La roadmap 2026 sul mercato unico segna il nuovo baricentro politico dell’UE e incide anche sui negoziati del QFP 2028-2034.
Introduzione
A prima vista, tornare oggi sul tema della strategia per il mercato unico potrebbe sembrare un esercizio tardivo, se non addirittura un aggiornamento del precedente articolo dedicato al piano d’azione 2020-2025 e, soprattutto, alla nuova strategia presentata dalla Commissione europea esattamente un anno fa [COM(2025) 500].
In realtà, il contesto è nel frattempo cambiato in modo significativo. Il 24 aprile 2026, Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea e Commissione hanno firmato congiuntamente a Nicosia la Tabella di marcia “Un’Europa, un mercato”, introducendo un nuovo livello di impegno politico e operativo per il rafforzamento del mercato unico.
Questo passaggio segna un’evoluzione rilevante. Se la strategia del 2025 rappresenta la traduzione operativa delle indicazioni contenute, tra l’altro, nel rapporto Letta del 2024, la roadmap del 2026 introduce una dimensione ulteriore: definisce priorità condivise, scandisce tempi di attuazione e, soprattutto, impegna congiuntamente le tre istituzioni a conseguire risultati concreti entro il 2027.
Nel corso del primo semestre del 2026, questo collegamento è progressivamente diventato ancora più evidente. I lavori del Consiglio dell’Unione europea sul quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034 mostrano infatti come il rafforzamento del mercato unico stia assumendo un ruolo sempre più centrale nella ridefinizione delle priorità strategiche dell’Unione, incidendo non soltanto sulle politiche industriali e sulla competitività europea, ma anche sulla futura architettura del quadro finanziario pluriennale.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento di analisi. All’inizio del 2026 la Commissione europea ha pubblicato la nuova relazione annuale sul mercato unico e la competitività, che consente per la prima volta di valutare – sia pure in modo preliminare – che cosa è accaduto dopo l’adozione della strategia del 2025.
La relazione introduce infatti un primo livello di verifica empirica: misura i progressi, evidenzia le criticità persistenti e segnala dove l’integrazione del mercato unico continua a essere incompleta o in fase di stallo. Il quadro che emerge è coerente con la diagnosi già formulata negli anni precedenti, ma conferma anche la difficoltà di tradurre le priorità politiche in risultati rapidi e tangibili.
In questo senso, il confronto tra rapporto Letta, strategia della Commissione, relazione 2026 e Tabella di marcia consente di leggere il rilancio del mercato unico non come un atto isolato, ma come un processo articolato, che evolve dalla diagnosi alla definizione delle priorità fino alla costruzione di una vera e propria agenda attuativa condivisa.
È proprio in questo passaggio – dalla strategia alla sua attuazione vincolata – che si colloca l’interesse di tornare oggi sul tema del mercato unico europeo.
Dal piano d’azione 2020-2025 a un problema irrisolto
Per comprendere la nuova strategia per il mercato unico – e, più in generale, le iniziative più recenti volte a rafforzarne l’attuazione – è necessario partire da un dato di fondo: il problema che la Commissione europea si trova oggi ad affrontare non è nuovo.
Già nel 2020, con il piano d’azione per l’attuazione del mercato unico, l’attenzione si era progressivamente spostata dalla costruzione normativa al funzionamento effettivo delle regole. Dopo decenni di integrazione giuridica, l’Unione europea dispone infatti di un quadro regolatorio ampio e articolato, che copre in larga misura le quattro libertà fondamentali.
Tuttavia, proprio mentre questo quadro si consolidava, emergeva con crescente evidenza un limite strutturale: il mercato unico continuava a funzionare in modo disomogeneo nei diversi Stati membri.
Le difficoltà non riguardavano tanto l’assenza di norme, quanto piuttosto:
- il recepimento incompleto o non conforme del diritto dell’Unione;
- l’applicazione divergente da parte delle amministrazioni nazionali;
- la persistenza di barriere regolatorie e amministrative, in particolare nei servizi;
- la capacità limitata di garantire condizioni effettivamente uniformi di concorrenza.
In questo contesto, il mercato unico si configurava sempre più come un sistema formalmente integrato, ma sostanzialmente frammentato.
Questa tensione tra integrazione normativa e frammentazione operativa è diventata nel tempo il nodo centrale della politica europea in materia di mercato interno. Non a caso, già nel 2020 la Commissione individuava come priorità il rafforzamento dell’enforcement e della cooperazione tra Stati membri.
A distanza di alcuni anni, questo nodo non solo non risulta superato, ma costituisce il punto di partenza delle iniziative successive. È su questa base che si innestano, da un lato, la diagnosi politica del rapporto Letta e, dall’altro, il tentativo della Commissione di rilanciare il mercato unico attraverso una strategia più orientata ai risultati.
Allo stesso tempo, è proprio la persistenza di queste criticità che spiega perché, accanto alla definizione delle priorità, le istituzioni europee abbiano progressivamente posto l’accento sulla necessità di rafforzare i meccanismi di attuazione e di coordinamento, fino alla recente adozione di strumenti comuni volti a rendere più vincolante e monitorabile il rilancio del mercato unico.
Il rapporto Letta: la diagnosi politica del mercato unico
È in questo contesto che si inserisce il rapporto presentato da Enrico Letta nel 2024 – intitolato significativamente “Much more than a market” – che rappresenta un passaggio fondamentale nel rilancio del mercato unico europeo.
Il rapporto non si limita a descrivere criticità già note, ma propone una vera e propria rilettura del mercato unico come infrastruttura strategica dell’Unione. Non più soltanto spazio economico integrato, ma leva essenziale per la competitività, la resilienza e la proiezione geopolitica dell’Europa.
Il messaggio di fondo è chiaro: il mercato unico è “molto più di un mercato”. È il presupposto per consentire all’Unione europea di operare su scala continentale in un contesto globale sempre più competitivo e frammentato.
A partire da questa impostazione, il rapporto individua una serie di nodi strutturali che limitano il pieno funzionamento del mercato unico.
In primo luogo, la persistenza di barriere nazionali che ostacolano l’attività transfrontaliera delle imprese, in particolare nei servizi. Nonostante decenni di interventi normativi, il mercato unico dei servizi rimane infatti incompleto, con livelli di integrazione significativamente inferiori rispetto a quello delle merci.
In secondo luogo, la frammentazione giuridica e amministrativa, che costringe le imprese a confrontarsi con regimi nazionali differenti, aumentando i costi di conformità e riducendo le economie di scala.
In terzo luogo, il problema – già emerso negli anni precedenti – dell’applicazione non uniforme del diritto dell’Unione, che continua a generare incertezza giuridica e distorsioni della concorrenza.
Su questa base, il rapporto Letta propone alcune direttrici di intervento che segnano un’evoluzione significativa rispetto all’approccio tradizionale.
Da un lato, il rafforzamento dell’enforcement, inteso non solo come applicazione delle norme, ma come responsabilità condivisa tra Commissione e Stati membri nel garantire il corretto funzionamento del mercato unico.
Dall’altro, la necessità di superare la frammentazione attraverso strumenti nuovi, tra cui la proposta di un “28° regime” giuridico europeo, che consenta alle imprese di operare secondo un insieme unico di regole a livello dell’Unione, senza dover replicare strutture e adempimenti in ciascuno Stato membro.
Infine, il rapporto insiste su un elemento spesso trascurato: la dimensione della scala. In un’economia globale caratterizzata da grandi attori continentali, il mercato unico deve consentire alle imprese europee di crescere e competere su dimensioni adeguate, evitando che la frammentazione interna ne limiti il potenziale.
In questo senso, il contributo del rapporto Letta non consiste soltanto nell’individuazione di problemi già noti, ma nella loro ricomposizione all’interno di una visione coerente: il mercato unico come condizione necessaria per la competitività europea.
È su questa diagnosi che la Commissione europea costruirà, pochi mesi dopo, la propria strategia per il mercato unico. Allo stesso tempo, è proprio la chiarezza di questa analisi che contribuisce a spiegare perché, nella fase successiva, il dibattito europeo si sia progressivamente spostato dalla definizione delle priorità alla costruzione di strumenti più incisivi di attuazione e coordinamento.
La relazione 2025: la conferma empirica delle criticità
La diagnosi proposta dal rapporto Letta trova una sostanziale conferma nella relazione annuale sul mercato unico e la competitività pubblicata dalla Commissione europea all’inizio del 2025 [COM(2025) 26].
A differenza del rapporto Letta, che ha una natura eminentemente politica e strategica, la relazione della Commissione introduce un livello di analisi diverso: quello empirico. Attraverso un insieme articolato di indicatori, essa misura il funzionamento del mercato unico e consente di valutare in modo più preciso l’entità e la persistenza delle criticità.
Il quadro che emerge è coerente, e per certi versi ancora più netto, rispetto alla diagnosi politica.
In primo luogo, la relazione evidenzia una dinamica di crescita della produttività inferiore rispetto alle principali economie concorrenti, in particolare gli Stati Uniti. Questo divario riflette, tra l’altro, una minore capacità di trasformare l’innovazione in applicazioni su larga scala e di diffondere rapidamente le tecnologie digitali.
In secondo luogo, si conferma la stagnazione del livello di integrazione del mercato unico, soprattutto nei servizi. Gli scambi intra-UE di beni rimangono sostanzialmente stabili, mentre quelli di servizi, pur in crescita, procedono a un ritmo limitato. Si tratta di un dato particolarmente significativo, se si considera che proprio i servizi rappresentano la componente più rilevante delle economie europee.
Un terzo elemento riguarda la persistenza degli ostacoli regolatori e amministrativi. Nonostante gli interventi degli ultimi anni, le imprese continuano a confrontarsi con:
- normative nazionali divergenti;
- procedure complesse e onerose;
- difficoltà di accesso ai mercati di altri Stati membri.
Questi fattori incidono in modo sproporzionato sulle PMI, limitandone la capacità di operare su scala europea.
Accanto a questi aspetti, la relazione mette in evidenza ulteriori criticità strutturali:
- un livello di investimenti privati insufficiente, in particolare nei settori innovativi;
- un ritardo nell’adozione delle tecnologie digitali;
- difficoltà di accesso al capitale di rischio;
- carenze di competenze, soprattutto nei settori legati alla transizione digitale e verde.
Nel loro insieme, questi elementi delineano un quadro in cui il mercato unico continua a rappresentare un fattore fondamentale di integrazione economica, ma non riesce ancora a esprimere pienamente il proprio potenziale.
Il punto forse più rilevante, anche in prospettiva, è che molte di queste criticità non sono nuove. Al contrario, si tratta di problemi che si ripresentano con notevole continuità nel tempo, segnalando una difficoltà persistente dell’Unione europea nel tradurre l’integrazione normativa in risultati economici concreti.
In questo senso, la relazione 2025 svolge una funzione essenziale: non introduce nuovi temi, ma consolida su base empirica la diagnosi già delineata dal rapporto Letta.
È su questa convergenza tra analisi politica ed evidenza empirica che si innesta la strategia per il mercato unico presentata dalla Commissione nel maggio 2025. Allo stesso tempo, è proprio la persistenza di queste criticità – ormai chiaramente documentate anche sul piano empirico – che contribuisce a spiegare perché, nella fase successiva, l’attenzione delle istituzioni europee si sia progressivamente spostata verso strumenti più incisivi di attuazione, in grado di tradurre le priorità individuate in risultati concreti e verificabili.
La strategia 2025: dalla diagnosi all’azione
La strategia per il mercato unico presentata dalla Commissione europea nel maggio 2025 si colloca in evidente continuità con il quadro delineato dal rapporto Letta e dalla relazione annuale sulla competitività. Al tempo stesso, essa rappresenta il tentativo di tradurre quella diagnosi in un’agenda operativa.
L’elemento più rilevante della strategia non risiede tanto nell’individuazione di nuovi problemi, quanto nella scelta di affrontare in modo più diretto e selettivo quelli già noti.
In questo senso, il passaggio chiave è rappresentato dall’individuazione dei cosiddetti “terribili dieci”, ossia degli ostacoli che più incidono sul funzionamento del mercato unico e che richiedono un intervento prioritario sia a livello europeo sia nazionale.
Si tratta di un insieme eterogeneo di criticità che riflettono i principali punti di frizione del mercato unico: dalle difficoltà nella costituzione e gestione delle imprese alla frammentazione delle norme sui prodotti (in particolare, in materia di imballaggi, etichettatura e rifiuti), dalle restrizioni nei servizi alle procedure onerose per il distacco dei lavoratori, fino ai problemi nel riconoscimento delle qualifiche professionali. A questi si aggiungono aspetti più trasversali, come i ritardi nei processi di normazione, l’insufficiente vigilanza sulla conformità dei prodotti, la presenza di restrizioni territoriali dell’offerta e, soprattutto, la persistente tendenza degli Stati membri a introdurre o mantenere misure nazionali che limitano l’integrazione del mercato unico.
Questa scelta segna un cambiamento significativo rispetto al passato. In luogo di un approccio generalizzato, la Commissione adotta una logica più mirata, orientata alla rimozione delle barriere che producono gli effetti più rilevanti sull’attività economica.
Accanto a questa focalizzazione, la strategia introduce – o, più precisamente, consolida – un secondo elemento di discontinuità: il rafforzamento dell’enforcement.
Il funzionamento del mercato unico viene infatti ricondotto in modo esplicito alla capacità di:
- garantire il corretto recepimento delle norme;
- assicurarne un’applicazione uniforme;
- prevenire l’introduzione di nuove barriere nazionali.
In questa prospettiva, strumenti già esistenti assumono un ruolo più centrale, mentre ne vengono rafforzati altri, come la task force per l’applicazione delle norme sul mercato unico (SMET), chiamata a svolgere una funzione più operativa nel monitoraggio e nella rimozione degli ostacoli.
Un ulteriore asse della strategia riguarda il completamento del mercato unico nei settori in cui l’integrazione risulta ancora incompleta, in particolare nei servizi. Nonostante il loro peso economico, tali settori continuano a essere caratterizzati da una regolamentazione frammentata e da livelli di apertura limitati, che riducono le opportunità di crescita e di concorrenza.
Parallelamente, la strategia insiste sulla necessità di ridurre gli oneri amministrativi e di semplificare il quadro normativo, soprattutto per le PMI. La complessità delle regole e delle procedure continua infatti a rappresentare uno dei principali ostacoli all’operatività transfrontaliera.
In questo contesto si inseriscono anche alcune proposte di più ampio respiro, tra cui l’idea di un “28° regime” giuridico europeo, volto a consentire alle imprese di operare secondo un insieme unico di regole a livello dell’Unione. Si tratta di un intervento che, se realizzato, potrebbe incidere in modo significativo sulla frammentazione normativa.
Nel loro insieme, queste direttrici delineano una strategia che non punta tanto a espandere ulteriormente il corpus normativo del mercato unico, quanto piuttosto a renderlo più efficace.
Il messaggio implicito è chiaro: il principale problema del mercato unico non è più la mancanza di regole, ma la difficoltà di farle funzionare in modo coerente in tutti gli Stati membri.
Resta tuttavia aperta una questione di fondo. La strategia individua con precisione le priorità e gli strumenti, ma la sua efficacia dipende in larga misura dalla capacità degli Stati membri di tradurre questi orientamenti in interventi concreti.
È proprio su questo terreno che si colloca la prima verifica offerta dalla relazione 2026. Allo stesso tempo, le difficoltà emerse già in questa fase iniziale contribuiscono a spiegare perché, accanto alla definizione delle priorità, le istituzioni europee abbiano ritenuto necessario rafforzare il quadro di attuazione, introducendo meccanismi più stringenti di coordinamento, monitoraggio e responsabilità condivisa.
Un cantiere aperto: priorità e linee di intervento
La strategia per il mercato unico non si esaurisce nell’individuazione degli ostacoli e delle priorità, ma apre un vero e proprio cantiere di lavoro, destinato a svilupparsi nel corso dell’attuale mandato della Commissione.
A differenza del piano d’azione 2020-2025, non si tratta di un elenco chiuso di misure, ma di un insieme articolato di interventi che combinano strumenti diversi e operano su più livelli.
Da un lato, vi sono azioni immediatamente operative, volte a rafforzare l’applicazione delle norme esistenti: un uso più sistematico delle procedure di infrazione, il potenziamento della cooperazione tra Stati membri e il ruolo crescente della task force per l’applicazione delle norme sul mercato unico.
Dall’altro, la strategia prefigura una serie di iniziative di medio periodo, che mirano a incidere sulle cause strutturali della frammentazione. In questa prospettiva si collocano gli interventi di semplificazione normativa, la digitalizzazione delle procedure amministrative e le misure volte a migliorare l’accesso al mercato da parte delle imprese, in particolare delle PMI.
Accanto a queste direttrici, la Commissione prospetta anche iniziative di carattere più ambizioso, destinate a incidere sull’assetto stesso del mercato unico. Tra queste, l’ipotesi di un “28° regime” giuridico europeo, volto a offrire alle imprese un quadro normativo unico per operare a livello dell’Unione, e gli interventi per completare l’integrazione in settori ancora fortemente frammentati, come i servizi, l’energia e i mercati dei capitali.
Nel loro insieme, queste misure delineano un’agenda che non si limita a correggere disfunzioni esistenti, ma mira a rafforzare la capacità del mercato unico di sostenere la crescita, l’innovazione e la competitività europea.
Resta tuttavia evidente che si tratta di un cantiere aperto, la cui efficacia dipenderà in larga misura dalla capacità di tradurre queste linee di intervento in risultati concreti e coordinati tra i diversi livelli istituzionali. È proprio su questo terreno che emergono, già nella fase iniziale, i principali limiti del rilancio del mercato unico.
Un anno dopo: che cosa emerge dalla relazione 2026
Nel complesso, la relazione 2026 restituisce l’immagine di un mercato unico che continua a rappresentare un elemento centrale della competitività europea, ma che fatica a compiere un salto di qualità nella sua integrazione effettiva.
Il punto forse più rilevante, anche in prospettiva, è che la diagnosi alla base della strategia 2025 risulta sostanzialmente confermata. Ciò che emerge, piuttosto, è la difficoltà di tradurre quella diagnosi in cambiamenti rapidi e tangibili.
È su questo scarto tra ambizione e risultati che si gioca, in larga misura, la credibilità del rilancio del mercato unico europeo.
Il richiamo del Consiglio europeo del marzo 2026 si inserisce in questo contesto, segnando un rafforzamento dell’impegno politico al più alto livello istituzionale. Tuttavia, è proprio la persistenza di questo divario tra priorità dichiarate e risultati conseguiti che contribuisce a spiegare perché, nella fase successiva, le istituzioni europee abbiano ritenuto necessario dotarsi di strumenti più stringenti, in grado di rafforzare il coordinamento, accelerare l’adozione delle misure e rendere più verificabile l’attuazione degli interventi previsti.
La roadmap 2026: dalla strategia all’attuazione vincolata
La Tabella di marcia “Un’Europa, un mercato”, adottata congiuntamente da Parlamento europeo, Consiglio dell’Unione europea e Commissione il 23 aprile 2026, rappresenta un passaggio qualitativo nel rilancio del mercato unico.
Per la prima volta, le tre principali istituzioni dell’Unione assumono un impegno comune non solo sulla definizione delle priorità, ma anche sulla loro attuazione, introducendo una dimensione al tempo stesso politica e operativa.
La roadmap si colloca in continuità con la strategia del 2025, ma ne rafforza significativamente la portata. Se la strategia individua gli ostacoli e definisce le linee di intervento, la Tabella di marcia traduce tali orientamenti in un’agenda concreta, articolata per priorità, iniziative legislative e scadenze temporali.
La Tabella di marcia assume, inoltre, un significato che va oltre il solo mercato unico. Nel contesto del negoziato sul QFP 2028-2034, essa contribuisce infatti a ridefinire il quadro politico entro il quale vengono discusse le future priorità finanziarie dell’Unione europea. Non è casuale che, nel semestre cipriota, il Consiglio abbia progressivamente collegato il futuro QFP al rafforzamento della competitività europea, dell’integrazione economica e della sicurezza strategica del mercato unico.
L’obiettivo dichiarato è conseguire progressi “decisivi” entro il 2026 e completare le principali iniziative entro il 2027, in linea con gli orientamenti del Consiglio europeo.
L’impianto della roadmap si articola attorno a cinque direttrici strategiche:
- la semplificazione normativa;
- il rafforzamento dell’integrazione del mercato unico, anche attraverso la rimozione degli ostacoli più rilevanti;
- il sostegno a una politica commerciale più efficace;
- la riduzione dei prezzi dell’energia e la transizione verso un’economia decarbonizzata;
- lo sviluppo della trasformazione digitale e dell’intelligenza artificiale.
Accanto alla definizione delle priorità, l’elemento più innovativo riguarda i meccanismi di attuazione.
La Commissione si impegna a presentare le proposte legislative e di policy previste, mentre Parlamento europeo e Consiglio assumono l’impegno di esaminarle e adottarle in tempi rapidi, trattandole come priorità politiche nell’ambito del ciclo legislativo. Allo stesso tempo, Commissione e Stati membri sono chiamati a rafforzare l’attuazione e l’enforcement delle norme, al fine di garantire risultati concreti e misurabili.
Un ulteriore elemento di rilievo è rappresentato dall’introduzione di un sistema di monitoraggio strutturato. Le istituzioni prevedono momenti regolari di verifica, con riunioni trimestrali dedicate alla valutazione dei progressi, all’individuazione degli ostacoli e al coordinamento delle azioni necessarie.
Infine, la roadmap si distingue per il suo contenuto operativo. Essa include un elenco dettagliato di iniziative legislative e politiche, accompagnate da tempistiche precise per la loro adozione. Tra queste figurano interventi in ambiti chiave quali il diritto societario europeo, l’integrazione dei mercati dei capitali, la politica industriale, la regolazione dei prodotti, la digitalizzazione e l’energia.
Nel loro insieme, questi elementi trasformano il rilancio del mercato unico da una strategia prevalentemente programmatica a un processo di attuazione più strutturato, caratterizzato da impegni condivisi, scadenze definite e meccanismi di monitoraggio.
Conclusioni
Nel giro di poco più di due anni, il rilancio del mercato unico europeo ha seguito una traiettoria ormai chiaramente riconoscibile: dalla diagnosi politica del rapporto Letta, alla definizione di una strategia operativa da parte della Commissione, fino alla costruzione di una vera e propria agenda interistituzionale di attuazione attraverso la Tabella di marcia del 2026.
Questa evoluzione non riguarda però soltanto il mercato interno in senso stretto.
Nel corso del primo semestre del 2026, il rafforzamento del mercato unico è progressivamente diventato uno dei principali assi politici attraverso cui le istituzioni europee e gli Stati membri stanno ridefinendo le priorità strategiche del prossimo ciclo dell’Unione. La competitività europea, la sicurezza economica, gli investimenti strategici, la riduzione delle dipendenze e l’integrazione industriale vengono sempre più ricondotti alla capacità del mercato unico di operare come infrastruttura economica e politica dell’UE.
In questo quadro, anche il negoziato sul QFP 2028-2034 tende progressivamente a essere reinterpretato alla luce degli obiettivi di integrazione e rafforzamento del mercato unico. La roadmap di Nicosia rappresenta, sotto questo profilo, un passaggio particolarmente significativo: non soltanto perché definisce priorità e strumenti operativi, ma perché contribuisce a consolidare un nuovo baricentro politico del progetto europeo.
Resta naturalmente aperta la questione decisiva: se le istituzioni europee e gli Stati membri saranno effettivamente in grado di tradurre questo livello crescente di integrazione strategica in risultati concreti, coerenti e condivisi. È su questo terreno — più ancora che sulla definizione delle priorità — che si misurerà nei prossimi anni la capacità dell’Unione europea di utilizzare il mercato unico non soltanto come spazio economico integrato, ma come leva politica della propria competitività e autonomia strategica.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Comunicazione della Commissione europea, Mercato unico: il nostro mercato interno europeo in un mondo incerto. Una strategia per un mercato unico semplice, integrato e forte, doc. COM(2025) 500 del 21 maggio 2025
- Comunicazione della Commissione europea, Relazione 2025 sul mercato unico e la competitività, COM(2025) 26 del 29.01.2025
- Comunicazione della Commissione europea, Relazione 2026 sul mercato unico e la competitività, COM(2026) 46 del 30 gennaio 2026
- Il quadro di valutazione del mercato unico e della competitività monitora il funzionamento del mercato unico e lo stato di competitività dell’UE
- Letta Report “Much More Than a Market” (April 2024)
- Riunione del Consiglio europeo (19 marzo 2026). Conclusioni, doc. EUCO 1/26
- Tabella di marcia “un’Europa, un mercato” del Parlamento europeo, del Consiglio dell’Unione europea e della Commissione europea, doc. 8473/2026 del 23 aprile 2026
- Consiglio dell’Unione europea – Segretariato generale, Quadro finanziario pluriennale (2028-2034) – Dibattito orientativo, doc. n. 9146 del 19 maggio 2026
Approfondimenti sul mercato unico dell’Unione europea
10 aprile 2020 – Il piano d’azione 2020-2025 per il mercato unico europeo
