Nel dibattito italiano sulle politiche economiche dell’Unione europea, torna con forza la richiesta di meno vincoli di bilancio e più risorse per gli investimenti.
Nel 2014 questa richiesta si accompagna alle attese suscitate dal programma del nuovo Presidente designato della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, che ha indicato la possibilità di mobilitare fino a 300 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati a favore della crescita.

La domanda, tuttavia, non può essere elusa: quale credibilità ha la richiesta di nuove risorse se un Paese non riesce a programmare e spendere efficacemente quelle già disponibili?

Gli investimenti promessi e la condizione posta da Juncker

Negli Orientamenti politici presentati al Parlamento europeo nel luglio 2014, Jean-Claude Juncker dedica il primo capitolo al rilancio di occupazione, crescita e investimenti.
Il messaggio è chiaro: l’Unione europea deve usare in modo più efficace il proprio bilancio e la leva della Banca europea per gli investimenti (BEI) per attirare capitali privati nell’economia reale, concentrandoli su infrastrutture, innovazione, energia, istruzione e occupazione giovanile.

Ma nel suo intervento Juncker affianca alla promessa un monito esplicito agli Stati membri: per rendere possibile questa strategia è necessario migliorare il contesto degli investimenti e accelerare l’assorbimento dei fondi europei.

Il punto è cruciale: non tutti gli Stati membri riescono a utilizzare integralmente le risorse loro assegnate.

Il paradosso italiano: molte risorse, bassa capacità di spesa

Proprio l’Italia, che nel dibattito europeo chiede con maggiore insistenza flessibilità e nuovi strumenti per investimenti, è tra i Paesi che ricevono più risorse dall’Unione europea, ma che faticano maggiormente a spenderle.

Nel corso di un’audizione parlamentare del luglio 2014, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla coesione territoriale ha illustrato dati ufficiali che confermano una difficoltà strutturale nella gestione dei fondi europei.

Fondi strutturali 2007-2013: una chiusura problematica

Per il periodo di programmazione 2007-2013, la spesa dei Fondi strutturali dovrà essere completata entro il 31 dicembre 2015.
Alla fine di maggio 2014, risulta certificato poco più del 56% della spesa complessiva. Restano da certificare circa 21 miliardi di euro, di cui una quota rilevante riguarda i programmi dell’Obiettivo Convergenza nelle regioni del Mezzogiorno.

Si tratta di un dato che segnala un rischio concreto di disimpegno automatico e di perdita di risorse già assegnate.

Il nuovo ciclo 2014-2020: programmazione in ritardo

Le difficoltà non riguardano solo il ciclo in chiusura.
Anche l’avvio della programmazione 2014-2020 dei Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) mostra segnali di criticità.

All’Italia sono assegnati 43,7 miliardi di euro di risorse UE, cui si aggiunge un cofinanziamento nazionale stimato in circa 24 miliardi di euro, per un totale di quasi 70 miliardi.

La programmazione di queste risorse avviene secondo il quadro normativo definito dal Regolamento (UE) n. 1303/2013, che stabilisce regole comuni, obiettivi tematici e risultati attesi in coerenza con la strategia Europa 2020.

L’Accordo di partenariato: lo snodo strategico

Strumento centrale di questa architettura è l’Accordo di partenariato, che ogni Stato membro deve negoziare con la Commissione europea e che ho anticipato in un recente articolo.
L’Accordo definisce:

  • la strategia nazionale di utilizzo dei fondi;
  • le priorità di investimento;
  • i risultati attesi, misurabili e verificabili.

L’Italia ha presentato l’Accordo di partenariato in extremis, alla scadenza prevista, mentre molti programmi operativi risultano ancora in fase di elaborazione. I primi Accordi approvati dalla Commissione riguardano Paesi come Danimarca, Germania, Polonia e Grecia, mentre per l’Italia si preannuncia un negoziato complesso e una revisione sostanziale della proposta iniziale.

Fondi europei e credibilità politica

Alla luce di questi dati, emerge una questione di fondo.
Se le risorse europee per gli investimenti sono già consistenti, ma la capacità amministrativa e programmatoria resta insufficiente, la richiesta di nuovi fondi rischia di apparire poco credibile.

La sfida per l’Italia non è solo ottenere più risorse, ma rafforzare la qualità della programmazione, la capacità di attuazione e la tempestività della spesa, sia per i fondi europei sia per quelli nazionali destinati alla coesione territoriale.

Una lezione già evidente nel 2014

Già nel 2014 appare chiaro che il successo delle politiche europee di crescita e investimento dipende da un fattore spesso sottovalutato: la capacità degli Stati membri di trasformare le risorse disponibili in progetti concreti, cantierabili e misurabili.

Il dibattito sui nuovi strumenti europei per gli investimenti non può prescindere da questa realtà. Senza un rafforzamento strutturale della capacità amministrativa e della governance dei fondi, il rischio è che le promesse restino sulla carta e che le opportunità vadano perdute.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

  • La proposta di accordo di partenariato dell’Italia, in fase di negoziato con la Commissione europea, è pubblicata nel sito internet del Dipartimento per lo sviluppo e la coesione economica.
    • AGGIORNAMENTO: l’accordo di partenariato 2014-2020, approvato dalla Commissione europea e le sue modifiche sono consultabili sul sito della ex Agenzia per la coesione territoriale.

Aggiornamenti successivi e articoli collegati

Per seguire l’evoluzione del monitoraggio delle spese per la politica di coesione dell’Italia nei diversi cicli di programmazione, si possono consultare i seguenti articoli pubblicati su Fare l’Europa:

6 maggio 2022. KOHESIO: dal 2022 il data-base della politica di coesione dell’UE
25 febbraio 2022. L’ottava relazione 2022 sulla coesione economica, sociale e territoriale
18 gennaio 2019. Dove vanno i soldi dell’Unione europea destinati ai territori: “accountability” della Commissione europea
20 ottobre 2017. La settima relazione 2017 sulla coesione economica, sociale e territoriale
5 gennaio 2017. Fondi strutturali e di investimento europei 2014-2020: quanto è stato speso?
15 gennaio 2015. Fondi strutturali 2007-2013: l’Italia evita il disimpegno, ma al prezzo del ritardo