La risposta economica coordinata dell’Unione europea all’epidemia da COVID-19

15 marzo 2020 di Mauro Varotto

 

L’Unione europea non dispone né dei poteri né degli strumenti necessari per coordinare la gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nata e diffusasi dalla Cina: è noto, infatti, che competenze e risorse finanziarie in materia sanitaria sono completamente gestite dai singoli Stati membri, in piena autonomia.

Tuttavia, poiché oltre agli impatti sociali e alla dimensione umana, l’epidemia comporta anche un impatto macroeconomico e finanziario, cioè un grave shock economico per l’intera Unione europea, la Commissione europea ha adottato una immediata serie di misure e di iniziative per promuovere un forte coordinamento economico a livello europeo: è ciò che ha richiesto anche la Banca Centrale Europea (BCE) all’Unione europea e ai Governi nazionali, poiché le misure monetarie non possono risolvere questioni che sono diretta responsabilità delle politiche fiscali nazionali.

Gli indirizzi della Commissione europea per favorire il coordinamento delle politiche economiche degli Stati membri sono tre:

  1. prima la salute: la priorità è contribuire a salvare vite umane garantendo tutte le spese e gli investimenti necessari per contenere e trattare la pandemia;
  2. poi il lavoro: la seconda priorità è garantire che i lavoratori in Europa (compresi i lavoratori autonomi) siano protetti dalle perdite di reddito e che le imprese e i settori maggiormente colpiti (in particolare le PMI) dispongano del sostegno e della liquidità finanziaria necessari;
  3. infine, l’economia: lo shock sarà temporaneo, ma la Commissione chiede agli Stati membri di lavorare insieme per garantire che sia il più breve e il più limitato possibile e che non crei danni permanenti alle nostre economie. E’ necessario assicurare a tutti gli Stati la flessibilità necessaria per mitigare l’impatto sull’economia globale con tutti gli strumenti disponibili a livello europeo e nazionale.

Quella della Commissione, con tutta evidenza, è una prima risposta per mitigare l’impatto economico del COVID-19, la quale sarà adattata alla evoluzione della situazione nelle prossime settima e mesi e che oggi rimane ancora molto incerta.

La diffusione del virus in tutta Europa, infatti, sta causando l’interruzione delle catene di approvvigionamento globali, una forte volatilità nei mercati finanziari, importanti shock sul versante della minore domanda da parte dei consumatori e un impatto negativo in settori chiave come i viaggi e il turismo. I mercati azionari europei hanno subito un calo del 30% circa rispetto alla metà del mese di febbraio scorso: si tratta del più forte calo mensile registratosi dall’inizio della crisi finanziaria del 2008.

Pertanto, oltre ad alcuni interventi di coordinamento e orientamento delle azioni intraprese a livello nazionale per limitare la diffusione del virus, la Commissione sta utilizzando tutti gli strumenti di cui dispone per affrontare e mitigare le conseguenze socio-economiche della pandemia.

Che cosa può fare l’Unione europea in concreto?

Può lavorare per assicurare l’integrità del mercato unico e, più in generale, la conservazione delle catene del valore della produzione e della distribuzione in Europa, al fine di garantire le forniture necessarie ai nostri sistemi sanitari.

Può mobilitare il bilancio dell’Unione europea per sostenere le persone per garantire che redditi e posti di lavoro non siano influenzati in modo sproporzionato dalla pandemia e può sostenere le imprese, in particolare le piccole e medie imprese (PMI) e concorrere a garantire la liquidità del settore finanziario europeo per contrastare la minaccia di una recessione.

Infine, può predisporre un quadro di riferimento che consenta a tutti gli Stati membri di agire con sicurezza e decisione in modo coordinato, sia nel quadro degli aiuti di Stato alle imprese che nel quadro del patto di stabilità e crescita.

Nei prossimi paragrafi, saranno passate in rassegna le singole iniziative intraprese dalla Commissione europea.

Garantire la solidarietà nel mercato unico

Fornitura di attrezzature mediche

Il mercato unico è il cuore dell’Unione europea. In tempi di crisi, è lo strumento di solidarietà per garantire che i beni essenziali necessari per mitigare i rischi per la salute, possano raggiungere tutti i bisognosi.

Pertanto, qualsiasi restrizione unilaterale nazionale alla libera circolazione delle forniture essenziali per i sistemi sanitari in Europa è vietata. Se adottata da qualche Stato, avvalendosi della clausola prevista dall’articolo 36 del TFUE allo scopo di proteggere la salute e la vita dei propri cittadini, deve essere giustificata, cioè adeguata, necessaria e proporzionata a tali obiettivi, garantendo una fornitura adeguata alle persone interessate evitando, nel contempo, l’insorgenza o l’aggravamento della carenza di merci, considerata come essenziale, quali dispositivi di protezione individuale, dispositivi medici o medicinali.

In ogni caso, qualsiasi misura nazionale che limiti l’accesso alle attrezzature mediche e protettive deve essere preventivamente notificata alla Commissione europea, che è tenuta a informarne gli altri Stati membri, e che decide circa la sua legittimità.

Per garantire un’adeguata fornitura di dispositivi di protezione in tutta Europa, la Commissione ha avviato una procedura di appalto congiunta accelerata con 26 Stati membri e ha mobilitato il meccanismo di protezione civile dell’UE (rescEU) affinché l’Unione stessa possa acquistare tali apparecchiature.

Infine, la Commissione ha contattato i principali fornitori europei per valutare le carenze e ha chiesto di aumentare immediatamente la produzione.

Trasporti

L’epidemia COVID-19 sta avendo un impatto notevole sui nostri sistemi di trasporto, soprattutto aerei ma anche terrestri.

Garantire la continuità economica, garantire il flusso di merci e la catena di approvvigionamento, garantire viaggi essenziali, nonché il funzionamento del mercato interno e la sicurezza dei trasporti è l’obiettivo perseguito dalla Commissione europea con una legislazione che mira ad alleviare temporaneamente le compagnie aeree dalla regola “usa o perdi”, in base alla quale i vettori aerei devono utilizzare almeno l’80% delle bande orarie degli aeroporti in cui operano in un determinato periodo per mantenerli nel corrispondente periodo dell’anno successivo.

Inoltre la Commissione ha chiesto a tutti gli Stati membri di rimuovere immediatamente i divieti d’ingresso alle frontiere terrestri o le restrizioni ai conducenti che accedono a determinati Stati membri per mantenere aperte le catene di approvvigionamento terrestri per tutti i beni, ma in particolare i materiali di consumo essenziali e i beni deperibili.

Turismo

Assieme agli Stati membri la Commissione europea sta studiando e predisponendo una serie di misure di sostegno all’industria del turismo che si trova di fronte a una notevole riduzione degli arrivi internazionali (annullamenti massicci e calo delle prenotazioni, ad esempio da parte di viaggiatori americani, cinesi, giapponesi e sudcoreani).

È inoltre influenzato dal rallentamento dei viaggi all’interno dell’Unione europea: i viaggi all’interno dei Singoli Stati e in Europa rappresentano l’87% degli arrivi turistici. Inoltre, il settore delle fiere e dei congressi risulta particolarmente colpito con oltre 220 eventi annullati o rinviati in Europa per il 1 ° trimestre 2020.

 

Mobilitare il bilancio dell’UE e il gruppo della Banca europea per gli investimenti

Misure di liquidità: sostegno a imprese, settori e regioni

Al fine di facilitare il soccorso immediato alle PMI, il bilancio dell’Unione europea mobiliterà i suoi strumenti esistenti al fine di sostenerle con liquidità, integrando le misure adottate a livello nazionale.

Un miliardo di euro sarà messo a disposizione a garanzia del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) per sostenere circa 8 miliardi di euro di finanziamento del capitale circolante e aiutare almeno 100.000 PMI europee e imprese a media capitalizzazione.

In questo contesto, la Commissione prende atto delle decisioni di politica monetaria della BCE annunciate il 12 marzo 2020 che forniscono liquidità aggiuntiva adeguata alle banche perché la utilizzino per fornire nuovo credito alle imprese e alle famiglie.

Inoltre, il quadro giuridico dell’Unione europea consente ai governi nazionali di fornire, se del caso, sotto forma di garanzie statali, sostegno alle banche, se esse stesse incontrano difficoltà nell’accesso alla liquidità, tanto più che negli ultimi anni i coefficienti patrimoniali delle banche sono notevolmente migliorati, sono meno indebitate e la dipendenza da finanziamenti a breve termine talvolta instabili è diminuita.

Alleviare l’impatto sull’occupazione

La Commissione accelererà la preparazione della proposta legislativa per un sistema europeo di ri-assicurazione della disoccupazione, iniziative che mira a sostenere coloro che lavorano e proteggere coloro che hanno perso il lavoro in caso di gravi shock, nonché a ridurre la pressione sulle finanze pubbliche nazionali, rafforzando così la dimensione sociale dell’Europa e aumentandone la coesione. Il regime sarebbe in particolare orientato a sostenere le politiche nazionali che mirano a preservare posti di lavoro e competenze, ad esempio attraverso programmi di lavoro a breve termine, e/o facilitando la transizione dei disoccupati da un lavoro all’altro.

L’iniziativa di investimento di risposta al Coronavirus

Con la “Coronavirus Response Investment Initiative” (CRII), la Commissione propone di indirizzare subito 37 miliardi di euro nell’ambito della politica di coesione (8 miliardi di prefinanziamenti e 28 miliardi di fondi non ancora assegnati) verso l’epidemia di COVID-19 e di spenderli nel 2020 attraverso procedure eccezionali e accelerate.

La proposta della Commissione rende tutte le spese impegnate per la lotta contro l’epidemia COVID-19 ammissibili dal 1 ° febbraio 2020 al finanziamento nell’ambito dei fondi strutturali.

Inoltre, la Commissione propone anche di consentire lo spostamento di importi significativi di fondi all’interno dei programmi in modo semplificato.

Tali misure dovrebbero consentire a tutti gli Stati membri di ridistribuire e guidare il sostegno nelle prossime settimane nei punti in cui è maggiormente necessario, in particolare:

  • fornire sostegno al sistema sanitario, ad esempio attraverso il finanziamento di attrezzature e medicinali sanitari, strutture di test e trattamento, prevenzione delle malattie, sanità elettronica, fornitura di dispositivi di protezione, dispositivi medici, per adattare l’ambiente di lavoro nel settore sanitario e garantire l’accesso alle cure sanitarie per i gruppi vulnerabili;
  • fornire liquidità alle imprese al fine di affrontare gli shock finanziari a breve termine legati alla crisi del Coronavirus, coprendo ad esempio il capitale circolante nelle PMI per far fronte alle perdite dovute alla crisi, con particolare attenzione ai settori particolarmente colpiti;
  • sostegno temporaneo a programmi nazionali di lavoro a breve termine che contribuiscano ad attenuare l’impatto dello shock, in combinazione con misure di miglioramento delle competenze e di riassestamento.

 

Aiuti di Stato

Poiché la principale risposta fiscale al Coronavirus verrà dai bilanci nazionali degli Stati membri, la Commissione evidenzia che le vigenti norme dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato consentono già agli Stati membri di intraprendere azioni rapide ed efficaci a sostegno dei cittadini e delle imprese, in particolare le PMI, che incontrano difficoltà economiche dovute allo scoppio del COVID-19.

Gli Stati membri, pertanto, possono sin da ora elaborare ampie misure di sostegno in linea con le vigenti norme dell’Unione.

In primo luogo, possono decidere di adottare misure, come sussidi salariali, sospensione dei pagamenti delle imposte sulle società e sul valore aggiunto o contributi sociali.

Inoltre, gli Stati membri possono concedere un sostegno finanziario direttamente ai consumatori, ad esempio per servizi cancellati o biglietti che non sono rimborsati dagli operatori interessati.

Inoltre, sempre le norme europee in materia di aiuti di Stato, consentono agli Stati membri di aiutare le imprese a far fronte alla carenza di liquidità e autorizzano aiuti urgenti per il salvataggio. In particolare, l’articolo 107, paragrafo 2, lettera b), del TFUE consente agli Stati membri di compensare le imprese per i danni direttamente causati da eventi eccezionali, comprese misure in settori quali il trasporto aereo e il turismo.

 

Utilizzo della piena flessibilità del quadro fiscale europeo

La Commissione proporrà al Consiglio di applicare la piena flessibilità prevista nel quadro fiscale dell’Unione europea in modo che possano attuare le misure necessarie per contenere l’epidemia di coronavirus e mitigarne gli effetti socioeconomici negativi.

Pertanto, nel valutare la conformità alle norme fiscali dell’Unione europea, la Commissione proporrà al Consiglio di escludere l’effetto di bilancio delle misure fiscali una tantum adottate per controbilanciare gli effetti economici di COVID-19: il patto di stabilità e crescita, infatti, può far fronte a spese eccezionali mirate, quali quelle sin qui descritte,  urgentemente necessarie per: i) contenere e trattare la pandemia; ii) garantire il sostegno di liquidità a imprese e settori; iii) proteggere posti di lavoro e redditi dei lavoratori interessati.

Inoltre, la Commissione ritiene che la situazione attuale rientri nella casistica degli “eventi insoliti al di fuori del controllo del governo”: quando un evento insolito al di fuori del controllo di un governo ha un impatto notevole sulla posizione fiscale di uno Stato membro, il Patto di stabilità e crescita prevede che gli Stati membri possano essere autorizzati a discostarsi temporaneamente dagli adeguamenti fiscali richiesti. Di conseguenza, questa clausola può applicarsi alle spese sanitarie e alle misure di soccorso mirate per le imprese e i lavoratori, a condizione che siano temporanee e collegate all’epidemia.

Infine, la Commissione è pronta a proporre al Consiglio che le istituzioni dell’Unione attivino la “clausola generale di salvaguardia” la quale sospenderebbe temporaneamente l’adeguamento fiscale raccomandato dal Consiglio in caso di grave recessione economica per l’area dell’euro o l’intera Unione europea.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Risposta economica coordinata allo scoppio di COVID-19, doc. COM (2020) 112 del 13 marzo 2020

Commissione europea, Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento (UE) n. 1303/2013, il regolamento (UE) n. 1301/2013 e il regolamento (UE) n. 508/2014 per quanto riguarda le misure specifiche per mobilitare gli investimenti nell’assistenza sanitaria sistemi degli Stati membri e in altri settori delle loro economie in risposta all’epidemia di COVID-19 [Coronavirus Response Investment Initiative], doc. COM (2020) 113 del 13 marzo 2020

Commissione europea, Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento (CE) n. 2012/2002 del Consiglio al fine di fornire assistenza finanziaria agli Stati membri e ai paesi in via di adesione all’Unione gravemente colpita da una grave emergenza sanitaria pubblica, doc. COM (2020) 114 del 13 marzo 2020

Commissione europea, Proposta di REGOLAMENTO DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica il regolamento (CEE) n. 95/93 relativo a norme comuni per l’assegnazione di bande orarie negli aeroporti della Comunità, doc. COM (2020) 111 del 13 marzo 2020

Sito WEB dell’Unione europea per informazioni sulle azioni europee per combattere l’epidemia COVID-19

 

 

 

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