Il diritto di essere se stessi in Europa: la prima strategia dell’UE per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ

20 novembre 2020 di Mauro Varotto

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, nel suo primo discorso sullo Stato dell’Unione, tenuto il 16 settembre scorso davanti al Parlamento europeo e alle alte Istituzioni dell’Unione europea, era stata chiara, affermando:

“Non risparmierò le forze quando si tratta di costruire un’Unione dell’uguaglianza. Un’Unione in cui ognuno possa essere se stesso, amare chi desidera, senza paura di recriminazioni o discriminazioni. Perché essere se stessi non è ideologia. È la propria identità. E nessuno potrà mai usurparla. Vorrei pertanto essere inequivocabile: le zone che non hanno posto per le persone LGBTQI sono zone che non hanno posto per l’umanità e non hanno posto nella nostra Unione. E per assicurare il nostro sostegno alla collettività nel suo insieme, la Commissione presenterà presto una strategia per rafforzare i diritti delle persone LGBTIQ.”

Meno di un paio di mesi dopo, il 12 novembre, la Commissione europea ha presentato la prima strategia quinquennale (2020-2025) dell’Unione europea per l’uguaglianza delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender, non binarie, intersessuali e queer (in sigla: LGBTIQ, acronimo di Lesbian, Gay, Bisexual, Trans, non-binary, Intersex and Queer).

Si tratta di persone:

  • che sono attratte da altre del proprio sesso (lesbica, gay) o di qualsiasi genere (bisessuale);
  • la cui identità e/o espressione di genere non corrisponde al sesso loro assegnato alla nascita (trans, non binario);
  • che sono nate con caratteristiche sessuali che non rientrano nella definizione tipica di maschio o femmina (intersessualità); e
  • la cui identità non rientra in una classificazione binaria di sessualità e/o genere (queer).

La strategia nasce per dare attuazione a due valori e diritti fondamentali dell’Unione europea –l’uguaglianza e la non discriminazione -, che sono oggetto di diversi articoli dei Trattati.

L’articolo 10 del Trattato sull’Unione europea (TUE) dispone che: “Nella definizione e nell’attuazione delle sue politiche e azioni, l’Unione mira a combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

L’articolo 19 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) prevede che: “(…) il Consiglio, deliberando all’unanimità secondo una procedura legislativa speciale e previa approvazione del Parlamento europeo, può prendere i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

Infine, l’articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dedicato alla “Non discriminazione”, esprime il divieto di “qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, la disabilità, l’età o l’orientamento sessuale”.

Tutto ciò significa, con riferimento al tema oggetto di questo articolo, che tutti nell’Unione europea devono sentirsi sicuri e liberi, senza timore di discriminazioni o violenze basate sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere, sull’espressione di genere o sulle caratteristiche sessuali.

In Europa c’è ancora molta strada da fare prima di realizzare la piena inclusione e l’accettazione delle persone LGBTIQ: secondo un recente rapporto dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (FRA), intitolato “A long way to go for LGBTI equality”, nel 2019 il 43% delle persone LGBTIQ ha dichiarato di sentirsi discriminato, rispetto al 37% nel 2012.

Sempre nel 2019, il 76% dei cittadini dell’Unione riteneva che le persone lesbiche, gay e bisessuali dovessero avere gli stessi diritti delle persone eterosessuali: tale dato indica un incremento rispetto alla percentuale del 71% registrata nel 2015 (con percentuali che arrivano al 98% in Svezia e al 97% nei Paesi Bassi, ma solo al 68% in Italia). Tuttavia, in 9 Stati membri dell’Unione tale percentuale è diminuita e in ben 7 Stati membri la maggioranza della popolazione afferma di essere contraria a concedere alle persone LGBTIQ i medesimi diritti degli eterosessuali: come di può leggere nella relazione speciale di Eurobarometro su “Discriminazione nell’Unione europea, ottobre 2019”, dalla quale è estratto il seguente grafico, si tratta di Slovacchia, Romania, Bulgaria, Croazia, Ungheria, Lettonia e Polonia.

 

 

 

Pertanto, su richiesta di 19 Stati membri, tra i quali l’Italia, che nel 2018 hanno presentato un documento congiunto, del Parlamento europeo che, già nel 2014, aveva presentato una Risoluzione sulla Tabella di marcia dell’UE contro l’omofobia e la discriminazione legata all’orientamento sessuale e all’identità di genere  e con il forte sostegno dell’Intergruppo per i diritti LGBTI e della società civile, la Commissione ha definito una strategia che prevede una serie di azioni mirate articolate in quattro pilastri:

 

  1. Combattere la discriminazione contro le persone LGBTIQ, che colpisce ogni fase della loro vita, sia attraverso l’applicazione e il miglioramento della protezione giuridica contro la discriminazione; la creazione di ambienti di lavoro inclusivi e che promuovano la diversità; la lotta alle disuguaglianze nell’istruzione, nella salute, nella cultura e nello sport; la difesa dei diritti dei richiedenti protezione internazionale LGBTIQ;
  2. Garantire la sicurezza delle persone LGBTIQ: i reati generati dall’odio, l’incitamento all’odio e la violenza colpiscono in modo sproporzionato le persone LGBTIQ. Nel contempo persiste il grave problema che la maggior parte di tali reati non vengono denunciati. Al fine di armonizzare la protezione contro i reati generati dall’odio e l’incitamento all’odio contro le persone LGBTIQ, nel 2021 la Commissione presenterà un’iniziativa volta ad ampliare l’elenco dei “reati dell’UE” in modo da includervi i reati generati dall’odio e l’incitamento all’odio, anche nei confronti delle persone LGBTIQ. La Commissione metterà anche a disposizione opportunità di finanziamento per iniziative volte a combattere i reati generati dall’odio, l’incitamento all’odio e la violenza contro le persone LGBTIQ;
  3. Costruire società inclusive LGBTIQ: a causa delle differenze tra le normative nazionali degli Stati membri, non sempre i legami familiari sono riconosciuti quando le famiglie arcobaleno attraversano le frontiere interne dell’UE. La Commissione presenterà un’iniziativa legislativa sul riconoscimento reciproco della genitorialità ed esaminerà possibili misure a sostegno del riconoscimento reciproco tra gli Stati membri del partenariato tra persone dello stesso sesso
  4. Guidare l’appello per l’uguaglianza LGBTIQ nel mondo: in varie parti del mondo le persone LGBTIQ subiscono gravi violazioni e abusi dei loro diritti. Molte affrontano discriminazioni, molestie, persecuzioni, incarcerazioni o persino omicidi o la pena di morte, semplicemente per essere chi sono. L’Unione europea rafforzerà il suo impegno sulle questioni LGBTIQ nelle sue relazioni esterne a livello sia politico che tecnico, sia nei programmi di finanziamento ai Paesi terzi.

Infine, poiché le questioni relative all’uguaglianza e alla non discriminazione sono soprattutto di competenza dei singoli Stati membri, la strategia invita gli Stati membri che non dispongono di strategie nazionali a favore dell’uguaglianza delle persone LGBTIQ ad adottarne una che tenga conto delle esigenze specifiche in materia di uguaglianza delle persone LGBTIQ all’interno del loro paese.

In Italia, il 29 aprile 2013, sulla base della Raccomandazione CM/Rec (2010)5 del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa, il Dipartimento per le Pari Opportunità e UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) ha approvato una Strategia Nazionale LGBT (Lesbiche – Gay- Bisessuali – Trans) per fornire misure ed azioni concrete per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Un’Unione dell’uguaglianza: la strategia per l’uguaglianza delle persone LGBTIQ 2020-2025, doc. COM(2020) 698 del 12 novembre 2020

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