Il futuro delle relazioni tra l’Unione europea e la Cina

9 agosto 2019 di Mauro Varotto

Negli ultimi dieci anni il potere economico e l’influenza politica della Cina sono aumentati in una misura e a una velocità senza precedenti, a conferma della sua ambizione di assumere un ruolo guida sulla scena mondiale che, di fatto, è stato di recente sancito dalla tradizionale classifica sulle maggiori aziende al mondo per fatturato, la “Fortune Global 500”, la quale, per la prima volta nella storia, vede le aziende cinesi presenti in graduatoria superare quelle americane: 129 contro 121.

La Cina, pertanto, non può più essere considerata un paese in via di sviluppo, perché fa parte degli attori fondamentali a livello mondiale e delle principali potenze tecnologiche. La sua presenza è sempre più diffusa nel mondo, compresa l’Europa.

Nel 2017 l’Unione era il principale partner della Cina, con il 13% delle importazioni di beni in Cina (217 miliardi di euro) e il 16% delle esportazioni di beni dalla Cina (332 miliardi di euro).

Nello stesso anno la Cina ha rappresentato l’11% delle esportazioni di beni extra-UE (198 miliardi di euro) ed è stata il principale partner, con il 20% delle importazioni di beni extra-UE (EUR 375 miliardi di euro).

Inoltre, la Cina sta ampliando la propria influenza tecnologica nel mondo, tanto che il 12 marzo scorso il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione “sulle minacce per la sicurezza connesse all’aumento della presenza tecnologica cinese nell’Unione e sulla possibile azione a livello di Unione per ridurre tali minacce”. L’iniziativa, come ho accennato in un precedente articolo del blog, è nata in vista dell’ingresso sul mercato delle reti 5G sviluppate principalmente da imprese cinesi, le quali, a seguito dell’entrata in vigore in Cina di leggi sulla sicurezza dello Stato che obbligano tutti i cittadini, le imprese e altri soggetti a cooperare con lo Stato per la salvaguardia della sicurezza dello Stato, possono rappresentare una potenziale minaccia per cittadini e imprese europee e creare importanti problemi di vulnerabilità e sicurezza.

Quale è lo stato delle relazioni tra l’Unione europea e la Cina, iniziate nel 1975?

Entrambe le parti sono oggi impegnate a costruire un partenariato strategico globale, sulla base dell’agenda strategica 2020 UE-Cina per la cooperazione, adottata nel 2013.

Gli sviluppi futuri della strategia dell’Unione europea sulla Cina, invece, sono stati delineati nel 2016 e sono oggi la pietra angolare dell’impegno europeo, cioè il punto di partenza per modificare ulteriormente la sua politica rendendola più realistica, assertiva e pluridimensionale, affinché le relazioni con questo partner strategico siano eque, equilibrate e reciprocamente vantaggiose.

In particolare, in vista del 21° vertice UE-Cina, la Commissione europea e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza hanno definito una nuova “prospettiva strategica” nelle relazioni con la Cina la quale, a seconda dei settori, si pone come:

  • un partner di cooperazione con obiettivi largamente allineati a quelli dell’Unione;
  • un partner di negoziato con cui l’Unione deve trovare un equilibrio di interessi;
  • un concorrente economico che ambisce alla leadership tecnologica e un rivale sistemico che promuove modelli di governance alternativi.

Le molteplici dimensioni assunte dalle relazioni con la Cina comportano l’esigenza di un approccio flessibile e pragmatico per l’intera Unione europea che consenta una difesa di principio degli interessi e dei valori europei; inoltre, gli strumenti e le modalità dell’impegno dell’Unione nei confronti della Cina dovrebbero essere differenziati a seconda delle questioni e delle politiche interessate.

Pertanto, la Commissione europea e l’Alto rappresentante hanno definito e proposto al Consiglio europeo 10 azioni concrete nei rapporti con la Cina:

  • Azione 1: l’Unione europea intensificherà la cooperazione con la Cina per adempiere alle responsabilità comuni relative ai tre pilastri delle Nazioni Unite: diritti umani, pace e sicurezza, sviluppo.
  • Azione 2: per lottare in modo più efficace contro i cambiamenti climatici, l’Unione invita la Cina a iniziare a limitare le sue emissioni entro il 2030, in linea con gli obiettivi dell’accordo di Parigi.
  • Azione 3: prendendo spunto dalla cooperazione positiva riguardo al piano d’azione congiunto globale per l’Iran, l’UE approfondirà il dialogo con la Cina in materia di pace e sicurezza.
  • Azione 4: per salvaguardare il suo interesse nei confronti della stabilità, dello sviluppo economico sostenibile e della buona governance nei paesi partner, l’UE applicherà in modo più rigoroso gli accordi e gli strumenti finanziari bilaterali esistenti e collaborerà con la Cina per seguire gli stessi principi attraverso l’attuazione della strategia dell’UE in materia di connessione tra l’Europa e l’Asia.
  • Azione 5: per instaurare relazioni economiche più equilibrate e reciproche, l’UE invita la Cina a onorare gli impegni congiunti UE-Cina già esistenti, tra cui la riforma dell’Organizzazione mondiale del commercio, specie per quanto riguarda le sovvenzioni e i trasferimenti forzati di tecnologia, e la conclusione di accordi bilaterali sugli investimenti entro il 2020, sulle indicazioni geografiche entro tempi brevi e sulla sicurezza aerea nelle prossime settimane.
  • Azione 6: per promuovere la reciprocità e ampliare le opportunità di accesso agli appalti in Cina, il Parlamento europeo e il Consiglio dovrebbero adottare lo strumento per gli appalti internazionali entro la fine del 2019.
  • Azione 7: per garantire che si tenga conto non solo del prezzo, ma anche di standard elevati in materia di lavoro e di ambiente, la Commissione pubblicherà entro la metà del 2019 linee guida sulla partecipazione di beni e offerenti stranieri al mercato UE degli appalti. Entro la fine del 2019 la Commissione esaminerà inoltre, insieme agli Stati membri, l’applicazione del quadro attuale per individuarne le lacune.
  • Azione 8: per ovviare efficacemente agli effetti distorsivi della proprietà statale e dei finanziamenti pubblici esteri nel mercato interno, la Commissione individuerà entro la fine del 2019 il modo di colmare le lacune esistenti nel diritto dell’UE.
  • Azione 9: per scongiurare le possibili gravi implicazioni in termini di sicurezza delle infrastrutture digitali critiche va definito un approccio comune dell’UE alla sicurezza delle reti 5G. Dopo il Consiglio europeo, la Commissione europea pubblicherà una raccomandazione per avviare questo processo.
  • Azione 10: per individuare i rischi che gli investimenti esteri nei beni, nelle tecnologie e nelle infrastrutture critici rappresentano in termini di sicurezza, e migliorare l’informazione in merito, gli Stati membri dovrebbero garantire l’attuazione rapida, integrale ed effettiva del regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti.

Al 21º vertice UE-Cina del 9 aprile 2019, Unione europea e Cina si sono impegnate a rafforzare ulteriormente il partenariato strategico UE-Cina, sottoscrivendo una “dichiarazione congiunta” che stabilisce la direzione delle relazioni UE-Cina per gli anni a venire.

 

Le relazioni tra Italia e Cina

La Cina è un partner commerciale fondamentale per l’Italia, come dimostrano i dati dell’Organizzazione mondiale del commercio.

Il 3% del totale esportato dall’Italia nel 2018, pari a circa 13,7 miliardi di euro, è, infatti, destinato al mercato cinese. Come destinazione dell’export italiano, la Cina si colloca dopo i Paesi dell’Unione europea (55,5%), gli Stati Uniti (9,1%) e la Svizzera (4,6%).

Per quel che riguarda le importazioni in Italia da altri Paesi, la Cina è seconda solo ai paesi dell’Unione europea, con il 7,1% del totale importato dal nostro Paese, pari a 30,78 miliardi di euro nel 2018. Questi dati evidenziano come il saldo commerciale tra i Italia e Cina abbia iniziato a deteriorarsi dal 2001 in poi: nel 2018 l’Italia ha chiuso infatti negativamente a -17,6 miliardi, cifra che comprende un export in calo del 2,4% rispetto al 2017, e un import in aumento dell’8,2% rispetto al 2017.

Inoltre, tra il 2000 e il 2018, l’Italia è stata tra i primi Paesi destinatari delle acquisizioni cinesi, insieme a Gran Bretagna e Germania.

Mentre in Italia gli investimenti cinesi sono stati di 15,3 miliardi di euro, in Gran Bretagna e in Germania sono arrivati rispettivamente 22,2 miliardi e 46,9 miliardi di euro. Per la Gran Bretagna, la Cina rappresenta il secondo Paese importatore e la seconda destinazione dell’export, mentre per la Germania la Cina si colloca al primo posto.  La Brexit, naturalmente, modificherà questo trend a favore dei Paesi dell’Unione europea, poiché il Regno Unito non sarà più punto di accesso per gli investimenti sui mercati dell’Unione.

Fonte: Ispi, Cina e Italia: sfide e opportunità di una partnership discussa, a cura di Alessia Amighini, Giulia Sciorati, Alessandro Gili, 21 marzo 2019; link: https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/cina-e-italia-sfide-e-opportunita-di-una-partnership-discussa-22615

 

In tale contesto economico, le relazioni bilaterali tra Italia e Cina si muovono lungo il binario tracciato dell’Unione europea: tutti gli Stati membri dell’Unione, infatti, sia singolarmente che nei quadri di cooperazione sub-regionali (quale, ad esempio, il formato 16+1, detto anche “Cooperazione tra la Cina e i paesi dell’Europa centrale e orientale”), sono chiamati a garantire, nell’ambito della collaborazione con la Cina, la coerenza con il diritto, le norme e le politiche dell’Unione.

Infatti, il “Comunicato congiunto tra la Repubblica italiana e la Repubblica popolare cinese sul rafforzamento del partenariato strategico globale”, firmato a Roma il 23 marzo 2019 assieme a 19 accordi e intese di cooperazione, prende le mosse dal sostegno al Partenariato Strategico Globale tra Unione europea e Cina e rinnova il comune impegno all’approfondimento del Partenariato sino–europeo per la pace, la crescita, la riforma e la civiltà.

Italia e Cina, in altri termini, sostengono la piena attuazione dell’Agenda Strategica di Cooperazione UE-Cina 2020 e lo sviluppo di sinergie tra l’iniziativa “Belt and Road” e le iniziative UE sulla connettività.

Ciò precisato, l’Italia ha ribadito la volontà di dare attuazione al Piano d’Azione 2017-2020 Italia-Cina che prevede una cooperazione nei settori dell’ambiente e dell’energia sostenibile; dell’agricoltura; dell’urbanizzazione sostenibile; della sanità; dell’aviazione; delle tecnologie spaziali e relative applicazioni; delle infrastrutture e  trasporti. Le due Parti hanno anche concordato di iniziare, nei tempi dovuti, la preparazione della bozza per il nuovo Piano d’Azione 2021-2023.

 

ACCESSO DIRETTO ALLE FONTI DI INFORMAZIONE:

EU-China 2020 Strategic Agenda for Cooperation, 23 novembre 2013

Comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, Elementi per una nuova strategia sulla Cina, doc. JOIN(2016) 30 del 22 giugno 2016

Conclusioni del Consiglio relative alla strategia dell’UE sulla Cina del 18 luglio 2016

Comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza al Parlamento europeo e al Consiglio, UE-Cina – Una prospettiva strategica, doc. JOIN(2019) 5 del 12 marzo 2019

Joint statement of the 21st EU-China summit, Bruxelles 9 aprile 2019

Comunicato congiunto tra la Repubblica italiana e la Repubblica popolare cinese sul rafforzamento del partenariato strategico globale, Roma, 23 marzo 2019

 

 

 

 

 

 

 

 

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