La Commissione valuta l’attuazione della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo: piani quasi ovunque, ma resta la sfida della governance.

Introduzione

Con due precedenti articoli pubblicati su questo blog ho analizzato, dapprima, la direttiva 2014/89/UE sulla pianificazione dello spazio marittimo, quale nuovo strumento dell’Unione europea per governare in modo integrato gli usi del mare, e, successivamente, i primi risultati della sua attuazione, alla luce della relazione della Commissione europea del 2022.

A distanza di dodici anni dalla direttiva e di quattro anni dalla prima valutazione, la Commissione ha ora pubblicato la seconda relazione sullo stato di attuazione della direttiva, prevista dall’articolo 14, paragrafo 2, che consente di valutare non solo i progressi compiuti dagli Stati membri, ma anche l’evoluzione complessiva della pianificazione dello spazio marittimo nell’Unione europea.

Il quadro che emerge è, per molti aspetti, diverso rispetto a quello delineato nella prima fase di applicazione. Se nel 2022 l’attenzione era concentrata soprattutto sul recepimento della direttiva e sull’elaborazione dei primi piani nazionali, la valutazione del 2026 segnala il passaggio a una fase più matura, nella quale la pianificazione dello spazio marittimo tende a consolidarsi come strumento ordinario di governo delle attività marittime.

Ciò non significa, tuttavia, che il sistema sia giunto a piena realizzazione. Al contrario, proprio il passaggio dalla costruzione del quadro normativo alla sua attuazione concreta mette in evidenza nuove criticità e, al tempo stesso, nuove ambizioni: dalla gestione dei conflitti tra usi concorrenti dello spazio marino all’integrazione degli obiettivi ambientali, economici e di sicurezza, fino alla necessità di rafforzare il coordinamento tra politiche e livelli di governo.

In questo contesto, la relazione della Commissione del 2026 rappresenta un passaggio particolarmente significativo, perché consente di comprendere se e in quale misura la pianificazione dello spazio marittimo stia effettivamente diventando ciò che la direttiva del 2014 aveva prefigurato: uno strumento centrale per una governance integrata, sostenibile e strategica dei mari europei.

Che cos’è la relazione 2026

La relazione pubblicata dalla Commissione europea nell’aprile 2026 costituisce la seconda relazione sullo stato di attuazione della direttiva 2014/89/UE, prevista dall’articolo 14, paragrafo 2, della stessa direttiva. Si tratta, dunque, di un adempimento periodico con cui la Commissione informa il Parlamento europeo e il Consiglio sui progressi compiuti dagli Stati membri nella pianificazione dello spazio marittimo.

Rispetto alla prima relazione del 2022, il nuovo documento presenta un taglio più ampio e articolato. Non si limita a verificare il rispetto degli obblighi formali – in particolare l’adozione dei piani nazionali – ma offre una valutazione analitica delle modalità di attuazione della direttiva, esaminando come gli Stati membri stiano concretamente applicando i principali requisiti previsti dal quadro normativo europeo.

In particolare, la Commissione concentra la propria analisi su alcuni elementi chiave:

  • l’adozione, la revisione e l’aggiornamento dei piani di gestione dello spazio marittimo;
  • l’attuazione delle disposizioni fondamentali della direttiva, tra cui l’approccio ecosistemico, l’integrazione degli aspetti ambientali, economici, sociali e di sicurezza, nonché le interazioni tra terra e mare;
  • il coinvolgimento dei portatori di interessi, l’uso dei dati e la cooperazione tra Stati membri e con i paesi terzi;
  • le difficoltà incontrate e i modelli emergenti nei diversi ordinamenti nazionali.

Elemento particolarmente rilevante è il fatto che la relazione copre il periodo successivo alla prima fase di attuazione, consentendo di osservare il passaggio dalla predisposizione dei piani alla loro progressiva attuazione e revisione. In questo senso, il documento non rappresenta soltanto una fotografia dello stato dell’arte, ma offre anche una lettura dinamica dell’evoluzione della pianificazione dello spazio marittimo nell’Unione europea, mettendo in evidenza differenze, convergenze e criticità tra gli Stati membri.

Il dato principale: la pianificazione dello spazio marittimo entra nella maturità

Il messaggio più rilevante che emerge dalla relazione della Commissione del 2026 è che la pianificazione dello spazio marittimo nell’Unione europea ha superato la fase iniziale di costruzione ed è entrata in una fase di maturità operativa.

I dati lo confermano in modo chiaro. Alla data di riferimento della relazione, 20 dei 22 Stati membri costieri hanno adottato almeno un piano di gestione dello spazio marittimo, mentre i restanti due – Grecia e Croazia – sono ancora in fase di completamento, pur sotto il monitoraggio della Commissione.

Si tratta di un avanzamento significativo rispetto al quadro descritto nella relazione del 2022, quando l’attenzione era ancora concentrata sui ritardi nell’adozione dei piani e sull’avvio delle procedure di infrazione. Oggi, invece, la questione non è più se gli Stati membri abbiano adempiuto agli obblighi formali previsti dalla direttiva, ma come tali strumenti vengano utilizzati e sviluppati nel tempo.

Un ulteriore elemento qualificante di questa nuova fase è rappresentato dal fatto che molti Stati membri sono già entrati nei cicli successivi di pianificazione. In diversi casi, infatti, i piani iniziali sono stati oggetto di aggiornamenti mirati o di revisioni più ampie, mentre alcuni paesi hanno avviato veri e propri processi di riesame sistematico, con una logica di pianificazione adattiva e progressiva.

La pianificazione dello spazio marittimo tende così a configurarsi non più come un esercizio una tantum, ma come un processo continuo, che integra:

  • l’attuazione delle scelte pianificatorie;
  • il monitoraggio degli effetti;
  • la revisione periodica dei piani;
  • l’adattamento alle nuove priorità politiche ed economiche.

In questo quadro, anche la posizione dell’Italia presenta elementi di interesse. Il piano nazionale di gestione dello spazio marittimo è stato adottato nel settembre 2024, consentendo la chiusura della procedura d’infrazione avviata dalla Commissione. Tuttavia, rispetto ad altri Stati membri, il nostro Paese si colloca ancora nella fase iniziale del ciclo di pianificazione, non avendo ancora avviato processi di revisione o aggiornamento del piano.

Nel complesso, dunque, la valutazione del 2026 segna un passaggio importante: la pianificazione dello spazio marittimo è ormai diffusa e istituzionalizzata in tutta l’Unione europea. Proprio per questo, tuttavia, emergono con maggiore evidenza le sfide legate alla sua efficacia concreta, che non dipende più dalla mera esistenza dei piani, ma dalla loro capacità di orientare le decisioni e di gestire, in modo equilibrato, le crescenti pressioni sullo spazio marino.

Le criticità ancora aperte

Se la diffusione dei piani di gestione dello spazio marittimo rappresenta il principale risultato della direttiva, la relazione del 2026 mette in evidenza con altrettanta chiarezza come l’efficacia sostanziale della pianificazione resti ancora disomogenea tra gli Stati membri.

Una prima criticità riguarda l’applicazione dell’approccio ecosistemico, che costituisce uno dei pilastri della direttiva. Sebbene esso sia formalmente richiamato nella maggior parte dei piani, la Commissione osserva come la sua attuazione avvenga prevalentemente attraverso strumenti procedurali — in particolare la valutazione ambientale strategica — piuttosto che mediante criteri operativi capaci di orientare direttamente le scelte territoriali. Ne deriva una applicazione variabile e, in molti casi, ancora limitata sul piano decisionale.

Un secondo elemento di debolezza riguarda le interazioni tra terra e mare. Tutti gli Stati membri le considerano nei propri quadri di pianificazione, ma spesso in modo trasversale e non pienamente integrato. Le connessioni tra attività offshore e infrastrutture terrestri — in particolare nel settore energetico, portuale e nella gestione costiera — risultano ancora affidate a meccanismi di coordinamento non sempre strutturati.

Ulteriori criticità emergono sul piano dei dati e delle conoscenze. Nonostante i progressi compiuti nello sviluppo di piattaforme informative e nell’utilizzo di banche dati europee e nazionali, permangono lacune significative, soprattutto per quanto riguarda:

  • gli impatti cumulativi delle attività marittime;
  • i servizi ecosistemici;
  • gli effetti dei cambiamenti climatici;
  • le dimensioni socioeconomiche.

Queste carenze incidono direttamente sulla qualità delle decisioni di pianificazione e rendono spesso necessario rinviare le valutazioni più approfondite alla fase autorizzativa dei singoli progetti.

Anche il coinvolgimento dei portatori di interessi presenta un quadro articolato. Se da un lato si registra un’evoluzione verso modelli più strutturati e continuativi di partecipazione, dall’altro persistono squilibri significativi: gli attori istituzionali e i grandi operatori economici risultano generalmente ben integrati nei processi decisionali, mentre la partecipazione delle comunità locali, della pesca su piccola scala e di altri soggetti meno organizzati resta più limitata e discontinua.

Infine, la relazione evidenzia come la cooperazione transfrontaliera, pur essendo ormai parte integrante della pianificazione dello spazio marittimo, produca risultati ancora eterogenei. In molti casi essa favorisce lo scambio di informazioni e la consapevolezza reciproca tra Stati membri, ma solo raramente si traduce in vere e proprie decisioni coordinate o in scelte territoriali congiunte.

Nel loro insieme, queste criticità non mettono in discussione il ruolo della pianificazione dello spazio marittimo, ma ne evidenziano i limiti attuali: la sfida non è più quella di costruire il quadro normativo e procedurale, bensì di renderlo più coerente, più operativo e maggiormente orientato ai risultati.

Le nuove pressioni sul mare

Uno degli elementi più significativi che emergono dalla relazione del 2026 è il mutamento del contesto in cui la pianificazione dello spazio marittimo è chiamata ad operare. Rispetto al momento dell’adozione della direttiva nel 2014, e anche rispetto alla prima valutazione del 2022, il mare europeo è oggi attraversato da pressioni molto più intense e diversificate.

In primo luogo, la Commissione evidenzia l’accelerazione delle energie rinnovabili offshore, che rappresentano una priorità strategica per la transizione energetica dell’Unione. L’espansione dell’eolico in mare, insieme alle nuove prospettive legate allo stoccaggio di CO₂ e ad altre infrastrutture energetiche, comporta una crescente domanda di spazio marittimo e richiede scelte pianificatorie sempre più complesse, spesso in competizione con altri usi consolidati.

A questa dinamica si affianca il rafforzamento degli obiettivi di protezione e ripristino dell’ambiente marino. Le politiche europee in materia di biodiversità e di stato ecologico dei mari richiedono una maggiore integrazione tra pianificazione dello spazio marittimo e strumenti ambientali, nonché una più chiara traduzione degli obiettivi ecologici in vincoli e criteri territoriali.

Parallelamente, assumono un rilievo crescente le esigenze di sicurezza e resilienza. La pianificazione dello spazio marittimo è sempre più chiamata a tenere conto della sicurezza della navigazione, della protezione delle infrastrutture critiche – come cavi sottomarini e reti energetiche – e, più in generale, delle implicazioni strategiche e geopolitiche dell’uso dello spazio marino. La stessa Commissione sottolinea come tali aspetti siano ormai integrati nei piani attraverso zone di esclusione, corridoi di traffico e misure di gestione del rischio.

Un ulteriore fattore di pressione deriva dagli effetti dei cambiamenti climatici, che incidono tanto sugli ecosistemi marini quanto sulle attività economiche e sulle infrastrutture costiere. L’adattamento climatico, la gestione delle vulnerabilità costiere e la crescente interdipendenza tra dinamiche terrestri e marine rendono ancora più evidente la necessità di un approccio integrato tra pianificazione dello spazio marittimo e pianificazione territoriale.

Infine, la relazione richiama implicitamente la crescente complessità dell’economia blu, che continua ad espandersi e a diversificarsi, includendo attività tradizionali – come pesca, trasporto marittimo e portualità – e nuove filiere emergenti, spesso caratterizzate da elevata intensità tecnologica e da forti esigenze di spazio.

Nel loro insieme, queste pressioni contribuiscono a ridefinire il ruolo della pianificazione dello spazio marittimo. Essa non è più soltanto uno strumento di coordinamento tra usi esistenti, ma diventa sempre più un meccanismo di allocazione strategica dello spazio marino, chiamato a gestire conflitti tra interessi pubblici e privati, a bilanciare obiettivi spesso divergenti e a orientare lo sviluppo futuro dei mari europei.

Le prospettive future in Europa e in Italia

La relazione del 2026 non si limita a descrivere lo stato dell’arte della pianificazione dello spazio marittimo, ma si colloca esplicitamente in una prospettiva evolutiva, individuando le direttrici lungo le quali tale strumento sarà chiamato a svilupparsi nei prossimi anni.

Il primo elemento di rilievo è rappresentato dal fatto che la pianificazione dello spazio marittimo è ormai riconosciuta come uno dei principali strumenti di coordinamento tra politiche settoriali. La sua capacità di collegare obiettivi ambientali, sviluppo economico e sicurezza marittima la rende un punto di snodo sempre più centrale nella governance degli oceani. Al tempo stesso, proprio questa funzione integratrice evidenzia i limiti dell’attuale assetto, ancora caratterizzato da applicazioni disomogenee e da una capacità variabile di incidere sulle scelte territoriali.

In questo contesto, la Commissione indica chiaramente la necessità di un rafforzamento e di una modernizzazione del quadro normativo. I risultati della relazione costituiranno infatti la base per il futuro riesame della direttiva 2014/89/UE, con l’obiettivo di migliorare la coerenza, l’efficacia e la capacità operativa della pianificazione dello spazio marittimo.

Un secondo elemento di particolare importanza riguarda il collegamento con il più ampio sviluppo della politica europea degli oceani. La relazione richiama espressamente il Patto europeo per gli oceani e l’annuncio di un futuro atto legislativo sugli oceani (Ocean Act), destinato a definire un quadro unitario per la protezione degli ecosistemi marini e per lo sviluppo sostenibile dell’economia blu. In tale prospettiva, la pianificazione dello spazio marittimo è destinata a svolgere un ruolo centrale come strumento operativo di attuazione di tali politiche.

Le prospettive delineate dalla Commissione si muovono lungo alcune direttrici principali:

  • il rafforzamento del coordinamento intersettoriale, affinché la pianificazione dello spazio marittimo possa effettivamente integrare le diverse politiche che insistono sul mare;
  • una maggiore coerenza a livello di bacini marittimi, superando le attuali difficoltà nella traduzione della cooperazione in decisioni condivise;
  • il miglioramento dell’integrazione degli obiettivi ambientali, in particolare in relazione alla resilienza degli ecosistemi e all’adattamento ai cambiamenti climatici;
  • lo sviluppo di sistemi più avanzati di dati, monitoraggio e pianificazione adattiva, in grado di sostenere decisioni informate e aggiornate nel tempo;
  • una semplificazione del quadro complessivo, affinché la pianificazione dello spazio marittimo contribuisca a ridurre, e non ad aumentare, la complessità della governance marittima.

Nel complesso, la direzione di marcia appare chiara: la pianificazione dello spazio marittimo è chiamata a evolvere da strumento prevalentemente procedurale a leva strategica della governance europea degli oceani, capace di orientare in modo più incisivo le scelte pubbliche e private nello spazio marino.

L’evoluzione della governance marittima non riguarda soltanto il livello europeo. Anche in Italia, infatti, il recente intervento normativo rappresentato dalla legge 7 maggio 2026, n. 70 sulla “valorizzazione della risorsa mare” segnala un rafforzamento dell’assetto istituzionale delle politiche marittime.

La legge interviene direttamente anche sul quadro nazionale della pianificazione dello spazio marittimo, modificando il decreto legislativo n. 201/2016 di attuazione della direttiva 2014/89/UE e attribuendo un ruolo centrale al Dipartimento per le politiche del mare presso la Presidenza del Consiglio dei ministri. Contestualmente, vengono rafforzate le funzioni di coordinamento del CIPOM (Comitato interministeriale per le politiche del mare), con l’obiettivo di assicurare una maggiore integrazione tra le diverse politiche marittime.

Pur trattandosi di un intervento normativo molto ampio – che spazia dalla nautica alla pesca, dalla tutela ambientale alla sicurezza marittima – il dato più significativo, nel contesto della pianificazione dello spazio marittimo, è probabilmente proprio il tentativo di consolidare una governance unitaria del mare, coerente con l’evoluzione in corso a livello europeo.

Conclusioni

A dodici anni dall’adozione della direttiva 2014/89/UE, la pianificazione dello spazio marittimo nell’Unione europea ha compiuto un percorso significativo: da strumento innovativo e in larga parte inesplorato a componente ormai stabile della governance marittima.

La relazione della Commissione del 2026 conferma che il quadro giuridico europeo ha raggiunto un obiettivo non scontato: la diffusione generalizzata dei piani di gestione dello spazio marittimo e l’avvio di cicli di pianificazione progressivi. Tuttavia, proprio questo risultato rende più evidente il nodo centrale che la fase attuale è chiamata ad affrontare: la distanza tra pianificazione formale ed efficacia sostanziale.

La vera sfida non è più adottare piani, ma renderli strumenti capaci di orientare le decisioni, di gestire conflitti tra usi concorrenti e di integrare, in modo coerente, obiettivi ambientali, economici e di sicurezza. In questo senso, la pianificazione dello spazio marittimo rappresenta oggi una sorta di cartina di tornasole della capacità dell’Unione europea di governare la transizione blu.

Le prospettive future — dalla revisione della direttiva al futuro atto legislativo sugli oceani — indicano chiaramente che la posta in gioco è destinata a crescere. Il mare, sempre più conteso e strategico, richiede strumenti di governo all’altezza delle nuove sfide: più integrati, più operativi e più capaci di tradurre le priorità politiche in scelte territoriali concrete.

In questo quadro, la pianificazione dello spazio marittimo non è soltanto un ambito settoriale della politica europea, ma si configura sempre più come uno dei luoghi in cui si misura, in concreto, la capacità dell’Unione di coniugare sostenibilità, sviluppo e sicurezza in uno dei suoi spazi più complessi e dinamici.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Commissione europea, Relazione che illustra i progressi compiuti nell’attuazione della direttiva 2014/89/UE che istituisce un quadro per la pianificazione dello spazio marittimo. Seconda relazione, doc. COM(2026) 174 del 29 aprile 2026

Legge 7 maggio 2026, n. 70 Valorizzazione della risorsa mare, in GURI Serie Generale n.106 del 09-05-2026


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5 settembre 2014 – La direttiva UE sulla pianificazione dello spazio marittimo (2014)