Le emissioni industriali sono sostanze inquinanti – come, ad esempio, gli ossidi di zolfo, gli ossidi di azoto, l’ammonio, il particolato, il metano, il mercurio e altri metalli pesanti – che sono rilasciate nell’aria, nell’acqua e nel suolo dagli impianti industriali con danni per la salute umana e l’ambiente.

All’origine delle emissioni industriali vi sono attività quali la produzione di energia elettrica e cemento, la gestione e l’incenerimento dei rifiuti e l’allevamento intensivo del bestiame.

Queste emissioni inquinanti possono causare asma, bronchite, tumori, ipertensione arteriosa, infarto e ictus, con costi sanitari dell’ordine di miliardi di euro e centinaia di migliaia di decessi prematuri ogni anno. Per non parlare dei danni agli ecosistemi, ai raccolti e all’ambiente edificato.

Inoltre, le emissioni industriali danneggiano anche gli ecosistemi, le colture e l’ambiente edificato.

Per questo motivo, il 24 novembre 2010 le Istituzioni dell’Unione europea approvarono la direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali (IED).

Grazie a tale legislazione europea, negli ultimi 15 anni in Europa le emissioni nell’atmosfera di molti inquinanti riconducibili agli impianti industriali e agli allevamenti intensivi di maggiori dimensioni sono diminuite del 40-75%. Nello stesso periodo anche le emissioni di metalli pesanti nell’acqua hanno registrato un calo fino al 50%.

Tuttavia, nonostante i successi ottenuti dalla direttiva nel ridurre le emissioni, gli oltre 50.000 impianti industriali attualmente interessati da tale normativa – circa 30.000 grandi impianti industriali e circa 20.000 grandi allevamenti avicoli e suinicoli – rappresentano solo il 40% circa delle emissioni di gas a effetto serra, oltre il 50% delle emissioni totali nell’atmosfera di ossidi di zolfo (SOx), metalli pesanti e altre sostanze nocive e il 30% circa di quelle di ossidi di azoto (NOx) e particelle sottili (PM10).

Servono, pertanto, ulteriori interventi per continuare a ridurre le emissioni industriali inquinanti nell’atmosfera; inoltre, la direttiva IED è applicata da molti anni ed è ormai necessario modernizzarla, semplificarne alcuni aspetti e aggiornarla in linea con gli obiettivi del Green Deal europeo.

A tal fine, la Commissione europea ha appena presentato un quadro legislativo riveduto, che mira ad accompagnare la trasformazione verde e circolare dell’industria a lungo termine, con notevoli benefici per la salute e l’ambiente stimolando l’ingresso nel mercato di tecniche e processi innovativi di cui le nuove norme promuoveranno la rapida diffusione stimolando l’adozione di processi più ecologici, più efficienti e più competitivi.

Quali sono le modifiche principali che la Commissione europea propone alla direttiva IED?

La prevenzione e la riduzione dell’inquinamento continueranno a basarsi sul processo di autorizzazione stabilito dalla IED, che fa riferimento alle migliori tecniche disponibili (BAT, Best Available Techniques), ma il quadro sarà rafforzato da misure volte a migliorare l’efficacia:

  • in sede di revisione delle autorizzazioni o di fissazione di nuove condizioni di autorizzazione, le autorità degli Stati membri competenti per il rilascio dovranno applicare valori limite più severi per le emissioni inquinanti, contrariamente a quanto accade ora in cui circa l’80% delle autorizzazioni si attiene ai valori minimi consentiti;
  • il quadro dell’Unione europea per la prevenzione e la riduzione delle emissioni industriali diventerà più lungimirante e innovativo, grazie anche alla creazione di un centro di innovazione per la trasformazione e le emissioni industriali (INCITE);
  • la copertura della IED sarà estesa ad altre attività zootecniche e industriali, per mantenere il passo con l’evoluzione dell’economia: anche i nuovi settori potenzialmente molto inquinanti o grandi utilizzatori di risorse dovranno contenere i danni ambientali alla fonte applicando le migliori tecniche disponibili;
  • sarà prestata maggiore attenzione all’efficienza e al riutilizzo di energia, acqua e materiali, nonché alla promozione dell’uso di sostanze chimiche più sicure e meno tossiche o non tossiche nei processi industriali;
  • infine, si garantirà l’applicazione concomitante delle tecniche di disinquinamento e decarbonizzazione, ove possibile, per conseguire i massimi risultati sanitari e ambientali e sfruttare le sinergie sul piano tecnologico e degli investimenti. Ciò contribuirà a conseguire gli obiettivi di inquinamento zero e zero emissioni nette di carbonio che l’Unione si è posta per il 2030 e i suoi obiettivi a lungo termine di neutralità climatica per il 2050.

Tra i nuovi settori che la Commissione europea propone di includere nel campo d’applicazione della IED vi sono in particolare:

  • gli stabilimenti dell’industria estrattiva (miniere) di metalli, metalli delle terre rare e minerali industriali. Sono esclusi i minerali per la produzione di energia, come il carbone, e le cave di aggregati;
  • le “megafabbriche” di batterie per l’elettromobilità: un settore in crescita, importante per la trasformazione industriale e complementare al regolamento sulle batterie, per gli stabilimenti su grande scala;
  • l’allevamento su larga scala di bovini e un numero maggiore di allevamenti suinicoli e avicoli. Tutti gli allevamenti di bovini, suini e pollame con oltre 150 unità di bestiame adulto (UBA) rientreranno nel campo di applicazione della direttiva. Il numero degli allevamenti intensivi regolamentati di bovini, suini e pollame aumenterà pertanto fino a coprire il 13% delle aziende zootecniche più grandi dell’Unione, tra le quali figurano per la prima volta gli allevamenti di bovini. Queste aziende, 185.000 in totale, collettivamente sono responsabili del 60% delle emissioni di ammoniaca e del 43% delle emissioni di metano prodotte dal bestiame nell’Unione. Intervenendo su queste aziende la riduzione dell’inquinamento dell’aria, del suolo e delle acque/acque sotterranee sarebbe molto maggiore, in particolare per quanto riguarda le emissioni di metano e ammoniaca dovute all’allevamento di bestiame con un aumento della copertura delle emissioni di ammoniaca, dall’attuale 18% al 60%; e un aumento della copertura delle emissioni di metano, dall’attuale 3% al 43%.

Il numero degli stabilimenti industriali che rientreranno ex novo nel campo di applicazione ampliato della direttiva si situerà tra 1.500 e 1.900.

In termini monetari i benefici per la salute umana derivanti dalla riduzione del metano e dell’ammoniaca rilasciati dall’insieme degli allevamenti di bovini, suini e pollame che rientrano nel campo di applicazione rivisto della IED sono stati calcolati in oltre 5,5 miliardi di euro all’anno, senza contare il miglioramento dei sistemi ecologici.

La proposta della Commissione concede agli Stati membri 18 mesi per recepire la direttiva nel diritto nazionale dopo l’adozione da parte del Parlamento europeo e del Consiglio. Successivamente saranno elaborate le migliori tecniche disponibili: una volta adottate dalla Commissione, i gestori di impianti industriali dovranno adeguarvisi entro quattro anni e gli agricoltori entro tre.

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