Transizione ecologica e finanza sostenibile: il nuovo pacchetto legislativo dell’UE

21 maggio 2021 di Mauro Varotto

Il sistema finanziario svolge un ruolo decisivo nella realizzazione del Green Deal europeo, soprattutto poiché serviranno importanti investimenti per la transizione alla cosiddetta “green economy”.

In questo contesto, un quadro di riferimento a livello europeo che individui con sempre maggiore precisione quali attività economiche contribuiscono di più al conseguimento degli obiettivi ambientali dell’Unione europea, da un lato aiuterà le imprese a modificare i propri modelli aziendali; dall’altro lato, stimolerà la mobilitazione di investimenti privati nelle attività sostenibili, permettendo all’Europa di divenire climaticamente neutra entro il 2050.

La Commissione europea ha presentato tale quadro generale di riferimento sulla sostenibilità il 21 aprile scorso, adottando un ambizioso pacchetto di misure finalizzate a favorire i flussi di capitale verso attività sostenibili in tutta l’Unione europea e, quindi, a riorientare l’interesse degli investitori verso le tecnologie e verso le imprese più sostenibili.

Il pacchetto – che fa seguito alla strategia sulla finanza sostenibile del 2018 e che ho avuto modo di presentare in un precedente articolo al quale rinvio – si compone di tre serie di atti:

  • una comunicazione, che definisce l’approccio della Commissione europea alla finanza sostenibile, e un atto delegato, che fissa i primi criteri tecnici per classificare come sostenibile una attività economica;
  • una proposta di direttiva sulle informazioni che le imprese devono fornire ai mercati e al pubblico in generale circa l’impatto ambientale, economico e sociale della attività da esse svolta;
  • infine, sei atti delegati che modificano la vigente legislazione in materia di consulenza finanziaria ed assicurativa in modo da includere nelle proposte di investimento presentate ai Clienti anche informazioni sulla sostenibilità.

I criteri di definizione delle attività economiche sostenibili

Nel gruppo di 35 esperti tecnici sulla finanza sostenibile (TEG – Technical expert group on sustainable finance), istituito dalla Commissione europea il 13 giugno 2018, vi sono i rappresentanti delle principali piattaforme di investimento europee – per l’Italia, Cassa Depositi e Prestiti e Borsa Italiana – ma anche tre esperti nominati dalla stessa Commissione a titolo personale, per le riconosciute competenze nel settore; è il caso, sempre per l’Italia, dell’ing. Paolo Masoni, già responsabile del Laboratorio LCA ed Ecoprogettazione dell’Unità Tecnica Modelli, Metodi e Tecnologie per le Valutazioni Ambientali dell’ENEA.

Sul parere scientifico di questi esperti si basa l’atto delegato adottato dalla Commissione europea, che, dopo quasi un anno di intenso lavoro e ampie consultazioni pubbliche, introduce la prima serie di criteri tecnici che mirano a stabilire le attività che contribuiscono in modo sostanziale a due degli obiettivi ambientali previsti dal regolamento (UE) 2020/852 relativo all’istituzione di un quadro che favorisce gli investimenti sostenibili (conosciuto come “regolamento Tassonomia”), in vigore dal 12 luglio 2020: l’adattamento ai cambiamenti climatici e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

In pratica, la Commissione europea – sulla base dei poteri a essa conferiti dal Parlamento europeo e dal Consiglio – chiarisce meglio quali attività economiche contribuiscono di più al conseguimento degli obiettivi ambientali dell’Unione europea, al fine di evitare un ecologismo di facciata e di migliorare l’affidabilità e la comparabilità delle informazioni sulla sostenibilità fornite dal mondo delle imprese.

Tali criteri aiuteranno le imprese, gli investitori e i partecipanti ai mercati finanziari a stabilire adeguatamente quali attività possono essere considerate ecosostenibili.

Senza entrare nella analisi dei criteri tecnici, in sintesi, essi stabiliscono che una attività economica che persegue l’obiettivo dell’adattamento ai cambiamenti climatici deve caratterizzarsi per il contributo sostanziale che essa fornisce alla riduzione o alla prevenzione dell’impatto negativo, attuale o previsto, sul clima o ai rischi di tale impatto negativo, sia sull’attività stessa che sulle persone, sulla natura o sui beni.

Invece, sempre per continuare nella esemplificazione, una attività economica che persegue l’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici deve contribuire in modo sostanziale alla stabilizzazione delle emissioni di gas a effetto serra, evitandole o riducendole, o aumentando l’assorbimento dei gas serra, in coerenza con l’obiettivo a lungo termine relativo alla temperatura, previsto dall’accordo di Parigi sul clima.

La Commissione europea stima che il campo d’applicazione dell’atto delegato ricomprenda le attività economiche di circa il 40% delle società europee quotate in borsa, in settori che in Europa sono responsabili di quasi l’80% delle emissioni dirette di gas a effetto serra, quali l’energia, la silvicoltura, l’industria manifatturiera, i trasporti e l’edilizia.

L’atto delegato sulla tassonomia dell’Unione europea è un documento in divenire, che continuerà a evolvere nel tempo alla luce degli sviluppi e del progresso tecnologico. I criteri saranno riesaminati periodicamente, in modo da potervi aggiungere via via nuovi settori e attività, comprese attività di transizione e altre attività abilitanti.

Le informazioni sulla sostenibilità comunicate dalle imprese

Altra iniziativa adottata dalla Commissione nel quadro del pacchetto sulla finanza sostenibile, è una nuova direttiva sull’informativa in materia di sostenibilità fornita dalle imprese, il cosiddetto bilancio di sostenibilità (corporate sustainability reporting): la proposta rivede e rafforza le norme vigenti introdotte dalla direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario, che le imprese di maggiori dimensioni integrano nella relazione annuale sul bilancio, fornendo informazioni sulla sostenibilità ambientale, economica e sociale delle attività da essi svolte.

La direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 22 ottobre 2014, aveva già modificato a precedente direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni: tali obblighi sono entrati in vigore a partire dal bilancio 2017 e, quindi, nel 2018 circa 11.000 grandi imprese europee hanno redatto il primo bilancio sulla sostenibilità obbligatorio ai sensi della legislazione unionale.

Con questa ulteriore iniziativa, la Commissione intende creare una serie di norme che nel tempo porranno tale informativa sulla sostenibilità sullo stesso piano dell’informativa finanziaria sul bilancio. Infatti, tali obblighi di informativa sulla sostenibilità saranno estesi a tutte le grandi imprese e le società quotate: la Commissione stima che dalle attuali 11.000 imprese europee obbligate a redigere il bilancio di sostenibilità si passerà a quasi 50.000. Gli standard dettagliati che dovranno applicare tali imprese nel redigere il bilancio di sostenibilità – e che includeranno anche il principio del “non arrecare un danno significativo” (do no significant harm), che l’Unione europea sta via via applicando alla erogazione dei propri fondi – permetterà agli investitori e al grande pubblico di disporre di informazioni comparabili e, soprattutto, veritiere e affidabili.

Inoltre, la Commissione propone di elaborare norme per le grandi imprese e norme separate, e proporzionate, per le PMI, al fine di non generare un eccetto di oneri burocratici: anche le PMI non quotate potranno utilizzare, su base volontaria, gli standard semplificati del bilancio di sostenibilità.

In sostanza, la proposta mira ad assicurare che le società pubblichino informazioni affidabili e comparabili sulla sostenibilità, in risposta ai bisogni degli investitori e altri portatori di interessi; si garantirà in tal modo la coerenza delle informazioni sulla sostenibilità all’interno del sistema finanziario e le società dovranno dar conto dell’incidenza degli aspetti inerenti alla sostenibilità, come i cambiamenti climatici, sulle loro attività e l’impatto delle loro attività sui diritti umani.

Infine, la Commissione europea annuncia che, a giugno 2021, adotterà la strategia aggiornata per la finanza sostenibile, nella quale saranno definite ulteriori misure e modalità per fare in modo che il settore finanziario agevoli la transizione verso un’economia sostenibile e climaticamente neutra.

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

Comunicazione della Commissione europea, Tassonomia dell’UE, comunicazione societaria sulla sostenibilità, preferenze di sostenibilità e doveri fiduciari: dirigere i finanziamenti verso il Green Deal europeo, doc. COM(2021) 188 del 21 aprile 2021

Proposta di DIRETTIVA DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO che modifica la direttiva 2013/34 / UE, la direttiva 2004/109 / CE, la direttiva 2006/43 / CE e il regolamento (UE) n. 537/2014, per quanto riguarda l’informativa sulla sostenibilità aziendale, doc. COM(2021) 189 del 21.4.2021

Regolamento delegato (UE)… / … della Commissione del XXX che integra il regolamento (UE) 2020/852 del Parlamento europeo e del Consiglio stabilendo i criteri di vaglio tecnico per determinare le condizioni alle quali un’attività economica si qualifica come contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici o all’adattamento ai cambiamenti climatici e per determinare se tale attività economica non provoca danni significativi a nessuno degli altri obiettivi ambientali, edizione provvisoria, in inglese, doc. C(2021) 2800/3 del 21 aprile 2021

La pagina dei lavori della Commissione europea sulla finanza sostenibile è raggiungibile al seguente link.

La pagina dei lavori del Technical expert group on sustainable finance (TEG) è raggiungibile al seguente link.

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