Unione europea 2026: è l’anno chiave del ciclo politico 2024-2029, in cui il Programma di lavoro della Commissione orienta attuazione, semplificazione e scelte che preparano il QFP 2028-2034.

Introduzione

Che cosa possiamo aspettarci dall’Unione europea nel 2026?
Apro il nuovo anno con una riflessione che prova a rispondere a questa domanda, semplice solo in apparenza, adottando uno sguardo insieme strategico e attento alle implicazioni operative. Capire che cosa aspettarsi dall’Unione europea nel 2026 significa, infatti, interrogarsi non solo sulle iniziative previste per l’anno in corso, ma sulla direzione complessiva del ciclo politico in atto e sulle scelte che ne deriveranno per le politiche e i programmi futuri.

Viviamo in un tempo segnato da crescenti conflittualità, incertezze e tentativi sistematici di disorientamento dell’opinione pubblica. In questo contesto, la prima responsabilità di chi analizza le politiche europee è, forse, quella di rimanere lucido, distinguere il rumore dai segnali di fondo e conservare la serenità necessaria per comprendere come le sfide vengano trasformate in occasioni di avanzamento politico e istituzionale, oppure – al contrario – in rallentamenti o arretramenti.

In fondo, la domanda sul 2026 non è solo tecnica. È anche una domanda sul tipo di Europa che intendiamo costruire. In uno dei primi articoli del mio blog, dedicato a Simone Weil e all’idea di una “nuova civiltà europea”, ricordavo che la sola cosa che possiamo davvero costruire è una civiltà: nuova rispetto al caos, antica di spirito, viva. È con questa consapevolezza che conviene leggere i documenti del ciclo istituzionale UE 2024-2029.

«Il nostro destino è nelle nostre mani. Abbiamo il talento, il coraggio e la visione per plasmare con successo il nostro futuro».

Non sono parole mie. Sono le parole che chiudono l’Agenda strategica 2024-2029 del Consiglio europeo, l’organo di orientamento politico dell’Unione europea. Un passaggio tutt’altro che retorico, che sintetizza con efficacia il senso del nuovo ciclo istituzionale avviato nel giugno 2024 e che continua a guidare l’azione del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione.

L’Agenda strategica definisce, infatti, le priorità politiche dell’Unione per il periodo 2024-2029: priorità che sono già operative nella seconda fase del quadro finanziario pluriennale 2021-2027, ma che troveranno piena proiezione, soprattutto, nel prossimo quadro finanziario pluriennale 2028-2034. È in questo raccordo tra politiche e bilancio che si misura la capacità dell’Unione di “fornire risposte europee a sfide europee“, garantendo che anche gli strumenti finanziari siano realmente coerenti con gli obiettivi di lungo periodo.

La bussola del ciclo politico 2024-2029

Inizio da qui, dall’Agenda strategica, perché, in un momento di grande confusione, alimentata anche da campagne di disinformazione su vasta scala – una vera e propria guerra ibrida, che colpisce in modo particolare i sistemi aperti e democratici – è essenziale non perdere la bussola. L’Unione europea resta uno spazio unico al mondo di libertà, prosperità, sicurezza e giustizia. Come ogni progetto politico complesso, può essere criticata, migliorata e rafforzata; ma non può essere letta senza tenere conto delle sue fondamenta e della sua traiettoria.

Negli ultimi quindici anni l’Europa ha attraversato una successione di shock profondi, provocati in larga misura da fattori esterni: dalla crisi finanziaria globale del 2008, originata negli Stati Uniti e trasformatasi in crisi del debito sovrano europeo; alla pandemia da Covid-19, sorta in Cina e che ha colpito l’Europa a partire dal 2020; dall’aggressione della Russia all’Ucraina, che ha riportato la guerra nel continente dopo decenni di pace, fino al deterioramento del contesto geopolitico globale e al riemergere di narrazioni apertamente ostili al progetto europeo.

Shock che hanno spesso colto impreparati gli Stati membri, ma che hanno anche spinto l’Unione europea a tracciare nuove vie di cooperazione e integrazione, restando fedele all’intuizione dei suoi fondatori: rispondere alle crisi non arretrando, ma rafforzando l’azione comune.

È esattamente in questo contesto che va letta l’Agenda strategica per il periodo 2024-2029, adottata dal Consiglio europeo il 27 giugno 2024, con cui si è formalmente aperto il nuovo ciclo istituzionale successivo alle elezioni del Parlamento europeo. Un documento che non nasce nel vuoto, ma prende atto di una realtà internazionale profondamente mutata e di sfide che erano già allora chiaramente identificate:

«La concorrenza strategica, la crescente instabilità globale e i tentativi di minare l’ordine internazionale basato su regole stanno rimodellando il panorama politico globale. La Russia ha riportato la guerra nel nostro continente».

Rilette oggi, queste parole acquistano una nitidezza ancora maggiore.

La risposta dell’Unione europea non è improvvisata né episodica. Essa si fonda su una promessa originaria che continua a guidare l’azione comune: garantire la pace in Europa attraverso cooperazione, solidarietà e prosperità condivisa. È da qui che discendono le quattro grandi priorità politiche che strutturano il ciclo 2024-2029 e che oggi costituiscono la base per comprendere politiche, programmi, regole e fondi europei:

  • un’Europa libera e democratica, in cui valori e Stato di diritto restano la bussola interna ed esterna dell’azione dell’Unione;
  • un’Europa forte e sicura, capace di proteggere i propri cittadini e di agire come attore strategico in un contesto geopolitico multipolare;
  • un’Europa prospera e competitiva, che rafforza il proprio modello di economia sociale di mercato, liberando lo spirito imprenditoriale e investendo nelle transizioni verde e digitale;
  • un’Europa socialmente coesa, che non rinuncia alla propria dimensione sociale e garantisce che le trasformazioni in corso producano crescita, coesione e opportunità per tutti.

È dentro questa cornice che va letto il 2026. Non come un anno isolato, ma come l’anno chiave di un ciclo politico che ha una direzione chiara e una bussola che, lungi dall’essersi rotta, continua a orientare l’azione dell’Unione europea.

A inizio 2026: dove si trova l’Unione europea

L’Unione europea arriva al 2026 con una dotazione senza precedenti di strumenti finanziari, politiche riformate e nuove capacità di intervento, molte delle quali derivano da scelte straordinarie già compiute negli anni precedenti.

Prima di chiederci che cosa accadrà nel 2026, è, quindi, opportuno fermarci un momento e guardare con attenzione da dove parte l’Unione europea, dopo un quindicennio segnato da crisi profonde e da risposte altrettanto straordinarie.

Il 2026 sarà, innanzitutto, l’anno in cui si chiude la stagione di Next Generation EU. Il grande strumento straordinario, istituito nel 2021, da circa 800 miliardi di euro, finanziato tramite debito comune e affiancato al quadro finanziario pluriennale 2021-2027, entra nella sua fase finale. Entro l’estate del 2026 gli Stati membri dovranno completare gli obiettivi concordati nel Piani nazionali di ripresa e resilienza e la Commissione dovrà procedere agli ultimi pagamenti entro la fine dell’anno.

Con Next Generation EU si conclude non solo un programma, ma una fase storica in cui l’Unione ha scelto consapevolmente di dotarsi di strumenti eccezionali per rispondere a crisi sistemiche: la pandemia, la recessione economica, la crisi energetica.

All’interno di questo quadro si colloca anche la fase finale dei Piani nazionali di ripresa e resilienza, incluso il PNRR Italia Domani, che arriva a conclusione nel 2026 con gli ultimi pacchetti di nuove misure. Allo stesso tempo, i capitoli REPowerEU, integrati nei PNRR come risposta strutturale alla crisi energetica e alla dipendenza dai combustibili fossili russi, completano il loro ciclo.

Il messaggio politico è chiaro: l’eccezione non viene rinnegata, ma assorbita nell’azione ordinaria dell’Unione, lasciando in eredità nuovi strumenti, nuove prassi e una capacità di intervento rafforzata: esaminando la proposta della Commissione per il quadro finanziario pluriennale 2028-2034 ho descritto il futuro strumento di prestito rivolto agli Stati membri e denominato “Catalyst Europe“.

Accanto alla chiusura di questa stagione straordinaria, il 2026 segna anche l’avvio operativo di nuovi strumenti strutturali. Dal 2026 entra in funzione il Fondo sociale per il clima, con una dotazione fino a 65 miliardi di euro, finanziato con risorse extra-bilancio. Si tratta di uno strumento centrale per accompagnare la transizione verde, sostenendo le persone e le microimprese più esposte agli effetti sociali dell’estensione del sistema ETS: partirà per prima la Svezia, unico piano approvato dalla Commissione sui quattro presentati dagli Stati membri, ma altri si aggiungeranno nei prossimi mesi.

Il Fondo sociale per il clima rappresenta un passaggio importante: per la prima volta l’Unione affianca in modo sistematico le politiche climatiche con uno strumento sociale dedicato, rendendo esplicito il nesso tra transizione ambientale e coesione sociale.

Nel 2026 riparte inoltre, con priorità aggiornate, la fase finale della politica di coesione 2021-2027, dopo la revisione intermedia del 2025. I programmi operativi sono tati riorientati nel corso del 2025 per rispondere a nuove esigenze strategiche: competitività, rafforzamento delle catene del valore europee, sostegno all’industria (anche attraverso STEP), politiche per l’abitazione, resilienza territoriale e attenzione particolare alle regioni più esposte agli shock geopolitici.

Anche in questo caso il messaggio è netto: le politiche “storiche” dell’Unione non tornano al passato, ma incorporano le lezioni delle crisi recenti.

Lo stesso vale per la politica agricola comune. I Piani strategici nazionali della PAC 2023-2027, modificati sempre nel 2025, proseguono nel 2026 con regole semplificate e maggiore flessibilità attuativa. L’obiettivo è duplice: ridurre gli oneri amministrativi e consentire agli Stati membri di adattare meglio l’attuazione alle condizioni economiche, ambientali e sociali in rapido mutamento.

Un altro elemento decisivo del punto di partenza del 2026 riguarda la sicurezza e la difesa europee. Nel 2026 entra nella fase operativa SAFE (Security Action for Europe), uno strumento di prestito fino a 150 miliardi di euro destinato a sostenere investimenti comuni nella difesa e a rafforzare la base industriale europea. A ciò si affianca EDIP (European Defence Industry Programme) [Regolamento (UE) 2025/2643], appena approvato, che consolida ulteriormente la capacità industriale e tecnologica dell’Unione nel settore della difesa. La sicurezza non è più trattata come un ambito settoriale, ma come una dimensione strutturale dell’azione europea.

Il ruolo del Consiglio europeo: orientamenti politici e continuità strategica

Questa evoluzione trova una conferma esplicita nelle conclusioni del Consiglio europeo del 18 dicembre 2025, che rappresentano uno snodo politico di particolare rilievo. Non si tratta di un passaggio formale tra gli altri, ma dell’esercizio pieno del ruolo che i Trattati attribuiscono al Consiglio europeo.

Ai sensi dell’articolo 15 del Trattato sull’Unione europea, infatti, «il Consiglio europeo dà all’Unione gli impulsi necessari al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti e le priorità politiche generali», senza esercitare funzioni legislative. È esattamente in questa funzione di indirizzo che vanno lette le decisioni assunte nel dicembre 2025, nel quadro della citata Agenda strategica del 2024.

In quelle conclusioni, i Capi di Stato e di Governo non solo ribadiscono il sostegno pieno e duraturo all’Ucraina, ma assumono decisioni che incidono direttamente sull’architettura finanziaria e politica dell’Unione. In particolare, il Consiglio europeo decide di fornire all’Ucraina, in attesa che si componga il quadro giuridico internazionale per l’utilizzo dei fondi russi congelati all’estero, un prestito di 90 miliardi di euro per il periodo 2026-2027, garantito dal bilancio dell’UE, per rispondere alle esigenze finanziarie, economiche e militari del Paese.

Questa scelta conferma che il sostegno all’Ucraina non è più una risposta emergenziale, ma una decisione strutturale della strategia europea, con implicazioni dirette sul quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e sull’uso dei margini di bilancio disponibili. Allo stesso tempo, le conclusioni del Consiglio europeo riaffermano il legame tra sicurezza europea, industria della difesa, resilienza energetica e prospettiva di allargamento, confermando che l’Agenda strategica 2024-2029 resta la bussola dell’azione dell’Unione.

Nel loro insieme, questi elementi consentono di tracciare con chiarezza la linea di partenza del 2026. L’Unione europea entra nel nuovo anno non in una fase di sospensione o di attesa, ma con un patrimonio consistente di politiche già riformate, strumenti finanziari in fase di avvio o di conclusione e decisioni politiche già assunte.

È su questa base che va letto il 2026: non come un anno di transizione vuota, ma come l’anno chiave di un ciclo politico che entra nella sua fase più selettiva e operativa.

Come leggere il 2026 dell’Unione europea: priorità politiche e attuazione

Chiarito il punto di partenza dell’Unione europea a inizio 2026, è ora possibile leggere l’anno in corso attraverso lo strumento che, più di ogni altro, ne scandisce l’agenda operativa: il Programma di lavoro della Commissione europea.

All’inizio di ogni anno la Commissione presenta, infatti, il proprio Programma di lavoro, delineando le iniziative che intende portare avanti nei dodici mesi successivi: in questo blog, nel corso degli anni, ho descritto i più emblematici, i cui link riporto in appendice. Il Programma di lavoro per il 2026 è stato presentato nell’ottobre 2025 e, come avviene regolarmente, ha generato un’ampia quantità di analisi e commenti, in larga parte concentrati sull’elenco delle nuove iniziative annunciate.

Il mio obiettivo oggi è diverso. Scrivo, infatti, all’inizio del 2026, quando il quadro politico-istituzionale dell’anno può ormai considerarsi stabilizzato, in particolare dopo la firma, il 18 dicembre 2025, della Dichiarazione congiunta del Parlamento europeo, del Consiglio e della Commissione sulle priorità legislative dell’Unione europea per il 2026. Solo a partire da questo passaggio il Programma di lavoro può essere letto non più come una proposta unilaterale della Commissione, ma come un’agenda che ha trovato una piena legittimazione politica interistituzionale.

L’intento non è, quindi, descrivere in modo esaustivo tutte le iniziative previste per il 2026 – per le quali rinvio ai documenti ufficiali richiamati in appendice all’articolo – ma spiegare come leggere il 2026, collocandolo correttamente nel ciclo politico 2024-2029 e nella prospettiva della futura programmazione finanziaria 2028-2034. In altri termini, l’obiettivo è comprendere la funzione che il 2026 svolge nella traiettoria complessiva del mandato.

Le priorità politiche 2024-2029 come architrave dell’azione dell’Unione

Un primo punto metodologico va chiarito subito. Le nuove iniziative contenute nel Programma di lavoro della Commissione per il 2026 sono articolate attorno alle sette priorità del programma politico 2024-2029, approvato all’inizio del mandato e coerente con l’Agenda strategica 2024-2029 del Consiglio europeo. Queste priorità costituiscono il quadro di riferimento stabile dell’azione dell’Unione per l’intera legislatura.

Il Programma di lavoro annuale non è, quindi, un documento autonomo né episodico, ma uno strumento di attuazione progressiva di questo impianto strategico. Lo stesso vale per la Dichiarazione congiunta, che non introduce nuove priorità politiche, ma seleziona, ordina e gerarchizza le iniziative considerate più rilevanti in un determinato anno.

Per capire il 2026 occorre, quindi, partire da qui: non dalle singole proposte, ma dalla traiettoria politica complessiva del mandato e dal modo in cui, anno dopo anno, essa viene tradotta in scelte legislative, priorità operative e capacità di attuazione.

Il 2026 come anno di passaggio: dal disegno strategico alla selezione

Il confronto tra il primo Programma di lavoro del nuovo mandato, relativo al 2025, e quello per il 2026 aiuta a comprendere con chiarezza il momento politico che l’Unione europea sta attraversando.

Nel 2025, primo anno pieno del ciclo istituzionale 2024-2029, l’azione della Commissione è stata caratterizzata da un forte peso di iniziative non legislative: strategie, piani d’azione, comunicazioni e visioni di medio-lungo periodo. Si tratta di una dinamica fisiologica, tipica della fase di impostazione di un nuovo mandato, in cui l’obiettivo principale è definire cornici, priorità e direzioni di marcia.

Il Programma di lavoro per il 2026 mostra, invece, un cambiamento significativo nella composizione dell’agenda: cresce il numero delle iniziative legislative e diminuisce quello delle iniziative non legislative. Non si tratta solo di un dato quantitativo, ma del segnale di un passaggio di fase. Molte delle strategie elaborate nel 2025 (oltre un centinaio) entrano ora nella fase di traduzione normativa, di consolidamento legislativo o di attuazione rafforzata.

Questo passaggio è reso evidente dal confronto tra i due Programmi di lavoro.

Programma di lavoro della Commissione: confronto 2025–2026

(numero di iniziative per priorità politiche)

Priorità politiche della Commissione europea 2024-2029CWP 2026 – legislativeCWP 2026 – non legislativeCWP 2026 – totaliCWP 2025 – legislativeCWP 2025 – non legislativeCWP 2025 – totali
Un nuovo piano per la prosperità sostenibile e la competitività dell’Europa28331121123
Una nuova era per la difesa e la sicurezza europee6394711
Sostenere le persone e rafforzare le nostre società e il nostro modello sociale7916044
Mantenere la qualità della vita: sicurezza alimentare, acqua e natura224145
Proteggere la nostra democrazia, difendere i nostri valori459055
Un’Europa globale: fare leva sulla nostra forza e sui nostri partenariati033033
Raggiungere insieme gli obiettivi e preparare l’Unione al futuro000112
Totale iniziative472572183553

Il cambiamento di composizione conferma che il 2026 non sarà un anno di espansione indiscriminata dell’agenda europea, ma un anno di selezione, maturazione e prioritarizzazione delle politiche. Le iniziative si concentreranno maggiormente nelle priorità considerate centrali del mandato, e assumeranno una forma sempre più orientata all’attuazione concreta.

Programma di lavoro e Dichiarazione congiunta: dal catalogo alla scelta politica

Questa lettura è ulteriormente rafforzata dal ruolo svolto dalla citata Dichiarazione congiunta sulle priorità legislative dell’Unione europea per il 2026. Mentre il Programma di lavoro rappresenta, per sua natura, l’offerta della Commissione, la Dichiarazione congiunta è il risultato di una scelta politica condivisa tra Commissione, Parlamento europeo e Consiglio.

La Dichiarazione non riscrive il Programma di lavoro, ma individua le iniziative su cui le tre istituzioni si impegnano a concentrare attenzione, risorse e capacità negoziale nel corso dell’anno. In questo senso, il 2026 appare come un anno in cui non tutte le iniziative hanno lo stesso peso politico, e in cui la priorità non è fare di più, ma decidere che cosa viene prima.

La semplificazione e l’attuazione come criterio trasversale

Aggiungo anche che un elemento centrale del Programma di lavoro 2026 è rappresentato dal documento che lo accompagna: la prima relazione organica della Commissione su semplificazione, attuazione ed effettiva applicazione del diritto dell’Unione.

Il successo delle politiche europee non viene più misurato soltanto in base al numero di nuove norme adottate, ma sempre più in base alla loro capacità di produrre risultati concreti, alla qualità dell’attuazione e alla riduzione della complessità normativa.

In molti ambiti, il 2026 non è l’anno di nuove grandi riforme legislative, ma l’anno in cui si punta a:

  • semplificare il quadro normativo esistente;
  • migliorare l’applicazione dell’acquis;
  • rafforzare la capacità amministrativa;
  • ridurre gli oneri per cittadini e imprese.

Questo approccio incide direttamente anche sulla preparazione delle scelte di bilancio per il periodo 2028-2034.

Quali nuove strategie e quali atti legislativi nel 2026?

Sul piano strategico, il 2026 non è l’anno di una nuova proliferazione di grandi cornici politiche. Molte strategie chiave (oltre cento) sono state presentate nel 2025; nel 2026 l’attenzione si sposta sul consolidamento e sull’attuazione.

Sul piano legislativo, invece, alcune priorità entrano in una fase più matura, in particolare:

  • competitività e mercato unico (inclusi il 28° regime per le imprese innovative e l’Unione del risparmio e degli investimenti);
  • ulteriori pacchetti omnibus di semplificazione;
  • strumenti per la difesa e la sicurezza;
  • iniziative in ambito sociale;
  • consolidamento del quadro normativo su migrazione e gestione delle frontiere.

In tutti questi casi non si tratta di iniziative isolate, ma di tasselli coerenti con le priorità politiche del mandato, destinati a incidere sulle scelte finanziarie future.

Riporto, quindi, la tabella allegata alla Dichiarazione congiunta sottoscritta da Parlamento europeo, Consiglio e Commissione il 18 dicembre 2025 con le priorità legislative del 2026.

Proposte legislative UE a cui dare priorità nel 2026. Dichiarazione comune sottoscritta il 18.12.2025

Il 2026 visto dalla prospettiva dei fondi UE

Per chi lavora con i fondi europei, il 2026 non sarà l’anno in cui nascono i nuovi programmi del periodo post-2027. I nuovi regolamenti arriveranno, con ogni probabilità, solo nel 2027, dopo che il Consiglio europeo avrà deciso le risorse di cui disporrà l’Unione. Ma il 2026 sarà l’anno in cui si chiariranno e diventeranno operative le politiche che il futuro quadro finanziario pluriennale dovrà finanziare.

Il programma di lavoro per il 2026, in altre parole, non creerà politiche nuove, ma renderà operative quelle già selezionate. In questo senso, il 2026 sarà un anno decisivo di preparazione sostanziale, in cui diventerà possibile capire quali priorità entreranno stabilmente nella corsia preferenziale della programmazione finanziaria 2028-2034 e secondo quali regole di attuazione.

Conclusioni

Questo articolo non propone una lettura ideologica, né una contrapposizione tra modelli di civiltà. Propone una chiave di lettura politica e istituzionale del 2026, fondata sui documenti ufficiali dell’Unione europea e sul loro inserimento coerente nel ciclo 2024-2029. In questo quadro, i riferimenti a sicurezza, geopolitica e identità vanno intesi come elementi dell’azione pubblica europea e non come categorie escludenti o strumentali.

Il 2026 non sarà un anno di semplice continuità, né un anno di rottura. Sarà l’anno in cui l’Unione europea è chiamata a dimostrare la solidità della propria traiettoria politica, trasformando la strategia in capacità di attuazione, le priorità in scelte concrete, le dichiarazioni in risultati misurabili.

Questa esigenza non nasce soltanto dalle dinamiche interne del ciclo istituzionale 2024-2029. Nasce anche da un contesto internazionale in cui l’Europa è tornata a essere oggetto di narrazione strategica da parte di altre grandi potenze, spesso attraverso chiavi di lettura che mettono in discussione i suoi valori fondanti. La National Security Strategy statunitense del 2025 e la più recente strategia geopolitica russa mostrano, da prospettive opposte e con contenuti radicalmente diversi, una convergenza inquietante sul piano del metodo: entrambe collocano identità, cultura e valori al centro della sicurezza, trattandoli come strumenti di competizione geopolitica. È una convergenza che non riguarda gli obiettivi né i valori promossi, ma l’idea che l’identità possa e debba essere utilizzata come leva strategica, spesso per delegittimare o contrastare il modello europeo di integrazione, pluralismo e democrazia.

In questo scenario, l’Unione europea non può permettersi ambiguità. Non è – e non deve diventare – uno spazio neutro o indistinto tra blocchi contrapposti, né un attore che rinuncia alla propria autonomia strategica per adattarsi a logiche altrui. È, e deve rimanere, un baluardo di libertà, democrazia e prosperità, fondato sullo Stato di diritto, sull’integrazione pacifica e su un modello sociale aperto e inclusivo, capace di coniugare crescita economica, coesione e pluralismo. Proprio per questo, i suoi valori non sono una debolezza da correggere, ma una risorsa strategica da rendere credibile anche sul piano geopolitico.

Questa consapevolezza è stata espressa con particolare chiarezza anche dal Presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, che il 15 dicembre 2025 ha richiamato l’attenzione sul rischio di una rappresentazione distorta dell’Unione europea, presentata «anziché come una delle esperienze storiche di successo per la democrazia e per i diritti […] come una organizzazione oppressiva, se non addirittura nemica della libertà». Un richiamo che va oltre la contingenza politica e che affonda le sue radici nella storia europea del Novecento, quando – come ha ricordato lo stesso Presidente – «le guerre […] ci ammoniscono circa le conseguenze del predominio della forza sulla ragione, dell’arbitrio sulla norma, della paura sulla lungimiranza».

Letto in questa prospettiva, il 2026 assume un significato preciso. È l’anno in cui l’Unione europea ordinerà le proprie priorità, consoliderà le politiche del mandato 2024-2029 e preparerà le scelte che troveranno piena espressione nel quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Sarà l’anno in cui la selezione delle iniziative, la semplificazione normativa, la qualità dell’attuazione e la capacità di investimento diventeranno strumenti per rafforzare non solo la competitività e la sicurezza dell’Unione – intesa in senso ampio e comprensivo – ma anche la tenuta democratica del progetto europeo.

Capire il 2026 significa, quindi, andare oltre l’elenco delle iniziative previste nei programmi di lavoro e leggere l’azione dell’Unione nella sua traiettoria politica complessiva. È questa la chiave per interpretare correttamente le politiche europee e, domani, i fondi che ne sosterranno l’attuazione.

Nel corso del 2026, Fare l’Europa continuerà a seguire il negoziato sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Ma l’attenzione principale resterà concentrata sulla nuova generazione di politiche europee avviate nel ciclo istituzionale 2024-2029, lette in connessione con i tre pilastri che stanno emergendo con chiarezza: lo sviluppo territoriale, lo sviluppo imprenditoriale e il ruolo dell’Europa nel mondo.

Perché, in un mondo che tenta di tornare a vecchie logiche di blocchi contrapposti e di identità escludenti, la vera sfida per l’Unione europea non è scegliere da che parte stare, ma continuare a essere sé stessa. E dimostrare, attraverso politiche efficaci, risultati concreti e capacità di attuazione, che libertà, democrazia e prosperità non sono un retaggio del passato, ma una proposta credibile per il futuro.

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Aggiornamenti successivi e articoli collegati

Per approfondire o seguire l’evoluzione dei più emblematici programmi di lavoro annuali della Commissione europea dal 2020 a oggi, si possono consultare i seguenti articoli collegati pubblicati su Fare l’Europa:

18 febbraio 2025. Programma di lavoro della Commissione europea per il 2025
31 maggio 2024. Nuove priorità 2024 dell’Unione europea per il finanziamento delle imprese
5 gennaio 2024. Programma di lavoro 2024 della Commissione UE: obiettivi futuri
13 gennaio 2023. Priorità legislative dell’UE per il biennio 2023-2024
8 gennaio 2021. Un’Unione europea vitale in un mondo fragile: priorità e obiettivi della Commissione nel 2021
21 febbraio 2020. Il programma di lavoro della Commissione “geopolitica” europea per il 2020
3 gennaio 2020. Le principali attività dell’Unione europea nel 2020