Il futuro della politica europea di coesione economica, sociale e territoriale

15 dicembre 2017 di Mauro Varotto

A livello europeo, le politiche non si improvvisano né sono del tutto imprevedibili. E i cambiamenti sono preannunciati con largo anticipo, sottoposti ad un ampio dibattito cui possono partecipare cittadini, imprese e loro associazioni, discussi lungo un iter legislativo che coinvolge istituzioni dell’Unione europea, Governi e parlamenti degli Stati membri.

Questa premessa per capire il significato della settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, intitolata “La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro”.

Presentata dalla  Commissione europea all’inizio del mese di ottobre, tale relazione, come ho anticipato in un precedente articolo, fa il punto su obiettivi e traguardi raggiunti e da raggiungere entro il 2020 e, nel contempo, sulla base della analisi dei dati e delle informazioni che rivelano l’attuale grado di coesione – o di divisione – dell’Europa dal punto di vista economico, sociale e territoriale, plasma la politica di coesione per il futuro.

In altri termini, come peraltro già annunciato nel “Libro bianco sul futuro dell’Europa – Riflessioni e scenari per l’UE a 27 verso il 2025” (già presentato in questo blog), per la Commissione europea è giunto il momento di decidere in quali settori dovrà investire la politica di coesione, quali dovranno essere le priorità di investimento e come potranno essere attuate in maniera più flessibile ed efficiente.

Raccolti i pareri emersi nel corso del Settimo forum sulla coesione, che si è tenuto il 26 e il 27 giugno scorso a Bruxelles, ascoltati i pareri espressi dai vari Paesi membri (il Governo italiano ha presentato un articolato “Documento concernente la posizione nazionale sulla politica di coesione post 2020”), considerata la “Risoluzione del Parlamento europeo del 13 giugno 2017 sulla costruzione di pilastri per una politica di coesione dell’UE post-2020” e il parere del Comitato europeo delle Regioni del 12 maggio scorso, intitolato “Il futuro della politica di coesione dopo il 2020. Per una politica europea di coesione forte ed efficace dopo il 2020”, la Commissione ha ritenuto di avere sufficienti elementi per fissare i temi da approfondire.

Per definire il futuro della politica di coesione si dovrà tenere conto, innanzitutto, delle criticità emerse nell’attuale periodo di programmazione 2014-2020, puntualmente individuate dalla settima relazione sulla coesione.

In secondo luogo, si dovranno considerare, come quadro di riferimento politico, due importanti accordi internazionali promossi e sottoscritti dall’Unione europea: l’accordo di Parigi COP21 sui cambiamenti climatici (COP21) e l’Agenda 2030 dell’ONU sullo sviluppo sostenibile.

In terzo luogo, come anticipato nel documento di riflessione della Commissione sul futuro delle finanze dell’Unione europea (illustrato in questo blog), occorre decidere in quali aree geografiche dovrà intervenire la futura politica di coesione, se, cioè, debba continuare a investire al di fuori delle regioni meno sviluppate e di quelle transfrontaliere.

Non è una domanda astratta se si tiene conto che, in origine, la politica di coesione si è concentrata soprattutto sulle regioni meno sviluppate e sulla cooperazione territoriale. In una seconda fase ha anche investito in altre aree menzionate nei Trattati UE, quali, ad esempio, le zone in fase di transizione industriale, le zone rurali e le regioni ultraperiferiche. In una terza fase essa ha orientato i propri interventi anche in zone con alto tasso di disoccupazione e in aree urbane degradate. Infine, negli ultimi due periodi di programmazione (2007-2013 e 2014-2020), la politica di coesione ha interessato tutte le regioni europee.

Tornare alle origini, concentrando le risorse e gli interventi solo nelle regioni meno sviluppate (in Italia, ad esempio, cinque regioni del Mezzogiorno) e nelle zone di confine? Eppure, come evidenzia chiaramente la settima relazione sulla coesione, l’impatto della globalizzazione, della migrazione, della povertà e della mancanza di innovazione, del cambiamento climatico, della transizione energetica e dell’inquinamento non si limita alle regioni meno sviluppate.

Ai futuri finanziamenti per la cooperazione transfrontaliera, la Commissione europea ha dedicato nei mesi scorsi una apposita riflessione: essi dovrebbero continuare a concentrarsi su settori con un particolare valore aggiunto per l’Unione europea e risolvere i problemi transfrontalieri, quali, ad esempio, le lacune e la mancanza di collegamenti in diversi settori strategici, compresi i trasporti, considerando anche la possibilità di mettere in comune i servizi pubblici nelle zone di confine.

Per le altre aree geografiche, invece, sempre alla luce della necessità di concentrare tutti i finanziamenti dell’Unione su settori in cui è possibile ottenere il più alto valore aggiunto, i temi sui quali la futura politica di coesione dovrebbe concentrarsi sono: inclusione sociale, occupazione, competenze, ricerca e innovazione, cambiamento climatico, transizione energetica e ambiente, assieme a nuovi temi emergenti, come la migrazione e la globalizzazione.

Il maggiore impatto positivo della politica di coesione è risultato quello su alcuni settori che anche in futuro la Commissione europea intende sostenere: sostegno alle piccole e medie imprese (PMI); assistenza sanitaria e infrastrutture sociali; trasporti; infrastrutture digitali.

Da ultimo, senza una pubblica amministrazione che funziona, i finanziamenti della politica di coesione risultano inutili: per questo sarà importante continuare a investire nella qualità del governo, nel miglioramento delle istituzioni, nell’attuazione di riforme strutturali e nel rafforzamento della capacità amministrativa.

La riflessione della Commissione europea riguarda anche le nuove regole che disciplinano i fondi della politica di coesione.

Le ipotesi sul tappeto vanno dalla creazione di norme comuni a tutti i fondi europei, attraverso un unico corpus giuridico che alleggerisca gli oneri in campo ai beneficiari (ad esempio, norme comuni per tutti i finanziamenti relative all’innovazione o alle infrastrutture, sia nell’ambito della politica di coesione che di altri programmi), al deciso snellimento dei processi di programmazione; dall’aumento dei livelli di cofinanziamento nazionale, per accrescerne il senso di responsabilità politica nella gestione dei programmi di Stati e regioni, a una più stretta complementarietà tra gli strumenti finanziari del Fondo europeo per gli investimenti strategici e del nuovo Fondo di fondi paneuropeo di venture capital e gli strumenti di prestito, garanzia e capitale azionario gestiti dagli Stati membri nell’ambito della politica di coesione.

Il dibattito è, dunque, iniziato e, nei prossimi mesi, appena la Commissione europea pubblicherà la propria valutazione sull’impatto della politica di coesione per il periodo di programmazione 2014-2020, sarà indetta una consultazione pubblica, a seguito della quale saranno pubblicate le proposte di regolamenti per la politica di coesione per il periodo successivo al 2020.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro: settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, doc. COM(2017)583 del 9 ottobre 2017

Il rapporto completo, le tabelle con i dati e le mappe, anche interattive, sono disponibili su un apposita pagina web della Commissione europea.

Comunicazione della Commissione europea, Rafforzare la crescita e la coesione nelle regioni frontaliere dell’UE, doc. COM(2017) 534 del 20 settembre 2017

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