La Visione UE 2040 per pesca e acquacoltura integra sicurezza alimentare, competitività, sostenibilità e transizione energetica.
Introduzione: perché il futuro dell’alimentazione europea passa anche dal mare
L’Unione europea è uno dei principali mercati mondiali dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura. Eppure, nel 2023, la produzione europea ha soddisfatto appena il 38% dei consumi interni. Per cinque prodotti particolarmente richiesti dai consumatori europei – tonno, salmone, merluzzo, pollock d’Alaska e gamberi – che insieme rappresentano il 42% del consumo complessivo, il tasso di autosufficienza dell’Unione scende addirittura al 12%.
Questi dati, riportati dalla Commissione europea, mettono in evidenza una vulnerabilità strutturale: l’Europa dipende in misura considerevole dalle importazioni per il proprio approvvigionamento di prodotti alimentari acquatici.
Una dipendenza che assume un significato nuovo in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni geopolitiche, instabilità delle catene di approvvigionamento, volatilità dei prezzi energetici e cambiamenti climatici che modificano la distribuzione e la produttività delle risorse marine.
Ma il problema non riguarda soltanto la sicurezza alimentare.
La pesca europea deve confrontarsi con l’invecchiamento delle flotte e degli operatori, con margini di redditività limitati e con la necessità di ridurre le emissioni e la dipendenza dai combustibili fossili. L’acquacoltura, nonostante le potenzialità di sviluppo, continua a registrare una sostanziale stagnazione produttiva. Entrambi i settori operano inoltre in ecosistemi sottoposti a pressioni crescenti e in spazi marittimi nei quali si moltiplicano le esigenze di utilizzazione, dalla produzione energetica alla tutela della biodiversità.
Come garantire, dunque, che pesca e acquacoltura possano continuare a contribuire all’alimentazione, all’occupazione e all’economia europea, senza compromettere le risorse naturali dalle quali dipendono?
È a questa domanda che intende rispondere la Commissione europea con la Comunicazione del 20 ottobre 2026, Vision 2040 for fisheries and aquaculture [COM(2026) 701 final].
La nuova Visione delinea un percorso di trasformazione della pesca e dell’acquacoltura fino al 2040, articolato attorno a tre dimensioni strettamente collegate: l’offerta di prodotti alimentari acquatici, la domanda dei consumatori e le condizioni necessarie per rendere i due settori sostenibili, competitivi e resilienti.
La prospettiva è più ampia di quella tradizionalmente associata alla politica comune della pesca. La conservazione delle risorse biologiche marine e la gestione sostenibile degli stock ittici rimangono obiettivi imprescindibili, ma vengono inserite in una strategia che affronta anche la redditività delle imprese, l’innovazione tecnologica, la transizione energetica, il ricambio generazionale, gli investimenti e la concorrenza internazionale.
La Visione 2040 rappresenta, in questo senso, un passaggio verso una considerazione maggiormente integrata dell’intera filiera dei prodotti alimentari acquatici, dalla produzione al consumo, dalle condizioni ambientali ai mercati internazionali.
Il documento si colloca nel quadro del Patto europeo per gli Oceani, presentato dalla Commissione nel giugno 2025, e si raccorda con altre iniziative strategiche dell’Unione: la Visione per l’agricoltura e l’alimentazione, la strategia per la bioeconomia, le politiche industriali e climatiche e la Bussola per la competitività.
Su Fare l’Europa seguo l’evoluzione delle politiche europee per l’economia blu dal 2014, quando l’Unione adottò la direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo. Negli anni ho approfondito le opportunità di investimento nella Blue Economy, il nuovo approccio introdotto dal Green Deal europeo nel 2021, i primi risultati dell’attuazione della direttiva nel 2022 e, più recentemente, il Patto europeo per gli Oceani del 2025 e la valutazione della pianificazione marittima pubblicata dalla Commissione nel 2026.
Questi sviluppi raccontano un percorso preciso: dalla costruzione di un quadro giuridico per la gestione integrata degli spazi marittimi alla definizione di una strategia europea che considera il mare una risorsa fondamentale per la sostenibilità ambientale, la competitività economica e la sicurezza dell’Unione.
La Visione 2040 per la pesca e l’acquacoltura aggiunge una dimensione finora non affrontata direttamente in queste pagine: il futuro delle attività produttive che utilizzano le risorse biologiche acquatiche per contribuire all’alimentazione europea. Permette così di osservare come i grandi orientamenti dell’economia blu si traducano in scelte concrete per le imprese, i lavoratori, le filiere alimentari e le comunità costiere.
Non è quindi una strategia isolata. È parte di un processo più ampio, attraverso il quale l’Unione europea cerca di integrare sostenibilità ambientale, sicurezza economica e competitività del proprio sistema produttivo.
La Comunicazione è accompagnata da due iniziative particolarmente rilevanti: una tabella di marcia per la transizione energetica della pesca e dell’acquacoltura e una strategia per l’azione esterna dell’Unione nel settore della pesca, che affronta la governance internazionale delle risorse, gli accordi con i Paesi terzi e le condizioni di concorrenza sui mercati globali.
Resta, tuttavia, una questione fondamentale: la Visione 2040 definisce orientamenti e annuncia iniziative, ma la loro realizzazione dipenderà da successive scelte legislative, dalla capacità di investimento delle imprese, dall’azione degli Stati membri e dalle risorse che saranno rese disponibili, anche attraverso il futuro bilancio europeo 2028–2034.
La sfida non consiste soltanto nel rendere più sostenibile la pesca europea. Consiste nel costruire le condizioni affinché sostenibilità ambientale, sicurezza alimentare e competitività economica possano rafforzarsi reciprocamente.
Per comprendere la portata di questa nuova strategia occorre partire dalla politica comune della pesca: dai risultati raggiunti, dai suoi limiti e dalle trasformazioni che ne stanno ridefinendo le prospettive.
1. La politica comune della pesca davanti alle sfide del 2040
La nuova Visione europea per la pesca e l’acquacoltura nasce da una constatazione: la sostenibilità delle risorse ittiche è indispensabile, ma non sufficiente, per garantire il futuro economico e sociale dei settori che da queste risorse dipendono.
Negli ultimi decenni, l’Unione europea ha costruito un articolato sistema di regole per disciplinare le attività di pesca, conservare gli stock ittici e contrastare lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine. I risultati sono significativi, ma non uniformi. Inoltre, la riduzione della pressione di pesca non si è tradotta ovunque nel recupero delle popolazioni ittiche, né ha assicurato miglioramenti economici comparabili per imprese e lavoratori.
La valutazione della politica comune della pesca, pubblicata dalla Commissione nel 2026, costituisce il punto di partenza della Visione 2040: non si tratta semplicemente di individuare nuovi obiettivi, ma di affrontare i limiti degli strumenti esistenti e le trasformazioni che stanno cambiando le condizioni nelle quali operano pesca e acquacoltura.
1.1. La politica comune della pesca: obiettivi e strumenti della riforma del 2013
La politica comune della pesca (PCP) è una delle politiche comuni espressamente previste dai Trattati europei, accanto alla politica agricola comune.
L’articolo 38 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE) comprende infatti l’agricoltura e la pesca nel quadro delle politiche dell’Unione. Sotto il profilo delle competenze, tuttavia, occorre distinguere due ambiti.
La conservazione delle risorse biologiche del mare nel quadro della PCP rientra nella competenza esclusiva dell’Unione [articolo 3, paragrafo 1, lettera d), TFUE]. Gli altri aspetti della politica della pesca rientrano, in linea generale, nella competenza concorrente tra Unione e Stati membri [articolo 4, paragrafo 2, lettera d), TFUE].
Il riferimento normativo fondamentale è il regolamento (UE) n. 1380/2013, che ha riformato la PCP introducendo un approccio più articolato alla sostenibilità.
L’articolo 2 stabilisce che le attività di pesca e acquacoltura devono essere sostenibili sotto il profilo ambientale nel lungo periodo e gestite in modo coerente con il conseguimento di benefici economici, sociali e occupazionali, contribuendo alla disponibilità di approvvigionamenti alimentari.
La sostenibilità, dunque, non è esclusivamente ambientale: già la riforma del 2013 la definiva attraverso tre dimensioni interdipendenti.
Per perseguire questi obiettivi, il regolamento ha consolidato alcuni strumenti fondamentali: il principio del rendimento massimo sostenibile (Maximum Sustainable Yield, MSY), i totali ammissibili di cattura (Total Allowable Catches, TAC), la ripartizione delle possibilità di pesca tra gli Stati membri e la gestione della capacità delle flotte.
Ha inoltre introdotto l’obbligo di sbarco per determinate catture, con l’obiettivo di ridurre i rigetti in mare, e rafforzato l’approccio ecosistemico alla gestione delle risorse.
Un elemento importante riguarda l’assegnazione delle possibilità di pesca. L’articolo 17 prevede criteri trasparenti e oggettivi, anche di carattere ambientale, sociale ed economico, consentendo agli Stati membri di valorizzare le caratteristiche degli operatori e l’impatto delle attività.
La Visione 2040 non introduce quindi per la prima volta l’integrazione tra sostenibilità ambientale, economica e sociale. Cerca piuttosto di renderla effettiva alla luce dei risultati della riforma del 2013.
1.2. La valutazione del 2026: progressi ambientali, risultati economici insufficienti
La valutazione del regolamento sulla PCP, pubblicata il 30 aprile 2026 [SWD(2026) 120 final], evidenzia progressi nella gestione delle risorse, ma anche criticità persistenti.
Il rafforzamento delle basi scientifiche delle decisioni e l’utilizzazione del rendimento massimo sostenibile come riferimento per la gestione degli stock hanno contribuito a ridurre la pressione di pesca. Tuttavia, i progressi non sono stati omogenei e la riduzione dello sfruttamento non ha sempre determinato una ricostituzione soddisfacente delle popolazioni ittiche.
Le condizioni biologiche degli stock, il deterioramento degli habitat, l’inquinamento e il cambiamento climatico possono infatti rallentare i risultati delle misure di conservazione.
Sul piano economico, il bilancio è meno soddisfacente.
La Commissione riconosce che i margini di profitto non sono migliorati nella misura attesa, i rendimenti degli investimenti rimangono limitati e la produzione dell’acquacoltura europea continua a mostrare una sostanziale stagnazione.
Secondo gli ultimi dati disponibili richiamati dalla Visione 2040, il rendimento degli investimenti era pari al 4,6% per la pesca nel 2023 e al 5,1% per l’acquacoltura nel 2022, con differenze significative tra imprese e sistemi produttivi [COM(2026) 701 final, nota 42].
Persistono inoltre difficoltà nell’applicazione di alcune disposizioni. La Commissione riconosce, ad esempio, che l’obbligo di sbarco non ha prodotto i risultati attesi, soprattutto nella sua applicazione pratica.
Il problema centrale è dunque il divario tra i diversi obiettivi della PCP: i progressi nella gestione delle risorse non hanno ancora garantito una convergenza soddisfacente tra sostenibilità ambientale, redditività economica e condizioni sociali.
1.3. Le grandi trasformazioni che cambiano il settore
La Commissione individua quattro grandi tendenze strutturali destinate a influenzare profondamente la pesca e l’acquacoltura nei prossimi quindici anni.
La prima è il cambiamento climatico, che modifica la temperatura e le caratteristiche delle acque, la produttività degli ecosistemi e la distribuzione geografica delle specie. Gli spostamenti degli stock possono alterare gli equilibri economici e mettere in discussione le tradizionali modalità di distribuzione delle possibilità di pesca.
La seconda riguarda i cambiamenti demografici e sociali. L’invecchiamento della forza lavoro e le difficoltà del ricambio generazionale rappresentano problemi strutturali, soprattutto per le comunità costiere con limitate alternative occupazionali.
La terza è l’accelerazione tecnologica. Intelligenza artificiale, osservazione satellitare, sistemi digitali di monitoraggio, attrezzi più selettivi e nuove tecnologie produttive possono migliorare efficienza, sicurezza e prestazioni ambientali. Richiedono però investimenti e competenze non sempre accessibili ai piccoli operatori.
La quarta riguarda la geopolitica e l’integrazione nelle catene globali del valore. La forte dipendenza europea dalle importazioni rende particolarmente rilevanti la sicurezza degli approvvigionamenti, le condizioni del commercio internazionale e la concorrenza tra produttori.
Queste trasformazioni sono interdipendenti: il cambiamento climatico modifica le risorse disponibili, l’innovazione richiede capitali, la debole redditività limita gli investimenti e le difficoltà demografiche riducono la disponibilità di nuove competenze.
1.4. La Visione 2040: una strategia integrata per l’intera filiera
La Comunicazione del 20 ottobre 2026 rappresenta la risposta strategica della Commissione a questi problemi.
La conservazione degli stock rimane un obiettivo imprescindibile, ma viene inserita in una prospettiva che considera l’intero sistema economico e alimentare acquatico.
La Visione è costruita attorno a tre dimensioni strettamente collegate: l’offerta di prodotti alimentari acquatici, la domanda dei consumatori e le condizioni necessarie per rendere pesca e acquacoltura sostenibili, competitive e resilienti.
Ne deriva una maggiore integrazione con le politiche climatiche, industriali, alimentari, commerciali e territoriali dell’Unione.
La Comunicazione è accompagnata da due iniziative specifiche: una tabella di marcia per la transizione energetica e una strategia per l’azione esterna europea nel settore della pesca.
Occorre tuttavia precisarne la natura giuridica. La Visione 2040 è una Comunicazione della Commissione: definisce orientamenti, individua priorità e annuncia iniziative future, ma non modifica direttamente il regolamento sulla PCP né introduce, di per sé, nuovi obblighi per gli operatori.
La sua realizzazione dipenderà dalle successive decisioni legislative, dalle scelte degli Stati membri, dagli investimenti e dalle risorse finanziarie disponibili.

2. Sicurezza alimentare e autonomia strategica: il ruolo della pesca e dell’acquacoltura
La sicurezza alimentare europea viene generalmente associata all’agricoltura e alla politica agricola comune. Tuttavia, anche pesca e acquacoltura contribuiscono all’approvvigionamento di alimenti essenziali, alla diversificazione delle fonti proteiche e alla disponibilità di nutrienti importanti per una dieta equilibrata.
La Commissione attribuisce a questi settori una funzione crescente nella resilienza del sistema alimentare europeo, riconoscendo che la disponibilità di prodotti acquatici sostenibili e accessibili costituisce anche una questione di autonomia strategica.
2.1. La dipendenza europea dalle importazioni di prodotti ittici
Secondo il rapporto The EU Fish Market 2025, elaborato dall’Osservatorio europeo del mercato dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura (EUMOFA), nel 2023 il consumo apparente europeo di prodotti ittici era pari a 22,89 chilogrammi per abitante.
Nello stesso anno, il tasso di autosufficienza dell’Unione raggiungeva appena il 38,1%.
L’indicatore misura il rapporto tra produzione interna, comprendente catture e acquacoltura, e consumo apparente, calcolato considerando produzione, importazioni ed esportazioni. Non rappresenta quindi una misurazione diretta dell’origine di ogni prodotto effettivamente consumato.
Il problema emerge con ancora maggiore evidenza considerando le specie più richieste.
Cinque gruppi di prodotti — tonno, salmone, merluzzo, pollock d’Alaska e gamberi — rappresentavano complessivamente circa il 42% del consumo europeo. Per questi prodotti il tasso di autosufficienza dell’Unione scendeva al 12% [COM(2026) 701 final, sezione 5].
Questa concentrazione accentua la vulnerabilità del mercato europeo rispetto alle condizioni produttive e commerciali dei Paesi fornitori.
Le tensioni geopolitiche, le oscillazioni dei prezzi, i costi dei trasporti e le eventuali interruzioni delle catene di approvvigionamento possono influenzare non soltanto i consumatori, ma anche le industrie europee di trasformazione e distribuzione.
L’obiettivo della Visione 2040 non è però eliminare le importazioni o raggiungere una completa autosufficienza.
La Commissione punta piuttosto a ridurre le dipendenze più critiche, rafforzando la produzione sostenibile europea e diversificando le fonti di approvvigionamento internazionale.
È un approccio coerente con il concetto di autonomia strategica aperta: maggiore capacità di resistere agli shock esterni, senza rinunciare ai benefici del commercio internazionale.
2.2. Il futuro della pesca europea: sostenibilità degli stock, capacità delle flotte e redditività
Per aumentare il contributo della pesca europea alla sicurezza alimentare non è sufficiente incrementare le catture.
La produzione dipende infatti da risorse biologiche naturalmente rinnovabili, la cui capacità di rigenerazione deve essere salvaguardata.
La Visione 2040 prevede che, entro il 2040, la flotta europea operi in equilibrio con le possibilità di pesca disponibili, sia composta da imbarcazioni più moderne ed efficienti e garantisca condizioni di lavoro e redditività migliori.
Uno degli aspetti centrali riguarda l’equilibrio tra capacità delle flotte e disponibilità delle risorse.
Una capacità di pesca eccessiva rispetto alle opportunità effettive può aumentare i costi, intensificare la competizione per l’accesso agli stock e ridurre la redditività degli investimenti.
La Commissione invita inoltre gli Stati membri a utilizzare criteri più trasparenti nell’assegnazione delle possibilità di pesca, prestando attenzione alla piccola pesca costiera e ai giovani che intendono entrare nel settore.
Le esigenze delle flotte sono differenti: la piccola pesca svolge spesso un ruolo fondamentale nelle economie locali e nella coesione territoriale, mentre le flotte di maggiori dimensioni contribuiscono all’approvvigionamento alimentare, all’occupazione e all’innovazione industriale.
La Visione riconosce entrambe queste funzioni, proponendo strumenti differenziati.
Un ulteriore problema riguarda il cambiamento climatico. Lo spostamento geografico delle specie può rendere meno adeguata la distribuzione tradizionale delle quote e modificare la redditività delle attività.
Per questo la Commissione propone di rafforzare la gestione basata sui dati scientifici e di valutare, a partire dal 2027, nuovi indicatori per misurare la capacità effettiva di cattura delle imbarcazioni, considerando anche sicurezza e transizione energetica.
La competitività della pesca dovrà quindi derivare non soltanto dalle quantità catturate, ma anche dalla riduzione dei costi, dalla qualità dei prodotti e dalla maggiore valorizzazione economica delle risorse disponibili.
2.3. L’acquacoltura come pilastro strategico del sistema alimentare europeo
Se la crescita della pesca è necessariamente condizionata dalla disponibilità degli stock, l’acquacoltura presenta prospettive differenti.
L’allevamento di organismi acquatici può contribuire ad aumentare la produzione alimentare europea, purché compatibile con la disponibilità di acqua, spazio e risorse naturali.
La Commissione intende fare dell’acquacoltura un pilastro strategico del sistema alimentare sostenibile dell’Unione, capace di contribuire alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla riduzione del disavanzo commerciale dei prodotti acquatici.
Il settore deve tuttavia superare ostacoli strutturali: difficoltà di accesso agli spazi e alle risorse idriche, complessità delle autorizzazioni, incertezza regolatoria, costi energetici e dipendenza da alcuni fattori produttivi importati.
Per affrontare queste difficoltà, la Commissione annuncia entro la fine del 2027 una proposta finalizzata a semplificare e rendere più coerente il quadro normativo e amministrativo dell’acquacoltura europea, senza ridurre gli standard di tutela ambientale.
Sempre nel 2027 è prevista un’iniziativa europea per l’acquacoltura sostenibile, concepita come piattaforma di coordinamento tra istituzioni, operatori e altri soggetti interessati.
La Visione promuove inoltre sinergie con agricoltura, bioeconomia, produzione energetica, protezione degli ecosistemi e sviluppo territoriale.
L’acquacoltura marina dovrà trovare spazio nella pianificazione marittima, mentre quella nelle acque interne dovrà essere coerente con la gestione dei bacini idrografici e delle risorse idriche.
In questa prospettiva, l’acquacoltura non rappresenta semplicemente un’alternativa alla pesca, ma una componente complementare di un sistema alimentare europeo più diversificato e resiliente.
2.4. Le nuove frontiere produttive: molluschi, alghe e bioeconomia circolare
La Commissione non immagina lo sviluppo dell’acquacoltura come una semplice espansione degli allevamenti tradizionali.
La Visione 2040 attribuisce particolare interesse alle produzioni a basso impatto ambientale, soprattutto molluschi bivalvi e alghe, che non richiedono mangimi formulati come molte specie ittiche allevate.
In condizioni adeguate, queste attività possono contribuire anche a determinati servizi ecosistemici, come l’assorbimento di nutrienti e il miglioramento di alcune caratteristiche delle acque.
I benefici ambientali non sono tuttavia automatici: dipendono dalle specie, dai siti, dalla densità degli impianti e dalla loro gestione.
La Commissione promuove anche il concetto di nature-positive aquaculture, riferito a sistemi produttivi che possono contribuire alla protezione e al ripristino degli ecosistemi.
Nel 2027 è previsto un documento tecnico sui servizi ecosistemici e climatici offerti da queste attività, insieme all’esame di possibili meccanismi di remunerazione dei benefici ambientali.
Un’altra prospettiva riguarda la bioeconomia circolare.
Sottoprodotti e materiali biologici derivanti da pesca, acquacoltura e trasformazione possono essere valorizzati attraverso nuove applicazioni produttive, riducendo gli sprechi e aumentando il valore delle risorse.
La Commissione annuncia per il 2027 una Blue Bioeconomy Innovation Initiative dedicata a queste opportunità.
Si apre così una prospettiva nella quale acquacoltura, alimentazione, biotecnologie, energia e servizi ecosistemici possono concorrere alla creazione di nuove filiere economiche.
2.5. Consumi, qualità, tracciabilità e valorizzazione delle produzioni europee
La Visione 2040 interviene anche sul lato della domanda.
La concentrazione del consumo su un numero relativamente limitato di specie accentua la dipendenza dalle importazioni e può ridurre le opportunità commerciali di altre produzioni sostenibili.
La Commissione propone quindi di favorire una maggiore diversificazione dei prodotti consumati, valorizzando specie meno utilizzate, produzioni locali e forme sostenibili di acquacoltura.
Nel 2027 è prevista una campagna europea dedicata ai benefici e al valore aggiunto dei prodotti alimentari acquatici europei e sostenibili.
Un secondo elemento riguarda la tracciabilità digitale.
La riforma europea dei controlli della pesca, introdotta dal regolamento (UE) 2023/2842, prevede il rafforzamento dei sistemi di documentazione e tracciabilità lungo la filiera.
La Visione richiama l’obiettivo di estendere entro il 2029 la tracciabilità digitale ai prodotti interessati lungo l’intera catena di approvvigionamento, compresi quelli trasformati, applicando standard di trasparenza sia alle produzioni europee sia alle importazioni.
La Commissione intende inoltre valutare l’estensione delle informazioni obbligatorie ai consumatori per i prodotti preparati e conservati.
Queste iniziative non riguardano soltanto la tutela del consumatore: possono contribuire a contrastare le pratiche illegali, migliorare le condizioni di concorrenza e consentire una maggiore valorizzazione commerciale delle produzioni sostenibili.
La sicurezza alimentare europea dipenderà quindi anche dalla capacità di produrre, consumare e utilizzare meglio le risorse acquatiche, riducendo le vulnerabilità senza aumentare la pressione sugli ecosistemi.
3. La transizione energetica: modernizzare le flotte e decarbonizzare la produzione
La transizione energetica costituisce uno dei principali strumenti operativi della Visione 2040.
La Commissione le dedica un’apposita tabella di marcia, contenuta nell’allegato II della Comunicazione e sostenuta da due documenti tecnici specifici per pesca e acquacoltura [SWD(2026) 752 e SWD(2026) 753].
La finalità non è esclusivamente climatica: ridurre la dipendenza dai combustibili fossili significa anche migliorare la competitività economica e la resilienza delle imprese.
3.1. La dipendenza dai combustibili fossili e la vulnerabilità economica
Per numerose attività di pesca, il carburante rappresenta una componente rilevante dei costi di esercizio.
Le crisi energetiche del 2022 e del 2026 hanno evidenziato quanto le oscillazioni dei prezzi possano ridurre i margini operativi, soprattutto per le imbarcazioni che richiedono elevate potenze motrici, spostamenti prolungati o attrezzi particolarmente energivori.
La dipendenza energetica può creare un circolo vizioso: i costi elevati riducono la redditività, mentre una redditività insufficiente limita gli investimenti necessari per migliorare l’efficienza.
Nell’acquacoltura, i fabbisogni dipendono dai sistemi produttivi e possono comprendere pompaggio, circolazione dell’acqua, ossigenazione, controllo della temperatura e funzionamento degli impianti.
Per gli allevamenti che utilizzano mangimi occorre considerare anche le emissioni indirette associate alla loro produzione.
Non esiste quindi una soluzione tecnologica valida per tutte le attività.
La Commissione riconosce che alcuni segmenti possono conseguire miglioramenti attraverso interventi relativamente semplici, mentre altri richiedono innovazioni più complesse e investimenti consistenti.
3.2. La tabella di marcia europea: obiettivi e strumenti
La Energy Transition Roadmap for Fisheries and Aquaculture organizza il percorso in due fasi, seguite dal completamento della transizione dopo il 2040.
La prima fase, 2027–2030, è dedicata all’efficienza energetica, alla sperimentazione tecnologica e alla preparazione delle condizioni normative, industriali e finanziarie.
La seconda, 2031–2040, punta alla diffusione progressivamente più ampia delle tecnologie a basse o nulle emissioni, accompagnata dagli investimenti nelle infrastrutture e nelle competenze.
Il completamento della decarbonizzazione è previsto entro il 2050.
La Commissione individua complessivamente nove azioni strategiche: sei nella prima fase, dedicate all’efficienza, alla ricerca, alle norme, alla governance, alle infrastrutture e all’acquacoltura sostenibile; tre nella seconda, concentrate sulle condizioni di mercato, sulla capacità industriale e sulle competenze.
L’impostazione riconosce che la transizione richiede interventi coordinati.
Una nuova imbarcazione alimentata con combustibili alternativi, ad esempio, può risultare economicamente poco praticabile senza infrastrutture di rifornimento adeguate.
Analogamente, l’elettrificazione degli impianti acquicoli richiede connessioni alla rete, disponibilità energetica e procedure autorizzative compatibili con gli investimenti.
La Roadmap non introduce obblighi generalizzati di sostituzione dei motori o conversione delle flotte, ma definisce una direzione strategica e le condizioni necessarie per realizzarla.
3.3. La prima fase, 2027-2030: efficienza, innovazione e sperimentazione
Nel breve periodo la Commissione considera l’efficienza energetica lo strumento più immediato per migliorare redditività e prestazioni ambientali.
Per la pesca, le misure comprendono attrezzi a minore resistenza idrodinamica, ottimizzazione delle rotte, monitoraggio dei consumi, interventi sui motori e miglioramento delle caratteristiche degli scafi.
Per l’acquacoltura, le opportunità riguardano gestione energetica, elettrificazione, isolamento degli impianti, energie rinnovabili e maggiore efficienza nell’utilizzazione delle risorse.
Un ruolo importante viene attribuito agli audit energetici, che consentono di individuare gli interventi più adatti alle caratteristiche delle singole attività.
Parallelamente, la Commissione intende rafforzare ricerca e sperimentazione su nuovi sistemi di propulsione, combustibili alternativi, attrezzi selettivi, digitalizzazione e applicazioni dell’intelligenza artificiale.
La Roadmap riconosce che molte tecnologie necessarie per completare la transizione non sono ancora pienamente mature o economicamente praticabili.
Per questo risultano fondamentali i progetti dimostrativi in condizioni operative reali, capaci di collegare ricerca, industria e utilizzatori finali.
Gli strumenti europei già disponibili, tra cui FEAMPA, Horizon Europe e la Missione Restore our Ocean and Waters, possono contribuire a sostenere questa fase.
3.4. La seconda fase, 2031-2040, e l’orizzonte del 2050
Nel periodo 2031–2040, l’obiettivo sarà passare dalla sperimentazione alla diffusione su scala più ampia delle tecnologie che avranno raggiunto una maturità adeguata.
Tre condizioni saranno determinanti: riduzione dei divari di costo rispetto alle tecnologie tradizionali, disponibilità delle infrastrutture e sviluppo delle competenze.
La transizione proseguirà dopo il 2040, con l’obiettivo di completare la decarbonizzazione entro il 2050.
La Commissione prevede che proprio nell’ultimo decennio possano verificarsi i progressi più rapidi, grazie alla maggiore maturità delle tecnologie e alla diffusione delle infrastrutture.
Occorre distinguere questi orientamenti dagli obiettivi generali della politica climatica europea.
La neutralità climatica entro il 2050 costituisce un obiettivo giuridicamente vincolante dell’Unione. La Roadmap settoriale contribuisce a questo percorso, ma non stabilisce autonomamente un obbligo quantitativo uniforme di riduzione delle emissioni per tutte le attività di pesca e acquacoltura entro il 2040.
3.5. Cantieristica, porti e investimenti: le condizioni della transizione
La decarbonizzazione della pesca e dell’acquacoltura richiede interventi che vanno oltre i due settori.
Occorrono nuove tecnologie navali, infrastrutture energetiche, reti elettriche, capacità industriale e condizioni adeguate di finanziamento.
La Commissione collega esplicitamente la Roadmap alla strategia industriale marittima europea, alla politica per i porti e alle iniziative sulle infrastrutture per i combustibili alternativi.
Un’attenzione particolare riguarda i porti piccoli e medi, spesso fondamentali per le flotte da pesca e le attività acquicole, ma caratterizzati da esigenze diverse rispetto ai grandi scali commerciali.
Sul piano finanziario, la Commissione prevede una combinazione di risorse pubbliche, investimenti privati, garanzie e strumenti di condivisione del rischio.
La transizione energetica diventa così una questione di politica industriale e finanziaria europea: non sarà sufficiente chiedere alle imprese di adottare tecnologie più sostenibili, se non saranno disponibili infrastrutture, capitali e condizioni economiche adeguate.
4. Imprese, lavoro e comunità costiere: le condizioni economiche e sociali della trasformazione
La Visione 2040 riconosce che il futuro della pesca e dell’acquacoltura non dipende soltanto dalla disponibilità delle risorse naturali o dalle tecnologie.
Dipende anche dalla capacità delle imprese di generare reddito, attrarre investimenti e offrire opportunità professionali alle nuove generazioni.
4.1. Redditività e nuovi modelli economici
La limitata redditività di numerose attività rappresenta uno dei principali ostacoli alla modernizzazione.
La Commissione sottolinea la necessità di sviluppare modelli economici più solidi, capaci di combinare sostenibilità ambientale, efficienza produttiva e creazione di valore.
L’obiettivo non è necessariamente aumentare le catture, ma accrescere il valore economico generato dalle risorse utilizzate.
In questa prospettiva assumono importanza l’organizzazione dell’offerta, la trasformazione dei prodotti, la diversificazione delle attività e il rafforzamento delle organizzazioni di produttori.
La Commissione incoraggia anche una maggiore integrazione della piccola pesca e dei produttori acquicoli nelle organizzazioni collettive, per migliorare capacità negoziale, accesso ai mercati e servizi condivisi.
4.2. Piccola pesca e grandi flotte: esigenze differenti
La diversità delle flotte europee costituisce una caratteristica strutturale del settore.
La piccola pesca costiera contribuisce spesso in modo determinante all’occupazione, al patrimonio culturale e alla vitalità economica delle comunità locali.
Le flotte più grandi possono invece contribuire maggiormente ai volumi di approvvigionamento, all’innovazione tecnologica e alla produttività.
La Visione 2040 riconosce queste differenze e invita a sviluppare strategie di transizione adeguate ai diversi segmenti.
Particolare attenzione è rivolta alla piccola pesca, che può incontrare maggiori difficoltà nell’accesso ai capitali, alle tecnologie e alle opportunità di mercato.
La Commissione richiama inoltre la possibilità di utilizzare lo sviluppo locale di tipo partecipativo (Community-Led Local Development, CLLD) per sostenere iniziative costruite sulle caratteristiche dei territori.
4.3. Il ricambio generazionale e le professioni del mare
L’invecchiamento degli operatori costituisce una delle principali criticità riconosciute dalla Commissione.
La disponibilità di risorse ittiche e di impianti produttivi non garantisce, da sola, la continuità delle attività se mancano giovani disponibili a intraprendere queste professioni.
La Visione collega il ricambio generazionale alla redditività delle imprese, alla sicurezza sul lavoro, alla stabilità dei redditi e alle prospettive professionali.
Nel 2027 la Commissione intende presentare una strategia per il ricambio generazionale nell’economia blu, valutando anche apprendistati retribuiti, tutoraggio, qualifiche riconosciute e possibili forme di sostegno all’accesso alla prima imbarcazione o attività acquicola.
L’obiettivo è combinare il patrimonio di conoscenze delle comunità marittime con le competenze necessarie per affrontare la trasformazione tecnologica.
4.4. Competenze, sicurezza e condizioni di lavoro
La digitalizzazione, i nuovi sistemi energetici e l’innovazione produttiva richiederanno competenze sempre più articolate.
La Commissione richiama l’importanza della formazione continua, della sicurezza e del riconoscimento delle qualifiche.
Entro la primavera del 2028 è prevista una proposta per integrare nel diritto europeo gli standard della Convenzione internazionale STCW-F sulla formazione, certificazione e tenuta della guardia del personale dei pescherecci.
La Visione sottolinea inoltre la necessità di migliorare le condizioni di lavoro, promuovere la partecipazione femminile e garantire tutele adeguate ai lavoratori provenienti da Paesi terzi.
La modernizzazione deve riguardare quindi anche la qualità del lavoro, non soltanto l’efficienza delle imbarcazioni e degli impianti.
4.5. Diversificazione economica e sviluppo delle comunità costiere
Una delle prospettive proposte dalla Commissione è la diversificazione delle fonti di reddito.
Tra le possibilità figurano il pescaturismo, le filiere locali, le cooperative di trasformazione, la valorizzazione territoriale dei prodotti e la partecipazione ad attività di raccolta dei dati e osservazione degli ecosistemi marini.
I gruppi di azione locale della pesca possono contribuire a sviluppare iniziative adattate alle caratteristiche economiche e sociali dei territori.
La Visione 2040 attribuisce dunque alla pesca e all’acquacoltura anche una funzione territoriale: non soltanto produrre alimenti, ma contribuire alla continuità economica e sociale delle comunità costiere e insulari.
5. Le risorse finanziarie: la pesca e l’acquacoltura nel bilancio UE 2028-2034
La trasformazione delineata dalla Visione 2040 richiederà investimenti considerevoli.
Modernizzazione delle flotte, sviluppo dell’acquacoltura, decarbonizzazione, innovazione e ricambio generazionale non potranno essere realizzati senza strumenti finanziari adeguati.
La questione assume particolare rilievo nel contesto del negoziato sul Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028–2034, che prevede una profonda trasformazione dell’architettura del bilancio europeo.
5.1. Il finanziamento della politica comune della pesca nel periodo 2021-2027
Nell’attuale programmazione 2021-2027, il principale strumento finanziario settoriale è il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA), disciplinato dal regolamento (UE) 2021/1139.
Il Fondo dispone di una dotazione europea di circa 6,1 miliardi di euro per il periodo 2021-2027.
Sostiene, tra l’altro, la pesca sostenibile, la conservazione delle risorse biologiche acquatiche, lo sviluppo dell’acquacoltura, la trasformazione e commercializzazione dei prodotti, lo sviluppo delle comunità costiere e la governance internazionale degli oceani.
Il FEAMPA si inserisce nel quadro dei fondi a gestione concorrente, attraverso programmi nazionali approvati dalla Commissione e attuati dalle autorità competenti degli Stati membri.
Questo assetto garantisce una riconoscibilità settoriale delle risorse, pur mantenendo significative responsabilità nazionali nella programmazione e nell’attuazione.
5.2. La proposta della Commissione per il QFP 2028-2034
La proposta di bilancio europeo per il periodo 2028–2034 introduce un’architettura profondamente diversa, caratterizzata da una maggiore integrazione tra politiche e strumenti finanziari.
Uno degli elementi centrali è rappresentato dai Piani di partenariato nazionali e regionali, destinati a riunire interventi che nell’attuale programmazione sono sostenuti attraverso diversi fondi e programmi.
Anche la pesca e l’acquacoltura sono interessate da questa trasformazione.
La Visione 2040 precisa che la Commissione ha proposto una dotazione minima riservata di 2 miliardi di euro, nell’ambito dei futuri Piani, per le funzioni fondamentali della politica comune della pesca.
Gli Stati membri potranno integrare queste risorse, secondo le rispettive priorità, anche per affrontare esigenze di controllo, raccolta dei dati, sviluppo dell’acquacoltura, ricambio generazionale e sviluppo territoriale.
La proposta indica inoltre ulteriori possibilità attraverso il futuro Fondo europeo per la competitività [COM(2026) 701 final, sezione 6.2].
È necessario evitare un confronto diretto tra i 6,1 miliardi del FEAMPA 2021-2027 e i 2 miliardi riservati nella nuova proposta.
I due importi non rappresentano perimetri finanziari equivalenti: il primo riguarda la dotazione di un fondo settoriale, il secondo una quota minima riservata all’interno di una diversa architettura di finanziamento.
La dimensione effettiva delle risorse future dipenderà anche dalle scelte di programmazione e dalle opportunità offerte dagli altri strumenti europei.
5.3. I Piani di partenariato nazionali e regionali
La maggiore integrazione finanziaria proposta dalla Commissione presenta opportunità e criticità.
Da un lato, potrebbe favorire interventi più coordinati tra pesca, acquacoltura, sviluppo territoriale, innovazione, energia e formazione professionale.
Gli investimenti nelle infrastrutture portuali, ad esempio, possono produrre benefici per diversi settori economici, mentre lo sviluppo dell’acquacoltura può creare sinergie con agricoltura, gestione delle acque e bioeconomia.
Dall’altro lato, l’inserimento delle misure settoriali in strumenti più ampi potrebbe aumentare la competizione tra priorità nazionali e territoriali.
La questione è particolarmente delicata per i settori caratterizzati da imprese di piccole dimensioni, limitata redditività e fabbisogni specifici difficilmente riconducibili alle priorità di altri comparti economici.
La Commissione invita pertanto Stati membri e autorità regionali a tradurre la Visione 2040 in strategie territoriali e settoriali, anche attraverso i futuri Piani.
La capacità delle amministrazioni nazionali e regionali di programmare interventi coerenti diventerà quindi una delle condizioni decisive per l’attuazione della strategia.
5.4. Le sinergie con competitività, ricerca e innovazione
La Visione 2040 individua possibili collegamenti con il futuro Fondo europeo per la competitività e con gli strumenti europei di ricerca e innovazione.
Le priorità comprendono tecnologie energetiche pulite, cantieristica, digitalizzazione, innovazione produttiva e soluzioni industriali per valorizzare le risorse biologiche acquatiche.
Il collegamento con le politiche industriali europee appare particolarmente rilevante per la transizione energetica.
Nuovi sistemi di propulsione, infrastrutture portuali, tecnologie per l’acquacoltura e processi di trasformazione richiedono infatti interventi che superano l’ambito tradizionale della politica della pesca.
La maggiore integrazione può creare opportunità di investimento, ma richiede che gli strumenti siano concretamente accessibili alle imprese del settore.
5.5. Sovvenzioni, strumenti finanziari e investimenti privati
La Commissione riconosce che le risorse pubbliche non saranno sufficienti a finanziare integralmente la trasformazione.
La Visione propone quindi di rafforzare il ricorso a strumenti finanziari, garanzie, partecipazioni al capitale e meccanismi di condivisione dei rischi, coinvolgendo anche la Banca europea per gli investimenti e le banche nazionali di promozione.
Il sostegno pubblico dovrebbe concentrarsi soprattutto sugli investimenti che, senza un intervento pubblico, non verrebbero realizzati, in particolare per l’innovazione e le tecnologie più rischiose.
Le sovvenzioni e l’assistenza tecnica restano tuttavia importanti per gli operatori di piccole dimensioni, il miglioramento della sicurezza, le competenze e il ricambio generazionale.
La Visione prevede inoltre, entro la fine del 2027, uno studio sulla possibilità di utilizzare i diritti di pesca per migliorare l’accesso ai finanziamenti, anche mediante garanzie o eventuali mercati secondari.
Si tratta di una prospettiva ancora da valutare, che solleva questioni rilevanti sull’accesso alle opportunità di pesca e sul rischio di concentrazione economica.
5.6. Le questioni aperte del nuovo quadro finanziario
Il problema fondamentale riguarda la coerenza tra gli obiettivi della Visione 2040 e le risorse che saranno effettivamente disponibili.
La strategia richiede investimenti di lungo periodo, mentre la futura architettura finanziaria presenta ancora elementi di incertezza, legati all’esito dei negoziati sul QFP e alle successive scelte di programmazione.
Occorrerà verificare se la maggiore integrazione tra politiche consentirà di mobilitare investimenti aggiuntivi oppure se produrrà una minore visibilità delle risorse destinate alla pesca e all’acquacoltura.
Un secondo problema riguarda l’accessibilità degli strumenti finanziari, soprattutto per le piccole imprese e gli operatori che non dispongono di garanzie patrimoniali o capacità amministrative adeguate.
Una strategia di lungo periodo non può essere valutata soltanto dalla qualità degli obiettivi: occorre verificare se dispone delle risorse e degli strumenti necessari per realizzarli.
Nel caso della Visione 2040, il negoziato sul QFP 2028-2034 rappresenta quindi uno dei passaggi più importanti per misurarne la concreta credibilità.
6. Governare lo spazio marittimo: tra produzione alimentare, energia e tutela degli ecosistemi
La disponibilità di spazi adeguati costituisce una condizione fondamentale per il futuro della pesca e dell’acquacoltura.
Il mare è tuttavia interessato da una crescente competizione tra utilizzazioni differenti: produzione alimentare, trasporti, energia rinnovabile offshore, infrastrutture, conservazione della biodiversità e ripristino degli ecosistemi.
La Visione 2040 colloca questa questione al centro della governance europea degli oceani.
6.1. La crescente competizione per gli spazi marittimi
Le attività economiche e ambientali che utilizzano lo spazio marittimo non possono essere considerate separatamente.
Lo sviluppo delle infrastrutture energetiche offshore può incidere sulle zone tradizionalmente utilizzate dalla pesca; la realizzazione di nuovi impianti acquicoli richiede spazi adeguati; l’espansione delle aree marine protette introduce ulteriori esigenze di compatibilità.
La Commissione propone di affrontare questi problemi attraverso una pianificazione capace di valutare le interazioni tra le attività, gli impatti cumulativi e le condizioni ambientali dei diversi territori.
La produzione alimentare viene riconosciuta come una delle utilizzazioni strategiche dello spazio marittimo, da considerare insieme alle altre priorità economiche e ambientali.
6.2. Il ruolo della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo
Il principale riferimento giuridico è la direttiva 2014/89/UE, che ha istituito un quadro europeo per la pianificazione dello spazio marittimo.
La direttiva mira a promuovere una gestione integrata delle attività marittime, favorendo lo sviluppo sostenibile delle economie del mare e la protezione degli ecosistemi.
La sua attuazione è stata oggetto di successive valutazioni della Commissione, che hanno evidenziato progressi nella predisposizione dei piani nazionali, ma anche difficoltà nel coordinamento tra settori, amministrazioni e Paesi.
La Visione 2040 riprende questi problemi, sottolineando la necessità di integrare più efficacemente pesca e acquacoltura nelle decisioni relative agli spazi marittimi.
6.3. Coesistenza e utilizzazione multipla degli spazi
La Commissione promuove approcci di multiuse by design, fondati sulla possibilità di progettare forme compatibili di utilizzazione multipla degli spazi.
Un esempio riguarda l’integrazione tra impianti eolici offshore e acquacoltura di molluschi o alghe, quando le condizioni tecniche e ambientali lo consentono.
La Visione considera inoltre la possibilità di integrare determinate attività di acquacoltura a basso impatto nelle aree marine protette, purché compatibili con gli obiettivi di conservazione.
Queste soluzioni non possono essere considerate universalmente applicabili: richiedono valutazioni specifiche sugli ecosistemi, sulla sicurezza e sulle interazioni tra attività economiche.
La pianificazione deve quindi assicurare trasparenza, partecipazione degli operatori e valutazioni ambientali fondate sulle migliori conoscenze scientifiche.
6.4. Il futuro Ocean Act
La Commissione intende presentare all’inizio del 2027 un Ocean Act, già annunciato nel Patto europeo per gli Oceani del 2025 [COM(2025) 281 final].
L’iniziativa dovrebbe svilupparsi a partire dalla revisione della direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo, coordinandosi con quella sulla strategia per l’ambiente marino.
L’obiettivo dichiarato è costruire un quadro più coerente per la gestione sostenibile degli oceani, riducendo le sovrapposizioni normative e migliorando il coordinamento delle politiche.
Per pesca e acquacoltura, la futura iniziativa potrebbe assumere particolare rilievo nell’accesso agli spazi e nella gestione dei conflitti tra utilizzazioni.
6.5. Il ruolo degli Stati membri e delle regioni
La concreta organizzazione degli spazi marittimi dipende in larga misura dalle autorità nazionali e, secondo gli ordinamenti interni, da quelle regionali.
La Visione richiama la necessità di processi partecipativi, capaci di coinvolgere operatori economici, comunità costiere e altri soggetti interessati.
Le decisioni dovranno basarsi anche su strumenti avanzati di conoscenza degli ecosistemi, come Copernicus Marine Service, EMODnet e il gemello digitale europeo dell’oceano.
La qualità della pianificazione marittima diventerà una condizione essenziale per conciliare sviluppo economico, produzione alimentare e tutela degli ecosistemi.
7. La dimensione internazionale: commercio, geopolitica e diplomazia della pesca
La pesca e l’acquacoltura europee operano in un sistema profondamente internazionalizzato.
Una parte significativa degli approvvigionamenti proviene da Paesi terzi; numerosi stock sono condivisi tra Stati; una componente della flotta europea opera al di fuori delle acque dell’Unione.
La Visione 2040 è pertanto accompagnata da una specifica strategia per l’azione esterna europea nel settore della pesca, contenuta nell’allegato I della Comunicazione.
7.1. La dimensione globale delle risorse e degli approvvigionamenti
La gestione delle risorse marine richiede forme di cooperazione che superano i confini nazionali.
L’Unione opera attraverso accordi multilaterali, organizzazioni regionali di gestione della pesca, accordi bilaterali e strumenti commerciali.
La Commissione intende rafforzare la coerenza tra questi strumenti, utilizzando anche il peso del mercato europeo per promuovere standard ambientali e sociali più elevati.
La strategia richiama in particolare la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), gli accordi internazionali sugli stock ittici, l’Accordo BBNJ sulla biodiversità nelle aree oltre la giurisdizione nazionale e l’Accordo dell’Organizzazione mondiale del commercio sulle sovvenzioni alla pesca.
L’obiettivo è contribuire a una governance internazionale fondata su regole condivise, conoscenze scientifiche e responsabilità degli Stati.
7.2. La lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata
Il contrasto alla pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) costituisce una priorità centrale.
Queste attività compromettono la conservazione delle risorse, alterano le condizioni di concorrenza e possono essere associate a violazioni dei diritti dei lavoratori.
La Commissione intende rafforzare controlli, trasparenza e cooperazione internazionale, anche attraverso il sistema digitale CATCH per la certificazione delle catture.
Un’attenzione particolare riguarda le registrazioni delle imbarcazioni, i trasbordi in mare, l’utilizzazione delle bandiere di comodo e l’identificazione dei titolari effettivi delle imprese.
La strategia prevede inoltre una maggiore cooperazione tra autorità della pesca, dogane, amministrazioni portuali e organismi responsabili dei controlli finanziari.
L’Unione conferma la disponibilità a utilizzare le misure previste dal proprio quadro normativo, comprese le restrizioni all’accesso al mercato per i prodotti provenienti da Paesi che non affrontino adeguatamente la pesca illegale.
7.3. Gli accordi internazionali e le organizzazioni regionali
Le organizzazioni regionali di gestione della pesca (Regional Fisheries Management Organisations, RFMO) svolgono un ruolo essenziale nella gestione degli stock condivisi e delle attività in acque internazionali.
La Commissione propone di rafforzarne le capacità scientifiche, la trasparenza, i sistemi di controllo e l’integrazione delle considerazioni climatiche.
Un tema particolarmente rilevante è la sovraccapacità delle flotte mondiali, che può contribuire allo sfruttamento eccessivo delle risorse.
La strategia europea intende inoltre promuovere l’attuazione dell’Accordo dell’OMC sulle sovvenzioni alla pesca, entrato in vigore il 15 settembre 2025, e proseguire i negoziati sulle forme di sostegno pubblico che contribuiscono alla sovraccapacità e alla pesca eccessiva.
7.4. Una nuova generazione di accordi di partenariato per una pesca sostenibile
Gli accordi di partenariato per una pesca sostenibile (Sustainable Fisheries Partnership Agreements, SFPA) costituiscono uno degli strumenti principali dell’azione esterna europea.
Attraverso questi accordi, l’Unione disciplina l’accesso delle proprie flotte alle risorse di Paesi partner, accompagnandolo con forme di cooperazione e sostegno settoriale.
La Commissione intende sviluppare una nuova generazione di accordi, soprattutto con Paesi dell’Africa occidentale, dell’Oceano Indiano e del Pacifico.
Le priorità comprendono una maggiore trasparenza, il rafforzamento delle basi scientifiche, migliori sistemi di controllo e una maggiore coerenza con gli obiettivi della cooperazione internazionale.
Particolare attenzione viene attribuita anche all’efficacia delle risorse finanziarie europee e ai benefici prodotti per i Paesi partner.
La strategia propone collegamenti più stretti con Global Gateway e con gli strumenti europei di cooperazione esterna, per sostenere investimenti, capacità amministrative e sviluppo sostenibile delle economie marittime.
7.5. Commercio internazionale e condizioni di concorrenza
La dipendenza dalle importazioni rende il commercio internazionale una componente fondamentale della Visione 2040.
La Commissione intende utilizzare gli accordi commerciali e gli strumenti di accesso al mercato per rafforzare il rispetto degli standard ambientali e sociali.
Una proposta particolarmente significativa riguarda l’introduzione di requisiti di sostenibilità nel regime dei contingenti tariffari autonomi per i prodotti della pesca, sulla base delle valutazioni e delle analisi d’impatto in corso.
La strategia richiama inoltre l’attuazione della normativa europea sul lavoro forzato e una maggiore attenzione alla trasparenza delle filiere.
Il problema è conciliare tre obiettivi: mantenere approvvigionamenti sufficienti, garantire condizioni di concorrenza equilibrate e promuovere standard internazionali più elevati.
L’Unione deve evitare che i produttori europei sostengano costi legati a obblighi ambientali e sociali senza adeguate garanzie rispetto ai prodotti concorrenti.
Al tempo stesso, deve assicurare che le proprie politiche commerciali contribuiscano effettivamente alla sostenibilità globale delle risorse.
7.6. Il Mediterraneo e il Mar Nero nella strategia europea
La dimensione mediterranea assume particolare rilievo anche per l’Italia.
La Commissione intende rafforzare la cooperazione attraverso la Commissione generale per la pesca nel Mediterraneo (CGPM/GFCM) e la Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico (ICCAT).
La strategia collega queste iniziative al più ampio Patto per il Mediterraneo, riconoscendo la necessità di affrontare congiuntamente sostenibilità degli stock, pesca illegale, cambiamento climatico e concorrenza.
Un passaggio importante sarà la nuova dichiarazione ministeriale MedFish4ever, prevista nel 2027.
Nel Mar Nero, la cooperazione regionale viene collegata anche alle politiche europee di allargamento.
La dimensione esterna della Visione 2040 mostra che la sicurezza alimentare europea non può essere costruita soltanto all’interno dei confini dell’Unione.
Dipende anche dalla capacità europea di promuovere regole condivise, cooperazione internazionale e gestione sostenibile delle risorse marine.
8. Dalla Visione 2040 all’attuazione: iniziative, responsabilità e questioni aperte
La Visione 2040 definisce un orientamento di lungo periodo, ma la sua attuazione dipenderà da una pluralità di decisioni successive.
La Commissione annuncia iniziative legislative, strategie settoriali, strumenti di coordinamento e studi preparatori, mentre numerose responsabilità rimangono affidate agli Stati membri e agli operatori economici.
Il problema centrale diventa quindi comprendere come trasformare gli indirizzi strategici in regole, investimenti e risultati verificabili.
8.1. Le principali iniziative annunciate per il 2027-2028
La Comunicazione contiene un calendario articolato di iniziative.
Nel 2027 sono previsti, tra gli altri, l’avvio della valutazione di possibili nuovi indicatori della capacità effettiva di cattura delle flotte, l’iniziativa europea per l’acquacoltura sostenibile, la strategia per il ricambio generazionale nell’economia blu e la Blue Bioeconomy Innovation Initiative.
Entro la fine dello stesso anno la Commissione intende presentare una proposta per affrontare gli ostacoli normativi e amministrativi allo sviluppo dell’acquacoltura.
Sono inoltre previsti un documento tecnico sui servizi ecosistemici dell’acquacoltura sostenibile e uno studio sulle possibilità di utilizzare i diritti di pesca per migliorare l’accesso al credito.
All’inizio del 2027 è attesa anche la proposta dell’Ocean Act e una strategia europea per la ricerca e l’innovazione in materia di oceani e acque.
Nella primavera del 2028, la Commissione prevede una proposta per integrare nel diritto europeo gli standard internazionali STCW-F sulla formazione e certificazione del personale dei pescherecci.
Queste iniziative presentano natura e portata differenti: alcune potranno tradursi in proposte legislative, altre in documenti strategici, strumenti di cooperazione o attività preparatorie.
È quindi essenziale non confondere gli annunci della Commissione con misure già adottate e giuridicamente vincolanti.

8.2. Il ruolo degli Stati membri, delle regioni e degli operatori
Una parte significativa dell’attuazione dipenderà dalle autorità nazionali e regionali.
Gli Stati membri saranno chiamati a migliorare la gestione delle capacità delle flotte, utilizzare criteri trasparenti nell’assegnazione delle possibilità di pesca, rafforzare i controlli e promuovere investimenti coerenti con gli obiettivi della Visione.
Per l’acquacoltura, particolare importanza avranno le procedure autorizzative, l’accesso agli spazi e alle risorse idriche e l’integrazione con la pianificazione territoriale.
Le autorità regionali e locali potranno contribuire attraverso la programmazione degli investimenti, lo sviluppo delle infrastrutture e le iniziative di sviluppo locale.
Anche le organizzazioni dei produttori e gli altri soggetti economici saranno chiamati a partecipare alla trasformazione, attraverso innovazione, formazione, cooperazione e nuovi modelli imprenditoriali.
La Visione propone quindi una governance multilivello, nella quale il ruolo dell’Unione consiste nell’indicare la direzione comune e predisporre gli strumenti, mentre la concreta realizzazione dipende da una pluralità di attori.
8.3. Ricerca scientifica, innovazione e conoscenza degli ecosistemi
La disponibilità di dati affidabili costituisce una condizione essenziale per la gestione sostenibile delle risorse.
La Commissione intende rafforzare il collegamento tra ricerca scientifica e decisioni pubbliche, migliorando la conoscenza degli stock, degli ecosistemi e degli effetti del cambiamento climatico.
La Visione richiama strumenti europei come Copernicus, EMODnet, il gemello digitale dell’oceano e l’iniziativa OceanEye.
L’obiettivo è utilizzare più efficacemente le informazioni per monitorare le risorse, individuare i rischi e sostenere le decisioni.
La Commissione promuove inoltre il principio collect once, use many times, per valorizzare i dati raccolti e ridurre gli oneri amministrativi.
Una maggiore integrazione tra conoscenze scientifiche, tecnologie digitali e governance può migliorare tanto l’efficacia dei controlli quanto la capacità degli operatori di adattarsi alle trasformazioni.
8.4. Le condizioni per il successo della strategia
La Visione 2040 affronta problemi che non possono essere risolti attraverso un singolo intervento normativo o finanziario.
Il successo dipenderà dalla coerenza tra politiche, dalla disponibilità di risorse e dalla capacità amministrativa di attuare le iniziative.
La semplificazione normativa, ad esempio, dovrà rendere più prevedibili le condizioni di investimento senza compromettere gli standard di tutela ambientale.
La modernizzazione delle flotte dovrà migliorare efficienza e condizioni di lavoro senza determinare un aumento della pressione sulle risorse.
La crescita dell’acquacoltura dovrà contribuire alla sicurezza alimentare rispettando i limiti degli ecosistemi e la disponibilità delle risorse idriche.
Le politiche commerciali dovranno garantire approvvigionamenti sufficienti e condizioni di concorrenza equilibrate, promuovendo al tempo stesso standard internazionali di sostenibilità.
Il finanziamento della transizione dovrà infine conciliare l’esigenza di mobilitare capitali privati con quella di assicurare strumenti accessibili agli operatori più piccoli.
8.5. Le principali tensioni da governare
La Visione 2040 presenta una strategia complessiva coerente nelle sue finalità, ma lascia aperte questioni importanti.
La prima riguarda il rapporto tra competitività e sostenibilità ambientale: la ricerca di maggiore efficienza economica dovrà essere compatibile con la conservazione delle risorse e degli ecosistemi.
La seconda interessa il rapporto tra semplificazione e tutela ambientale: accelerare gli investimenti non dovrà significare ridurre la qualità delle valutazioni e delle garanzie previste dall’ordinamento europeo.
La terza concerne il rapporto tra sicurezza alimentare e apertura commerciale: rafforzare la produzione europea dovrà accompagnarsi a una gestione sostenibile delle relazioni internazionali.
La quarta riguarda la distribuzione delle opportunità economiche: la modernizzazione e l’innovazione dovranno evitare di ampliare eccessivamente il divario tra operatori grandi e piccoli.
La quinta, infine, è di natura istituzionale e finanziaria.
L’integrazione tra politiche europee potrà produrre risultati soltanto se accompagnata da responsabilità chiaramente individuate, strumenti coerenti e risorse adeguate.
È su questi aspetti che si misurerà la capacità della Visione 2040 di produrre effetti concreti.

Conclusioni: la Visione 2040 come prova della capacità europea di integrare le politiche
La nuova Visione europea per la pesca e l’acquacoltura rappresenta un tentativo di affrontare in modo integrato problemi che, per lungo tempo, sono stati considerati prevalentemente attraverso strumenti settoriali.
La gestione sostenibile degli stock rimane il fondamento della politica comune della pesca, ma viene inserita in una strategia che considera anche sicurezza alimentare, competitività delle imprese, transizione energetica, innovazione, lavoro e relazioni internazionali.
Il futuro della pesca e dell’acquacoltura non dipenderà quindi soltanto dalla capacità di conservare le risorse marine, ma anche dalla possibilità di costruire attività economicamente sostenibili e socialmente attrattive, capaci di adattarsi alle trasformazioni climatiche e tecnologiche.
La Commissione delinea una direzione di lungo periodo e annuncia iniziative concrete. Rimangono tuttavia aperte questioni decisive.
La prima riguarda la capacità di conciliare obiettivi che possono entrare in tensione: aumento della produzione e tutela degli ecosistemi, modernizzazione delle flotte e controllo della capacità di pesca, semplificazione amministrativa e garanzie ambientali.
La seconda concerne la disponibilità di investimenti adeguati. Il negoziato sul QFP 2028–2034 rappresenterà un passaggio fondamentale per verificare se la nuova architettura finanziaria sarà capace di sostenere le trasformazioni richieste.
La terza riguarda la governance. L’efficacia della strategia dipenderà dalla collaborazione tra istituzioni europee, Stati membri, autorità regionali, comunità scientifica e operatori economici.
La Visione 2040 costituisce così una concreta applicazione degli orientamenti del Patto europeo per gli Oceani del 2025: il passaggio da una strategia generale per la sostenibilità e la governance dei mari a un percorso di trasformazione delle attività produttive che utilizzano le risorse biologiche acquatiche.
Il risultato non è ancora acquisito. Dipenderà dalle scelte legislative, finanziarie e amministrative dei prossimi anni.
Ma il significato politico della Visione è già riconoscibile: la sicurezza alimentare europea non è soltanto una questione agricola. È anche una questione di salute degli ecosistemi, capacità produttiva, autonomia energetica, competitività industriale e governo delle risorse comuni.
La sfida dell’Unione europea sarà dimostrare che queste dimensioni possono rafforzarsi reciprocamente, trasformando la sostenibilità da vincolo settoriale a condizione dello sviluppo economico e sociale dell’intera economia blu.
ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:
- Comunicazione della Commissione europea, Visione 2040 per la pesca e l’acquacoltura, doc. COM(2026) 701 del 20 ottobre 2026
- Documento di lavoro dei servizi della Commissione europea, Tabella di marcia per la transizione energetica nel settore della pesca dell’UE, doc. SWD(2026) 752 del 20 ottobre 2026
- Documento di lavoro dei servizi della Commissione europea, Tabella di marcia per la transizione energetica nell’acquacoltura dell’UE, doc. SWD(2026) 753 del 20 ottobre 2026
Approfondimenti sul tema della Blue economy nell’Unione europea:
Il nuovo approccio UE:
2 luglio 2021 – Economia blu e green deal europeo: nuovo approccio 2021
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9 settembre 2016 – Le opportunità di investimento della Blue Economy nel 2016
5 settembre 2014 – La direttiva UE sulla pianificazione dello spazio marittimo (2014)
