La settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale in Europa

20 ottobre 2017 di Mauro Varotto

La politica di coesione economica, sociale e territoriale dell’Unione europea rappresenta la parte delle politiche di sviluppo cui è affidata la specifica missione di concorrere al riequilibrio economico-sociale e alla competitività di determinati territori, motivo per cui essa è anche chiamata “politica regionale” o “politica territoriale”.

Gli obiettivi della politica di coesione dell’Unione europea sono fissati dall’art. 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE): promuovere uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione e ridurre il divario tra i livelli di sviluppo delle varie regioni ed il ritardo delle regioni meno favorite.

In questo contesto, ogni tre anni la Commissione europea è tenuta a presentare al Parlamento europeo, al Consiglio dell’Unione europea, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni una relazione sui progressi compiuti nella realizzazione della coesione economica, sociale e territoriale, corredandola di eventuali proposte per migliorare l’intervento dei Fondi strutturali e di investimento europei (i Fondi SIE sono: FESR, FSE,  FEASR, FEAMP e Fondo di coesione), i quali, come è noto, sono gli strumenti finanziari attraverso i quali l’Unione europea sostiene la realizzazione della politica di coesione.

La “Relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale” presentata dalla Commissione europea all’inizio del mese di ottobre è la settima della serie e si intitola: “La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro”.

Si tratta di un documento che contiene dati completi e aggiornati sui diversi profili che riguardano lo sviluppo delle regioni europee: sviluppo economico, inclusione sociale, sviluppo sostenibile, miglioramento delle istituzioni, politiche nazionali e coesione, e impatto della politica di coesione e dei Fondi SIE sui diversi territori.

Le principali conclusioni di questa analisi intermedia della situazione delle regioni europee e dell’impatto dei finanziamenti strutturali europei sono le seguenti:

  1. si riducono le disparità tra le regioni europee: dopo la doppia recessione registrata nel 2008 e nel 2011, l’economia dell’Unione europea è tornata a crescere. La crisi ha gravemente colpito quasi tutti gli Stati membri e ha arrestato il processo di riduzione a lungo termine delle disparità nel PIL pro capite tra gli Stati membri. Con l’inizio della ripresa, tuttavia, tali disparità sono nuovamente diminuite e sono stati registrati tassi di crescita ovunque, più alti nei paesi con livelli di PIL pro capite inferiori;
  2. l’occupazione cresce: nel 2016 il tasso di occupati tra le persone di età compresa fra i 20 e i 64 anni nell’Unione ha superato per la prima volta il livello precedente alla crisi, attestandosi sul 71%, vale a dire 1 punto percentuale in più rispetto al 2008, sebbene sia ancora ben al di sotto dell’obiettivo del 75% fissato per il 2020 dalla strategia “Europa 2020”. Il tasso di disoccupazione nell’Unione europea è sceso dal 10,9% nel 2013 all’8,6% nel 2016 e al 7,7% nel 2017, rimanendo ancora al di sopra del 7% registrato nel 2008. Tuttavia, soprattutto i giovani al di sotto dei 25 anni continuano ad avere difficoltà a trovare lavoro;
  3. alcune regioni registrano una crescita demografica, altre si spopolano: nel 2015 per la prima volta nell’Unione europea il numero di decessi ha superato le nascite, rafforzando così l’impatto della migrazione e della mobilità sulla popolazione regionale. Le grandi differenze di disoccupazione e reddito in tutta l’Unione spingono le persone a spostarsi per trovare migliori opportunità di lavoro e/o per sottrarsi a disoccupazione e povertà. I principali movimenti si sono verificati dalle regioni rurali alle capitali o ad altre grandi città. In diverse regioni ciò ha determinato rapidi cambiamenti demografici che hanno messo sotto pressione le infrastrutture e i servizi pubblici sia per ampliarli che per ridurli. Negli ultimi anni l’UE ha anche registrato un rapido aumento di persone richiedenti asilo: sia nel 2015 che nel 2016, 1,2 milioni di persone hanno presentato domanda per la prima volta;
  4. le città offrono più opportunità ma anche maggiori sfide: nonostante la crescente concentrazione di posti di lavoro nelle città, si continua a registrare l’esistenza di sacche di povertà anche in città relativamente ricche. Le città oggi sono più efficienti in termini di energia e impiego del territorio e offrono la possibilità di uno stile di vita a basse emissioni di carbonio. Al tempo stesso, però, l’inquinamento atmosferico con tutti i suoi effetti nocivi sulla salute umana continua a essere motivo di preoccupazione in numerose città europee;
  5. gli investimenti in innovazione, competenze e infrastrutture sono insufficienti: nel complesso, l’innovazione nell’UE resta altamente concentrata in un numero limitato di regioni, in particolare negli Stati membri dell’Europa nord-occidentale grazie alla qualità dei collegamenti interregionali, a una forza lavoro altamente qualificata e a un ambiente imprenditoriale attraente. Negli Stati membri meridionali e orientali i risultati in termini di innovazione sono scarsi e le regioni vicine ai centri di innovazione — principalmente le capitali — non traggono vantaggio dalla loro vicinanza;
  6. la scarsa qualità delle istituzioni di governo ostacola lo sviluppo economico e riduce l’impatto degli investimenti pubblici: non bastano le risorse della politica di coesione a promuovere lo sviluppo. E’ necessaria una migliore qualità di governo e delle istituzioni pubbliche: l’efficienza di governo non è uguale in tutti gli Stati membri e anche all’interno di diversi Stati le disparità sono notevoli. Migliorando le istituzioni si amplificherebbe l’impatto della politica di coesione e l’adozione di riforme strutturali volte a migliorare la concorrenza, il contesto imprenditoriale, l’istruzione e le competenze, i mercati del lavoro e i sistemi di protezione sociale può avere importanti vantaggi in termini di crescita della produttività e dell’occupazione. Sulla qualità del governo nei diversi Paesi membri dell’Unione europea appare emblematica la seguente tavola che si intitola: “Indice europeo della qualità di governo, 2017”. I colori più forti rappresentano la scarsa qualità nel governo di Paesi e regioni europee; i colori più tenui, la migliore capacità di governo.

 

Il futuro della politica di coesione

Come ho anticipato, la Relazione triennale sulla coesione è anche l’occasione per guardare al futuro.

Il documento di riflessione della Commissione sul futuro delle finanze dell’Unione europea ha posto alcune questioni: la politica di coesione deve investire anche al di fuori delle regioni meno sviluppate e di quelle transfrontaliere? I finanziamenti dell’Unione in quali settori dovrebbero concentrarsi maggiormente?

Nel maggio 2018 la europea Commissione prevede di adottare la proposta per il quadro finanziario pluriennale e, a seguire, le proposte per la politica di coesione per il periodo successivo al 2020.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Relazione della Commissione europea, La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro: settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, doc. COM(2017) 583 del 9.10.2017

La relazione, completa dei dati statistici, è disponibile sul sito web della Commissione europea.

 

 

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