Verso un sistema europeo di protezione dei depositi bancari

14 ottobre 2017 di Mauro Varotto

Nel 2012 la Commissione europea ha proposto di creare in Europa un’Unione bancaria – cioè, di trasferire a livello europeo la vigilanza sulle banche – al fine di mettere in sicurezza gli istituti di credito dei ventotto Paesi membri dell’Unione europea, pericolosamente esposti alla crisi finanziaria, e ripristinare la piena fiducia nell’euro.

L’Unione bancaria prefigurata dalla Commissione europea si compone di tre pilastri:

  • requisiti prudenziali più rigorosi per le banche europee (ad esempio, in materia di liquidità, di patrimonio, di rischi di credito) il cui rispetto è assicurato da una vigilanza bancaria europea;
  • norme per la gestione delle banche in dissesto, in particolare, l’ormai noto meccanismo del bail-in che vieta di utilizzare risorse pubbliche per salvare le banche dal fallimento;
  • infine, una maggiore tutela per i titolari di depositi, perché tutti i depositanti nell’Unione bancaria dovrebbero usufruire dello stesso livello di protezione, a prescindere dall’ubicazione geografica.

I primi due pilastri sono stati realizzati con l’istituzione del meccanismo di vigilanza unico (SSM) e del meccanismo di risoluzione unico (SRM).

Tuttavia, non è stato ancora istituito un sistema comune di protezione dei depositi.

Pertanto, nel novembre 2015, la Commissione europea ha avanzato una proposta relativa a un sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari (EDIS), proposta sulla quale, a distanza di due anni, non è stato ancora trovato un accordo tra gli Stati membri e nel Parlamento europeo, a causa delle reciproche diffidenze circa i rischi presenti nei diversi Paesi europei a causa della diversità della situazione economica e delle finanza pubbliche.

Sull’onda del documento di riflessione presentato il 31 maggio scorso e intitolato: “Una più approfondita unione economica e monetaria”, che ho illustrato in un precedente articolo, e in vista del Vertice euro del prossimo dicembre, la Commissione europea è tornata di nuovo a farsi sentire con una nuova proposta finalizzata a creare un percorso condiviso per completare l’Unione bancaria entro il 2018, estendendola alla creazione di un sistema europeo di coassicurazione dei depositi.

Il punto di partenza della nuova proposta è semplice: “l’Unione bancaria può funzionare solo se la riduzione del rischio e la condivisione del rischio vanno di pari passo”.

Sul versante della riduzione del rischio, la Commissione ha già proposto nei mesi scorsi nuove misure volte a ridurlo ulteriormente e a migliorare la gestione dello stesso nelle banche europee. Ora, in una recente comunicazione, suggerisce nuove misure per limitare ulteriormente il livello dei crediti deteriorati – e a evitare di accumularne in futuro – e aiutare le banche a diversificare gli investimenti nelle obbligazioni sovrane, cioè nei titoli di Stato.

Si tratta di due temi particolarmente spinosi per quei Paesi, come l’Italia, nei quali il finanziamento delle imprese e il finanziamento della spesa pubblica (attraverso l’emissione di titoli di Stato), dipendono quasi esclusivamente dal sistema bancario.

Sul versante della condivisione del rischio, invece, la Commissione formula nuove proposte per accelerare l’adozione, in sede di Parlamento europeo e di Consiglio, del sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS).

In particolare, la Commissione propone che avvenga in due fasi: una prima fase di “riassicurazione” e una seconda fase, subordinata ad una decisa di riduzione dei rischi da parte dei sistemi bancari nazionali, di “coassicurazione” dei depositi. Nella fase di “riassicurazione”, il meccanismo europeo EDIS fornirebbe la copertura della liquidità solo ai sistemi di garanzia dei depositi nazionali (in Italia, il Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi). Nella seconda fase, di “coassicurazione”, anche l’EDIS concorrerebbe a coprire progressivamente le perdite dovute ai fallimenti delle banche nazionali.

Si tratta di un ulteriore passo verso il completamento l’Unione bancaria e una Unione economica e monetaria (UEM) più stabile e più resiliente agli shock, limitando nel contempo gli interventi pubblici a copertura dei rischi bancari, con ricadute positive per l’intero mercato unico.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea sul completamento dell’Unione bancaria, COM(2017) 592 del 11.10.2017

 

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