La strategia industriale europea dopo la pandemia

4 giugno 2021 di Mauro Varotto

Poco più di un anno fa, il giorno prima che l’OMS dichiarasse la Covid-19 pandemia, la Commissione europea aveva presentato un pacchetto di iniziative volto a definire il nuovo approccio europeo alla politica industriale, all’insegna del nuovo paradigma di sviluppo denominato della “sostenibilità competitiva.

Il pacchetto si componeva di quattro strumenti che ho avuto modo di presentare in questo blog: la nuova strategia di politica industriale, la strategia dedicata alle piccole e medie imprese, il piano d’azione per il mercato unico, e, infine, il nuovo piano per l’economia circolare.

Ora, soprattutto a seguito delle conseguenze provocate dalla pandemia da Covid-19, la Commissione europea aggiorna e rafforza la propria strategia di politica industriale.

La strategia aggiornata non sostituisce la Strategia industriale 2020 di cui conferma le priorità; tuttavia, la completa, integrandola con gli insegnamenti tratti dalla crisi e delineando le principali priorità politiche in tre assi principali: il rafforzamento della resilienza del mercato unico in tempi di crisi; la riduzione delle dipendenze dell’Europa in settori strategici essenziali; l’accelerazione della duplice transizione, verde e digitale.

Rafforzare la resilienza del mercato unico

La crisi ha messo in evidenza la necessità di sostenere la libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali nel mercato unico e di collaborare per migliorare la resilienza del mercato unico alle gravi perturbazioni dell’economia. Tra le principali misure, sulla base dei risultati emersi dalla Relazione annuale sul mercato unico 2021, la Commissione europea propone:

  • uno strumento per le emergenze nel mercato unico, ossia una soluzione strutturale per garantire la libera circolazione delle persone, delle merci e servizi in caso di crisi future. Lo strumento sarà allineato alle pertinenti iniziative politiche, quali l’imminente proposta di istituire un’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA) e il prossimo piano d’emergenza per i trasporti e la mobilità. Gli elementi chiave dello strumento per le emergenze nel mercato unico sono rappresentati nella seguente figura, estrapolata dalla Comunicazione della Commissione.

  • la piena attuazione della direttiva europea sui servizi, per assicurarsi che gli Stati membri rispettino gli obblighi vigenti, tra cui l’obbligo di notifica, al fine di individuare e abbattere eventuali nuovi ostacoli. Infatti, i servizi alle imprese, quali l’ingegneria, l’architettura, l’informatica e i servizi giuridici, contribuiscono fino all’11% del PIL dell’Unione e costituiscono fattori essenziali di competitività per le imprese. Tuttavia essi sono ostacolati da norme nazionali restrittive, come requisiti rigorosi in materia di accesso ed esercizio;
  • rafforzare la vigilanza del mercato dei prodotti, offrendo sostegno alle autorità nazionali allo scopo di potenziare le capacità e accelerare la digitalizzazione delle attività di ispezione dei prodotti e di raccolta dei dati. Tale misura si rende necessaria poiché gli Stati membri devono far fronte a un aumento del numero di prodotti non conformi e pericolosi. Ciò si è verificato durante la crisi, in particolare, per alcuni dispositivi di protezione individuale e dispositivi medici molto richiesti;
  • mobilitare ingenti investimenti a sostegno delle PMI; mettere a punto e attuare sistemi di risoluzione alternativa delle controversie per far fronte ai ritardi nei pagamenti alle PMI e predisporre misure per affrontare i rischi di solvibilità che gravano sulle PMI.

Gestire le dipendenze: l’autonomia strategica aperta nella pratica

Poiché l’85% della crescita globale avverrà al di fuori dell’Unione europea nel prossimo decennio, l’apertura al commercio e agli investimenti è una forza e una fonte di crescita e resilienza per l’Unione, che è uno dei maggiori importatori ed esportatori a livello mondiale. La crisi ha provocato una più ampia consapevolezza della necessità di analizzare e affrontare le dipendenze strategiche, sia tecnologiche che industriali. La Commissione ha effettuato un’analisi per fornire le prime informazioni sulle dipendenze strategiche delle imprese europee, esaminando 5.200 prodotti importati dall’Unione europea.

Sulla base di questa analisi, il Rapporto sulle dipendenze e capacità strategiche elaborato dalla Commissione, individua 137 prodotti per i quali l’Unione è fortemente dipendente, in ecosistemi sensibili, che rappresentano il 6% del valore totale delle importazioni dell’Unione stessa. Un sottoinsieme di 34 prodotti (che rappresentano lo 0,6% del valore totale delle importazioni unionali) sono potenzialmente più vulnerabili dato il loro potenziale scarso di ulteriore diversificazione e sostituzione con la produzione europea.

Questi sono legati principalmente alle industrie ad alta intensità energetica (come le materie prime) e agli ecosistemi sanitari (come i principi attivi farmaceutici), ma riguardano anche altri prodotti rilevanti per supportare le trasformazioni verdi e digitali. Circa la metà di tutte le importazioni di questi prodotti dipendenti proviene dalla Cina, seguita da Vietnam e Brasile. L’analisi mostra anche sfide e dipendenze nell’area delle tecnologie avanzate come il cloud e la microelettronica, prevalentemente legate alla struttura del mercato globale.

In questo ambito, la Commissione europea propone, innanzitutto, un regolamento europeo per affrontare gli effetti potenzialmente distorsivi delle sovvenzioni estere nel mercato unico.

Inoltre, essa intende, tra l’altro, riesaminare periodicamente le dipendenze strategiche e monitorare i rischi ad esse associati; sondare la possibilità di partenariati e cooperazione a livello internazionale per affrontare le dipendenze strategiche, avviando le alleanze per i processori e le tecnologie a semiconduttori, i dati industriali, l’edge e il cloud; rafforzare le azioni sulle perturbazioni e le vulnerabilità della catena di approvvigionamento delle PMI; adottare una strategia in materia di normazione; infine, elaborare orientamenti per individuare e affrontare le dipendenze strategiche attraverso gli appalti pubblici.

Accelerare la duplice transizione verde e digitale

La Strategia industriale 2020 conteneva un elenco di azioni (molte delle quali già attuate) a sostegno della transizione verde e digitale dell’industria dell’Unione europea, ma la pandemia ha inciso pesantemente sulla rapidità e sulla portata di tale trasformazione. Per tale motivo la trasformazione digitale delle imprese è uno dei quattro punti cardinali della bussola per il digitale, che ho descritto in un precedente articolo.

La Relazione annuale sul mercato unico 2021 presenta una prima analisi delle sfide affrontate dai 14 ecosistemi industriali individuati finora, come pure delle iniziative trasformative già intraprese per realizzare la duplice transizione e aumentare la resilienza. A titolo illustrativo, uno specifico documento di lavoro dei servizi della Commissione sull’acciaio europeo competitivo e pulito esamina nel dettaglio il significato della transizione verde e digitale per il settore siderurgico e spiega le modalità attraverso le quali le misure politiche dell’UE sostengono l’industria nel guidare tale transizione.

Secondo la Commissione europea, queste analisi possono servire a tracciare, in collaborazione con l’industria, le autorità pubbliche, le parti sociali e gli altri portatori di interessi, percorsi di transizione per i 14 ecosistemi individuati.

Sono numerose le misure che la Commissione europea propone, dalla co-creazione di percorsi di transizione verde e digitale per gli ecosistemi pertinenti, a cominciare dal turismo e dalle industrie ad alta intensità energetica, alle azioni volte a promuovere accordi per l’acquisto di energia rinnovabile nella proposta di revisione della direttiva sulle energie rinnovabili, fino ad un laboratorio di geografia dell’energia e dell’industria.

Il futuro della siderurgia in Europa

Una attenzione particolare è dedicata all’industria siderurgica, poiché l’acciaio è una componente vitale nella maggior parte degli ecosistemi industriali dell’Unione europea ed è un materiale chiave per un’economia moderna e industrializzata.

Come osserva la Commissione, edifici, automobili, navi, strumenti, macchinari industriali ed elettrodomestici non sarebbero immaginabili senza l’acciaio e le sue proprietà uniche. L’industria siderurgica dell’Unione ha più di 500 siti di produzione che operano in 23 Stati membri; impiega direttamente 330.000 persone e, se si includono lavori indiretti e indotti in altri settori, crea 2,6 milioni di posti di lavoro in tutta l’Unione.

E’ un settore duramente colpito dalla crisi e, soprattutto, un settore che dovrà affrontare grandi sfide a causa della sovraccapacità globale e delle distorsioni del commercio internazionale.

Nonostante questa situazione, anche l’industria siderurgica dell’Unione è impegnata a trasformare in realtà le transizioni verdi e digitali. I futuri investimenti saranno orientati in ricerca e sviluppo, nella trasformazione dei processi di produzione e nella riduzione sostanziale delle emissioni. Nel documento di lavoro elaborato dai suoi servizi e intitolato: “Verso un acciaio europeo competitivo e pulito“, la Commissione illustra quali politiche e strumenti sono già disponibili, o in via di sviluppo, affinché l’industria siderurgica concorrere al raggiungimento degli obiettivi europei della duplice transizione e della resilienza. Inoltre, l’Unione europea sta già affrontando questi problemi impegnandosi a livello internazionale per ridurre le sovraccapacità e utilizzando strumenti di difesa commerciale per creare parità di condizioni.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Aggiornare la nuova strategia industriale 2020: costruire un mercato unico più forte per la ripresa dell’Europa, doc. COM(2021) 350 del 5.5.2021

La comunicazione “Aggiornare la nuova strategia industriale 2020: costruire un mercato unico più forte per la ripresa dell’Europa”, come ho accennato nell’articolo, è accompagnata da tre documenti di lavoro dei servizi della Commissione. Essi riflettono alcuni risultati finali della Strategia industriale 2020 e offrono la base analitica per l’aggiornamento:

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