Dalla cooperazione alla “Unione della sicurezza”: l’evoluzione della strategia UE e le novità introdotte da ProtectEU 2025-2030.

Introduzione

Negli ultimi dieci anni, la sicurezza interna è diventata una delle priorità sempre più centrali dell’azione dell’Unione europea. In questo ambito, la Commissione europea ha progressivamente definito un quadro strategico volto ad accompagnare e sostenere l’azione degli Stati membri, adattandosi a un contesto in continua evoluzione.

Un primo passaggio è stato rappresentato dall’Agenda europea sulla sicurezza 2015-2020, che ha posto le basi per una cooperazione più stretta tra gli Stati membri nella lotta alle principali minacce, in particolare il terrorismo, la criminalità organizzata e la criminalità informatica. Successivamente, con la strategia dell’UE per l’Unione della sicurezza 2020-2025, l’approccio europeo si è ampliato, integrando nuove dimensioni — come la cibersicurezza, le minacce ibride e la resilienza delle infrastrutture critiche — e delineando un modello più sistemico e interconnesso.

Oggi, con la nuova strategia ProtectEU, l’Unione europea sembra compiere un ulteriore passo in avanti. In un contesto segnato da crisi multiple — dalla pandemia alle tensioni geopolitiche, fino all’accelerazione della trasformazione digitale — la sicurezza interna tende sempre più a configurarsi non solo come un ambito di cooperazione o come un “ecosistema”, ma come una vera e propria politica trasversale dell’Unione, destinata a incidere su un numero crescente di settori e strumenti.

In questo articolo analizziamo i contenuti della nuova strategia, evidenziando in particolare gli elementi di continuità e di discontinuità rispetto alle precedenti fasi e cercando di comprendere quale direzione stia assumendo, oggi, la politica europea della sicurezza interna.

Dieci anni di strategia UE: continuità e cambiamenti

Negli ultimi dieci anni, la strategia dell’Unione europea in materia di sicurezza interna ha conosciuto un’evoluzione significativa, pur mantenendo alcuni elementi di continuità di fondo.

Un primo tratto costante è rappresentato dalla consapevolezza che la sicurezza costituisce un bene pubblico europeo, che non può essere garantito esclusivamente a livello nazionale. Già nell’Agenda 2015-2020 emergeva con chiarezza come le principali minacce — dal terrorismo alla criminalità organizzata — avessero una dimensione transnazionale, rendendo indispensabile una cooperazione più stretta tra gli Stati membri. Questo principio è stato progressivamente rafforzato nella strategia 2020-2025, fino a tradursi nell’idea che la sicurezza di uno Stato membro coincida, in larga misura, con la sicurezza dell’Unione nel suo complesso.

Accanto a questa continuità, si osserva tuttavia un’evoluzione rilevante nell’approccio adottato dall’Unione europea.

Nel periodo 2015-2020, l’azione europea si è concentrata principalmente sul rafforzamento degli strumenti esistenti e sulla promozione della cooperazione operativa tra Stati membri, con particolare attenzione allo scambio di informazioni e al ruolo delle agenzie europee. La strategia era fortemente focalizzata su alcune minacce prioritarie ben definite, in un contesto ancora dominato dalla risposta al terrorismo e alla criminalità organizzata.

Con la strategia 2020-2025, l’approccio si è fatto più ampio e articolato. L’Unione europea ha progressivamente riconosciuto il carattere interconnesso e multidimensionale delle minacce, introducendo nuove priorità — come la cibersicurezza, le minacce ibride e la resilienza delle infrastrutture critiche — e proponendo la costruzione di una vera e propria “Unione della sicurezza”. In questa fase, la sicurezza non è più solo una questione di cooperazione tra autorità di contrasto, ma diventa un ecosistema che coinvolge attori pubblici e privati, politiche diverse e livelli di governo differenti.

Nel complesso, il passaggio dal 2015 al 2025 può essere letto come una transizione:

  • da una logica di cooperazione tra Stati membri
  • a un modello più integrato di sistema europeo della sicurezza.

Questa evoluzione riflette un cambiamento più profondo: le minacce alla sicurezza non sono più percepite come fenomeni settoriali, ma come rischi sistemici, spesso legati a dinamiche globali, tecnologiche e geopolitiche.

È su questo percorso che si inserisce la nuova strategia ProtectEU, che sembra segnare un ulteriore sviluppo, destinato a ridefinire il ruolo dell’Unione europea nella sicurezza interna.

La nuova strategia ProtectEU: contenuti e priorità

La strategia ProtectEU rappresenta il più recente sviluppo dell’azione dell’Unione europea in materia di sicurezza interna e si colloca in un contesto profondamente mutato rispetto alle fasi precedenti. Le minacce alla sicurezza sono oggi sempre più ibride, transnazionali e tecnologicamente avanzate, e si intrecciano con dinamiche geopolitiche, economiche e sociali di ampia portata.

In questo quadro, la nuova strategia non si limita a individuare singole priorità operative, ma propone un approccio più ampio, volto a integrare la sicurezza in un numero crescente di politiche e strumenti dell’Unione.

Un approccio trasversale alla sicurezza

Uno degli elementi più rilevanti di ProtectEU è il rafforzamento della dimensione trasversale della sicurezza. Essa non è più considerata un ambito settoriale, affidato principalmente alle autorità di contrasto, ma una componente che attraversa:

  • le politiche digitali;
  • le politiche industriali e dell’innovazione;
  • la protezione delle infrastrutture critiche;
  • la dimensione esterna dell’azione dell’Unione.

Ne deriva una concezione della sicurezza come funzione integrata, che deve essere presa in considerazione già nella fase di progettazione delle politiche pubbliche e delle normative europee.

Le principali priorità strategiche

All’interno di questo quadro, la strategia individua alcune priorità che riflettono l’evoluzione delle minacce e delle vulnerabilità dell’Unione.

1. Rafforzare la resilienza e la protezione delle infrastrutture critiche

La protezione delle infrastrutture – fisiche e digitali – assume un ruolo centrale. Energia, trasporti, sanità, comunicazioni e servizi digitali rappresentano oggi nodi essenziali del funzionamento delle società europee, ma anche potenziali punti di vulnerabilità.

ProtectEU rafforza quindi l’attenzione verso:

  • la resilienza sistemica;
  • la continuità operativa dei servizi essenziali;
  • la capacità di prevenzione e risposta a crisi complesse.

2. Sicurezza digitale e tecnologie emergenti

La dimensione digitale è ormai una componente strutturale della sicurezza interna. La strategia pone particolare enfasi su:

  • la cibersicurezza;
  • la protezione dei dati;
  • l’uso delle nuove tecnologie (intelligenza artificiale, big data) da parte delle autorità pubbliche.

Allo stesso tempo, emerge l’esigenza di bilanciare l’innovazione tecnologica con la tutela dei diritti fondamentali, in un contesto in cui le tecnologie possono essere utilizzate sia per rafforzare la sicurezza sia per amplificare i rischi.

3. Contrasto alle minacce ibride e alla disinformazione

Le minacce ibride — che combinano strumenti diversi, dalla pressione economica agli attacchi informatici, fino alla manipolazione dell’informazione — rappresentano una delle principali sfide per l’Unione europea.

ProtectEU rafforza l’approccio già avviato nella strategia precedente, puntando su:

  • capacità di individuazione precoce;
  • analisi e condivisione delle informazioni;
  • rafforzamento della resilienza delle istituzioni democratiche.

4. Lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata

Pur in un contesto mutato, il contrasto al terrorismo e alla criminalità organizzata resta una priorità fondamentale.

La strategia conferma e sviluppa le linee di azione già avviate, con particolare attenzione a:

  • il finanziamento del terrorismo;
  • il traffico di armi, droga e esseri umani;
  • il legame crescente tra criminalità organizzata e attività economiche lecite.

5. Rafforzamento della cooperazione e delle capacità europee

Un altro elemento centrale è il rafforzamento degli strumenti di cooperazione tra Stati membri e del ruolo delle agenzie europee.

In particolare, ProtectEU punta a:

  • migliorare lo scambio di informazioni;
  • rafforzare il ruolo di Europol ed Eurojust;
  • sviluppare capacità comuni a livello europeo.

Tuttavia, rispetto alle fasi precedenti, la cooperazione non è più vista solo come un mezzo, ma come parte di un sistema più ampio di governance della sicurezza.

Una strategia orientata all’integrazione

Nel complesso, ProtectEU si caratterizza per un approccio che mira a integrare la sicurezza in tutte le politiche dell’Unione, superando la tradizionale distinzione tra sicurezza interna ed esterna, tra dimensione civile e tecnologica, tra livello nazionale ed europeo.

Questa impostazione riflette la crescente consapevolezza che le minacce contemporanee non possono essere affrontate con strumenti settoriali o isolati, ma richiedono una risposta coordinata, multilivello e intersettoriale.

Gli elementi di novità della strategia ProtectEU

Nel quadro dell’evoluzione delle politiche europee in materia di sicurezza interna, la strategia ProtectEU introduce alcuni elementi di novità che, pur in continuità con le fasi precedenti, contribuiscono a ridefinire il ruolo dell’Unione.

Un primo elemento riguarda il rafforzamento della dimensione trasversale della sicurezza. Se già nella strategia 2020-2025 era emersa l’esigenza di un approccio più integrato, ProtectEU sembra consolidare questa impostazione, estendendo ulteriormente l’integrazione della sicurezza in una pluralità di politiche dell’Unione. La sicurezza tende così a configurarsi sempre più come un criterio orizzontale, rilevante nella definizione delle politiche digitali, industriali, energetiche e della stessa azione esterna.

Un secondo aspetto riguarda la crescente attenzione alla dimensione sistemica delle minacce. Le sfide alla sicurezza non sono più considerate come fenomeni distinti — terrorismo, criminalità organizzata, cibersicurezza — ma come elementi interconnessi di un contesto più ampio, in cui fattori tecnologici, geopolitici ed economici si influenzano reciprocamente. Ne deriva un approccio che privilegia la prevenzione, la resilienza e la capacità di adattamento rispetto a una logica esclusivamente reattiva.

Un ulteriore elemento di novità è rappresentato dal rafforzamento del legame tra sicurezza interna ed esterna. ProtectEU si colloca in un contesto in cui le frontiere tra le due dimensioni risultano sempre più permeabili: le minacce originate al di fuori dell’Unione — dai conflitti armati alla destabilizzazione informativa — hanno effetti diretti sulla sicurezza interna. La strategia riflette questa evoluzione, prevedendo un maggiore coordinamento tra strumenti interni e azione esterna dell’Unione.

Si osserva inoltre una maggiore centralità attribuita alla dimensione tecnologica. Se nella fase precedente la cibersicurezza rappresentava già una priorità, ProtectEU amplia ulteriormente questa prospettiva, includendo il ruolo delle tecnologie emergenti, dei dati e delle capacità digitali come componenti essenziali della sicurezza. Ciò comporta anche nuove esigenze in termini di regolazione, capacità operative e tutela dei diritti fondamentali.

Infine, la strategia sembra rafforzare, almeno sul piano dell’impostazione, il ruolo dell’Unione nella governance della sicurezza. Pur restando ferma la responsabilità primaria degli Stati membri, emerge una tendenza verso una maggiore strutturazione a livello europeo delle capacità di coordinamento, di analisi e di supporto operativo.

Nel complesso, le innovazioni introdotte da ProtectEU non si traducono tanto nell’individuazione di nuove singole priorità, quanto in un’evoluzione dell’approccio: la sicurezza interna viene sempre più concepita come una politica integrata, trasversale e sistemica, destinata a incidere in modo crescente sull’insieme dell’azione dell’Unione europea.

Conclusioni

Nel corso dell’ultimo decennio, la strategia dell’Unione europea in materia di sicurezza interna ha conosciuto un’evoluzione progressiva, che riflette il mutamento del contesto politico, tecnologico e geopolitico.

Dall’Agenda europea sulla sicurezza 2015-2020, incentrata sul rafforzamento della cooperazione tra Stati membri e sull’utilizzo degli strumenti esistenti, si è passati, con la strategia 2020-2025, a un approccio più ampio e articolato, fondato sull’idea di una “Unione della sicurezza” e su una maggiore integrazione tra politiche e livelli di governo.

Con la strategia ProtectEU, questa evoluzione prosegue lungo una direttrice che appare orientata verso una crescente integrazione della sicurezza nell’insieme delle politiche dell’Unione. La sicurezza interna viene infatti sempre più considerata in relazione a una pluralità di fattori — tecnologici, economici, geopolitici — e in connessione con strumenti e ambiti di intervento diversi.

Nel complesso, emerge una traiettoria che conduce:

  • da una logica prevalentemente basata sulla cooperazione tra Stati membri
  • a un approccio progressivamente più integrato e sistemico
  • fino a una configurazione in cui la sicurezza tende a divenire una componente trasversale dell’azione dell’Unione europea

Questa evoluzione si inserisce in un contesto in cui le minacce alla sicurezza risultano sempre più interconnesse e dinamiche, e richiedono strumenti di analisi, prevenzione e risposta capaci di operare su più livelli.

In questo quadro, la strategia ProtectEU si colloca come la più recente tappa di un percorso evolutivo che continua a ridefinire il ruolo dell’Unione europea nella sicurezza interna.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:


Approfondimenti sul tema della politiche per la sicurezza interna dell’Unione europea:

Precedenti strategie:
4 settembre 2020 – La strategia dell’UE per l’Unione della sicurezza (2020-2025): priorità e strumenti
7 maggio 2015 – L’agenda europea per la sicurezza (2015-2020): obiettivi, strumenti e priorità

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