Verso una bussola strategica per la difesa dell’Unione europea

4 marzo 2022 di Mauro Varotto

Può sembrare ironico che, pochi giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina, la Commissione europea abbia rilanciato il tema della difesa comune europea e lo abbia fatto non come reazione a tale invasione – che doveva ancora accadere – ma come risposta alla richiesta formulata dai membri del Consiglio europeo del 26 febbraio 2021 di tracciare un percorso per promuovere la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione e ridurre le dipendenze strategiche dell’Unione europea per quanto riguarda le tecnologie e le catene del valore critiche per la sicurezza e la difesa.

Come è noto a chi è interessato alla storia dell’integrazione europea, si tratta di un tema che ha attraversato tale processo fin dalle origini, sorto addirittura prima della creazione della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA), mediante il progetto di collaborazione militare tra gli Stati europei, proposto e sostenuto dai primi ministri francese René Pleven e italiano Alcide De Gasperi nei primi anni cinquanta. Il progetto fallì per un successivo ripensamento della Francia.

Negli anni più recenti, nel contesto dell’iniziativa del precedente presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, promossa il 1° marzo 2017 con il “Libro bianco sul futuro dell’Europa”, uno dei documenti di riflessione dedicati ad alcuni temi chiave dell’Unione europea, riguardò il futuro della difesa europea [doc. COM(2017) 315 del 7.6.2017], cui seguì la proposta di istituzione di un programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa, volto a sostenere la competitività e la capacità di innovazione dell’industria europea della difesa, e di un “Fondo europeo per la difesa (FED)”. Quest’ultimo fu effettivamente istituito e la Commissione europea stima che, alla fine del 2022, il FED avrà investito 1,9 miliardi di euro in progetti di ricerca e sviluppo delle capacità nel settore della difesa. Il Fondo è stato confermato anche nella programmazione 2021-2027 con una dotazione di circa 8 miliardi di euro.

Si tratta di una iniziativa limitata, come del resto, limitate sono le competenze che i Trattati istitutivi assegnano all’Unione europea nell’ambito della difesa – relegata a blande forme di cooperazione intergovernativa – cui è seguita la proposta, formulata dall’Alto rappresentante Josep Borrell e adottata come documento del Consiglio dell’Unione europea, di “Una bussola strategica per l’UE” (A Strategic Compass for the EU) la quale dovrebbe essere adottata formalmente entro il prossimo mese di marzo e che si propone i seguenti obiettivi:

  • fornire una valutazione condivisa del nostro ambiente strategico, delle minacce e delle sfide che dobbiamo affrontare e delle loro implicazioni per l’Unione europea;
  • apportare maggiore coerenza e senso comune alle azioni già in corso nel settore della sicurezza e della difesa;
  • stabilire nuovi modi e mezzi per migliorare la nostra capacità collettiva di difendere la sicurezza dei nostri cittadini e della nostra Unione europea;
  • infine, fissare obiettivi e pietre miliari chiari per misurare i nostri progressi.

In vista di tale appuntamento – che la guerra della Russia contro l’Ucraina rende ancora più importante ed essenziale per gli interessi e, forse, il futuro stesso dell’Unione europea – la Commissione europea il 15 febbraio scorso ha presentato un pacchetto di iniziative, che rappresentano il suo contributo a tale bussola strategica per la sicurezza e per la difesa.

Il punto di partenza delle proposte della Commissione europea che – lo si ribadisce, non può che muoversi entro gli angusti limiti dei poteri a essa conferiti dai Trattati dell’Unione – è che le minacce alla sicurezza dell’Unione non sono più solo di natura militare, ma stanno diventando sempre più ibride, assumendo la forma di attacchi informatici e campagne di disinformazione che colpiscono al cuore le nostre democrazie. Secondo la Commissione, quindi, nel contesto di crescenti rivalità geopolitiche, l’Unione europea deve mantenere il proprio vantaggio tecnologico e oggi può farlo affrontando l’ampia gamma di minacce, dalle forme convenzionali a quelle ibride, informatiche e spaziali.

La Commissione, quindi, ha redatto e presentato tre documenti nei quali presenta una serie di iniziative guidate dalla Commissione in ambiti critici per la difesa e la sicurezza all’interno dell’Unione europea:

  • una comunicazione intitolata “Contributo alla difesa europea”, che copre l’intera gamma di sfide, dall’industria della difesa convenzionale e dalle attrezzature terrestri, marittime e aeree, alle minacce informatiche, ibride e spaziali, alla mobilità militare e alla rilevanza dei cambiamenti climatici;
  • una tabella di marcia relativa alle tecnologie critiche per la sicurezza e la difesa, che risponde a una specifica richiesta formulata dal Consiglio europeo del 25 e 26 febbraio 2021 di delineare un percorso per promuovere la ricerca, lo sviluppo tecnologico e l’innovazione e ridurre le dipendenze strategiche dell’Unione europea per quanto riguarda le tecnologie e le catene del valore critiche per la sicurezza e la difesa.

Come scriveva la Commissione il 15 febbraio scorso – meno di dieci giorni prima dell’invasione russa dell’Ucraina – queste nuove iniziative rappresentano passi concreti verso un mercato europeo della difesa più integrato e competitivo, in particolare tramite il potenziamento della cooperazione all’interno dell’Unione europea, che permette di aumentare la scala, contenere i costi e potenziare l’efficacia operativa.

La domanda che si pone: è questa la strada per garantire la sicurezza e la difesa dell’Unione europea, dei suoi cittadini, dei suoi valori e delle sue democrazie?

Infatti, è notizia dei giorni scorsi che l’Unione europea, per la prima volta in assoluto nel corso della sua storia, intende finanziare l’acquisto e la consegna di armi ed equipaggi per l’Ucraina, in qualità di Paese sotto attacco, attraverso lo “Strumento europeo per la pace” (European Peace Facility), uno strumento finanziario fuori bilancio, quindi, non considerato nell’ambito del Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 dell’Unione europea, adottato con una procedura speciale mediante la Decisione (PESC) 2021/509 del Consiglio del 22 marzo 2021 su proposta dell’ex Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini.

Infatti, è uno strumento nato nel quadro dell’articolo 21, paragrafo 2, lettera c), del trattato sull’Unione europea (TUE), in base al quale la politica estera e di sicurezza comune (PESC), di cui la politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) forma parte integrante, persegue, tra l’altro, l’obiettivo di preservare la pace, prevenire i conflitti e rafforzare la sicurezza internazionale, conformemente agli obiettivi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite.

Questa decisione, pur in un contesto giuridico di cooperazione intergovernativa, segna tuttavia, come ha affermato la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, “un momento spartiacque” (“This is a watershed moment” ha affermato) nella storia dell’integrazione europea, foriero di ulteriori sviluppi.

La Decisione (PESC) 2022/338 del Consiglio del 28 febbraio 2022 relativa a una misura di assistenza nell’ambito dello strumento europeo per la pace per la fornitura alle forze armate ucraine di materiale e piattaforme militari concepiti per l’uso letale della forza, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il medesimo giorno, rappresenta, quindi, una importante svolta nella storia dell’integrazione europea.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Contributo della Commissione alla difesa europea, doc. COM(2022) 60 del 15/02/2022

Comunicazione della Commissione europea, Tabella di marcia relativa alle tecnologie critiche per la sicurezza e la difesa, doc. COM(2022) 61 del 15/02/2022

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