto riguarda in particolare l’indipendenza e l’efficienza dei sistemi giudiziari, così come un approccio globale di lotta alla corruzione che unisce la prevenzione, un’azione penale efficace e le sanzioni. Ciò deve andare di pari passo con la trasparenza e l’integrità del settore pubblico, l’effettiva tutela giuridica degli informatori, la presenza di media indipendenti e un maggiore coinvolgimento della società civile. In alcuni Stati membri è necessario integrare un’applicazione della legge più incisiva con solide politiche di prevenzione e incentivi all’uso di sistemi di pagamento elettronici o soluzioni digitali per contrastare l’economia sommersa”.

3) continuare ad assicurare la stabilità macrofinanziaria e finanze pubbliche sane

La Commissione osserva che dato che l’economia continua a crescere, è giunto il momento di rafforzare le riserve di bilancio necessarie per far fronte alla prossima recessione e attenuare i potenziali effetti occupazionali e sociali: azioni credibili volte al conseguimento degli obiettivi di bilancio concordati, in linea con le norme comuni europee, rimangono di fondamentale importanza.

Su questo aspetto, il messaggio della Commissione europea a tutti gli Stati membri è chiaro:

“Gli squilibri macroeconomici nell’UE sono diminuiti, ma le vulnerabilità restano. Una nuova valutazione complessiva dei rischi sui mercati finanziari internazionali potrebbe indurre gli investitori a rivalutare i rischi ereditati dal passato, come i livelli di debito elevati, le carenze che permangono nel settore bancario e i limitati margini della politica di bilancio di alcuni Stati membri. Un’ulteriore correzione dei grandi squilibri degli stock impone pertanto di ridurre ancora l’elevato debito pubblico e privato e di rafforzare ulteriormente il settore finanziario, creando così i margini di bilancio necessari per garantire la sostenibilità a lungo termine, creare capacità per affrontare le crisi in avvenire e liberare fondi per gli investimenti futuri.”

 

 

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