La buona governance fiscale nell’Unione europea: il piano d’azione della Commissione

21 agosto 2020 di Mauro Varotto

Equità e semplicità: questo il binomio scelto dalla Commissione europea per proporre al Parlamento europeo e al Consiglio dell’Unione europea l’adozione di un pacchetto di misure fiscali orientate a garantire che la politica dell’Unione europea in materia di tassazione sostenga la ripresa economica e la crescita a lungo termine dell’Europa.

Equità fiscale significa intensificare la lotta contro gli abusi fiscali, riducendo la concorrenza fiscale sleale e aumentando la trasparenza fiscale.

La frode e l’evasione fiscali, infatti, continuano a rappresentare una minaccia per la solidità delle finanze pubbliche. La perdita di gettito nell’Unione europea dovuta all’evasione fiscale internazionale da parte persone fisiche – che riguarda l’imposta sul reddito delle persone fisiche, le imposte sul reddito da capitale e le imposte sul patrimonio e sulle successioni – è stata stimata a 46 miliardi di euro nel 2016 (ultimo anno disponibile). Il divario dell’IVA (cioè la differenza tra il gettito IVA atteso e gli importi IVA effettivamente riscossi) è stimato a 137 miliardi di euro nel 2017, compresi 50 miliardi di euro attribuibili alle frodi transfrontaliere in materia di IVA.

Oltre a ciò, l’economia digitale e lo sviluppo di nuovi modelli imprenditoriali creano nuovi problemi alle amministrazioni fiscali nazionali, le quali dispongono di risorse limitate per trattare l’enorme volume di dati raccolti nel commercio elettronico.

Semplicità fiscale, invece, significa semplificazione delle norme e delle procedure fiscali per migliorare il contesto in cui operano le imprese in tutta l’Unione, anche mediante la rimozione di ostacoli fiscali e oneri amministrativi a carico dei contribuenti in molti settori, in modo che sia più facile per le imprese prosperare e crescere nel mercato unico.

Nell’Unione europea, infatti, i costi legati agli adempimenti fiscali restano elevati. Uno studio della Commissione europea sui costi di adempimento degli obblighi fiscali per le PMI, pubblicato il 12 dicembre 2018, dimostra che i costi di adempimento sono in genere notevolmente più elevati per le piccole imprese che per quelle di grandi dimensioni: in particolare, i costi di adempimento fiscale stimati per le grandi imprese rappresentano circa il 2% delle imposte versate, mentre per le PMI la stima è di circa il 30% delle imposte versate.

La Commissione europea, quindi, innanzitutto propone un nuovo “Piano d’azione in materia fiscale”, che combina azioni contro la frode e l’evasione fiscali con misure volte a semplificare la vita dei contribuenti onesti, ponendo al centro del sistema questi ultimi. Intende, anche, sostenere le imprese giovani e innovative che hanno maggiori difficoltà a livello amministrativo rispetto alle grandi multinazionali.

Il Piano presenta 25 diverse azioni per una fiscalità più semplice, più equa e più in sintonia con l’economia moderna nei prossimi anni. Queste azioni renderanno la vita più semplice ai contribuenti onesti, rimuovendo ostacoli in ogni fase, dalla registrazione alla risoluzione delle controversie, passando per la dichiarazione, il pagamento e la verifica. Il piano d’azione aiuterà gli Stati membri a sfruttare il potenziale dei dati e delle nuove tecnologie, a lottare più efficacemente contro la frode fiscale, a migliorare il rispetto dell’obbligo tributario e a ridurre gli oneri amministrativi

Questo sforzo dell’Unione europea per la lotta alla frode, all’evasione e all’elusione fiscali e al potenziamento della trasparenza è accompagnato dalla proposta di rafforzare le norme esistenti, in particolare modificando la direttiva 2011/16/UE del Consiglio relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale: questa cooperazione tra le amministrazioni fiscali nazionali deve oggi essere estesa a nuovi settori economici, al fine di affrontare le sfide poste dalla digitalizzazione dell’economia e coadiuvare le amministrazioni fiscali a riscuotere le imposte in modo migliore e più efficiente e a tenersi al passo con i nuovi sviluppi.

La seconda proposta del pacchetto fiscale riguarda, quindi, la cooperazione amministrativa (DAC 7): essa introdurrà uno scambio automatico di informazioni tra le amministrazioni fiscali degli Stati membri sui redditi/ricavi generati dai venditori sulle piattaforme digitali on line. Tali informazioni aiuteranno le amministrazioni fiscali a verificare che coloro che guadagnano denaro attraverso le piattaforme digitali paghino la quota di imposte appropriata. La proposta intende anche rafforzare e chiarire le norme in altri ambiti in cui gli Stati membri collaborano per lottare contro gli abusi fiscali, ad esempio mediante controlli fiscali congiunti.

Infine, la Commissione europea completa il pacchetto fiscale proponendo misure sulla buona governance in materia fiscale, incentrata sulla promozione di una fiscalità equa e sul contrasto della concorrenza fiscale sleale, nell’Unione e a livello internazionale.

L’obiettivo è di stroncare la concorrenza fiscale dannosa e la pianificazione fiscale aggressiva, anche all’interno dell’Unione europea, contrastare i paradisi fiscali, introdurre una fiscalità più equa ed efficace e ridurre il rischio del riciclaggio di denaro.

A tal fine la Commissione propone una riforma del codice di condotta in materia di tassazione delle imprese, uno strumento adottato nel 1997 per impedire la concorrenza fiscale dannosa tra gli Stati membri dell’Unione europea: sebbene tale concorrenza fiscale non costituisca di per sé un problema, il codice stabilisce principi comuni, nella misura in cui gli Stati possono utilizzare le proprie politiche e i propri regimi fiscali per attirare imprese e profitti.

Tuttavia, tale codice è uno strumento non vincolante, che funziona sulla base della revisione e della pressione inter pares fra gli Stati membri e, nonostante i risultati conseguiti, oggi necessita di un processo di riforma e di ammodernamento che affronti con maggiore decisione le questioni relative alla concorrenza fiscale e contrasti le pratiche fiscali dannose all’interno dell’Unione.

Nel corso dei due decenni passati dalla sua adozione, la natura e la forma della concorrenza fiscale hanno subito mutamenti sostanziali, mentre il codice non si è evoluto per adeguarsi alle nuove sfide.

Globalizzazione, digitalizzazione, crescente ruolo delle multinazionali nell’economia mondiale, importanza sempre maggiore dei beni immateriali e riduzione degli ostacoli frapposti alle imprese: tutti questi fattori hanno intensificato la pressione sugli Stati, inducendoli servirsi della tassazione allo scopo di competere per attirare gli investimenti stranieri.

La concorrenza fiscale si è pertanto intensificata ed evoluta, mettendo alla prova gli stessi parametri dell’equità.

In tale contesto gli Stati membri e il Parlamento europeo hanno messo in discussione la capacità del codice di far fronte alle attuali forme di concorrenza fiscale dannosa tra Stati membri. Alla luce della situazione attuale qui delineata, è opportuno quindi migliorare sostanzialmente l’efficacia del codice e la Commissione europea propone, quindi, agli Stati membri di rivedere il suo ambito di applicazione, ma anche la sua governance, individuando le modalità migliori per applicarlo in maniera più trasparente ed efficace.

Inoltre, sempre nell’ambito della Comunicazione sulla buona governance fiscale nell’UE e oltre, la Commissione propone di migliorare la lista unionale delle cosiddette “giurisdizioni non cooperative”, cioè dei paesi terzi che si rifiutano di seguire le norme convenute a livello internazionale: in proposito si tratta di rivedere l’ambito di applicazione geografico dell’elenco e i criteri di inserimento nell’elenco stesso dei Paesi non collaborativi.

Infine, la comunicazione illustra inoltre l’approccio dell’Unione europea alla cooperazione in materia di fiscalità con i paesi in via di sviluppo, in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile: infatti, per molti paesi in via di sviluppo, raccogliere un gettito sufficiente costituisce ancora un problema. A esempio, oltre un terzo dei paesi africani, secondo i dati OCSE, registra un rapporto gettito fiscale/PIL inferiore al 15%, ritenuto la soglia minima per consentire l’erogazione dei servizi sociali di base. Per le entrate fiscali i paesi in via di sviluppo dipendono dall’imposta sul reddito delle società in misura quasi doppia rispetto ai paesi sviluppati: sempre in base ai dati OCSE, nelle economie a basso e medio reddito l’imposta sul reddito delle società costituisce il 16% del gettito fiscale totale, rispetto all’8% dei paesi sviluppati.

Di conseguenza, tali Paesi risentono assai più gravemente dei problemi legati all’elusione, all’evasione e alla frode fiscale.

La tassazione svolge un ruolo fondamentale per conseguire gli obiettivi dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, ancora oggi, la buona governance fiscale nei Paesi in via di sviluppo rimane un problema fondamentale, che richiede l’azione di tutti i paesi in collaborazione con l’OCSE, le Nazioni Unite, il Fondo monetario internazionale e altri soggetti internazionali.

La Commissione è pertanto decisa a imprimere uno slancio ancor maggiore alle misure di buona governance fiscale, nonché alle iniziative tese a stimolare la mobilitazione delle entrate interne tra i partner in via di sviluppo dell’Unione europea, al fine di integrare sempre di più i paesi in via di sviluppo nel quadro fiscale globale.

 

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Piano d’azione per una fiscalità equa e semplice a sostegno della strategia di ripresa, doc. COM(2020) 312 del 17.07.2020

Proposta di DIRETTIVA DEL CONSIGLIO recante modifica della direttiva 2011/16/UE del Consiglio relativa alla cooperazione amministrativa nel settore fiscale, doc. COM(2020) 314 del 17.07.2020

Comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo e al Consiglio sulla buona governance fiscale nell’UE e oltre, doc. COM(2020) 313 del 17.07.2020

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