Questo contributo offre una chiave di lettura della Comunicazione “Una visione per l’agricoltura e l’alimentazione” del 2025, che sarà alla base delle proposte sul QFP 2028-2034.

Introduzione

Nel 2020, con la strategia “Dal produttore al consumatore”, la Commissione europea aveva collocato il sistema agroalimentare al centro del Green Deal, presentandolo come uno dei principali terreni su cui misurare la capacità dell’Unione di coniugare sostenibilità ambientale, salute, sicurezza alimentare e trasformazione dei modelli di consumo. La logica era quella di una transizione sistemica dell’intera filiera: dalla produzione al consumo, dall’uso dei pesticidi alla nutrizione, dalla lotta agli sprechi alla tutela della biodiversità.

Cinque anni più tardi, la Comunicazione della Commissione “Una visione per l’agricoltura e l’alimentazione”, adottata il 19 febbraio 2025, non abbandona questo orizzonte, ma lo rilegge dentro un contesto profondamente mutato. Il lessico, le priorità e il punto di equilibrio cambiano. Al centro non vi sono più soltanto la transizione ecologica e la sostenibilità del sistema alimentare, ma anche la redditività delle aziende agricole, la competitività globale del settore, la sicurezza degli approvvigionamenti, la resilienza agli shock e l’attrattività della professione agricola per le nuove generazioni.

Non si tratta, dunque, di un semplice aggiornamento della strategia del 2020. Si tratta piuttosto di un cambio di impostazione politica: la Commissione propone una nuova grammatica della politica agroalimentare europea, più attenta agli effetti economici e territoriali delle trasformazioni richieste, più sensibile alle proteste agricole e alle tensioni geopolitiche, più orientata a un equilibrio tra sostenibilità, competitività e sovranità alimentare.

1. Dal Green Deal alla sicurezza alimentare strategica

La strategia “Dal produttore al consumatore” nasceva nel pieno della stagione del Green Deal europeo e si presentava come il quadro per rendere il sistema alimentare europeo “equo, sano e rispettoso dell’ambiente”. La sua impostazione era chiaramente sistemica: ridurre pesticidi, fertilizzanti e antimicrobici; rafforzare il biologico; promuovere diete sane e sostenibili; ridurre le perdite e gli sprechi alimentari; costruire un futuro quadro legislativo per sistemi alimentari sostenibili.

La Comunicazione del 2025 parte invece da un’altra urgenza politica. Il settore agroalimentare viene descritto anzitutto come settore strategico per l’Unione, cruciale per la sicurezza alimentare, la stabilità degli approvvigionamenti, l’autonomia strategica europea e la tenuta economica e sociale delle aree rurali. La Commissione insiste sul fatto che la sovranità alimentare europea “non è negoziabile” e collega esplicitamente la nuova visione agli shock degli ultimi anni: pandemia, inflazione dei fattori produttivi, tensioni geopolitiche, eventi climatici estremi, invecchiamento della popolazione agricola e proteste dei produttori.

Il cambiamento è rilevante. Nel 2020 il sistema agroalimentare era letto soprattutto come parte del problema climatico-ambientale cui occorreva porre rimedio. Nel 2025 esso è presentato prima di tutto come una infrastruttura strategica dell’Unione da proteggere, rafforzare e rendere più attrattiva, senza rinunciare agli obiettivi ambientali ma collocandoli in una prospettiva più ampia di resilienza e competitività.

2. Quattro priorità per il 2040

La nuova Comunicazione organizza la risposta politica attorno a quattro priorità fondamentali per il sistema agroalimentare europeo al 2040.

La prima è quella di un settore attrattivo, capace di garantire un tenore di vita equo agli agricoltori, di offrire opportunità di reddito e di tornare interessante per le nuove generazioni. La Commissione riconosce apertamente che il reddito agricolo resta inferiore alla media degli altri settori e che questa fragilità economica costituisce una delle cause principali delle recenti mobilitazioni agricole.

La seconda priorità è quella di un settore competitivo e resiliente, capace di reggere la concorrenza globale, ridurre le dipendenze strategiche e affrontare shock esterni sempre più frequenti. Qui compaiono con forza i temi della reciprocità commerciale, della difesa del settore europeo rispetto alla concorrenza sleale e della riduzione delle vulnerabilità nelle catene di approvvigionamento.

La terza è quella di un settore pronto per il futuro, che operi in armonia con la natura e contribuisca agli obiettivi climatici dell’Unione, ma tenendo conto delle specificità dell’agricoltura, dei limiti della mitigazione in questo settore e della necessità di soluzioni territoriali mirate. La sostenibilità resta quindi centrale, ma viene inscritta in una logica più pragmatica, meno uniforme e più attenta ai costi di adattamento.

La quarta priorità riguarda un settore che sappia dare valore agli alimenti e promuovere condizioni di vita e di lavoro eque, rivitalizzando le zone rurali e costiere, rafforzando il “diritto di rimanere”, sostenendo il ruolo delle donne e dei giovani, e ricostruendo il legame tra cibo, territorio, stagionalità, cultura e tradizioni locali.

3. Il vero cambio di paradigma: dalle condizioni agli incentivi

Il passaggio più rilevante, sul piano politico, riguarda il modo in cui la Commissione intende governare la transizione.

Nel 2020 la strategia Farm to Fork si fondava su una logica di obiettivi europei comuni e di progressiva traduzione normativa. La Comunicazione annunciava target quantitativi al 2030 e una serie di iniziative legislative volte a orientare l’intera filiera verso standard più elevati di sostenibilità.

Nel 2025 la Commissione afferma invece in modo molto chiaro che la prossima PAC dovrà essere “più semplice e più mirata”, basarsi su obiettivi politici di base e requisiti strategici essenziali, affidando però una maggiore responsabilità agli Stati membri su come conseguirli. La flessibilità dovrà essere estesa anche agli agricoltori, lasciando loro maggiore margine nel definire le pratiche più adatte alle condizioni aziendali e territoriali. Soprattutto, la Commissione esplicita la volontà di orientare la PAC “dalle condizioni agli incentivi”.

Questa formula condensa bene il nuovo corso. Non viene meno l’ambizione ambientale, ma cambia il modo di perseguirla: meno enfasi su obblighi uniformi e condizionalità pervasive; più attenzione a pagamenti, strumenti volontari, servizi ecosistemici, innovazione, bioeconomia, carbon farming, crediti natura e redditi complementari.

Siamo dunque di fronte a una svolta significativa: la politica agroalimentare europea tende a spostarsi da una regolazione centrata prevalentemente sui vincoli verso una combinazione di incentivi, flessibilità e responsabilizzazione degli attori nazionali e territoriali.

4. Reddito, filiera e ricambio generazionale al centro

Un altro elemento che distingue nettamente la Visione 2025 dalla stagione del 2020 è il rilievo attribuito alla questione del reddito agricolo e al riequilibrio della filiera alimentare.

La Comunicazione insiste sul fatto che gli agricoltori devono poter ottenere maggiori entrate dal mercato e che non è più tollerabile una situazione in cui i produttori primari siano sistematicamente costretti a vendere sotto costo. La revisione delle pratiche commerciali sleali, il rafforzamento della posizione negoziale degli agricoltori, la trasparenza nella formazione dei prezzi lungo la filiera e il sostegno a cooperative e organizzazioni di produttori diventano così componenti strutturali della nuova agenda europea.

Allo stesso tempo, la Commissione collega in modo diretto il futuro della sovranità alimentare europea al ricambio generazionale. L’invecchiamento della popolazione agricola, la difficoltà di accesso alla terra, al credito e ai servizi di base nelle aree rurali, insieme all’incertezza dei redditi e agli oneri amministrativi, sono indicati come ostacoli decisivi alla capacità del settore di attrarre giovani. Per questo la Comunicazione annuncia una strategia specifica sul ricambio generazionale e propone un approccio che coinvolga non solo la PAC, ma un insieme più ampio di politiche pubbliche.

Rispetto alla Farm to Fork, qui il punto di equilibrio è evidente: l’agricoltore non è più rappresentato soprattutto come attore della transizione ecologica, ma come soggetto economico da mettere nelle condizioni di restare sul mercato, investire, innovare e trasmettere l’attività.

5. Sostenibilità sì, ma più pragmatica e territoriale

La Visione 2025 non archivia gli obiettivi climatici e ambientali. Li riformula.

La Commissione ribadisce che l’agricoltura deve contribuire alla neutralità climatica e che il settore agroalimentare ha un ruolo essenziale nella tutela di suolo, acqua, aria, biodiversità e clima. Tuttavia sottolinea anche che la transizione verde deve tener conto delle specificità dell’agricoltura, delle differenze territoriali e dei limiti tecnici ed economici dell’adattamento. Le soluzioni dovranno quindi essere più mirate, progressive e costruite insieme agli operatori.

Questo approccio emerge in modo molto chiaro anche sul dossier pesticidi. Se la strategia del 2020 insisteva su obiettivi quantitativi di riduzione, la Comunicazione del 2025 afferma che ulteriori divieti dovranno essere valutati attentamente quando non esistano ancora alternative disponibili, salvo i casi in cui siano in gioco minacce per la salute umana o per l’ambiente. Parallelamente, la Commissione annuncia misure per accelerare l’accesso ai biopesticidi e rafforzare la capacità dell’EFSA di valutarli.

Anche su acqua, nutrienti, suolo e allevamento il metodo cambia: meno enfasi su una traiettoria uniforme per tutti; più attenzione a strumenti differenziati, consulenza, innovazione, investimenti, approcci territoriali e sostegno mirato.

6. Una nuova relazione tra Unione e Stati membri

Un tratto particolarmente importante della Visione 2025 è la ridefinizione del rapporto tra livello europeo e livello nazionale.

La Commissione non rinuncia al coordinamento strategico. Al contrario, annuncia un monitoraggio periodico dell’attuazione, nuovi filoni di lavoro, un comitato europeo per l’agricoltura e l’alimentazione, dialoghi annuali e un insieme articolato di iniziative future.

Tuttavia, nella futura PAC, gli Stati membri dovranno assumere una responsabilità molto maggiore nel tradurre gli obiettivi comuni in misure operative, scegliendo strumenti, intensità e combinazioni di intervento più adatti ai propri territori. È qui che la Visione 2025 apre la strada alla successiva traduzione normativa nel QFP 2028-2034 e nei Piani di partenariato nazionali e regionali: la governance unitaria, la logica della performance, le raccomandazioni per Paese, la flessibilità programmatoria e il maggiore protagonismo degli Stati membri sono tutti elementi già prefigurati, sul piano politico, nella Comunicazione del febbraio 2025.

Conclusioni

Tra la strategia “Dal produttore al consumatore” del 2020 e la Visione 2025 non vi è una semplice continuità lineare. Vi è piuttosto uno spostamento del baricentro politico della politica agroalimentare europea.

Nel 2020 la priorità era integrare il sistema alimentare nell’architettura del Green Deal e accelerare la transizione sostenibile dell’intera filiera. Nel 2025 la Commissione propone invece una visione che tiene insieme sostenibilità e competitività, transizione ecologica e reddito agricolo, resilienza ambientale e sicurezza alimentare, semplificazione normativa e maggiore responsabilizzazione degli Stati membri.

La novità più rilevante non consiste quindi nell’abbandono degli obiettivi ambientali, ma nel diverso modo in cui essi vengono collocati dentro una strategia più ampia, segnata dalle crisi degli ultimi anni e dalla necessità di restituire prospettiva economica e sociale al mondo agricolo europeo.

È in questo quadro che occorrerà leggere anche le proposte legislative e finanziarie per il periodo 2028-2034: la Visione 2025 non è ancora, di per sé, una riforma normativa, ma costituisce il punto di partenza politico del nuovo ciclo della PAC.

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Approfondimenti sulla politica agricola comune e della pesca dell’Unione europea

PAC 2028-2034:
31 ottobre 2025 – QFP 2028-2034 | PAC nei PNR e il nuovo ruolo di LEADER
17 novembre 2023 – Rapporto OCSE 2023 sul futuro dell’agricoltura nell’UE