La nuova strategia UE 2026-2030 rafforza la tutela dei diritti LGBTIQ+, legandola a democrazia, Stato di diritto e resilienza europea.
Un nuovo ciclo per l’Unione dell’uguaglianza
Cinque anni fa, nel novembre 2020, su questo blog raccontavo la prima strategia dell’Unione europea per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ. Un passaggio storico, che traduceva in politiche pubbliche i valori di libertà, uguaglianza e non discriminazione sanciti dai Trattati e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La Commissione europea ha di recente presentato una nuova strategia per il periodo 2026–2030, costruita sui risultati, ma anche sulle lacune, del ciclo precedente. Il filo conduttore resta immutato: fare dell’Europa uno spazio in cui ciascuno possa vivere la propria identità senza paura. Cambia però il contesto politico e istituzionale, e con esso l’ambizione dell’azione europea.
La nuova strategia colloca esplicitamente l’uguaglianza LGBTIQ+ nel cuore della resilienza democratica dell’Unione, collegando diritti fondamentali, sicurezza, coesione sociale e Stato di diritto, nel quadro delle nuove priorità politiche della Commissione europea per il periodo 2024-2029.
Dalla strategia 2020-2025 al bilancio politico dell’attuazione
La strategia 2020-2025, Un’Unione dell’uguaglianza: strategia per l’uguaglianza LGBTIQ 2020-2025, aveva introdotto per la prima volta un quadro d’azione organico contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, sull’identità o espressione di genere e sulle caratteristiche sessuali.
In cinque anni ha prodotto risultati concreti:
- nuove direttive sugli organismi per la parità;
- un sostegno senza precedenti alla società civile tramite il programma CERV;
- l’adozione di strategie o piani nazionali LGBTIQ+ in tredici Stati membri.
La valutazione pubblicata dalla Commissione nel 2024 riconosce progressi tangibili, soprattutto in termini di visibilità e consapevolezza sociale, ma restituisce anche un quadro problematico. Oltre un terzo delle persone LGBTIQ+ nell’UE continua a subire discriminazioni, con livelli particolarmente elevati tra persone trans e intersex. La violenza e l’incitamento all’odio, soprattutto online, risultano in aumento.
Il messaggio politico è chiaro: la strategia ha funzionato dove è stata accompagnata da leggi, politiche nazionali coerenti e capacità di attuazione, ma ha mostrato limiti strutturali laddove l’azione europea dipende dall’unanimità in Consiglio o dall’impegno degli Stati membri. L’uguaglianza, per milioni di cittadini europei, non è ancora un’esperienza quotidiana.
La strategia LGBTIQ+ 2026-2030: tre assi d’azione
Su questo bilancio si innesta la nuova Strategia LGBTIQ+ 2026–2030, articolata attorno a tre assi – Protect, Empower, Engage – che danno contenuto operativo all’idea di Unione dell’uguaglianza.
Protect – Proteggere dignità e sicurezza
Il primo asse riguarda la tutela della dignità umana e della sicurezza delle persone LGBTIQ+.
La Commissione intende sostenere gli Stati membri nel:
- vietare le cosiddette terapie di conversione;
- contrastare la violenza e l’incitamento all’odio, anche online;
- garantire un contesto sicuro per manifestazioni pubbliche e Pride.
Particolare attenzione è riservata ai richiedenti asilo LGBTIQ+, spesso esposti a una vulnerabilità multipla, e alla memoria delle persecuzioni storiche, riconosciuta come parte integrante della coscienza europea. La tutela dei diritti fondamentali è qui esplicitamente collegata alla difesa dello spazio civico e democratico.
Empower – Rimuovere gli ostacoli strutturali
Il secondo asse punta a rafforzare l’autonomia e le opportunità, intervenendo sulle disuguaglianze strutturali.
La strategia prevede azioni su:
- educazione inclusiva e prevenzione del bullismo;
- formazione del personale sanitario e accesso equo alle cure, inclusa la salute mentale;
- pieno riconoscimento dei diritti delle famiglie arcobaleno nelle situazioni transfrontaliere;
- applicazione rigorosa della direttiva sull’uguaglianza in materia di occupazione.
Un elemento di forte innovazione è l’integrazione tra diritti fondamentali e regolazione tecnologica. Il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale vieta pratiche discriminatorie basate su dati biometrici o sull’orientamento sessuale e impone una valutazione dei rischi per i diritti fondamentali nei sistemi di IA ad alto rischio. È un passaggio che segna l’ingresso della tutela LGBTIQ+ nelle politiche digitali e industriali dell’Unione.
La strategia affronta inoltre temi spesso trascurati, come povertà, alloggio e competenze digitali, riconoscendo che l’uguaglianza formale non basta senza pari condizioni materiali.
Engage – Coinvolgere istituzioni e società
Il terzo asse muove da una constatazione essenziale: l’uguaglianza non si decreta, si costruisce.
La Commissione invita tutti gli Stati membri ad adottare entro il 2027 piani nazionali LGBTIQ+, coordinati attraverso un nuovo Policy Forum europeo, che riunirà istituzioni, università, parti sociali e società civile. Sono previsti strumenti rafforzati di monitoraggio, tra cui:
- un nuovo Eurobarometro sulla discriminazione (2027);
- una raccomandazione europea sui dati sull’uguaglianza;
- una campagna di comunicazione Union of Equality.
A livello internazionale, l’UE riafferma il proprio ruolo nella difesa dei diritti LGBTIQ+ nel mondo, promuovendo la depenalizzazione universale delle relazioni tra persone dello stesso sesso e il sostegno ai difensori dei diritti umani, anche nel contesto dell’allargamento e delle relazioni esterne.
Continuità e svolta politica
Rispetto alla strategia del 2020, il nuovo piano segna una svolta qualitativa. L’uguaglianza LGBTIQ+ non è più presentata solo come politica settoriale, ma come criterio di qualità democratica.
La strategia rafforza:
- il legame tra uguaglianza, Stato di diritto e utilizzo dei fondi europei;
- il monitoraggio dell’attuazione, con una revisione intermedia prevista nel 2028;
- l’integrazione trasversale delle azioni LGBTIQ+ nelle future strategie UE su genere, antirazzismo e disabilità.
È una strategia più politica e più strutturale, che riconosce come la tutela delle minoranze sia parte integrante della libertà di tutti.
Un’Unione che cresce con le sue libertà
Essere se stessi, oggi come nel 2020, resta il cuore del progetto europeo.
La sfida del ciclo 2026-2030 sarà trasformare diritti riconosciuti in pratiche quotidiane, riducendo la distanza tra norme, politiche e vita reale.
L’Unione europea potrà dirsi davvero un’Unione dell’uguaglianza solo quando la libertà di vivere e amare non sarà un’eccezione da difendere, ma una condizione ordinaria della cittadinanza europea.
In questo senso, l’uguaglianza delle persone LGBTIQ+ non è una politica per pochi, ma una misura della qualità dello spazio giuridico europeo.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Commissione europea, Unione dell’uguaglianza: strategia per la parità LGBTIQ+ 2026-2030, doc. COM(2025) 725 del 08.10.2025
- Commissione europea, Attuazione della strategia per l’uguaglianza LGBTIQ 2020-2025, COM(2024) 420 del 25.09.2024
Aggiornamenti successivi e articoli collegati
Per approfondire o seguire l’evoluzione dei temi trattati, si possono consultare i seguenti articoli collegati pubblicati su Fare l’Europa:
29 ottobre 2021. Verso un’Unione europea libera dall’antisemitismo: la prima strategia europea 2021-2030
20 novembre 2020 – Il diritto di essere sé stessi in Europa: la prima strategia dell’UE per LGBTIQ 2020-2025
23 ottobre 2020. Un piano strategico decennale dell’UE per sostenere i Rom 2021-2030
2 ottobre 2020. Il piano di azione dell’Unione europea contro il razzismo 2020-2025
8 aprile 2016. 8 aprile: giornata internazionale delle popolazioni Rom
