Dopo la pubblicazione della strategia sul Green Deal europeo, la Commissione europea, presieduta da Ursula von der Leyen, ha adottato la sua prima strategia annuale di crescita sostenibile (ASGS), relativa al 2020.

Si tratta, come è noto, dell’atto di inizio del ciclo annuale di coordinamento delle politiche economiche nazionali denominato “semestre europeo”: esso stabilisce le priorità economiche e sociali per l’intera Unione europea e fornisce orientamenti strategici agli Stati membri per le rispettive politiche economiche i quali porteranno – a seguito di un approfondito dialogo e confronto – alla adozione di raccomandazioni specifiche per ciascun Paese nel corso della prossima estate, sulla cui base i singoli Stati elaboreranno i propri documenti di bilancio per l’anno successivo.

La strategia annuale di crescita sostenibile contiene una approfondita analisi dell’economia europea e stabilisce la risposta politica adeguata alle sfide individuate, al fine di favorire la crescita, l’inclusione e la convergenza nell’Unione europea, in linea con la strategia di crescita a lungo termine dell’Unione “Europa 2020”, che si concluderà proprio il prossimo anno.

Tale relazione è accompagnata da un insieme di altri documenti di carattere tecnico, il cui elenco riporto in appendice all’articolo: la valutazione sui documenti di bilancio dei singoli Stati membri per il 2020; gli orientamenti specifici per i Paesi che appartengono alla zona Euro; gli orientamenti in materia di occupazione; infine, i risultati dello screening annuale di una serie di indicatori economici al fine di verificare nei singoli Stati membri, al di là degli eventuali squilibri di bilancio, eventuali altri squilibri macroeconomici che potrebbero comprometterne la stabilità.

In questo quadro, la prima strategia annuale di crescita sostenibile della Commissione europea che si è appena insediata si richiama alla più ampia strategia del Green Deal europeo, che ho presentato in un precedente articolo, programma economico che mira a trasformare l’Unione europea in un’economia sostenibile, aiutando l’Unione stessa e i suoi Stati membri a conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Analogamente al Green Deal – che è costituito dall’insieme di quattro assi portanti: ambiente, produttività, stabilità ed equità – la strategia annuale di crescita sostenibile è caratterizzata da quattro aspetti complementari che delineano il nuovo paradigma per far fronte a problemi fondamentali interconnessi, denominato “sostenibilità competitiva” (Competitive sustainability), da sempre uno dei pilastri dell’economia sociale di mercato europea che anche in futuro dovrebbe continuare a costituirne il principio guida.

Pertanto, la sostenibilità ambientale, gli incrementi di produttività, l’equità e la stabilità macroeconomica saranno i quattro pilastri della futura politica economica dell’Unione europea, sintetizzata nel seguente grafico.

 

Grafica-o che rappresenta il concetto di sostenibilità competitiva

 

Il semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche viene, in questo modo, profondamente riorientato: la nuova strategia di crescita è tutta incentrata sulla sostenibilità competitiva al fine di aiutare Unione e Stati membri a realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

In sintesi i quattro pilastri della strategia europea saranno fondamentali per l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite:

  • in primo luogo, la sostenibilità ambientale: gli sforzi dell’Unione e di tutti gli Stati membri già a iniziare dal 2020 dovrebbero puntare a guidare la transizione verso un continente rispettoso della natura e a impatto climatico zero entro il 2050, garantendo al tempo stesso che tutti possano cogliere le opportunità che questo offrirà;
  • in secondo luogo, la crescita della produttività: grazie allo sviluppo di nuove tecnologie e di soluzioni sostenibili, Unione e Stati membri dovrebbero impegnarsi perché l’Europa sia in prima linea nella crescita economica futura e diventi un leader mondiale in un mondo sempre più digitalizzato, anche in ambiti cruciali per la sua sovranità tecnologica come la cibersicurezza, l’intelligenza artificiale e il 5G. Le tecnologie digitali sono, infatti, un fattore chiave del Green Deal europeo;
  • in terzo luogo, l’equita: l’Unione dovrà completare l’Unione economica e monetaria per fare in modo che tutti gli strumenti economici siano pronti e disponibili, qualora vi sia un grave shock economico. Il ruolo internazionale dell’euro dovrà essere rafforzato per accrescere il peso dell’Europa nel mondo e sui mercati mondiali e per contribuire a proteggere le imprese, i consumatori e i governi europei da sviluppi esterni sfavorevoli. Un’Unione economica e monetaria dinamica e resiliente, fondata sulle solide basi fornite dall’Unione bancaria e dall’Unione dei mercati dei capitali, secondo la Commissione europea, sarà il mezzo migliore per aumentare la stabilità finanziaria in Europa e, di conseguenza, potenziare il ruolo internazionale dell’euro;
  • in quarto luogo, la stabilità macroeconomica: il nuovo programma economico dovrà garantire che la transizione verso la sostenibilità sia equa e inclusiva e metta i cittadini al primo posto. Dovrà prestare particolare attenzione alle regioni, alle industrie e ai lavoratori che saranno chiamati ad affrontare le maggiori transizioni.

Infine, osserva sempre la Commissione europea:

“Al centro di questo processo vi sarà una strategia industriale solidamente ancorata nel mercato unico, che consentirà alle nostre imprese di innovarsi e di sviluppare nuove tecnologie, potenziando la circolarità e creando al contempo nuovi mercati. Ciò significa che occorre riorientare la politica economica dell’Europa verso il lungo termine, con l’obiettivo di offrire alle generazioni più giovani di tutte le parti d’Europa un futuro che sia sostenibile e prospero.”

 

L’impatto sulla programmazione economica nazionale

Il riorientamento del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche promosso dalla Commissione europea avrà un impatto anche sulla programmazione economica nazionale: infatti, le prossime relazioni dedicate ai singoli Stati membri – che saranno adottate a maggio 2020 e in cui la Commissione analizza la situazione sociale ed economica degli Stati membri – includeranno come primo passo un’analisi e un monitoraggio più approfonditi degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) dell’agenda delle Nazioni Unite. Nelle relazioni 2020, infatti, figurerà per la prima volta, a corredo dell’analisi delle sfide economiche e sociali, una sezione dedicata alla sostenibilità ambientale. Lo scopo è appoggiare le iniziative degli Stati membri individuando sinergie e possibili compromessi tra le politiche ambientali, sociali ed economiche a livello nazionale.

L’analisi delle relazioni sarà utile anche ai fini dell’utilizzo dei fondi dell’Unione europea della programmazione 2021-2027 per investimenti sostenibili nell’Unione.

Inoltre, annuncia sempre la Commissione europea, ogni relazione per paese sarà accompagnata da un nuovo allegato che illustrerà la performance dello Stato membro in questione in relazione agli OSS e ne monitorerà i progressi in base all’apposita serie di indicatori messi a punto da Eurostat.

La Commissione ha anche invitato gli Stati membri a fare il punto dei progressi compiuti su quest’aspetto nei rispettivi programmi nazionali di riforma (PNR), esercizio che integrerà sul piano qualitativo il monitoraggio basato su indicatori effettuato dalla Commissione nell’ambito del semestre e che consentirà di cogliere gli aspetti trasversali all’economia delle politiche connesse agli OSS.

 

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