Programmazione UE 2021-2027: la proposta franco-tedesca su un bilancio per l’Eurozona

23 novembre 2018 di Mauro Varotto

A dicembre si terrà un importante vertice europeo in cui, tra gli argomenti all’ordine del giorno, vi sarà una prima discussione sulle proposte presentate dalla Commissione europea alla fine della primavera scorsa per il prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027.

Come ho anticipato in un precedente articolo, una delle novità più importanti delle proposte della Commissione europea consiste nella creazione, a livello europeo, di una serie di nuovi strumenti finalizzati alla stabilizzazione delle economie, in particolare, nella zona euro, poiché una zona euro stabile è ritenuta condizione indispensabile per la stabilità finanziaria e la prosperità dell’intera l’Unione.

Pertanto, la Commissione europea, per prima, ha presentato un pacchetto di iniziative volte ad approfondire l’Unione economica e monetaria, e, per la futura programmazione 2021-2027, ha proposto: l’istituzione di un Fondo monetario europeo; la creazione di un ministro dell’Economia e delle finanze europeo; l’avvio di appositi fondi per fornire sostegno alle riforme nazionali e alle riforme strutturali; infine, l’integrazione nei Trattati UE del “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell’Unione economica e monetaria (TSCG)”, firmato il 2 marzo 2012, nel momento del picco della crisi finanziaria ed economica.

E’ in questo specifico contesto che si inquadra la proposta che Francia e Germania, congiuntamente, hanno presentato all’Eurogruppo del 19 novembre scorso, che si è riunito “in formato inclusivo”, cioè con la presenza dei Ministri dell’economia e delle finanze di ventisette Stati membri (Regno Unito escluso), quindi con la partecipazione anche dei Paesi UE che non hanno ancora adottato l’euro come moneta.

Tale Eurogruppo era l’ultimo prima dell’importante “Eurosummit” che si terrà sempre nel prossimo mese di dicembre e che dovrà assumere importanti decisioni sulla realizzazione dell’Unione economica e monetaria, con riferimento sia al completamento dell’Unione bancaria, necessaria per rendere le banche più resilienti di fronte ad eventuali crisi future, sia sul nuovo ruolo del Meccanismo europeo di stabilità, il cosiddetto “Fondo salva-Stati”, il quale interviene oggi a favore degli Stati membri in difficoltà finanziarie.

Un terzo tema è stato introdotto, come si è accennato, dalla Francia e dalla Germania che hanno lanciato l’idea di un bilancio dell’Unione europea parallelo a quello esistente e riservato ai soli Paesi della cosiddetta “zona euro”, termine che designa quel gruppo di Paesi che, oltre a far parte dell’Unione economica e monetaria (UEM) e a coordinare le rispettive politiche economiche (come tutti i Paesi membri dell’Unione), hanno compiuto un ulteriore passo avanti e sostituito le loro monete nazionali con l’euro, la moneta unica.

La proposta franco-tedesca si intitola: “Proposta sull’architettura di un bilancio della zona euro nel quadro dell’Unione europea” e nasce, a sua volta, dalla cosiddetta “Dichiarazione di Mesemberg” del 19 giugno 2018, intitolata “Rinnovare le promesse europee di sicurezza e prosperità”.

A Mesemberg, Francia e Germania hanno proposto di istituire un bilancio della zona euro nel quadro degli attuali Trattati dell’Unione europea: il bilancio avrebbe la finalità di promuovere la competitività, la convergenza e la stabilizzazione nell’area dell’euro, nonché importanti investimenti in innovazione e capitale umano.

Il bilancio della zona euro farebbe parte del bilancio dell’Unione europea, in modo da garantirne la coerenza con le politiche generali dell’Unione e soddisfare i principi e i requisiti di bilancio in termini di sana gestione finanziaria, controllo di bilancio e responsabilità parlamentare.

Il bilancio sarebbe principalmente finanziato da contributi regolari dei diciannove Stati della zona euro, raccolti e trasferiti al bilancio dell’Unione sulla base di un accordo intergovernativo tra gli stessi Stati, come avviene oggi per il sistema delle cosiddette “risorse proprie”. Esso potrebbe includere anche entrate esterne, a esempio provenienti da una tassa sulle transazioni finanziarie (Financial Transaction Tax – FTT, secondo il modello francese) e da risorse europee del bilancio comune (ad esempio, lo Strumento di sostegno alle riforme proposto dalla Commissione europea).

Si tratta, come ho precisato, di un bilancio e di risorse aggiuntive rispetto al bilancio ordinario e alle risorse dell’Unione stanziate nell’ambito del quadro finanziario pluriennale, che andrebbero a rinforzare la zona euro.

L’accordo intergovernativo fornirebbe una metodologia per determinare i contributi di ciascuno Stato membro dell’Eurozona e un importo massimo vincolante, nonché una procedura di decisione sulle priorità di finanziamento.

Quale è il senso della proposta franco-tedesca?

E’ noto che i diciannove Stati membri dell’area dell’euro devono rispettare requisiti più rigorosi nel contesto del coordinamento delle politiche economiche nazionali.

Un bilancio riservato a tali Stati risponderebbe all’esigenza di una maggiore solidarietà negli sforzi per raggiungere un maggiore livello di convergenza tra le diverse economie nazionali e, alla fin fine, rafforzerebbe la competitività dell’intera Unione europea: per questo, tale bilancio sarebbe destinato a sostenere gli investimenti e le riforme, in particolare cofinanziando la spesa pubblica che accresce la crescita, come investimenti, ricerca e sviluppo, innovazione e capitale umano.

Inoltre, potrebbe anche svolgere una funzione stabilizzatrice nell’Eurozona, soprattutto perché le risorse stanziate continuerebbero a essere versate ai singoli Stati beneficiari anche in caso di pressioni sulle finanze pubbliche nazionali e di difficoltà nell’accesso al mercato dei capitali.

E’ chiaro che, come ogni altro fondo dell’Unione europea, la pre-condizione per usufruire delle risorse del bilancio della zona euro è che i singoli Stati membri perseguano politiche economiche conformi agli obblighi previsti dal quadro di coordinamento della politica economica europea, comprese le norme fiscali: non avrebbe nessun senso un fondo di solidarietà e sviluppo per l’Eurozona che sostenga Stati che ne violano le regole.

Resta da dire che la Commissione europea si è dimostrata molto favorevole a tale contributo, che è molto importante per dotare il bilancio dell’Unione europea di una funzione di stabilizzazione degli investimenti nel caso di grandi shock asimmetrici, che colpiscono, cioè, alcune economie nazionali e non altre.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Documenti dell’Eurogruppo del 19.11.2018

Proposta della Francia e della Germania sull’architettura di un bilancio della zona euro

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