L’economia del benessere: prospettive europee dopo la strategia “Europa 2020”

20 dicembre 2019 di Mauro Varotto

L’economia del benessere (Economy of Wellbeing) è un orientamento politico e un approccio di governance che mette al centro del processo decisionale e politico le persone e il loro benessere.

Il benessere delle persone è un obiettivo fondamentale dell’Unione europea, anzi è la sua stessa ragione d’essere. Non a caso, l’articolo 3 del Trattato sull’Unione europea stabilisce che: “L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli” e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea ribadisce e rende obbligatori in tutta Europa i diritti riconosciuti anche dalle carte sociali adottate dall’Unione e dal Consiglio d’Europa.

L’economia del benessere è anche il fulcro della strategia dell’Unione europea Europa 2020. Per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva e della Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, che tutti gli Stati membri dell’Unione europea si sono impegnati a realizzare.

Nella medesima prospettiva l’importanza di investire nella salute, nella protezione sociale e nell’istruzione è stata riconosciuta da diverse organizzazioni internazionali, quali il gruppo della Banca mondiale, attraverso il progetto “capitale umano”; il Fondo monetario internazionale attraverso la strategia sulla spesa sociale; l’Organizzazione internazionale del lavoro nella Dichiarazione del centenario per il futuro del lavoro; infine, l’Organizzazione mondiale della sanità nella Carta di Tallinn sui sistemi sanitari per la salute e la prosperità.

In appendice all’articolo riporto i link alle diverse iniziative appena citate, che rappresentano i punti di riferimento a livello internazionale dell’economia del benessere.

La lettura di tali documenti consente di individuare il minimo comune denominatore dell’economia del benessere: promuovere un’economia del benessere significa, innanzitutto, creare un ambiente che consenta alle persone di realizzare pienamente il proprio potenziale e di godere dei propri diritti fondamentali.

L’economia del benessere si basa su una politica economica solida, sostenibile e inclusiva che investe in misure e strutture politiche efficaci, efficienti ed eque che garantiscano a tutti l’accesso ai servizi pubblici, compresi i servizi sanitari e sociali e l’assistenza a lungo termine; la promozione della salute e di misure preventive; la protezione sociale come anche l’istruzione, la formazione e l’apprendimento permanente. Inoltre, essa pone l’accento sull’occupazione, su politiche attive del mercato del lavoro e sulla salute e la sicurezza sul lavoro, su condizioni di lavoro dignitose; infine, sostiene le pari opportunità, la parità di genere e l’inclusione sociale.

E’, quindi, un approccio basato sulla collaborazione intersettoriale tra vari settori d’intervento delle politiche. Tuttavia, l’elaborazione di tali politiche ha bisogno di basarsi su conoscenze e dati che consentano di fissare obiettivi chiari: è, pertanto, essenziale il ricorso a una serie adeguata di indicatori di alta qualità, a valutazioni d’impatto globali e alla valutazione del rapporto costi/benefici a breve, medio e lungo termine.

È generalmente riconosciuto che il PIL (prodotto interno lordo), da solo, non fornisce un quadro completo del benessere delle persone: anche se non è possibile sostituire il PIL con un indicatore singolo del benessere di una società (è dell’agosto 2009, oltre dieci anni fa la Comunicazione della Commissione europea intitolata: “Non solo PIL : misurare il progresso in un mondo in cambiamento”, di cui riporto il link in appendice), a livello internazionale si riconosce sempre più che è necessario selezionare, con il coinvolgimento di tutti gli attori della società e degli esperti, un insieme degli indicatori ritenuti più rilevanti e rappresentativi del benessere di ogni specifica collettività.

In proposito, l’Unione europea ha finanziato di recente, attraverso il programma quado Orizzonte 2020, il progetto MAKSWELLMAKing Sustainable development and WELL-being frameworks work for policy analysis, indagine presso i ventotto paesi dell’Unione europea che ha messo in luce come diciannove di questi si sono dotati di strumenti di misurazione e analisi dell’evoluzione del benessere.

Pur con specificità nazionali, legate soprattutto alla numerosità degli indicatori monitorati (da un minimo di 7 dell’Ungheria, al massimo di 130 dell’Italia), tali quadri di misurazione nazionali sono in gran parte sovrapponibili e hanno un riferimento comune nelle iniziative internazionali proposte da OCSE (si veda: Measuring Well-being and Progress: Well-being Research) e da EUROSTAT (si vedano la metodologia e le indagini “Quality of life – QoL”).

 

I nuovi orientamenti politici del Consiglio dell’Unione europea

Per continuare a promuovere questo sforzo collaborativo a livello europeo, teso a migliorare gli strumenti esistenti e a utilizzarli come base per elaborare un approccio comune alla misurazione delle diverse dimensioni dell’economia del benessere, il Consiglio dell’Unione europea ha di recente adottato un importante documento politico sull’economia del benessere, in cui fornisce una serie di orientamenti politici sia alla Commissione europea che agli Stati membri dell’Unione europea.

Si va, quindi, delineando, a livello europeo e internazionale un percorso di armonizzazione nei sistemi di misura della qualità della vita che, in prospettiva, rafforzerà le linee di ricerca verso un approccio teorico integrato, offrendo nuove possibilità di confronti internazionali e sostenendo lo sviluppo dell’utilizzo degli indicatori a supporto delle politiche.

Nuove politiche nazionali per il benessere

A tal fine, il Consiglio dell’Unione europea invita gli Stati membri a per orientare i processi decisionali e di bilancio verso lo sviluppo dell’economia del benessere, i cui pilastri, in ciascuno Stato membro dell’Unione europea, dovranno essere:

  • l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro, mediante specifiche misure di sostegno più mirate a beneficio delle persone escluse o a rischio di esclusione dal mercato del lavoro, in linea con l’approccio di inclusione attiva;
  • la garanzia dell’accesso a un’adeguata protezione sociale e a servizi sostenibili, di buona qualità e a prezzi accessibili per tutti;
  • la promozione delle misure in materia di salute e prevenzione per lottare contro i fattori che compromettono il benessere in una fase precoce e per tutta la durata della vita delle persone;
  • lo stimolo all’apprendimento permanente nonché lo sviluppo di abilità e competenze lungo tutto l’arco della vita;
  • l’attuazione di riforme strutturali che favoriscano l’inclusione sociale, la partecipazione civica e la resilienza socioeconomica;
  • l’eliminazione della povertà, in particolare combattendo la povertà infantile e la trasmissione intergenerazionale della povertà, anche esplorando nuove misure;
  • l’attuazione di misure che riconoscano e affrontino il fenomeno dei senzatetto e promuovano l’accesso ad alloggi a prezzi accessibili per tutti;
  • la promozione dell’inclusione digitale, per incrementare i benefici della digitalizzazione per il benessere delle persone;
  • la prevenzione degli effetti dei cambiamenti demografici, in particolare quelli causati dall’invecchiamento e dalla longevità, e la promozione di un invecchiamento sano e attivo in tutte le politiche;
  • l’adozione di misure concrete ed efficaci per colmare il divario di genere in termini di occupazione e retribuzione al di là di quanto previsto dall’attuale piano d’azione dell’Unione per affrontare il problema del divario retributivo di genere e affrontarne l’impatto sul divario di genere a livello pensionistico;
  • il rafforzamento del ruolo dell’economia sociale, dell’imprenditoria sociale e dell’innovazione sociale nella promozione dell’inclusione sociale, della creazione di posti di lavoro di qualità e degli investimenti sociali e dell’accesso a essi;
  • la cooperazione stretta con le parti sociali e con la società civile a livello europeo e nazionale per promuovere l’economia del benessere attraverso un dialogo sociale e civile

Nuove politiche europee per il benessere

Il Consiglio dell’Unione europea invita la Commissione europea a:

  • proporre, alla scadenza della strategia “Europa 2020” per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, una nuova strategia di crescita a lungo termine per l’Unione che miri a garantire che l’Unione diventi l’economia climaticamente neutra più competitiva e socialmente inclusiva al mondo;
  • adottare quanto prima una specifica comunicazione sull’economia del benessere, che ponga l’accento sulle relazioni reciproche tra le politiche relative al benessere e la crescita economica, su una cooperazione intersettoriale equilibrata tra i diversi settori d’intervento, su un approccio basato sulla conoscenza e su misure preventive e interventi precoci, a sostegno dell’attuazione del pilastro e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.
  • rafforzare la valutazione delle conseguenze di iniziative legislative e politiche di peso sul benessere, anche nel settore della politica economica e nel quadro del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche nazionali;
  • rivedere il quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul lavoro tenendo conto dei cambiamenti nel mondo del lavoro;
  • adottare una strategia europea autonoma per la parità di genere e rafforzare l’integrazione di genere e il bilancio di genere come anche la loro attuazione efficace in tutti i settori d’intervento;
  • promuovere ulteriormente la cooperazione europea nell’istruzione e nella formazione per rendere l’Europa la principale società dell’apprendimento al mondo sostenendo una cultura che incoraggi, responsabilizzi e motivi le persone e le società a imparare, a tutti i livelli e in tutte le forme di istruzione e formazione come anche in tutte le fasi della vita;
  • sviluppare nuove iniziative per affrontare le politiche in materia di disabilità al di là dell’attuale strategia europea sulla disabilità 2010-2020;
  • rinnovare l’impegno a favore dell’inclusione dei Rom sviluppando nuove iniziative politiche, compresa l’adozione di una strategia quadro europea post-2020;
  • sostenere, mediante azioni appropriate nell’ambito della sua competenza, gli sforzi degli Stati membri tesi a migliorare la sostenibilità e la disponibilità dei servizi sanitari, ivi compreso l’accesso a medicinali e dispositivi medici;
  • proporre una strategia per la salute mentale per l’Unione che tenga conto delle conseguenze intersettoriali delle diverse politiche sulla salute mentale;
  • proporre un piano d’azione europeo per la lotta contro il cancro al fine di sostenere gli Stati membri nei loro sforzi tesi, tra l’altro, a prevenire il cancro, a occuparsi di diagnosi precoce e trattamento nonché a migliorare le vite dei pazienti e dei sopravvissuti.

 

La misurazione del benessere in Italia

Il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro (CNEL) e l’ISTAT hanno sviluppato un set di indicatori del benessere equo e sostenibile (BES) al fine di valutare il progresso di una società non solo dal punto di vista economico, come ad esempio fa il PIL, ma anche sociale e ambientale.

Tali indicatori di benessere equo e sostenibile sono stati introdotti nell’ordinamento legislativo italiano come strumento di programmazione economica dall’articolo 14 della legge n. 163/2016 che ha modificato la legge di contabilità n. 196/2009. La disposizione prevede, infatti, che un Comitato per gli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES), costituito presso l’Istituto nazionale di statistica (ISTAT), selezioni gli indicatori utili alla valutazione del benessere sulla base dell’esperienza maturata a livello nazionale e internazionale.

Il decreto del Ministero dell’economia e delle finanze 16 ottobre 2017 ha individuato 12 indicatori di benessere equo e sostenibile (BES), sintetizzati nel seguente riquadro.

 

 

 

Annualmente l’ISTAT elabora e pubblica il Rapporto BES che contiene un set di 130 indicatori, che illustrano i 12 domini rilevanti per la misura del benessere: dal 2018, l’ISTAT pubblica anche un aggiornamento intermedio per tutti gli indicatori per i quali sono già disponibili i dati definitivi. Il settimo rapporto BES è stato reso pubblico dall’ISTAT il 19 dicembre 2019.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Conclusioni del Consiglio sull’economia del benessere, in GU UE C 400 del 26.11.2019, pag. 9

Consiglio d’Europa, Carta sociale europea, adottata a Torino nel 1961 e rivista a Strasburgo nel 1996, in vigore dal 1999

Commissione europea, Non solo PIL : misurare il progresso in un mondo in cambiamento, doc. COM(2009) 433 del 20.08.2009

Organisation for Economic Cooperation and Development (OECD), L’economia del benessere – Sintesi del documento di inquadramento dell’OCSE sul tema “Creare opportunità per il benessere delle persone e per la crescita economica”, in doc. n. 10414/19 del 21 giugno 2019

OCSE, L’economia del benessere – Sintesi del documento di inquadramento dell’OCSE, doc. n. 10414/19 ADD 1 del 21 giugno 2019

Istat, Rapporto BES 2018: il benessere equo e sostenibile in Italia, 18 dicembre 2018

World Bank Group, The Human Capital Project, Rapporto “The Changing Nature of Work”, 2019

International Monetary Fund, The Strategy on Social Spending, 2019

International Labour Organization, The Centenary Declaration for the Future of Work, 2019

World Health Organization, The Tallinn Charter on Health Systems for Health and Wealth, 2008

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