Il sistema agroalimentare è una delle principali cause dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale a livello mondiale.
In questo contesto, la strategia “Dal produttore al consumatore” rappresenta il primo tentativo organico dell’Unione europea di intervenire sull’intera filiera alimentare per integrarla pienamente negli obiettivi del Green Deal europeo.

Anche se il settore agricolo dell’Unione europea è l’unico grande sistema al mondo ad aver ridotto le emissioni di gas a effetto serra del 20% dal 1990, tuttavia, la produzione, la trasformazione, la vendita al dettaglio, l’imballaggio e il trasporto di prodotti alimentari contribuiscono ancora oggi, anche in Europa, in misura significativa all’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua e alle emissioni di gas a effetto serra, oltre ad avere un profondo impatto sulla biodiversità.

La proposta di legge sul clima, presentata dalla Commissione europea all’inizio del mese di marzo e che ho descritto in un precedente articolo, fissa l’obiettivo di un’Unione climaticamente neutra entro il 2050.

Nei prossimi mesi la stessa Commissione ha annunciato la presentazione di un piano degli obiettivi climatici dell’Unione per il 2030, volto a modificare al rialzo l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra portandolo al 50% o al 55% rispetto ai livelli del 1990.

L’agricoltura, la pesca, l’acquacoltura e la catena del valore alimentare sono chiamate a contribuire a tale processo: in questi ambiti è urgente la necessità di ridurre la dipendenza da pesticidi e antimicrobici, ridurre il ricorso eccessivo ai fertilizzanti, potenziare l’agricoltura biologica, migliorare il benessere degli animali e invertire la perdita di biodiversità.

La strategia “Dal produttore al consumatore (A Farm to Fork Strategy)”, lanciata dalla Commissione europea il 20 maggio, stabilisce un nuovo approccio per garantire che il sistema agroalimentare europeo contribuisca adeguatamente a tale processo di riduzione dei gas a effetto serra e di protezione della biodiversità.

La novità della strategia non risiede tanto nei singoli interventi settoriali, quanto nell’approccio integrato: per la prima volta la politica agroalimentare europea viene affrontata come un sistema, che connette produzione, consumo, salute pubblica e sostenibilità ambientale.

Progettare un sistema alimentare giusto, sano e rispettoso dell’ambiente – come ho avuto modo di illustrare presentandone la roadmap – è una delle otto principali politiche messe in atto dalla Commissione europea per realizzare il Green Deal europeo, la nuova strategia di crescita per l’Unione europea, e anticipata nella tabella di marcia (roadmap) dell’11 dicembre 2019.

Come è noto, obiettivo del Green Deal europeo è di “trasformare l’UE in una società giusta e prospera, dotata di un’economia moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse e competitiva che nel 2050 non genererà emissioni nette di gas a effetto serra e in cui la crescita economica sarà dissociata dall’uso delle risorse”.

In questo contesto, la strategia “Dal produttore al consumatore”– come spiega la stessa Commissione nell’introduzione – “affronta in modo globale le sfide poste dal conseguimento di sistemi alimentari sostenibili, riconoscendo i legami inscindibili tra persone sane, società sane e un pianeta sano” e aggiunge che:

La strategia “Dal produttore al consumatore” costituisce un nuovo approccio globale al valore che gli europei attribuiscono alla sostenibilità alimentare. Si tratta di un’opportunità per migliorare gli stili di vita, la salute e l’ambiente. La creazione di un ambiente alimentare favorevole che agevoli la scelta di regimi alimentari sani e sostenibili andrà a vantaggio della salute e della qualità della vita dei consumatori e ridurrà i costi sanitari per la società.

Essa è anche un elemento centrale dell’agenda della Commissione per il conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) fissati dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, diversi dei quali sono dedicati ai temi della sicurezza alimentare, della nutrizione sana, dell’agricoltura sostenibile, dei modelli sostenibili di produzione e di consumo, ecc.

Sei obiettivi strategici

La strategia mira a ridurre l’impronta ambientale e climatica del sistema alimentare dell’Unione e rafforzarne la resilienza, garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare di fronte ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità.

Si articola in sei obiettivi e prevede una precisa tabella di marcia di iniziative, anche legislative, che saranno proposte, discusse anche pubblicamente, e adottate entro i prossimi due anni e si concluderanno con la presentazione, nel 2023, di una “Proposta di quadro legislativo per sistemi alimentari sostenibili” che fisserà le nuove regole per una produzione alimentare sostenibile per l’intera filiera.

1. Garantire la sostenibilità della produzione alimentare

Tutti gli attori della filiera alimentare dovranno fare la loro parte per assicurarne la sostenibilità.

Gli agricoltori, i pescatori e i produttori del settore dell’acquacoltura dovranno trasformare i loro metodi di produzione in modo più rapido e sfruttare al meglio le soluzioni basate sulla natura, sulle tecnologie, sul digitale e sullo spazio per conseguire migliori risultati climatici e ambientali, aumentare la resilienza ai cambiamenti climatici e ridurre e ottimizzare l’uso di fattori di produzione (ad esempio pesticidi e fertilizzanti).

In questo contesto la Commissione europea intende intraprendere azioni volte a conseguire, entro il 2030, alcuni obiettivi quantitativi particolarmente ambiziosi:

  • ridurre del 50% l’uso e il rischio complessivi dei pesticidi chimici, nonché del 50% l’uso dei pesticidi più pericolosi;
  • ridurre di almeno il 50% le perdite di nutrienti nell’ambiente, garantendo nel contempo che non si verifichi un deterioramento della fertilità del suolo, con una conseguente riduzione dell’uso dei fertilizzanti di almeno il 20%;
  • ridurre del 50% le vendite complessive nell’Unione di antimicrobici per gli animali da allevamento e per l’acquacoltura.

Questo percorso sarà sostenuto dalla nuova Politica agricola comune 2021-2027, che rappresenta il principale strumento finanziario e operativo per orientare la transizione del settore agricolo verso gli obiettivi del Green Deal, e dai piani strategici nazionali che saranno presentati dai singoli Stati membri, rispetti ai quali, nei prossimi mesi, la Commissione europea fornirà specifiche raccomandazioni preventive per ciascuno Stato membro e per ciascuno dei nove obiettivi specifici della nuova PAC.

2. Garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare

Un sistema alimentare sostenibile deve garantire alle persone un approvvigionamento sufficiente e diversificato di alimenti sicuri, nutrienti, economicamente accessibili e sostenibili in qualsiasi momento, anche in tempi di crisi, come ha di recente dimostrato la pandemia da Covid-19.

La Commissione proporrà un sistema europeo di coordinamento per far fronte alle crisi alimentari e svilupperà un piano di emergenza da attuare in tempi di crisi per garantire l’approvvigionamento alimentare e la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare.

3. Stimolare pratiche sostenibili nei settori della trasformazione alimentare, del commercio all’ingrosso e al dettaglio, alberghiero e dei servizi di ristorazione

Osserva la Commissione che “I trasformatori alimentari, gli operatori dei servizi di ristorazione e i dettaglianti definiscono il mercato e influenzano le scelte alimentari dei consumatori attraverso la tipologia e la composizione nutrizionale degli alimenti che producono, le loro scelte in materia di fornitori, i loro metodi di produzione e le loro pratiche di imballaggio, trasporto, merchandising e marketing.”

Per questo, in collaborazione con tutte le parti interessate, la Commissione elaborerà un codice di condotta dell’Unione europea per pratiche commerciali e di marketing responsabili.

La Commissione sta inoltre preparando un’iniziativa volta a migliorare il quadro del governo societario introducendo l’obbligo, per l’industria alimentare, di integrare la sostenibilità nelle strategie aziendali.

Ricercherà inoltre opportunità per agevolare il passaggio a regimi alimentari più sani e stimolare la riformulazione dei prodotti, anche attraverso la creazione di profili nutrizionali per limitare la promozione (attraverso indicazioni nutrizionali o sulla salute) di alimenti ricchi di grassi, zuccheri e sale.

4. Promuovere un consumo alimentare sostenibile e agevolare il passaggio a regimi alimentari sani e sostenibili

Gli attuali modelli di consumo alimentare in Europa sono insostenibili sia dal punto di vista della salute sia dal punto di vista ambientale. Solo per fare degli esempi, nell’Unione europea l’assunzione media di energia e il consumo medio di carni rosse, zuccheri, sale e grassi continuano ad eccedere i livelli raccomandati, mentre il consumo di cereali integrali, frutta e verdura, legumi e frutta secca è insufficiente.

La Commissione è orientata a proporre un’etichettatura nutrizionale sulla parte anteriore dell’imballaggio di tutti gli alimenti, obbligatoria e armonizzata, per consentire ai consumatori di compiere scelte alimentari salutari.

Inoltre, promuoverà l’adozione dei principi guida della “dieta sana sostenibile” di recente dettati dalla FAO e dall’OMS, che così la definisce nel documento di riferimento: “Le diete sane sostenibili sono schemi dietetici che promuovono tutte le dimensioni della salute e del benessere degli individui; hanno una bassa pressione e impatto ambientale; sono accessibili, convenienti, sicure ed eque; e sono culturalmente accettabili”.

5. Ridurre le perdite e gli sprechi alimentari

In linea con uno dei traguardi dell’Obiettivo di sviluppo sostenibile n. 12 dell’Agenda 2030 dell’ONU, la Commissione si è impegnata a dimezzare lo spreco alimentare pro capite a livello di vendita al dettaglio e dei consumatori entro il 2030.

Oltre a fissare obiettivi nazionali di riduzione, la Commissione intere proporre la revisione delle norme dell’UE sull’indicazione della data (le date indicate con le diciture “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”) poiché una diffusa interpretazione errata e un uso improprio causano sprechi alimentari.

6. Combattere le frodi alimentari lungo la filiera alimentare

Infine, la Commissione intende perseguire una politica di “tolleranza zero” contro le frodi alimentari le quali minacciano la sostenibilità dei sistemi alimentari, traggono in inganno i consumatori, impedendo loro di compiere scelte consapevoli, e pregiudicano la sicurezza degli alimenti e le pratiche commerciali leali.

La strategia “Dal produttore al consumatore” segna dunque un passaggio rilevante nella politica europea: da un approccio prevalentemente settoriale a una visione sistemica del sistema alimentare. La sua efficacia dipenderà tuttavia dalla capacità di tradurre gli obiettivi strategici in misure concrete e coerenti, in particolare nell’ambito della PAC e delle future iniziative legislative annunciate dalla Commissione.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:


Approfondimenti sulla politica agricola comune e della pesca dell’Unione europea

Articolo di riferimento sulla strategia UE per la PAC:
25 febbraio 2025 – Dalla strategia “Dal produttore al consumatore” alla Visione 2025: come cambia la politica agroalimentare dell’Unione europea

PAC 2023-2027:
20 gennaio 2023 – Al via la nuova politica agricola comune 2023-2027: 35,5 miliardi di euro
14 maggio 2021 – Il piano d’azione dell’UE per lo sviluppo della produzione biologica 2021-2027
22 gennaio 2021 – Indirizzi della Commissione europea per il piano strategico PAC 2023-2027 dell’Italia
15 gennaio 2021 – Piani strategici della PAC 2023-2027: alcune chiavi di lettura
7 dicembre 2018 – A che cosa serve la PAC? La prima valutazione della Commissione europea
7 settembre 2018 – Programmazione UE 2021-2027: il futuro della politica agricola comune
7 dicembre 2017 – Orientamenti della Commissione europea per la riforma della PAC post 2020 – II
1 dicembre 2017 – Orientamenti della Commissione europea per la riforma della PAC post 2020 – I