Le condizioni di lavoro nell’Unione europea sono tra le migliori al mondo. I requisiti minimi in materia di orario di lavoro, salute e sicurezza sul lavoro, protezione sociale e parità di trattamento delle persone (compresa la parità di retribuzione tra uomini e donne), sono tutti elementi che fanno parte del modello sociale europeo.

Tuttavia, l’avvento della digitalizzazione sta condizionando i mercati del lavoro in modi che rischiano di pregiudicare tale modello.

Anche se la digitalizzazione rende possibili servizi innovativi, nuovi modelli di business e nuove forme di organizzazione del lavoro, tuttavia tali nuove forme di organizzazione  non si traducono automaticamente in lavori di qualità.

Pertanto, secondo la Commissione europea, non bisognerebbe dare per scontati i principi alla base della nostra economia sociale di mercato europea, i quali, anzi, dovrebbero continuare ad essere protetti.

Alcune persone, tra le quali si annoverano molti di coloro che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali e che svolgono la propria attività in condizioni di lavoro precarie, versano in situazioni sempre più svantaggiate.

Le nuove forme di organizzazione del lavoro, quale il lavoro mediante piattaforme digitali, rendono più complesso classificare correttamente i lavoratori come subordinati o autonomi. In questo modo si creano situazioni in cui alcune persone sono ingiustamente private dell’accesso ai diritti e alle tutele associati alla condizione di lavoratore subordinato, mentre altre non possono fruire della reale indipendenza garantita dalla condizione di lavoratore autonomo. Inoltre, poiché gli strumenti algoritmici sono sempre più diffusi nel mondo del lavoro, le questioni relative alla sorveglianza, all’uso dei dati, all’uguaglianza e alla discriminazione (ad esempio, le distorsioni di genere integrate nella progettazione degli strumenti algoritmici), come pure all’applicazione della gestione algoritmica, stanno emergendo con sempre più vigore.

Di fronte a queste nuove sfide la Commissione propone un insieme di misure volte a migliorare le condizioni nel lavoro mediante piattaforme digitali.

Il pacchetto proposto per tutelare i lavoratori che lavorano attraverso piattaforme digitali mira, innanzitutto, a fare chiarezza per quanto riguarda la situazione occupazionale di coloro che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali. Si stima che attualmente nove piattaforme di lavoro digitali su dieci attive nell’UE classifichino le persone che lavorano mediante le stesse come lavoratori autonomi.

In secondo luogo, l’uso di pratiche di “gestione algoritmica” nelle piattaforme di lavoro digitali, ossia di sistemi automatizzati, per affiancare o addirittura sostituire funzioni manageriali quali il monitoraggio e la valutazione del lavoro è un’altra grande sfida, tanto più che l’uso della gestione algoritmica non è limitato all’economia delle piattaforme poiché le modalità d’impiego dei sistemi automatizzati sono in aumento in tutto il mercato del lavoro e spaziano dal semplice monitoraggio degli orari, dei turni e delle ore di lavoro ad applicazioni più complesse che riguardano l’assegnazione degli incarichi e il calcolo delle retribuzioni.

Infine, le questioni relative all’applicazione delle norme, alla tracciabilità e alla trasparenza, anche in contesti transfrontalieri, possono contribuire a creare condizioni di lavoro precarie e un accesso inadeguato alla protezione sociale.

Le misure proposte nel pacchetto della Commissione europea riflettono le analisi appena sintetizzate e comprendono:

  • una comunicazione che definisce l’approccio e le misure dell’Unione sul lavoro mediante piattaforme digitali. Queste ultime sono integrate da azioni che le autorità nazionali, le parti sociali e altri soggetti interessati dovrebbero adottare a livello nazionale per garantire condizioni di lavoro migliori a coloro che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali
  • una proposta di direttiva relativa al miglioramento delle condizioni di lavoro nel lavoro mediante piattaforme digitali, che comprende misure volte a determinare correttamente la situazione occupazionale delle persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali e nuovi diritti per i lavoratori subordinati e autonomi per quanto riguarda la gestione algoritmica;
  • infine, un progetto di orientamenti sull’applicazione del diritto dell’Unione europea in materia di concorrenza ai contratti collettivi per quanto riguarda le condizioni di lavoro dei lavoratori autonomi individuali, compresi coloro che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali. Su questo progetto la Commissione ha indetto una consultazione pubblica cui è possibile partecipare fino al 24 febbraio 2022, attraverso il link riportato in calce al presente articolo.

Si tratta, quindi, della proposta di istituire un insieme comune di norme dell’Unione europea finalizzate a garantire una maggiore certezza del diritto, in modo, da un lato, di garantire che le persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali possano godere dei diritti e delle prestazioni sociali loro spettanti, nonché di una protezione aggiuntiva per quanto riguarda l’uso della gestione algoritmica (ossia di sistemi automatizzati che affiancano o sostituiscono le funzioni dirigenziali sul luogo di lavoro), dall’altro lato, di consentire alle stesse piattaforme di lavoro digitali di trarre pieno vantaggio dal potenziale economico del mercato unico europeo, e condizioni di parità.

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