Strategia UE 2030: proteggere il 30% di terre e mari, ripristinare gli ecosistemi e riportare la natura nella nostra vita per salute, clima ed economia

Introduzione: la rete della vita e la nostra dipendenza dalla natura

La biodiversità non è un concetto astratto o limitato a luoghi remoti: essa rappresenta la straordinaria varietà della vita sulla Terra, manifestandosi ovunque, dalle vaste foreste pluviali ai piccoli parchi urbani, dalla maestosa balena azzurra ai funghi microscopici.

Noi esseri umani non siamo semplici osservatori, ma una maglia vitale di questa rete di vita, da cui dipendiamo in modo assoluto per i bisogni primari: il cibo che mangiamo, l’acqua che beviamo e l’aria che respiriamo. La natura è fondamentale non solo per il nostro benessere fisico e mentale, ma è lo scudo che permette alla nostra società di resistere ai cambiamenti globali, alle catastrofi naturali e alle minacce per la salute.

La lezione della pandemia: salute umana ed ecosistemi

L’urgenza di questa strategia è stata resa drammaticamente evidente dalla recente pandemia di Covid-19. Questo evento globale ci ha costretti a prendere coscienza del legame indissolubile tra la nostra salute e quella degli ecosistemi. La scienza ci avverte che il rischio di insorgenza e diffusione di malattie infettive e zoonosi aumenta proporzionalmente alla distruzione della natura. Pertanto, proteggere e ripristinare la biodiversità e il buon funzionamento degli ecosistemi non è solo un atto di conservazione, ma una misura fondamentale per prevenire la comparsa di malattie future e rafforzare la resilienza della nostra società.

L’imperativo economico: il valore del capitale naturale

Oltre alle motivazioni etiche e sanitarie, la protezione della biodiversità poggia su giustificazioni economiche ineludibili. I servizi ecosistemici sono fattori di produzione indispensabili per l’industria: basti pensare che oltre la metà del PIL mondiale dipende dalla natura. Settori chiave come l’edilizia, l’agricoltura e il comparto alimentare sono strettamente legati alla salute dell’ambiente.

L’inazione ha costi esorbitanti, mentre l’investimento nella natura offre ritorni straordinari:

  • la conservazione degli stock marini potrebbe incrementare gli utili dell’industria ittica di oltre 49 miliardi di euro;
  • la protezione delle zone umide costiere potrebbe far risparmiare circa 50 miliardi di EUR l’anno al settore assicurativo grazie alla riduzione dei danni da inondazioni;
  • il rapporto benefici/costi di un programma mondiale per la conservazione della natura selvaggia è stimato ad almeno 100 a 1.

In questo contesto, il Green Deal europeo funge da bussola per la ripresa, assicurando che l’economia restituisca alla natura più di quanto le sottrae.

Il contesto internazionale e la posizione dell’UE

È con questa consapevolezza che la Commissione europea ha presentato la strategia “Riportare la natura nella nostra vita”. Il documento funge da pilastro per la posizione negoziale dell’Unione in vista della 15ª conferenza delle parti della Convenzione sulla diversità biologica (CBD), prevista inizialmente a Kunming, in Cina, per riunire i 196 Stati firmatari della storica convenzione di Rio de Janeiro del 1992. L’obiettivo dell’UE è guidare il mondo verso un nuovo quadro globale post-2020, fondato sul principio del “guadagno netto” e sull’ambizione di garantire che, entro il 2050, tutti gli ecosistemi del pianeta siano ripristinati e protetti.

Una strategia contro l’erosione ambientale

La strategia interviene direttamente per contrastare le cinque principali cause della perdita di biodiversità identificate a livello scientifico:

  • cambiamenti dell’uso del suolo e del mare;
  • sfruttamento eccessivo delle risorse;
  • cambiamenti climatici;
  • inquinamento;
  • specie esotiche invasive.

Questi fattori hanno ridotto la fauna selvatica mondiale del 60% negli ultimi 40 anni e alterato quasi tre quarti della superficie terrestre.
Per invertire questa tendenza e “riportare la biodiversità sulla via della ripresa entro il 2030”, la Commissione delinea un piano d’azione fondato su due pilastri operativi:

  • la creazione di una rete coerente di zone protette: estendendo la protezione ad almeno il 30% delle terre e dei mari dell’UE;
  • un ambizioso piano di ripristino della natura: con obiettivi giuridicamente vincolanti per risanare gli ecosistemi degradati e integrare la natura nelle nostre attività produttive e nelle nostre città.

Questa strategia non è una lista di desideri, ma un impegno politico che richiede la partecipazione attiva di cittadini, imprese e autorità a ogni livello, per garantire la prosperità delle generazioni presenti e future. 

Una rete coerente di zone protette: il primo pilastro per la rinascita della natura

1. La necessità di un ampliamento: oltre Natura 2000

Sebbene l’Unione europea disponga già di quadri giuridici e piani d’azione consolidati, le valutazioni ufficiali indicano che la protezione attuale è ancora incompleta e che l’attuazione delle norme vigenti sul terreno è spesso insufficiente. È scientificamente assodato che la biodiversità prosperi all’interno delle zone protette, ma l’attuale rete non è considerata abbastanza ampia da garantirne la salvaguardia a lungo termine. Per invertire la rotta, l’UE ha deciso di potenziare i propri sforzi costruendo una rete naturalistica transeuropea che sia davvero coerente e resiliente.

L’ampliamento di queste zone non risponde solo a un’esigenza ambientale, ma rappresenta un imperativo economico strategico. Gli studi sui sistemi marini dimostrano, a esempio, che per ogni euro investito nelle zone protette se ne generano almeno tre in termini di benefici; allo stesso modo, il valore dei servizi forniti dalla sola rete Natura 2000 è stimato tra i 200 e i 300 miliardi di euro all’anno. Inoltre, si prevede che il soddisfacimento del fabbisogno di investimenti per la rete possa generare fino a 500.000 nuovi posti di lavoro.

2. Gli obiettivi quantitativi: 30% di terra e 30% di mare

L’impegno centrale di questo pilastro è quello di proteggere legalmente almeno il 30% della superficie terrestre e il 30% dei mari dell’Unione entro il 2030. Per comprendere la portata di questo obiettivo, occorre considerare che, rispetto ai dati del 2019, ciò richiede di sottoporre a tutela almeno il 4% in più di terra e ben il 19% in più di mare rispetto ai livelli attuali.

Oggi, circa il 26% della superficie terrestre dell’UE è già protetto (di cui il 18% tramite Natura 2000 e l’8% tramite regimi nazionali), mentre per quanto riguarda il mare la copertura è ferma all’11% (8% tramite Natura 2000 e 3% tramite misure nazionali supplementari). Questi nuovi traguardi sono pienamente allineati con le proposte discusse nell’ambito del quadro mondiale per la biodiversità post-2020.

3. La protezione rigorosa: un nucleo inviolabile per la natura

All’interno della rete protetta, la strategia introduce un’attenzione particolare per le zone ad alto valore di biodiversità o particolarmente vulnerabili ai cambiamenti climatici, le quali richiedono una protezione rigorosa. L’obiettivo ambizioso è che almeno un terzo di tutte le zone protette dell’UE (pari al 10% del territorio terrestre e al 10% di quello marino) sia sottoposto a questo regime speciale.

È importante sottolineare che la protezione rigorosa non comporta necessariamente un divieto assoluto di accesso per le persone, ma è finalizzata a lasciare i processi naturali sostanzialmente intatti per rispettare i bisogni ecologici specifici della zona. In questo ambito, la strategia definisce alcune priorità assolute:

  • difesa delle foreste primarie e antiche: l’Unione si impegna a definire, mappare e proteggere rigorosamente tutte le foreste primarie ancora esistenti nel suo territorio, trattandosi degli ecosistemi forestali più ricchi e capaci di assorbire notevoli quantità di carbonio dall’atmosfera;
  • tutela degli ecosistemi ricchi di carbonio: oltre alle foreste, la protezione rigorosa dovrà riguardare vaste superfici di altri ecosistemi fondamentali come torbiere, pascoli, zone umide, mangrovie e praterie oceaniche.

4. Connettività e integrità: il ruolo dei corridoi ecologici

Una rete di zone protette non può essere efficace se costituita da aree isolate tra loro. Per questo motivo, la strategia pone un accento fondamentale sulla creazione di corridoi ecologici che vadano a integrare la rete Natura 2000. Questi collegamenti sono vitali per impedire l’isolamento genetico delle specie, consentirne la migrazione e rafforzare la resilienza complessiva degli ecosistemi. In tale ottica, la Commissione promuoverà investimenti nelle infrastrutture verdi e blu e sosterrà la cooperazione transfrontaliera tra gli Stati membri.

5. Roadmap e Governance: i tempi dell’attuazione

La responsabilità di designare le zone supplementari spetta ai singoli Stati membri, che dovranno stabilire misure e obiettivi di conservazione chiari per ogni area. La tabella di marcia definita dalla Commissione prevede tappe precise:

  • entro la fine del 2021: la Commissione intende concordare con gli Stati membri i criteri e gli orientamenti tecnici per l’individuazione e la designazione delle zone supplementari e dei corridoi;
  • entro la fine del 2023: gli Stati membri dovranno dimostrare di aver compiuto progressi significativi nella designazione legale di queste nuove zone e nell’integrazione dei corridoi ecologici;
  • nel 2024: la Commissione effettuerà una valutazione globale dei progressi compiuti. Se si riscontrerà che l’Unione non è sulla buona strada per raggiungere i traguardi del 2030, verranno valutate azioni più incisive, inclusa la possibile adozione di nuovi atti normativi vincolanti a livello europeo.

In conclusione, l’obiettivo finale non è solo la designazione formale di nuove aree, ma la loro gestione efficace, garantendo che ogni zona sia sottoposta a un monitoraggio adeguato e contribuisca realmente a riportare la biodiversità sulla via della ripresa.

Piano dell’UE di ripristino della natura: riparare gli ecosistemi per un futuro resiliente

Il secondo pilastro della strategia europea sulla biodiversità riconosce una verità fondamentale: proteggere ciò che resta della natura, seppur vitale, non è più sufficiente per invertire la curva della perdita di diversità biologica. È necessario un approccio proattivo di riparazione che riporti una natura variegata e resiliente in tutti i paesaggi, dai terreni agricoli alle zone marine, fino al cuore delle nostre città. Questo piano non è solo un atto di tutela ambientale, ma un motore economico capace di creare posti di lavoro, conciliare le attività produttive con la crescita naturale e garantire la produttività a lungo termine del nostro capitale naturale.

1. Un nuovo e rigoroso quadro giuridico

Per superare le attuali lacune attuative e regolamentari che hanno frenato il ripristino su piccola scala, la Commissione ha proposto di compiere un passo storico: l’introduzione, a partire dal 2021, di obiettivi di ripristino della natura giuridicamente vincolanti.

L’obiettivo è triplice:

  • ripristinare vaste superfici di ecosistemi degradati e ricchi di carbonio, fondamentali per la mitigazione climatica;
  • garantire che, entro il 2030, le tendenze e lo stato di conservazione di tutti gli habitat e le specie protetti non subiscano alcun deterioramento;
  • assicurare che almeno il 30% delle specie e degli habitat il cui attuale stato di conservazione non è soddisfacente raggiunga un buono stato o mostri una netta tendenza positiva entro la fine del decennio.

2. Trasformare l’agricoltura: il ruolo dei custodi della terra

Gli agricoltori sono i primi a risentire della perdita di biodiversità e i primi a beneficiare del suo ripristino. La strategia mira a sostenerli nella transizione verso pratiche agroecologiche che rendano il settore più resiliente ai rischi ambientali e alle crisi socioeconomiche. In stretta sinergia con la strategia “Dal produttore al consumatore”, si puntano a raggiungere traguardi ambiziosi entro il 2030:

  • dimezzare l’uso dei pesticidi: ridurre del 50% i rischi e l’uso dei pesticidi chimici in generale, e in particolare di quelli più pericolosi;
  • elementi di biodiversità nel paesaggio: destinare almeno il 10% delle superfici agricole a elementi ad alta diversità come siepi, fasce tampone, alberi non produttivi, stagni e terrazzamenti. Questi elementi non solo favoriscono gli impollinatori e i predatori naturali dei parassiti, ma prevengono l’erosione del suolo e intensificano il sequestro del carbonio;
  • Leadership nel biologico: adibire almeno il 25% dei terreni agricoli dell’UE all’agricoltura biologica. Questo settore crea mediamente il 10-20% di posti di lavoro in più per ettaro e genera un elevato valore aggiunto per i prodotti.

E’ evidente che questi obiettivi si intrecciano con quelli definiti nella strategia “Dal produttore al consumatore”, che ho presentato nel precedente articolo del blog, e saranno integrati dai singoli Stati membri nei futuri Piani strategici della PAC per il periodo 2021-2027, i quali sostituiranno gli attuali Programmi di sviluppo rurale.

3. La riforestazione e la salute del suolo

Le foreste sono alleate vitali per la regolazione del clima e la stabilità del suolo. Oltre alla protezione rigorosa delle foreste primarie, l’Unione si impegna a migliorarne la qualità e la resilienza contro incendi e siccità. Un’azione simbolo di questo impegno è la tabella di marcia per piantare almeno 3 miliardi di alberi supplementari entro il 2030, nel pieno rispetto dei principi ecologici.

Parallelamente, la Commissione riconosce che il suolo è una risorsa non rinnovabile vitale. Nel 2021 verrà aggiornata la strategia tematica per il suolo per ridurne l’erosione, aumentarne la materia organica e compiere progressi significativi nella bonifica dei siti contaminati.

4. Acque libere e mari sani

Per quanto riguarda gli ecosistemi di acqua dolce, l’obiettivo è ristabilire lo scorrimento libero di almeno 25.000 km di fiumi entro il 2030, principalmente attraverso l’eliminazione di barriere obsolete e il ripristino delle pianure alluvionali.

In ambito marino, è urgente riportare gli ecosistemi a un “buono stato ecologico”. Ciò richiede:

  • ridurre drasticamente gli effetti negativi della pesca e delle attività estrattive sugli habitat dei fondali e sulle specie sensibili;
  • eliminare o ridurre al minimo le catture accessorie di specie in via di estinzione o in cattivo stato di conservazione.

5. Inverdimento urbano: la natura nelle nostre città

La pandemia ha mostrato il valore inestimabile degli spazi verdi per il benessere fisico e mentale dei cittadini. La strategia invita le città con almeno 20.000 abitanti a elaborare entro la fine del 2021 piani ambiziosi di inverdimento urbano. Questi piani devono includere la creazione di boschi urbani, parchi accessibili, orti e tetti verdi, eliminando al contempo l’uso di pesticidi chimici nelle aree verdi urbane. Per supportare i sindaci, verrà creato il nuovo “Green City Accord” e una piattaforma UE dedicata.

6. Lotta all’inquinamento e alle specie invasive

Infine, il piano affronta due minacce trasversali:

  • riduzione dei nutrienti: dimezzare le perdite di nutrienti dai fertilizzanti (azoto e fosforo), ottenendo una riduzione del loro uso di almeno il 20% senza compromettere la fertilità del suolo;
  • specie esotiche invasive: gestire le specie già insediate e ridurre del 50% il numero di specie della “lista rossa” minacciate da queste invasioni, che oggi rappresentano un pericolo per la salute umana e l’economia

Fabbisogni finanziari e finanziamenti

Per sostenere le ambizioni della strategia sulla biodiversità e invertire il declino degli ecosistemi, la Commissione europea stima che sia necessario sbloccare almeno 20 miliardi di euro all’anno da destinare esclusivamente alla natura. Questo massiccio piano di investimenti non è visto solo come un costo, ma come una leva fondamentale per la ripresa economica post-Covid-19, capace di generare elevati moltiplicatori economici e creare fino a 500.000 nuovi posti di lavoro nel solo ambito del soddisfacimento del fabbisogno della rete Natura 2000.

1. Una mobilitazione coordinata di risorse pubbliche e private

Il raggiungimento della soglia dei 20 miliardi annui non graverà su un’unica fonte, ma richiederà una mobilitazione sinergica di fondi pubblici e privati, sia a livello nazionale che dell’Union:.

  • fondi dell’Unione: la Commissione integrerà la biodiversità in vari programmi nell’ambito del bilancio a lungo termine dell’UE. Tra i principali strumenti finanziari figurano la politica agricola comune (PAC), i fondi della politica di coesione, il programma per la ricerca Orizzonte Europa, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, il programma LIFE e i fondi per l’azione esterna;
  • investimenti privati: per incentivare il settore privato, l’UE fornirà agli investitori certezza a lungo termine, integrando la sostenibilità nel sistema finanziario.

2. Sinergie con l’azione per il clima

Esiste un legame indissolubile tra la lotta ai cambiamenti climatici e la protezione della natura. Per questo motivo, una parte significativa del 25% del bilancio dell’UE destinato all’azione per il clima sarà investita direttamente nella biodiversità e nelle soluzioni basate sulla natura. Queste soluzioni sono considerate tra le politiche più efficaci per il risanamento del bilancio, poiché offrono benefici immediati sia per la riduzione delle emissioni che per l’adattamento ai cambiamenti ambientali.

3. Strumenti innovativi: InvestEU e la Tassonomia UE

Per sbloccare il capitale necessario, l’Unione mette in campo strumenti di ingegneria finanziaria e nuovi standard di classificazione:

  • iniziativa ad hoc InvestEU: Nell’ambito di questo programma, verrà avviata un’iniziativa specifica per il capitale naturale e l’economia circolare, con l’obiettivo di mobilitare almeno 10 miliardi di EUR nei prossimi dieci anni, basandosi su finanziamenti misti pubblico-privati;
  • tassonomia dell’UE: la Commissione adotterà un sistema di classificazione comune per le attività economiche. Questo permetterà di orientare gli investimenti verso attività che contribuiscono in modo sostanziale alla protezione e al ripristino della biodiversità, garantendo che il sostegno dell’Unione vada solo a investimenti rispettosi della natura.

4. Il ruolo della tassonomia e dei prezzi ambientali

La strategia promuove anche una riforma fiscale verde. Si incoraggiano gli Stati membri a modificare i regimi fiscali per trasferire l’onere dal lavoro all’inquinamento e alle risorse a prezzi eccessivamente bassi. L’applicazione dei principi “chi usa paga” e “chi inquina paga” è considerata essenziale per prevenire il degrado ambientale e correggere le esternalità negative.

5. Monitoraggio e verifica

Per garantire che questi fondi siano utilizzati in modo efficace, la Commissione rafforzerà il quadro di verifica degli effetti dei finanziamenti sulla biodiversità. Nel 2021 verranno elaborati metodi e norme tecniche per misurare con precisione l’impronta ambientale dei prodotti e delle organizzazioni, integrando il valore della natura nei processi decisionali pubblici e aziendali.

Questi investimenti sono giustificati dal fatto che l’inazione ha costi infinitamente superiori: si stima che tra il 1997 e il 2011 il degrado del suolo e la perdita di servizi ecosistemici abbiano causato perdite mondiali comprese tra i 9.000 e i 29.000 miliardi di euro l’anno. Investire oggi 20 miliardi l’anno è, dunque, una scelta di prudenza finanziaria oltre che ambientale.

Un nuovo quadro di governance per la biodiversità: dalla teoria all’azione

1. Colmare il vuoto normativo e strategico

Nonostante l’ampio ventaglio di impegni assunti a livello nazionale, europeo e internazionale, l’Unione Europea ha rilevato l’assenza di un quadro generale di governance capace di orientare e monitorare in modo unitario l’attuazione di tali promesse. Per superare questa frammentazione, la Commissione ha introdotto un nuovo modello europeo per la governance della biodiversità, concepito per mappare sistematicamente tutti gli obblighi esistenti e definire una tabella di marcia chiara che ne guidi l’esecuzione pratica. Questo approccio non si limita a dettare regole, ma mira a infondere in tutti i soggetti interessati un profondo senso di corresponsabilità e identificazione rispetto agli obiettivi comuni dell’Unione.

2. Monitoraggio, indicatori e azioni correttive

Il cuore pulsante di questo nuovo strumento è rappresentato da un rigoroso meccanismo di riesame e monitoraggio. Basandosi su un insieme di indicatori chiari e concordati, questo sistema permetterà di valutare costantemente l’andamento delle azioni intraprese in tutto il territorio europeo. Qualora i progressi risultassero insufficienti, il quadro di governance stabilirà le azioni correttive necessarie da adottare a livello nazionale e regionale, garantendo che nessun territorio resti indietro. La Commissione si è inoltre impegnata a valutare, entro il 2023, se questo approccio cooperativo sia adeguato o se sia invece necessaria l’adozione di un approccio giuridicamente vincolante per garantire il raggiungimento dei traguardi.

3. Integrazione nel Semestre Europeo e Agenda ONU 2030

La strategia per la biodiversità non opererà in isolamento, ma sarà strettamente integrata nei processi macroeconomici dell’Unione. I suoi obiettivi diventeranno parte integrante del semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche, fungendo da supporto per il riesame dell’attuazione delle politiche ambientali. Questo collegamento assicura che la tutela del capitale naturale sia valutata alla luce degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, riconoscendo che la salute degli ecosistemi è un pilastro fondamentale per la stabilità economica e sociale a lungo termine.

4. Partecipazione, trasparenza e giustizia ambientale

Il nuovo quadro di governance punta a rafforzare la capacità amministrativa e la trasparenza attraverso un dialogo costante con i portatori di interessi e una governance partecipativa a più livelli. In questo contesto, viene attribuito un ruolo centrale alla società civile, che la Commissione intende sostenere nella sua funzione di “controllore” della conformità ambientale. Parallelamente, si lavorerà per migliorare l’accesso alla giustizia nazionale per i cittadini e le ONG, proponendo anche la revisione del regolamento di Aarhus per ampliare le possibilità di agire in giudizio in difesa dell’ambiente.

5. Rigore nell’applicazione della legislazione esistente

Un pilastro fondamentale della nuova governance è l’impegno a far rispettare con estremo rigore le leggi ambientali già in vigore, come le direttive Uccelli e Habitat, la cui attuazione sul terreno è stata finora spesso insufficiente. La Commissione collaborerà strettamente con le reti europee di agenzie ambientali, ispettori, corpi di polizia e magistrati per migliorare la garanzia della conformità e contrastare i crimini ambientali. L’obiettivo finale è trasformare la legislazione da semplice testo normativo a uno strumento vivo ed efficace per la protezione reale della biodiversità in tutta Europa.

Conclusioni

In conclusione, la protezione e il ripristino della biodiversità rappresentano l’unico percorso percorribile per preservare la qualità e la continuità della vita umana sulla Terra. Gli impegni delineati in questa strategia non sono semplici dichiarazioni di intenti, ma costituiscono le premesse per i cambiamenti ambiziosi e necessari atti a garantire il benessere e la prosperità economica delle generazioni presenti e future in un ambiente integro. L’attuazione di questo piano terrà conto delle sfide specifiche di ogni settore e regione, ponendo al centro i principi di giustizia sociale, equità e inclusività. Il successo di questa visione richiederà un profondo senso di responsabilità e uno sforzo comune da parte dell’Unione europea, degli Stati membri, delle imprese e dei singoli cittadini. Entro il 2024, la Commissione riesaminerà i progressi compiuti per verificare se saranno necessari ulteriori provvedimenti per centrare i traguardi fissati. L’ambizione finale rimane quella di giungere al 2050 con tutti gli ecosistemi del pianeta ripristinati e protetti, operando secondo il principio del “guadagno netto” per restituire alla natura più di quanto le sottraiamo. 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:


Approfondimenti sulla politica per la natura e la biodiversità dell’Unione europea

30 agosto 2024 – Regole europee e piani nazionali per il ripristino della natura 2026-2050
16 dicembre 2022 – Certificazione assorbimento del carbonio: quadro volontario UE 2022
15 luglio 2022 – Ripristino ecosistemi UE: riduzione pesticidi chimici nel pacchetto legislativo 2022
24 dicembre 2021 – Green Deal europeo: strategia UE per il suolo 2030
10 dicembre 2021 – Green Deal europeo: la proposta 2021 di nuove norme UE per prodotti “a disboscamento zero”
23 agosto 2019 – Proteggere e ripristinare le foreste del pianeta: nuove iniziative dell’UE nel 2019
5 maggio 2017 – Riconciliare natura, cittadini ed economia: il piano europeo per la biodiversità del 2017
13 ottobre 2015 – La biodiversità è la nostra assicurazione sulla vita: la strategia 2015 dell’UE