La revisione intermedia riallinea la coesione 2021-2027 alle nuove priorità UE: innovazione, energia, acqua, casa, difesa e territori, con più flessibilità e meno burocrazia.
Introduzione
Con la Comunicazione adottata il 1° aprile 2025 [COM(2025) 163], la Commissione europea ha ufficialmente aperto la stagione della revisione intermedia della politica di coesione 2021–2027, prevista dai regolamenti vigenti come occasione di aggiornamento strategico, ma non obbligatoria per gli Stati membri.
Insieme a questo documento di orientamento, sono state presentate anche due proposte legislative che aggiornano le regole di funzionamento di tre fondi europei – il Fondo europeo di sviluppo regionale, il Fondo per una transizione giusta e il Fondo sociale europeo Plus – e consentirà anche un uso più flessibile del Fondo di coesione, in particolare per sostenere interventi infrastrutturali connessi all’energia e alla gestione sostenibile dell’acqua, laddove essi si integrino con le nuove priorità individuate.
L’obiettivo è semplice ma ambizioso: riallineare le scelte d’investimento alle nuove priorità politiche emerse con il nuovo ciclo istituzionale 2024–2029, inaugurato con l’elezione del Parlamento europeo e la nomina della nuova Commissione entrata in carica il 1° dicembre 2024.
Questa revisione, infatti, si inserisce in un contesto geopolitico ed economico profondamente mutato e si ispira a riferimenti programmatici chiave come:
- la Bussola europea per la competitività, che attua la Relazione di Draghi e il Rapporto Letta sul futuro del mercato unico
- il Clean Industrial Deal;
- la piattaforma STEP – Strategic Technologies for Europe Platform;
- il Net-Zero Industry Act;
- il Patto per l’industria della difesa europea.
Si tratta di un’iniziativa fortemente strategica: non obbligatoria, come ho anticipato, ma fortemente incoraggiata dalla Commissione, anche attraverso incentivi finanziari e semplificazioni procedurali.
Perché una revisione dei programmi?
La Commissione parte da una constatazione: i programmi 2021–2027 sono stati concepiti prima della pandemia, della guerra in Ucraina e delle nuove transizioni ecologiche, digitali e geopolitiche.
Molti di essi sono stati approvati nel 2022, ma l’attuazione vera e propria è iniziata solo nel 2023. Alla fine del 2024, solo una piccola parte delle risorse disponibili era stata effettivamente spesa.
Il livello dei pagamenti, a dicembre 2024, si attesta al 4,2% dell’intera dotazione 2021–2027 (in Italia il dato è al 4,59% secondo i dati forniti dal Bollettino Monitoraggio Politiche di Coesione del MEF).
Questo dato a livello europeo è leggermente superiore a quello registrato nel giugno 2017 per il ciclo precedente 2014–2020, che si attestava al 3,6% nello stesso punto del percorso, ma in tale ciclo le Autorità di gestione avevano tre anni dopo la fine del periodo per completare i pagamenti e certificare le spese (cioè fino al 2023), mentre nel ciclo 2021–2027, questo termine è ridotto a due anni, quindi, i programmi devono essere conclusi entro il 31 dicembre 2029.
A ciò si aggiunge un elemento strutturale: le amministrazioni pubbliche incaricate di gestire i fondi – sia a livello nazionale che regionale – si trovano in difficoltà per carenza di personale, limiti organizzativi e mancanza di strumenti digitali adeguati.
In parallelo, le sfide che l’Europa si trova ad affrontare sono cambiate rapidamente: serve più innovazione, più resilienza energetica e ambientale, più capacità di rispondere a bisogni urgenti (come la casa o l’accesso all’acqua), ma anche più sicurezza, più autonomia industriale e una nuova attenzione ai territori vulnerabili, dentro e fuori le città.
Le nuove priorità politiche dell’Unione
La Commissione propone di aggiornare i programmi 2021–2027 per concentrare parte delle risorse ancora non spese su sette nuove priorità strategiche, in linea con le nuove priorità politiche dell’Unione europea definite da poco attraverso la Piattaforma STEP e la strategia RePowerEU, nonché, in linea con il Rapporto Draghi, la Bussola per la competitività e il Patto per l’industria pulita, solo per citare i principali:
- Innovazione, competitività e decarbonizzazione dell’industria
Per rafforzare la capacità dell’Europa di restare competitiva, creare valore e ridurre le emissioni in settori chiave come l’energia pulita, l’intelligenza artificiale e l’economia circolare.
- Difesa e sicurezza
Per contribuire alla protezione dei cittadini e alla sicurezza comune, anche attraverso infrastrutture civili utilizzabili in caso di crisi o emergenze.
- Alloggi a prezzi accessibili, compresi quelli sociali
Per affrontare una crisi abitativa sempre più diffusa, con investimenti in nuovi alloggi, ristrutturazione di quelli esistenti, efficienza energetica e qualità dell’abitare. L’iniziativa si ispira anche ai valori del Nuovo Bauhaus Europeo, che promuove ambienti belli, sostenibili e inclusivi, integrando qualità architettonica, innovazione sociale e transizione verde.
- Accesso all’acqua e resilienza idrica
Per sostenere investimenti nelle reti idriche, nella riduzione delle perdite, nel riuso delle acque reflue e nell’adattamento al cambiamento climatico.
- Transizione energetica
Per accelerare lo sviluppo delle energie rinnovabili, delle comunità energetiche locali, della mobilità elettrica e dell’efficienza nelle abitazioni e nelle imprese.
- Sostegno alle regioni di confine orientale dell’Unione europea
In particolare, quelle maggiormente esposte agli effetti economici e umanitari della guerra in Ucraina, che beneficeranno di maggiore flessibilità nell’uso delle risorse.
- Rilancio dei territori e diritto a restare
Per garantire che anche le aree interne, rurali, insulari e marginali restino luoghi in cui vivere, lavorare e restare, grazie a servizi essenziali, opportunità economiche e reti territoriali solide.
Le due proposte legislative accompagnano la revisione intermedia aggiornando formalmente i regolamenti: introducono nuovi obiettivi specifici nei fondi, in particolare per la difesa, la casa, l’energia e l’acqua, e prevedono l’uso esteso di strumenti finanziari flessibili, anche per grandi imprese nei settori strategici.
Meno burocrazia, più efficienza
Accanto al riallineamento delle priorità, la Commissione propone modifiche importanti alle regole di funzionamento dei programmi:
- maggiore flessibilità per spostare le risorse tra ambiti e settori;
- prolungamento del periodo di spesa: i programmi modificati potranno spendere fino al 31 dicembre 2030;
- maggiore uso di costi semplificati e modelli standardizzati, per alleggerire il carico amministrativo;
- incentivi finanziari: ad esempio, il contributo europeo potrà coprire anche il 100% dei costi per alcune priorità, e saranno concessi pre-finanziamenti fino al 30%.
Gli Stati membri che decideranno di destinare almeno il 15% delle risorse a una o più nuove priorità potranno beneficiare di questi vantaggi finanziari. Inoltre, per i programmi delle regioni confinanti con Ucraina, Bielorussia e Russia, è previsto un prefinanziamento straordinario pari al 9,5%.
Rafforzare le amministrazioni pubbliche
Una parte importante della proposta è dedicata al sostegno alle amministrazioni pubbliche. La Commissione riconosce che senza funzionari formati, strumenti digitali e procedure chiare, anche le migliori politiche non producono risultati.
Per questo, propone di rendere eleggibili anche i costi per la formazione, la consulenza, l’assistenza tecnica e la semplificazione amministrativa, riconoscendo il ruolo delle amministrazioni come infrastrutture strategiche della coesione.
In parallelo, il Fondo sociale europeo Plus potrà essere utilizzato per finanziare la formazione e la riqualificazione dei lavoratori in settori ad alto impatto strategico come la difesa e la transizione verde.

Tempi e modalità della revisione
Ogni Stato membro potrà decidere se e come avviare la revisione dei propri programmi, ma dovrà farlo entro la fine del 2025. Agire per tempo significa non solo garantire l’assorbimento delle risorse, ma anche contribuire ad allineare i programmi alle nuove strategie dell’Unione europea che saranno alla base anche del prossimo ciclo di programmazione finanziaria post -2027.
La Commissione accompagnerà questo processo con:
- linee guida operative;
- modifiche legislative;
- un sistema di incentivi per gli Stati e le Regioni che aderiranno.
Un ponte verso il futuro QFP 2028-2034
La revisione intermedia non è solo un esercizio tecnico: è una prova di adattabilità politica.
La Commissione la presenta anche come un’anticipazione delle riforme future, nel quadro del nuovo bilancio pluriennale dell’Unione dopo il 2027.
Al centro, la volontà di rilanciare una politica di coesione che sia più integrata, più vicina ai bisogni reali dei territori, più efficace nel sostenere la trasformazione ecologica, sociale e industriale dell’Europa.
In conclusione
La proposta della Commissione rappresenta un’opportunità per aggiornare le strategie regionali e nazionali in un momento di grandi cambiamenti.
Per i governi, le regioni, le città, le imprese e le organizzazioni della società civile, si apre una finestra politica e finanziaria da non sottovalutare.
Saperla cogliere, però, richiederà visione, capacità tecnica e volontà di collaborazione multilivello.
Perché la coesione non è solo una parola nei regolamenti: è una scelta politica, che riguarda il futuro dell’Europa e di chi la abita.
La revisione intermedia è accompagnata da un quadro normativo coerente e operativo, pensato per dare agli Stati membri non solo un orientamento politico, ma anche strumenti giuridici e finanziari concreti per riallineare le proprie strategie.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Commissione europea, Una politica di coesione modernizzata: la revisione intermedia, doc. COM(2025) 163 del 1° aprile 2025
- Commissione europea, Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica i regolamenti (UE) 2021/1058 e (UE) 2021/1056 per quanto riguarda misure specifiche per affrontare le sfide strategiche nel contesto della revisione intermedia, doc. COM(2025) 123 del 1° aprile 2025
- AGGIORNAMENTO: adottata dal Regolamento (UE) 2025/1914 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 settembre 2025, che modifica i regolamenti (UE) 2021/1058 e (UE) 2021/1056 per quanto riguarda misure specifiche per affrontare le sfide strategiche nel contesto del riesame intermedio, in GU UE L, 2025/1914, 19.9.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2025/1914/oj
- Commissione europea, Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento (UE) 2021/1057 che istituisce il Fondo sociale europeo + (FSE+) per quanto riguarda misure specifiche per affrontare sfide strategiche, doc. COM(2025) 164 del 1° aprile 2025
- AGGIORNAMENTO: adottata dal Regolamento (UE) 2025/1913 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 settembre 2025, recante modifica del regolamento (UE) 2021/1057 che istituisce il Fondo sociale europeo Plus (FSE+) per quanto riguarda misure specifiche per affrontare le sfide strategiche, in GU UE L, 2025/1913, 19.9.2025, ELI: http://data.europa.eu/eli/reg/2025/1913/oj
Aggiornamenti successivi e articoli collegati
Per seguire l’evoluzione della politica di coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione europea nei diversi cicli di programmazione, si possono consultare i seguenti articoli pubblicati su Fare l’Europa:
3 ottobre 2025 – QFP 2028-2034 | Piani di partenariato e Fondo PNR: governance e bilancio
27 giugno 2025 – Politica di coesione oltre il 2027: la Corte dei conti UE tra lezione critica e agenda di riforma
7 marzo 2025 – Futuro della coesione: rapporto 2025 del Parlamento europeo
9 febbraio 2024 – Oltre il 2027: il futuro della politica di coesione dell’UE
6 maggio 2022 – KOHESIO: dal 2022 il data-base della politica di coesione dell’UE
14 settembre 2018 – Programmazione UE 2021-2027: il futuro della politica di coesione
15 dicembre 2017 – Il futuro della politica europea di coesione oltre il 2020
11 giugno 2014 – La politica di coesione economica, sociale e territoriale e i fondi europei 2014-2020
